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Lotta per il potere

Lotta per il potere (Photo credit: Wikipedia)

La parola "potere" come sostantivo maschile ha diversi significati e definizioni, fra questi il dizionario Zingarelli dà: "Facoltà di operare secondo la propria volontà" che equivale alla definizione di "comandare": "Imporre autorevolmente la propria volontà, manifestarla affinché sia eseguita".

La parola "ubbidienza" invece fa riferimento all'atto dell'obbedire che secondo il dizionario Zingarelli significa: "Fare ciò che altri vuole, eseguire gli ordini, i consigli, i suggerimenti di qualcuno".

Come il Comando genera l'Ubbidienza, così la Proprietà genera l'Esproprio.

In ogni sfera sociale, dalla più alta alla più bassa, quando l'uomo non è più isolato, cade sotto la legge di un capo. Ma vediamo cosa dice lo psicologo francese Gustav le Bon in merito. La maggior parte delle persone sono incapaci di guidarsi. Il condottiero serve loro da guida. Può essere sostituito, ma non in modo completo, da quelle pubblicazioni periodiche che fabbricano delle opinioni per i loro lettori e procurano loro "frasi fatte" dispensandoli dal riflettere e dal ragionare. L'autorità dei condottieri è molto dispotica, e non arriva ad imporsi che con questo dispotismo. Si è notato come si facciano ubbidire facilmente, senza tuttavia possedere nessun mezzo per appoggiare la loro autorità, tra gli operai più turbolenti. Essi fissano le ore di lavoro, i salari, decidono gli scioperi, li fanno cominciare o cessare a ore fisse.

Si può fare una divisione abbastanza netta nella classe dei condottieri. Gli uni sono uomini molto energici, dalla volontà tenace, ma momentanea; gli, altri, molto più rari, possiedono una volontà forte e tenace nello stesso tempo.

Joachim Murat

Joachim Murat (Photo credit: Wikipedia)

I primi sono violenti, arditi. Sono utili specialmente per dirigere un colpo di mano, per trascinare le masse nonostante il pericolo, e trasformare in eroi le reclute del giorno prima. Così furono, ad esempio, Ney e Murat, sotto il primo Impero. E così fu Garibaldi, uomo del popolo, ma energico, che riuscì con un pugno d'uomini, ad impadronirsi dell'antico regno di Napoli difeso da un esercito disciplinato. Ma se l'energia di simili condottieri é potente, è però momentanea e non sopravvive al movente che l'ha creata. Rientrati nella corrente della vita ordinaria, gli eroi spesso danno prova di una sorprendente debolezza, come quelli che ho citato dianzi. Sembrano incapaci di riflettere e di comportarsi nelle circostanze più semplici, dopo aver così ben guidati gli altri. Questi agitatori possono esercitare la loro funzione soltanto alla condizione d'essere stimolati essi stessi e eccitati continuamente, di sentire sempre sopra di loro un uomo o un'idea, di seguire una linea di condotta ben definita.

La seconda categoria, degli agitatori, quella degli uomini dalla volontà durevole, esercita una influenza più notevole, ma con forme meno appariscenti. In essa si trovano i veri fondatori di religioni o di grandi opere: S. Paolo, Maometto, Cristoforo Colombo, Lesseps. Intelligenti o senza ingegno, la folla sarà loro. La volontà persistente che essi possiedono è una dote infinitamente rara e infinitamente potente che fa piegare tutto. Di solito non ci si rende abbastanza conto di quanto può una volontà forte e continua. Nulla sa resisterle, né la natura, ne gli dei, né gli uomini.

Quando si tratta di esaltare per un momento una folla e di condurla a commettere un atto qualsiasi saccheggiare un palazzo, farsi massacrare per difendere una barricata, bisogna operare su di essa con mezzi rapidi di suggestione. Il più energico è l'esempio. E' allora necessario che la folla sia preparata da talune circostanze, e che colui il quale vuol trascinarla possieda la qualità che io studierò più oltre sotto il nome di prestigio.

Quando si tratta di far penetrare lentamente idee e credenze nello spirito delle folle - le teorie sociali moderne, ad esempio - i metodi dei condottieri sono diversi. Essi sono principalmente ricorsi a questi tre procedimenti: l'affermazione, la ripetizione, il contagio.

L'affermazione pura e semplice, svincolata da ogni ragionamento e da ogni prova, costituisce un sicuro mezzo per far penetrare un'idea nello spirito delle folle. Più l'affermazione è concisa, sprovvista di prove e di dimostrazione, più essa ha autorità: I libri religiosi e i codici di tutte le epoche hanno sempre proceduto per semplice affermazione. Gli uomini di Stato chiamati a difendere una causa politica qualunque, gli industriali che diffondono i loro prodotti con annunci, conoscono il valore dell'affermazione. Quest'ultima non acquista tuttavia reale influenza se non a condizione d'essere costantemente ripetuta, e il più possibile, negli stessi termini. Napoleone diceva che esiste una sola figura seria di retorica, la ripetizione.

La cosa affermata riesce a stabilirsi negli spiriti a tal punto da essere accettata come una verità dimostrata. Ben si comprende l'influenza della ripetizione sulle folle, vedendo quale potere essa esercita sugli spiriti più illuminati.

La cosa ripetuta finisce difatti per attecchire in quelle regioni profonde dell'inconscio in cui si elaborano i motivi delle nostre azioni. In capo a qualche tempo, dimenticando quale è l'autore della affermazione ripetuta, finiamo per credervi. In tal modo si spiega la forza mirabile dell'annunzio. Quando abbiamo letto cento volte che il miglior cioccolato è il cioccolato X, noi ci immaginiamo d'averlo inteso dire di frequente e finiamo per averne la certezza. Persuasi da mille attestazioni che l'intruglio Y ha guarito i più grandi personaggi dalle più tenaci malattie, il giorno in cui siamo colti da una malattia dello stesso genere, finiamo per essere tentati di provarla. A furia di veder ripetere dallo stesso giornale che A è un perfetto cretino e B un onestissimo uomo, finiamo per esserne convinti, considerato, s'intende, che non leggiamo di frequente un altro giornale d'opinione contraria, in cui i due qualificativi siano invertiti.

L'affermazione e la ripetizione sono abbastanza potenti per potersi combattere. Quando un'affermazione è stata sufficientemente ripetuta, con unanimità nella ripetizione, come capita in certe imprese finanziarie, si forma ciò che si chiama una corrente d'opinione e il potente meccanismo del contagio interviene.

Nelle folle, le idee, i sentimenti, le emozioni, le credenze possiedono un potere contagioso, intenso quanto quello dei microbi. Questo fenomeno sì osserva negli stessi animali non appena essi costituiscano una folla. Il tic di un cavallo in una scuderia è in breve tempo imitato dagli altri cavalli della medesima scuderia. Una paura, un movimento disordinato di qualche pecora, si propagano in breve a tutto il gregge. Il contagio delle emozioni spiega la subitaneità del panico. I disordini cerebrali, come la pazzia, si propagano anche per contagio. Si sa quanto è frequente l'alienazione negli alienisti. Si citano anche forme di pazzia, l'agorafobia (paura di attraversare un luogo aperto, come una grande piazza), ad esempio, comunicate dagli uomini agli animali.

A diagram of influenza viral cell invasion and...

A diagram of influenza viral cell invasion and replication. (Photo credit: Wikipedia)

Il contagio non esige la presenza simultanea di individui in uno stesso luogo; esso può verificarsi a distanza, sotto l'influenza di certi avvenimenti che orientano gli spiriti nello stesso senso e che danno i loro particolare carattere alle folle, soprattutto quando esse sono preparate dai fattori lontani che ho studiato più sopra. Così, ad esempio, l'esplosione rivoluzionaria del 1848, partita da Parigi e che si propagò improvvisa a una gran parte dell'Europa e scosse parecchie monarchie.L'imitazione, alla quale si attribuisce tanta influenza nei fenomeni sociali, non è in realtà che un semplice effetto di contagio. Avendo altrove la sua funzione, mi limiterò a riportare ciò che ne dicevo, or è molto tempo, e quel che è stato svolto da altri scrittori.

« Come l'animale, l'uomo ha tendenza ad imitare. L'imitazione è un bisogno per lui, a condizione, beninteso, che questa imitazione sia facile, e da questo bisogno nasce la moda. Si tratti di opinioni, di idee, di manifestazioni letterarie, o semplicemente di costumi, quanti osano sottrarsi al suo impero? Le folle si guidano con dei modelli, non con argomenti. In ogni epoca, un piccolo numero di individui imprimono quell'impulso che poi la massa inconsciamente imita. Questi individui però non devono allontanarsi troppo dalle idee ricevute. Imitarli diventerebbe allora troppo difficile e la loro influenza sarebbe annullata. Questa è la ragione per cui gli uomini troppo superiori alla loro epoca non hanno generalmente nessuna influenza su di essa. E ancora per la stessa ragione gli Europei, con tutti i vantaggi della loro civiltà, esercitano un'influenza insignificante sui popoli d'Oriente. « La duplice azione del passato e dell'imitazione reciproca, finisce col rendere tutti gli uomini di uno stesso paese e di una stessa epoca simili a tal punto che perfino in quelli che sembrerebbe dovessero maggiormente sottrarvisi - filosofi, scienziati, letterati - il pensiero e lo stile hanno un'aria di famiglia che fa subito riconoscere il tempo al quale appartengono. Un momento di conversazione con un individuo qualsiasi basta per conoscere a fondo le sue letture, le sue occupazioni e l'ambiente in cui vive » (Gustav Le Bon. "L'uomo e la società", v. II, p. 116, 1881.).

Il contagio è abbastanza potente per imporre agli uomini non soltanto certe opinioni, ma anche certi modi di sentire. Il contagio fa disprezzare, in una data epoca, un'opera, il Tannhauser, ad esempio, e qualche anno dopo la fa ammirare da quegli stessi che l'avevano maggiormente denigrata. Le opinioni e le credenze si propagano bene per mezzo del contagio, e pochissimo per mezzo del ragionamento.

Le concezioni attuali degli operai vengono apprese all'osteria, con l'affermazione, la ripetizione e il contagio.

Le credenze delle folle di tutti i tempi non si sono formate in altro modo. Renan paragona giustamente i primi fondatori del cristianesimo «agli operai socialisti che diffondono le loro idee di osteria in osteria»; e Voltaire aveva già fatto osservare a proposito della religione cristiana che « per più di cent'anni era stata accolta soltanto dalla più vile canaglia.
»

Negli esempi analoghi a quelli che ho citati, il contagio, dopo aver esercitato la sua influenza nelle classi più basse, passa in seguito alle classi superiori della società. In questo modo, ai nostri giorni, le dottrine socialiste cominciano a guadagnare coloro che, poi, ne sarebbero le prime vittime. Dinanzi al potere del contagio, anche l'interesse personale viene distrutto. E tutto ciò perché ogni opinione diventata popolare finisce con l'imporsi anche alle classi sociali più elevate, per quanto visibile possa essere l'assurdità dell'opinione trionfante.

Questa reazione degli strati sociali inferiori su quelli superiori è tanto più curiosa se si pensa che le credenze delle folle derivano sempre, più o meno da qualche idea superiore che non ha avuto influenza nell'ambiente dove era nata. I condottieri, soggiogati da questa idea superiore, se ne impadroniscono, la deformano e creano una setta che la altera di nuovo, e che la diffonde sempre più trasformata tra le folle.Diventata verità popolare, l'idea risale alla sorgente e allora agisce sulle classi elevate di una nazione. In conclusione è l'intelligenza che guida il mondo, ma lo guida da molto lontano. I filosofi creatori di idee sono da molto tempo scomparsi, quando, per effetto del meccanismo ora descritto, il loro pensiero finisce per trionfare.
Gustav Le Bon



Mentre Papa Francesco scrive una lettera al giornalista non credente Eugenio Scalfari in risposta ad alcune domande poste dal giornalista sul quotidiano "la Repubblica", il Papa emerito Benedetto XVI scrive una lunga lettera al matematico ateo Piergiorgio Odifreddi in risposta al suo libro: "Caro Papa, ti scrivo".


Il francobollo con immagine di Papa Francesco

Le domande di Eugenio Scalfari sono interessanti, tuttavia possono già trovare piena risposta nel Vangelo, basta aprirlo e leggerlo, senza bisogno di scomodare il Papa. Infatti Scalfari, tra le varie domande, chiede a Papa Francesco: "se una persona non ha fede né la cerca, ma commette quello che per la Chiesa è un peccato, sarà perdonato dal Dio cristiano?"

Risposta di Gesù:

Marco 3,28,29 "In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno" Qui Gesù non fa distinzioni tra credenti e non credenti, tra maschi e femmine, tra bianchi e neri, tra ricchi e poveri. Gesù non discrimina, ma dice papale, papale, che tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini, cioè a tutta la discendenza umana.

ma..., c'è un ma:

"ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna"

Cosa vuol dire: "bestemmiare lo Spirito santo" ?

L'evangelista precisa in Mc. 3,30: "Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito immondo»". Infatti gli scribi discesi da Gerusalemme dicevano a proposito di Gesù: "Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del principe dei demòni".

Se tu non riconosci il tuo salvatore come salvatore, ma lo insulti allontanandolo da te, lui non può certo salvarti e tu sei, per forza di cose, reo di colpa eterna. Se tu non riconosci il medico come medico, ma scambi il medico per un carnefice e fuggi da lui perché non vuoi farti fare la puntura nel sederino, non puoi essere curato e sei reo di colpa eterna, colpa eterna fino ad un certo punto, fino a quando riconoscerai il salvatore come salvatore e il medico come medico, smetterai di sfuggirgli e ti lascerai fare la "puntura" nel tuo bel sederino.

Per quanto riguarda il libro di Piergiorgio Odifreddi: "caro Papa, ti scrivo", ho già scritto in merito due anni fa nel post: Il sole a mezzanotte.


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Artiglieria pesante 2





Cosa è stato?

Un attacco marziano?
Italiano: Stemma del 9° Gruppo Artiglieria Pes...

Italiano: Stemma del 9° Gruppo Artiglieria Pesante "Rovigo" (Photo credit: Wikipedia)


Un satellite caduto dalla sua orbita?
Una stella cadente?
Un missile balistico americano?
Un meteorite?
Un fuoco d'artificio ?

Ma cosa è stato?

Un avvertimento dal cielo?
Un avvertimento di Dio?
Un avvertimento della Natura all'uomo per ricordargli quanto è vulnerabile?

Perché nessuno lo ha previsto? A che servono tutti i radar e i radiotelescopi che abbiamo?

Oh ragazzi, siam mica qui a contare le stelle nel cielo. Oh ragazzi, siam mica qui a fare le pulci al Signore.

Grazie Signore per questa ennesima manifestazione di affetto. Con te c'è poco da scherzare. Il vero potere della forza sta nella fede in Gesù. E' confortante sentirti vicino. L'amore fa fare pazzie. Tuttavia torno a ripeterti che in questo mondo non sei tu la cosa più importante, non è il tuo messaggio d'amore testimoniato dalla tua morte in croce e dai tuoi lampi in cielo la cosa più importante, ma continua ad essere la vergognosa, illegittima, diabolica proprietà privata esclusiva che la tua creatura fatta a tua immagine ama più di te facendone mercato. Lo so che l'amore non può imporre la conversione.

Cosa posso ancora fare io, misero pesce, se non pregare sul Web affinché la tua creatura a tua immagine comprenda e si converta nella tua unità? Purtroppo non conosco il russo e mi riesce difficile pregare in russo. Pensaci tu! Fly by!

><(((°>

(.)
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In God We Trust

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Il 07/12/2000, il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione proclamano solennemente la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Il testo è riportato nel link: http://europa.eu/legislation_summaries/justice_freedom_security/combating_discrimination/l33501_it.htm in particolare nel pdf http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2010:083:0389:0403:IT:PDF

Innanzitutto manca nella Carta il riconoscimento delle radici cristiane dell'Europa. Sebbene la storia dell'Europa abbia molto di cui vergognarsi sulle sue "origini cristiane" viste le guerre fratricide che l'hanno travagliata e la travagliano, resta il fatto che il cristianesimo ha condizionato la storia dell'Europa in modo pesante. Il Papa Giovanni Paolo 2° sollecitò a suo tempo il riconoscimento delle radici cristiane dell'Europa, ma la sua voce restò inascoltata.

Se non siamo capaci di riconoscere Cristo quale elemento unificante dei popoli e non siamo capaci di metterlo per iscritto, nero su bianco, in una dichiarazione di intenti comune, non possiamo fare nulla.

"Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla". Giovanni 15,5

Siamo partiti a costruire l'Europa iniziando dall'economia, arrivando a creare una moneta unica: l'Euro, sulla quale affidare il destino dell'unione europea e dei suoi popoli, ma abbiamo perso di vista lo spirito di Gesù, l'elemento principale e ispiratore dell'unità europea.

Sono passati appena undici anni e l'Unione europea stenta a decollare rischiando invece di sfaldarsi miseramente sotto il peso del debito.dei suoi Stati e sotto il peso di una moneta che non garantisce alcuna unità tra i popoli.

Gli americani sono stati più saggi a differenza degli europei che si sono dimostrati stolti. Loro, gli americani, l'olio, cioè la fede in Dio l'hanno scritta sul dollaro, non perché credano nel dollaro, ma perché credono in Dio.

Va beh, datemi una moneta da un cent di dollaro: di chi è questa immagine e cosa significa questa iscrizione? Cosa significa: "IN GOD WE TRUST"? e cosa significa "LIBERTY"? L'immagine è del presidente e l'iscrizione significa: "Noi confidiamo in Dio" e "Liberty" significa libertà, significa che gli americani hanno fede in Dio e credono alla libertà.


moneta da un cent di dollaro 2009


Cosa risponderebbe Gesù a questo punto? Cosa risponderebbe di fronte ad una dichiarazione di fiducia in Dio scritta sulla moneta con la quale si paga il tributo? Sul dollaro americano non c'è solo l'immagine del presidente, ma c'è anche quella dichiarazione di fede in Dio. E' già un passo avanti rispetto alla semplice immagine e al nome dell'imperatore ai tempi di Gesù. Non c'è più il nome dell'imperatore, resta solo più la sua immagine, ma accompagnata da quella frase significativa, ma contraddittoria: "In God we Trust".

Non dimentichiamo che la domanda posta a Gesù dagli erodiani mandati dai farisei era se è giusto o meno pagare il tributo a Cesare. Gesù non ha risposto se è giusto o meno, ma ha risposto di rendere a ciascuno il suo.

Oh, chiedo a te! Cosa avrebbe risposto o cosa risponderebbe Gesù di fronte ad una moneta da un cent di dollaro con scritto sopra : "Noi confidiamo in Dio"?

Avrebbe forse risposto, restituendo loro la moneta: "Andate in pace la vostra fede vi ha salvato"? O meglio: "andate in pace, la vostra fede ha salvato la vostra moneta"?

Secondo me avrebbe detto: "Se avete fiducia in Dio, che ci sta a fare l'immagine del presidente sulla moneta? Rendete dunque la moneta a colui di cui vi fidate, cioè a Dio, come sta scritto. Altrimenti, se non vi va, rendetela al vostro presidente, visto che c'è la sua immagine, ma prima togliete quella iscrizione perché rendendola al vostro presidente vi rendete ipocriti e dimostrate solo di fidarvi del vostro presidente e di non fidarvi di Dio."

Resta comunque un fatto: "Gli americani hanno fatto della loro moneta una dichiarazione di fede in Dio (anche se sbagliata sotto certi punti di vista), gli europei non sono riusciti nemmeno a scrivere le proprie radici cristiane sulla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Niente di male, a ognuno le proprie scelte.

Accendere il camino

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Con l'approssimarsi della stagione invernale, arriva il freddo e nelle case occorre accendere il fuoco nel camino per scaldarsi. Giovanni 18,18: "Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.".

Tutto questo succede mentre Gesù legato entra nel cortile del sommo sacerdote con il discepolo che lo seguiva, perché il sommo sacerdote conosceva il discepolo di Gesù che quindi poteva entrare nel cortile. Anche Simon Pietro seguiva Gesù legato, ma lui inizialmente non entra nel cortile del sommo sacerdote, ma si ferma fuori vicino alla porta. Il discepolo allora torna fuori, parla con la giovane portinaia e fa entrare anche Pietro. La portinaia riconosce Pietro come uno dei discepoli di Gesù, ma Pietro nega di essere uno dei discepoli di Gesù.

I due li ritroviamo poi davanti al sepolcro vuoto. In quella occasione, sebbene il discepolo corra più forte di Pietro e arrivi per primo al sepolcro, pur chinandosi e vedendo i teli per terra, non entra nel sepolcro. E' Pietro che entra per primo nel sepolcro e solo dopo entra anche il discepolo che vede e crede. I due non comprendono la Scrittura che cioè Gesù deve risorgere dai morti, per cui se ne tornano a casa come se niente fosse successo, invece di fare festa,.

(.)

P.S. Chi non ha il camino, può accendere il fuoco nella stufa o nella caldaia, va bene lo stesso.

Il Sole a mezzanotte

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Ho da poco finito di leggere i due libri:

1. Josephp Ratzinger - Benedetto XVI "Gesù di Nazaret" Dall'ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione - LEV
2. Piergiorgio Odifreddi "Caro Papa, ti scrivo" - Mondadori


Copertine dei libri di Joseph Ratzinger e di Odifreddi


Veramente due bei libri. Il libro del Papa l'ho trovato illuminante e di facile lettura. Particolarmente bello il passo a pag 248 dove il Papa dice: "Al discepolo, che è veramente discepolo nella comunione d'amore col Signore, viene affidata la donna: Maria - la Chiesa. ... Sempre di nuovo viene chiesto al discepolo di accogliere nella propria personale esistenza Maria come persona e come Chiesa e di adempiere così l'ultima disposizione di Gesù". Praticamente il Papa identifica Maria con la Chiesa. Occorre però anche ricordare che a Maria, cioè alla Chiesa viene affidato il discepolo che è veramente discepolo nella comunione d'amore col Signore, quindi l'invito all'accoglienza è reciproco".

Il libro di Odifreddi invece "apre la bocca" al Papa riportando e commentando criticamente alcuni passi del libro di Joseph Ratzinger: "Introduzione al cristianesimo" scritto quando non era ancora Papa. Nelle pagine iniziali del libro, in particolare nel capitolo "Credo di capire", Odifreddi tira in ballo la questione: "Comprendere per credere o credere per comprendere?" sulla quale vorrei aprire una riflessione in merito.

Entrambe le posizioni sono valide dal mio punto di vista.

Basta pensare, ad esempio, ad un ipotetico abitante del Polo Nord o di quelle latitudini che ci viene a dire che lui vede il Sole a mezzanotte in un ben determinato periodo dell'anno. E' chiaro, il Sole a mezzanotte io non l'ho mai visto e se quell'abitante non mi spiega perché vede il Sole a mezzanotte in un determinato periodo dell'anno, probabilmente non ci crederei.

Tuttavia, per l'abitante al Polo Nord, il Sole a mezzanotte è una realtà, lui lo vede. Siamo noi che non ci crediamo se non capiamo perché lui lo vede. Facciamo l'ipotesi che l'abitante del Polo Nord non conosca ancora i movimenti dell'asse terrestre e quindi non ci sappia spiegare perché lui vede il Sole a mezzanotte. Quale può essere allora l'atteggiamento da tenere di fronte a tale persona che va in giro a raccontare che lui ha visto il Sole a mezzanotte?

Sbaglierei o non sbaglierei a liquidare l'abitante del Polo Nord come un visionario psicotico perché io prima voglio capire per poter credere al Sole a mezzanotte?

L'atteggiamento corretto, secondo il buon senso, sarebbe quello di cercare di capire perché lui, al suo paese, ha visto il Sole a mezzanotte, mentre qui in Italia invece non lo si è mai visto. Con la Ricerca e il progresso scientifico noi sappiamo che esiste una realtà che non vediamo alle nostre latitudini, ma altri la vedono da una posizione diversa rispetto alla nostra. Ci possiamo credere perché la comprendiamo.

Tuttavia, ipotizzando di non conoscere ancora i movimenti dell'asse terrestre, se parto da una posizione di fede, dando credito all'affermazione dell'abitante del Polo Nord, anche se non la comprendo, è mio dovere cercare di capire perché l'abitante del Polo Nord ha visto il Sole a mezzanotte e quindi è doveroso avviare una ricerca in tal senso piuttosto che deriderlo o farlo passare per un visionario.

L'abitante del Polo Nord, da parte sua, per convincermi della sua verità, in quelle condizioni di ipotetica ignoranza scientifica non può fare altro che dirmi: "Vieni e vedi".

E' proprio ciò che ritroviamo nel Vangelo di Giovanni 1,43, dove si legge: Il giorno dopo Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: "Seguimi". Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: "Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret". Natanaèle esclamò: "Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?". Filippo gli rispose: "Vieni e vedi."

Appunto: "Vieni e vedi". Come ci vado al Polo Nord per vedere il Sole a mezzanotte? Seguendo colui che proviene dal Polo Nord. E' chiaro che per le conoscenze e i mezzi che abbiamo oggi è scontato il Sole a mezzanotte al Polo Nord, così come al Polo Sud. Tuttavia ancora oggi non è scontata la risurrezione di Gesù.

Odifreddi, nel libro, afferma che da un punto di vista logico la comprensione deve precedere la credenza. Ha ragione da un punto di vista logico. Non posso imporre la fede in un fenomeno o in un miracolo ad una persona che non lo comprende, senza prima spiegargli quel fenomeno o come avviene. Nei vangeli, in ballo c'è la risurrezione nella carne di Gesù. Un fenomeno a tutt'oggi incomprensibile secondo logica. Tuttavia non è detto che la risurrezione nella carne, essendo incomprensibile secondo la nostra logica, non sia avvenuta. Sono libero di non crederci perché non lo comprendo, così come sono libero di crederci riservandomi di avviare una ricerca per arrivare alla comprensione di tale fenomeno. Questa pare essere anche la posizione di Gesù che chiede al Padre di perdonare i suoi carnefici perché non sanno (o meglio non comprendono) quello che fanno. Gli evangelisti ci raccontano la risurrezione di Gesù riportando le testimonianze di altre persone che lo hanno visto risorto, senza spiegarci come ciò sia potuto accadere. Se quelle persone ci avessero raccontato che loro hanno visto il Sole a mezzanotte, probabilmente noi non ci avremmo creduto fino a quando non saremmo giunti alla comprensione di tale fenomeno e senza ipotizzare che l'asse terrestre era così inclinato da rendere possibile tale fenomeno a quelle latitudini.

Morto, si risveglia: http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/413184/

Io sono colui che sono

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Il prof. Piergiorgio Odifreddi è uno scienziato scrittore che io apprezzo molto. E' un vero piacere sentirlo parlare perché i suoi discorsi sono ricchi di cultura e di intelligenza. A volte mi sembra più credente lui di tanti fedeli.

L'altro giorno mi sono collegato al suo interessante sito e mi sono imbattuto in uno dei suoi video di approfondimento: "Giornate della Laicità - Telereggio - parte seconda" dove lo scienziato presenta l'ultimo suo libro "Caro Papa, ti scrivo".

Nel video, Odifreddi discute sul nome di Dio, come riportato nell'episodio del rovereto ardente dove Dio svela a Mosè il suo nome dicendogli "Io sono colui che sono","I am who I am". Secondo Odifreddi il verbo "essere" nella traduzione originale era al futuro "io sarò ciò che sarò" ("I will be what I will be"), ma poi sarebbe stato rimaneggiato nelle varie traduzioni e a noi è arrivato nella forma che conosciamo: "io sono colui che sono", notare il passaggio da "ciò" a "colui". Odifreddi poi fa notare che per una religione cristiana come la nostra che si definisce cattolica, cioè universale, la presenza del verbo essere è una contraddizione perché il verbo essere non è presente in tutte le lingue, in particolare non c'è in un terzo delle lingue note e riporta uno studio di Moro. E quindi se tu gli vai a dire a quelli che parlano quelle lingue che Dio è l'Essere, c'è poco da fare, non puoi. Poi Odifreddi dice che in molte lingue come l'inglese non si può prendere il verbo infinito "essere" "To be" e farlo diventare un sostantivo, cioè "L'Essere" mettendogli davanti un articolo.

Bene! Vediamo di tentare una spiegazione. Quando Dio dice a Mosé "Io sono colui che sono" al presente o al futuro ha poca importanza per questa spiegazione, Dio intende dire: "io ci sono", "io esisto", al presente o "io ci sarò" al futuro: "Io sarò in mezzo a voi". Il punto non è solo sull'essere, secondo me, ma soprattutto sull'esistenza, come presenza. "Io esisto, io ci sono, sono presente oppure sarò presente in mezzo a voi come Parola che si farà carne". Ecco il significato di "io sono colui che sono" = "io esisto" perché ci sono. Oppure possiamo interpretare la versione al futuro: "io sarò ciò che sarò" come "io sarò presente (esisterò) in mezzo a voi come ciò che sarò, cioè come vorrò e quindi come la Parola che si fa carne nel Figlio e come Essere nello Spirito. Praticamente ritroviamo nell' A.T. la Trinità codificata in maniera sintetica, perché l'Antico Testamento va interpretato alla luce del Nuovo Testamento.

Dello stesso avviso è il vocabolario della lingua italiana Garzanti, che definisce "essere" come sostantivo maschile equivalente all'esistere, così come fa anche Wikipedia, là dove dice: C'è un caso particolare, nel quale il verbo essere prende il significato di esistere. Per esempio, nella frase: "Dio è". Il verbo essere indica che il soggetto (Dio) esiste in quanto persona reale e non ha quindi bisogno di alcun aggettivo o sostantivo. http://it.wikipedia.org/wiki/Verbo

Quindi, a mio avviso, questa interpretazione risolve il problema dell'assenza del verbo essere nelle varie lingue, Per cui quelle lingue che non dispongono del verbo essere nel loro vocabolario, hanno solo da tradurre quel passo biblico come: "io esisto". Ci sono per caso altre lingue in cui manca il verbo "esistere" nel loro vocabolario?

Comunque trovo interessante il fatto che Odifreddi incominci, a modo suo a pescare, e ad aprire la bocca ai pesci che pesca. Questa volta tocca al pesce Pietro venire pescato e vedersi aprire la bocca da Odifreddi, Speriamo che Odifreddi ci trovi una moneta d'argento nel far parlare Pietro nella figura del Papa e che con quella moneta vada a pagare la tassa al tempio.


Ultima cosa: La verità e i fatti. Odifreddi afferma, rispondendo ad una domanda, che secondo lui la verità è l'aderenza tra le affermazioni che uno fa e i fatti (questo più che altro in ambito scientifico).

Applichiamo questa definizione di verità a Gesù.
Affermazione di Gesù: "E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa."
Fatto: La chiesa, edificata da Gesù che ne è il capo su Pietro, è ancorà lì da oltre 2000 anni. E' un fatto. Mi sembra quindi che ci sia aderenza tra l'affermazione di Gesù e i fatti. Quindi Gesù non sbaglia a dire di essere la verità. I fatti gli danno ragione.

Perché siamo qui ?

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Stephen Hawking, famoso scienziato inglese, in una intervista al The Guardian afferma che non esiste nulla oltre il momento nel quale il cervello smette di funzionare e si ferma e che il Paradiso è una storia incantata per chi ha paura di morire.

Come leggo su Punto-Informatico.it: l'intervista anticipa una lezione accademica che il matematico terrà presso l'incontro Google Zeitgeist di Londra, nell'ambito del quale cercherà di rispondere alla domanda: "Perché siamo qui?"

Bene! Non scrivo questo post per smentire Stephen Hawking, come ho già fatto in un'altra occasione circa l'inesistenza di Dio, ma per rispondere alla domanda: Perché siamo qui ?

Siamo qui per conoscere il creatore dell'universo che è una forza d'amore. Non siamo qui per fare la guerra a Gheddafi in appoggio ai ribelli libici. Non siamo qui per lavorare, per ammogliarci o maritarci e ghettizzarci in famiglie chiuse su se stesse fondate sulla proprietà privata. Non siamo qui per fare i commercianti, i politici, gli avvocati, i giudici, per affermare una giustizia nel nome di un Dio che non conosciamo. Non siamo qui per tassarci o compatirci nelle disgrazie. Siamo qui per essere una cosa sola nella condivisione delle risorse. Siamo qui per divertirci e per giocare, per partecipare all'opera creativa dell'universo. Siamo qui per creare un motore di ricerca che ci permetta di sapere perché siamo qui.

Sono solo briciole.

Le montagne da spostare sono ben altre.

FRANA IN DIRETTA - VIBO VALENTIA - SAN FRATELLO ( MESSINA)

C'è quella montagna di proprietà privata da spostare. Che aspettiamo? Che sia Dio che si fa forza naturale a spostarla?

Matteo 17,20

Ed egli rispose: "Per la vostra poca fede. In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile".

Signore, c'è anche un'altra grossa montagna da spostare: la montagna della Legge e della Burocrazia. La sposti tu o la sposto io?

Il potere della fede

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Matteo 17,20

Ed egli rispose: «Per la vostra poca fede. In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile.

Che cosa vuol dire? Qual è il significato di questa frase?

I discepoli vanno da Gesù a chiedergli perché non hanno potuto scacciare il demone da una persona, mentre invece Gesù ha potuto scacciarlo, mentre loro non ci sono riusciti.

Gesù risponde in quei termini come riportato da Matteo, poi aggiunge: "Questa razza di demòni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno".

Per Gesù basta poca fede per spostare un monte, talmente poca fede da paragonarla ad un granellino di senape. Notare la contrapposizione tra la grandezza del monte e la piccolezza del granello di senape.

Allora, se le cose stanno così, penso che per spostare la Luna e il Sole dalla loro orbita basta ancora meno fede, quindi incominciamo a spostare la Luna, poi sposteremo il Sole.

Hubble site


009 Sound System - Space and Time

Chissà... quando vedremo la Luna spostarsi, forse crederemo ?

Provvidenza e terremoto

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06 febbraio 2009, Eluana, Napolitano non firma il decreto.

Napolitano: «Ci sia esame di coscienza Nessuno è senza colpa»


Dio e il terremoto

I terremoti (come le eruzioni vulcaniche) sono gli "aborti terapeutici" delle viscere della terra, della natura. C'è chi consente gli aborti terapeutici e decide di abortire incurante del feto indifeso che vive e porta in grembo e c'è chi consente i terremoti, incurante del popolo indifeso che vive sopra la terra, così come c'è chi consente la guerra, incurante dei morti che provoca. Se noi uomini non abbiamo rispetto di chi è più debole e indifeso, non possiamo pretendere che chi è più forte di noi abbia rispetto di noi. Siamo cocciuti come muli e di bastonate purtroppo ne prenderemo ancora molte. Ne abbiamo bisogno se ci vogliamo salvare, anche se non sono piacevoli. A meno che decidiamo di arrenderci e chiedere quali sono le condizioni per la pace.

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Il peggio dell'italiano

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Secondo Eugenio Scalfari, Beppe Grillo impersona il peggio dell'italiano, come si può ascoltare in questo video.

Ora facciamo finta che al posto di Beppe Grillo ci sia Gesù che non è italiano, ma è ebreo, ma non importa e facciamo alcuni confronti.

Chiedo, Beppe Grillo va nelle piazze a rivoltare le bancarelle dei commercianti e a scacciarli? Sì o no? No, non mi risulta, semmai qualche insulto glielo manda ai commercianti, ma anche Gesù insultava i farisei e i maestri della legge che commerciavano nel Tempio definendoli sepolcri imbiancati e razza di vipere.

Se ci andassi io a scacciare i commercianti dalle piazze e dalle chiese, mi arresterebbero subito.

Beppe Grillo non fa altro che il suo mestiere di comico e di cabarettista scomodo, come scomodi erano i discorsi di Gesù per i farisei e i legislatori di quei tempi. Un Gesù che veniva accusato dal potere mediatico di quei tempi di impedire al popolo di pagare le tasse, come si legge nel Vangelo.

Vediamo:

Dal Vangelo secondo Luca 23,2-14.
Tutta l'assemblea si alzò, lo condussero da Pilato e cominciarono ad accusarlo: "Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo, impediva di dare tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo re". ... Ma essi insistevano: "Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea fino a qui" ... C'erano là anche i sommi sacerdoti e gli scribi, e lo accusavano con insistenza. ...

Pilato, riuniti i sommi sacerdoti, le autorità e il popolo, disse: "Mi avete portato quest'uomo come sobillatore del popolo; ecco, l'ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in lui nessuna colpa di quelle di cui lo accusate; ... "

Gesù veniva accusato di sobillare il popolo e di impedire il pagamento dei tributi, cioè delle tasse a Cesare e di farsi re. Per queste ragioni si chiede al potere giudiziario di quei tempi di condannare Gesù. Anche Beppe Grillo, a modo suo, riunisce migliaia di persone e "sobilla" il popolo oltre a protestare per le tasse che deve pagare in conseguenza del finanziamento statale all'editoria. Se Eugenio Scalfari fosse vissuto ai tempi di Gesù, molto probabilmente avrebbe indicato Gesù come il peggiore tra gli ebrei, così come oggi indica Beppe Grillo, secondo me e, Beppe Grillo avrebbe rischiato di essere condannato come Gesù.

Notare che sullo sfondo del video risalta la scritta: "L'uomo che non credeva in Dio". Chi è quell'uomo? Chiunque sia, mi viene da chiedere se ora ci crede in Dio.

Eugenio Scalfari è una persona anziana di notevole cultura e che va rispettata. Io non condivido molti suoi pensieri, ma lo rispetto. Lui esprime una sua opinione su Beppe Grillo, tuttavia trovo fazioso e ingiusto questo modo di "denigrare" e "dare addosso", da parte del potere mediatico e televisivo, ad un comico per quello che dice e per quello che propone.

Non dimentichiamo che anche l'attore commediante Vittorio Sgarbi ha espresso una sua opinione negativa su Beppe Grillo, definendolo un fenomeno di bullismo informatico e di qualunquismo, nella trasmissione AnnoZero di Santoro.

Con Beppe Grillo ci troviamo di fronte ad un uomo che denuncia alcuni malanni di questa società e della classe politica e mediatica, anche con toni pesanti e poco rispettosi, secondo me, verso diversi soggetti e personaggi pubblici più in vista, facendosi portavoce ironico di tante persone che, firmando le sue proposte di referendum, manifestano un disagio sociale e una richiesta di ascolto. Trascurare questo fenomeno e ignorarlo o peggio ancora additarlo come il peggio dell'Italia, non è saggio, perché può degenerare in peggio. Non è lo scontro verbale, ma l'ascolto che si deve cercare, nel rispetto reciproco della persona umana, altrimenti si rischia di creare un clima di tensione sociale che non porta da nessuna parte.

Religione e politica

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Eugenio Scalfari, fondatore del quotidiano "la Repubblica" intervistato da Giuliano Ferrara in questo video, nella trasmissione Otto e Mezzo su La7 Tv.
Il tema della discussione è la religione e la politica.

La religione come spazio pubblico.
Scalfari è un non credente (lo dice lui nel video), per lui il sacro, la fede in Dio, non esiste, ma esiste la morale e, una discussione religiosa, secondo Scalfari, va impostata sulla morale, altrimenti non avrebbe senso.
Nel video si accenna anche al caso della parlamentare Binetti, se è stata influenzata o meno nelle sue decisioni di voto da qualche esponente della gerarchia ecclesiale.

Il Vangelo narra che Gesù non era un politico e quando lo volevano fare Re (così come oggi si fa un Presidente del Consiglio o della Repubblica), scappò via per ritirarsi sui monti, tutto solo. Questo dimostra che il potere temporale a Gesù non interessava.

Io sono dell'idea che al cristiano, l' impegno politico non dovrebbe interessare, non perché non debba interessare la politica in sè, ma perché il cristiano dovrebbe essere già impegnato a testimoniare Gesù e il suo insegnamento con la sua vita, in modo coerente, su un piano universale che interessa l'uomo e la sua evangelizzazione. Il compito del cristiano non è quello di impegnarsi in politica e portare avanti o imporre gli interessi di una lobby di potere piuttosto che un'altra (imprenditori o lavoratori dipendenti o commercianti o camionisti) in buona o cattiva fede, ma quello di evangelizzare e battezzare, in unità con tutti i cristiani, coloro che vogliono e chiedono di essere evangelizzati e battezzati, liberamente.

Update: Segnalo per un approfondimento l'articolo di Eugenio Scalfari: Atei devoti nel giardino del Papa, su Repubblica.it

I due ladroni

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Dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 27:

[38] Insieme con lui furono crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
[39] E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo:
[40] "Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!".
[41] Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano:
[42] "Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. È il re d'Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo.
[43] Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!".
[44] Anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo.

Dal Vangelo di Marco capitolo 15:

[27] Con lui crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sinistra.
[28] .
[29] I passanti lo insultavano e, scuotendo il capo, esclamavano: "Ehi, tu che distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni,
[30] salva te stesso scendendo dalla croce!".
[31] Ugualmente anche i sommi sacerdoti con gli scribi, facendosi beffe di lui, dicevano: "Ha salvato altri, non può salvare se stesso!
[32] Il Cristo, il re d'Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo". E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.

Dal Vangelo secondo Luca, capitolo 23:

[32] Venivano condotti insieme con lui anche due malfattori per essere giustiziati.
[33] Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra.
...

[39] Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!".
[40] Ma l'altro lo rimproverava: "Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena?
[41] Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male".
[42] E aggiunse: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno".
[43] Gli rispose: "In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso".

Dal Vangelo secondo Giovanni, capitolo 19:

[17] Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota,
[18] dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù nel mezzo.
...

[31] Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via.
[32] Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocifisso insieme con lui.
[33] Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe,
[34] ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua.

Tutti e quattro gli evangelisti riportano l'episodio dei due ladroni, seppure con sfumature diverse. Matteo e Marco non fanno distinzioni, entrambi i ladroni insultano Gesù come fa il resto della gente che passava di lì. Luca invece è più preciso e per lui soltanto un ladrone insultava Gesù, l'altro in un certo senso si ravvede e riconosce l'innocenza di Gesù.

Si tratta, dal mio punto di vista, di un episodio profetico e molto psicologico oltre che storico. Quei due ladroni impersonano la figura del peccatore credente che si converte e del peccatore non credente, la figura della della fede da una parte e la figura dell'ateismo dall'altra, se vogliamo.

Cosa ci vogliono dire gli evangelisti raccontando l'episodio dei due ladroni crocifissi con Gesù? Si tratta di due peccatori, dei malfattori, due ladri, dove per Gesù i ladri, come le prostitute, ci precedono nel regno dei cieli. Gesù lo conferma in questo episodio e dice al ladrone "convertito": In verità ti dico, "oggi sarai con me nel paradiso". Lo dice ad un ladrone, un peccatore che ha riconosciuto e accettato davanti a Gesù la condanna della croce come giusta pena da scontare per le sue azioni peccaminose. Questo ladrone non si ribella, non insulta Gesù come fa l'altro ladrone che cerca la salvezza sperando che Gesù lo faccia scendere dalla croce.

E' un atteggiamento comune di tanti uomini atei e non credenti che quando sono in croce, cioè quando devono passare e affrontare momenti difficili e di dolore nella vita, si ribellano a Dio e a Gesù, a volte fino ad insultarlo rinfacciandogli ipocritamente di essere Figlio di Dio, l'onnipotente che dovrebbe usare i suoi poteri per alleviargli i dolori, chiedendogli, sempre sarcasticamente e ipocritamente, di essere salvato, nella speranza che Dio possa evitargli la croce e il dolore. Quei non credenti o atei probabilmente non si rendono conto che è proprio la croce, l'accettazione della croce e del dolore che li introduce nel regno di Dio o paradiso, come lo chiama Gesù.

Quel ladrone, un gran peccatore, riesce a convertirsi e ad accettare la croce e il dolore come la giusta pena che deve scontare per le sue azioni malvagie chiedendo a Gesù non la salvezza, ma solo di ricordarsi di lui quando sarà nel suo regno, dimostrando così una grande umiltà e fede in Gesù. E Gesù gli promette il paradiso.

Giovanni invece introduce un dettaglio che gli altri evangelisti non riportano. Ai due ladroni, su ordine di Pilato, per richiesta dei giudei, i soldati spezzano le gambe, mentre a Gesù che era già morto non spezzano le gambe, ma trafiggono il costato da dove sgorga acqua e sangue.

Che cosa significa questo particolare di Giovanni? Che cosa significa spezzare le ossa delle gambe ai due ladroni ? Perché Giovanni ha riportato questo particolare? Emerge dall'analisi che i due ladroni sono morti dopo Gesù e hanno visto Gesù agonizzante morire in croce, ma hanno anche visto fuoriuscire acqua e sangue dal suo costato quando è stato trafitto dalla lancia del soldato per ordine di Pilato. Perché è uscita acqua e sangue dal costato di Gesù? Cosa significa?

Quei due ladroni tardavano a morire e spezzare le ossa delle gambe è un modo per accelerarne la morte, come riportano diversi testi a commento di quell'episodio. Perché accelerarne la morte, quando la crocifissione doveva essere una pena atroce ? Si dice che era la vigilia della festa e non si voleva che i corpi rimanessero in croce durante il giorno festivo.

Se i due ladroni simboleggiano i credenti e i non credenti che guarderanno colui che hanno trafitto, allora possiamo affermare che quel passo del Vangelo è profetico perché la Storia ci insegna che la fede, ma anche l'ateismo pur non credendo in Dio, hanno sempre guardato a Colui che hanno trafitto. E' un passo a mio avviso molto profetico che va molto avanti nel programma di salvezza di Dio, difficile da comprendere e spiegare e che probabilmente riguarda, da un punto di vista escatologico, il corpo mistico di Gesù (la Chiesa), la fede e l'ateismo coinvolgendo la stessa risurrezione.

In fondo i due ladroni, secondo la mia sensibilità spirituale, siamo sempre noi e la loro figura simboleggia l'uomo vecchio, il peccatore che crede da una parte e non crede dall'altra. Egli deve morire insieme a Gesù per poter risorgere. La Pasqua di risurrezione arriva anche per lui e non è bene che resti appeso alla croce nel giorno di festa. Se tarda a morire, forse ci pensa Dio per mezzo dei soldati, su richiesta dei giudei ad accelerarne la morte.

Su un piano escatologico di più largo respiro inerente il nostro destino, I due ladroni simboleggiano quindi la parte credente, pur peccatrice che si converte e la parte non credente o atea del mondo che insulta Dio e Gesù. Entrambi vedono morire Gesù e vedono anche fuoriuscire sangue e acqua dal suo costato trafitto. Ciò significa probabilmente che i credenti e i non credenti non solo sono chiamati a condividere la croce con Gesù, ma verranno messi di fronte a Gesù agonizzante e saranno testimoni della sua morte oltre che della nascita della Chiesa (corpo mistico di Gesù) che battezza con quell' acqua e con quel sangue fuoriuscito dal costato di Gesù. Dopo aver assistito a tutti quegli avvenimenti nella sofferenza della croce, anche a loro toccherà morire prima del giorno di festa, per essere tolti dalla croce e poter risorgere con Gesù.

Link: Papa: il Battesimo di Gesù e la nostra chiamata alla santità

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Pacs significa patto o patti civili di solidarietà. Se ne parla tanto in questi giorni su Tv, giornali, Internet. Praticamente due persone dello stesso sesso o di sesso diverso che decidono di convivere, senza sposarsi, chiedono di essere maggiormente tutelate e riconosciute civilmente attraverso leggi confezionate appositamente per loro.

Dal mio punto di vista di credente, i pacs, come il matrimonio puramente civile, non sono altro che offese a Dio, ma come credente non li contesto, perché la solidarietà a 360 gradi deve essere una virtù cristiana.

I Pacs vanno bene per chi non crede, per chi è ateo e non crede alla provvidenza di Dio, per cui è naturale e legittimo che chi non è credente cerchi nelle leggi degli uomini la tutela civile tanto agognata che invece non può ottenere con la semplice convivenza.

Chi crede, invece, dovrebbe sapere di avere un Padre che pensa a tutto e non dovrebbe aver bisogno di chiedere ulteriori tutele e garanzie allo Stato, altrimenti significa che non crede veramente in Dio e alla sua capacità di farsi Provvidenza. Per cui chiedere ulteriori tutele e garanzie allo Stato, a me pare una bella e buona incoerenza di fede per chi è credente.

Personalmente non ci trovo nulla di pericoloso e scandaloso se due o tre persone laiche, non credenti, cercano maggiori tutele legali tra di loro, attraverso le leggi dello Stato o altre forme di tutela come i Pacs. Uno Stato laico come quello italiano (di ispirazione cattolica e ricordo che cattolico vuol dire universale, che riguarda tutti gli uomini, anche i non credenti), a mio avviso, deve tutelare tutti, senza discriminazioni di sesso o di religione, attraverso le leggi fatte da un parlamento eletto democraticamente da tutti i cittadini.

"A chi chiede, date!" dice Gesù nel Vangelo. E diamoglieli sti Pacs a coloro che li chiedono. Che se li tengano! Scegli dunque: la provvidenza e la tutela che Dio padre ti offre, da una parte, i Pacs dello Stato dall'altra.

I credenti cattolici o meno che chiedono i Pacs, a mio avviso, con queste richieste, non fanno altro che entrare in contraddizione con la propria fede, dimostrando solo ipocrisia e incoerenza di fede, facendo vedere di non credere alla provvidenza divina, cioè a quel Padre che pensa a tutto, attirando così, su di sè, le risate degli atei.

Leggo su Wikipedia che il copyright (termine di lingua inglese che letteralmente significa diritto di copia) è una forma di diritto d'autore in uso nel mondo anglosassone, in tempi recenti sempre più prossimo a divenire sinonimo del diritto d'autore vigente in Italia. È solitamente abbreviato con il simbolo ©.

Il diritto d'autore è quel diritto riconosciuto dall'ordinamento dello Stato a colui che abbia realizzato un'opera dell'ingegno a carattere creativo; in Italia è disciplinato dalla legge 22 aprile 1941, n. 633 e successive modifiche. In ordine di tempo una delle ultime proviene dalla legge 22 maggio 2004, n. 128.

Intendo mettere da parte, per il momento, la legge in materia e fare un discorso dal punto di vista della fede in Dio. Dal momento che la vita umana è sacra, non ci appartiene, ma appartiene a Dio che ce l'ha donata, come insegna la dottrina cattolica, io, da credente, riconosco Dio creatore come l'unico detentore dei diritti d'autore sulla vita e devo obbedire a Dio, piuttosto che agli uomini.

Visto che la vita umana ha origine da Dio e l'uomo è stato creato da Dio a sua immagine e somiglianza, mi chiedo quali diritti d'autore possa vantare l'uomo nei confronti di altri uomini in merito alla propria creatività o proprietà intellettuale.

Un esempio. Se io come programmatore di computer faccio un programma in grado di modificare se stesso e di autoreplicarsi, come sono capaci di fare per esempio tanti "virus" informatici, detengo, io e soltanto io, i diritti d'autore su quel programma. I virus informatici che si autoreplicano diffondendosi su altri computer non detengono alcun diritto d'autore, perché hanno tratto origine dal mio programma. Questo secondo il modo di ragionare della mentalità umana.

Alla luce di questa elementare constatazione "umana" risulta un abuso e un illecito, secondo me, ogni pretesa da parte dell'uomo di vantare diritti d'autore su ciò che l'uomo stesso crea e inventa, perché è Dio a detenere i diritti d'autore sull'uomo, avendolo creato. E' a Dio che ogni uomo dovrebbe pagare i "diritti d'autore" su quello che crea.

Chi vanta diritti e compensi su quello che dice e scrive dovrebbe avere un po' più di sensiblità, perché come tu pretendi di essere pagato per quello che fai, a questo punto, anche Dio potrebbe vantare i suoi diritti su di te e pretendere il pagamento di quanto ti ha dato gratuitamente. Tuttavia, la mia è la logica umana che intende applicare a Dio un modo di pensare tipicamente umano.

Chi ha fede e crede in Gesù, crede anche in colui che lo ha mandato, crede in Dio Padre e sa che non è così. Dio non pretende i diritti d'autore sull'uomo e relativi pagamenti (anche se alcune parabole del Vangelo sembrerebbero far credere il contrario) perché Gesù ha già pagato per tutti. Quindi Dio lascia libero l'uomo di creare come crede, secondo la logica del Copyleft, licenza libera (anche se con alcune restrizioni), libero di creare secondo l'insegnamento del Vangelo dove si dice, tra le tante cose, "gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" (Mt.10,8).

"Camminate secondo lo Spirito (...). Se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge" (Gal 5, 16. 18).

"Siete stati chiamati a libertà ... Liberi da cosa? I cristiani della Galazia erano stati resi liberi dalle prescrizioni legali della legge mosaica, libertà poi estesa a tutti i cristiani. Più ancora siamo stati liberati dal peccato e dalle sue conseguenze: le nostre paure, la sfrenata ricerca dei nostri interessi, i condizionamenti culturali, le convenzioni sociali ... Per questo siamo liberi quando osserviamo le norme di condotta sociale e religiosa del cristianesimo, non le sentiamo come obblighi imposti dall'esterno." (Da: Parola di Vita, giugno 2006).

Anche io mi sento personalmente libero di creare un sito web come questo, riconoscendo Dio Padre come l'unico titolare dei diritti d'autore su questo sito, accogliendo l'invito di Gesù a dare gratuitamente, lasciando il lettore libero di diffondere e riprodurre i contenuti qui presenti come meglio crede. Sia ben chiaro che non è un obbligo o un dovere donare gratuitamente, ma una mia o tua libertà, una mia scelta nata dall'amore che rende liberi.

Da una parte c'è un ateo: Luigi Cascioli che sostiene che Gesù non è mai esistito; dall'altra parte c'è uno scrittore: Dan Brown che sostiene che Gesù si è sposato e ha avuto figli. Tutti e due hanno scritto un libro su Gesù.

Delle due l'una: Se Gesù non è esistito come sostiene Luigi Cascioli nel suo libro "La favola di Cristo", allora non ha senso nemmeno parlare del suo matrimonio con la Maddalena e in questo caso Dan Brown è spiazzato perché un uomo che non esiste non può sposarsi.

Se Gesù invece si è sposato, dando credito ai dati storici contenuti nel libro di Dan Brown, quindi ha avuto una discendenza come si sostiene nel libro-romanzo: "Il Codice da Vinci", allora vuol dire che è esistito un uomo storico di nome Gesù e in questo caso Luigi Cascioli è spiazzato, perché se Gesù si è sposato vuol dire che è esistito.

A meno che ... A meno che? A meno che ... signori la soluzione è scritta nel Vangelo. Andatelo a leggere dalla A alla Z come se si trattasse di un libro intero e troverete la soluzione al mistero.

Ecco, ora mi spiego lo straordinario successo del "Codice da Vinci" ;-)) Ecco la prova dell'esistenza storica di Gesù che il Cascioli cercava e che la Chiesa non gli voleva e non gli poteva dire: il suo matrimonio con la Maddalena e relativa discendenza. Dan Brown risponde a Luigi Cascioli e gli dà la prova storica dell'esistenza di Gesù attraverso il suo romanzo thriller. Quale prova migliore si può dare ad un uomo che non crede in un Gesù storico se non quella del suo matrimonio e relativa discendenza?

Ora tocca a Luigi Cascioli confutare il libro di Dan Brown, se crede nella non esistenza storica di Gesù. Due libri, due tesi, una che si scontra con l'altra. Chissà che sghignazzate si starà facendo Dio in questo momento.

Io non credo nè a l'uno nè all'altro, tuttavia non avendo letto nè l'uno, nè l'altro libro, resto della mia opinione: Dio è Amore e Gesù è il Figlio di Dio Padre fatto uomo, venuto a stare in mezzo a noi uomini per la nostra salvezza.

La favola di Cristo

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Navigando qua e là, mi sono imbattuto nel sito Luigi Cascioli Anti-Religions.org: la favola di Cristo dove leggo: ateismo contro cristianesimo. Ateismo attacca cristianesimo con una denuncia contro la Chiesa Cattolica sostenitrice di un'impostura basata su falsi documenti, quali la Bibbia ed i vangeli, attraverso la violenza dell'inquisizione e il plagio ottenuto con l'esorcismo, il satanismo e altre superstizioni.

Ho tovato singolari quelle pagine anche se non ne condivido le tesi.

Dov'è Dio?

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La fatidica domanda: Dov'è Dio? Mi capita di sentire persone, in maggioranza atee e agnostiche, chiedersi e chiedermi dove è Dio quando muore di fame il bambino africano, dov'è Dio quando un pedofilo violenta un bambino? Dov'è Dio quando muore di AIDS quello sconosciuto del Sudan. Dov'era Dio quando lo tsunami ha spazzato via le coste dell'Asia? Se lo chiede e me lo chiede chi non crede in Dio. Quasi come una sfida. Se Dio esistesse, non permetterebbe quelle cose, mi sento dire.

Invece Dio è proprio in quel bambino che muore di fame, è in quel bambino violentato dal pedofilo, è in quell'uomo che muore di AIDS. Dio è in mezzo a tutte quelle persone che vengono colpite dallo Tsunami. Come dice Gesù in Matteo 25,40: "il re risponderà: In verità, vi dico che tutte le volte che avete fatto ciò ad uno dei più piccoli di questi miei fratelli, lo avete fatto a me!". Ecco dov'è Dio. E' nel fratello, nel più piccolo dei fratelli...

Questa sezione intendo dedicarla all'ateismo e ai suoi aspetti a me incomprensibili. Per me la fede è una cosa naturale e spontanea e faccio fatica a comprendere le posizioni degli atei. Non nascondo tuttavia di avere le mie crisi di fede quando sono triste, demoralizzato, stanco, malato, ecc.

Tuttavia mi piace confrontarmi con chi è ateo e non crede in Dio. Il mio scopo non è tentare di convertire l'ateo o convincerlo ad aver fede, ma piuttosto cercare di capire le sue posizioni e i suoi convincimenti al fine di trovare quali sono i punti che ci uniscono e quali quelli che ci dividono.
Penso che anche l'ateo abbia una fede degna di essere trasmessa e condivisa, una fede non in Dio, ma piuttosto nella natura, nell'uomo, nell'umanità, nella scienza o nella cultura.

E' l'amore stesso che mi porta a cercare di capire e comprendere posizioni diverse dalle mie e a cercare le cose che mi uniscono agli atei, e non solo a loro, ma anche a persone di convinzioni diverse.

Il tuo volto, Signore, voglio far risplendere
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