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Lotta per il potere

Lotta per il potere (Photo credit: Wikipedia)

La parola "potere" come sostantivo maschile ha diversi significati e definizioni, fra questi il dizionario Zingarelli dà: "Facoltà di operare secondo la propria volontà" che equivale alla definizione di "comandare": "Imporre autorevolmente la propria volontà, manifestarla affinché sia eseguita".

La parola "ubbidienza" invece fa riferimento all'atto dell'obbedire che secondo il dizionario Zingarelli significa: "Fare ciò che altri vuole, eseguire gli ordini, i consigli, i suggerimenti di qualcuno".

Come il Comando genera l'Ubbidienza, così la Proprietà genera l'Esproprio.

In ogni sfera sociale, dalla più alta alla più bassa, quando l'uomo non è più isolato, cade sotto la legge di un capo. Ma vediamo cosa dice lo psicologo francese Gustav le Bon in merito. La maggior parte delle persone sono incapaci di guidarsi. Il condottiero serve loro da guida. Può essere sostituito, ma non in modo completo, da quelle pubblicazioni periodiche che fabbricano delle opinioni per i loro lettori e procurano loro "frasi fatte" dispensandoli dal riflettere e dal ragionare. L'autorità dei condottieri è molto dispotica, e non arriva ad imporsi che con questo dispotismo. Si è notato come si facciano ubbidire facilmente, senza tuttavia possedere nessun mezzo per appoggiare la loro autorità, tra gli operai più turbolenti. Essi fissano le ore di lavoro, i salari, decidono gli scioperi, li fanno cominciare o cessare a ore fisse.

Si può fare una divisione abbastanza netta nella classe dei condottieri. Gli uni sono uomini molto energici, dalla volontà tenace, ma momentanea; gli, altri, molto più rari, possiedono una volontà forte e tenace nello stesso tempo.

Joachim Murat

Joachim Murat (Photo credit: Wikipedia)

I primi sono violenti, arditi. Sono utili specialmente per dirigere un colpo di mano, per trascinare le masse nonostante il pericolo, e trasformare in eroi le reclute del giorno prima. Così furono, ad esempio, Ney e Murat, sotto il primo Impero. E così fu Garibaldi, uomo del popolo, ma energico, che riuscì con un pugno d'uomini, ad impadronirsi dell'antico regno di Napoli difeso da un esercito disciplinato. Ma se l'energia di simili condottieri é potente, è però momentanea e non sopravvive al movente che l'ha creata. Rientrati nella corrente della vita ordinaria, gli eroi spesso danno prova di una sorprendente debolezza, come quelli che ho citato dianzi. Sembrano incapaci di riflettere e di comportarsi nelle circostanze più semplici, dopo aver così ben guidati gli altri. Questi agitatori possono esercitare la loro funzione soltanto alla condizione d'essere stimolati essi stessi e eccitati continuamente, di sentire sempre sopra di loro un uomo o un'idea, di seguire una linea di condotta ben definita.

La seconda categoria, degli agitatori, quella degli uomini dalla volontà durevole, esercita una influenza più notevole, ma con forme meno appariscenti. In essa si trovano i veri fondatori di religioni o di grandi opere: S. Paolo, Maometto, Cristoforo Colombo, Lesseps. Intelligenti o senza ingegno, la folla sarà loro. La volontà persistente che essi possiedono è una dote infinitamente rara e infinitamente potente che fa piegare tutto. Di solito non ci si rende abbastanza conto di quanto può una volontà forte e continua. Nulla sa resisterle, né la natura, ne gli dei, né gli uomini.

Quando si tratta di esaltare per un momento una folla e di condurla a commettere un atto qualsiasi saccheggiare un palazzo, farsi massacrare per difendere una barricata, bisogna operare su di essa con mezzi rapidi di suggestione. Il più energico è l'esempio. E' allora necessario che la folla sia preparata da talune circostanze, e che colui il quale vuol trascinarla possieda la qualità che io studierò più oltre sotto il nome di prestigio.

Quando si tratta di far penetrare lentamente idee e credenze nello spirito delle folle - le teorie sociali moderne, ad esempio - i metodi dei condottieri sono diversi. Essi sono principalmente ricorsi a questi tre procedimenti: l'affermazione, la ripetizione, il contagio.

L'affermazione pura e semplice, svincolata da ogni ragionamento e da ogni prova, costituisce un sicuro mezzo per far penetrare un'idea nello spirito delle folle. Più l'affermazione è concisa, sprovvista di prove e di dimostrazione, più essa ha autorità: I libri religiosi e i codici di tutte le epoche hanno sempre proceduto per semplice affermazione. Gli uomini di Stato chiamati a difendere una causa politica qualunque, gli industriali che diffondono i loro prodotti con annunci, conoscono il valore dell'affermazione. Quest'ultima non acquista tuttavia reale influenza se non a condizione d'essere costantemente ripetuta, e il più possibile, negli stessi termini. Napoleone diceva che esiste una sola figura seria di retorica, la ripetizione.

La cosa affermata riesce a stabilirsi negli spiriti a tal punto da essere accettata come una verità dimostrata. Ben si comprende l'influenza della ripetizione sulle folle, vedendo quale potere essa esercita sugli spiriti più illuminati.

La cosa ripetuta finisce difatti per attecchire in quelle regioni profonde dell'inconscio in cui si elaborano i motivi delle nostre azioni. In capo a qualche tempo, dimenticando quale è l'autore della affermazione ripetuta, finiamo per credervi. In tal modo si spiega la forza mirabile dell'annunzio. Quando abbiamo letto cento volte che il miglior cioccolato è il cioccolato X, noi ci immaginiamo d'averlo inteso dire di frequente e finiamo per averne la certezza. Persuasi da mille attestazioni che l'intruglio Y ha guarito i più grandi personaggi dalle più tenaci malattie, il giorno in cui siamo colti da una malattia dello stesso genere, finiamo per essere tentati di provarla. A furia di veder ripetere dallo stesso giornale che A è un perfetto cretino e B un onestissimo uomo, finiamo per esserne convinti, considerato, s'intende, che non leggiamo di frequente un altro giornale d'opinione contraria, in cui i due qualificativi siano invertiti.

L'affermazione e la ripetizione sono abbastanza potenti per potersi combattere. Quando un'affermazione è stata sufficientemente ripetuta, con unanimità nella ripetizione, come capita in certe imprese finanziarie, si forma ciò che si chiama una corrente d'opinione e il potente meccanismo del contagio interviene.

Nelle folle, le idee, i sentimenti, le emozioni, le credenze possiedono un potere contagioso, intenso quanto quello dei microbi. Questo fenomeno sì osserva negli stessi animali non appena essi costituiscano una folla. Il tic di un cavallo in una scuderia è in breve tempo imitato dagli altri cavalli della medesima scuderia. Una paura, un movimento disordinato di qualche pecora, si propagano in breve a tutto il gregge. Il contagio delle emozioni spiega la subitaneità del panico. I disordini cerebrali, come la pazzia, si propagano anche per contagio. Si sa quanto è frequente l'alienazione negli alienisti. Si citano anche forme di pazzia, l'agorafobia (paura di attraversare un luogo aperto, come una grande piazza), ad esempio, comunicate dagli uomini agli animali.

A diagram of influenza viral cell invasion and...

A diagram of influenza viral cell invasion and replication. (Photo credit: Wikipedia)

Il contagio non esige la presenza simultanea di individui in uno stesso luogo; esso può verificarsi a distanza, sotto l'influenza di certi avvenimenti che orientano gli spiriti nello stesso senso e che danno i loro particolare carattere alle folle, soprattutto quando esse sono preparate dai fattori lontani che ho studiato più sopra. Così, ad esempio, l'esplosione rivoluzionaria del 1848, partita da Parigi e che si propagò improvvisa a una gran parte dell'Europa e scosse parecchie monarchie.L'imitazione, alla quale si attribuisce tanta influenza nei fenomeni sociali, non è in realtà che un semplice effetto di contagio. Avendo altrove la sua funzione, mi limiterò a riportare ciò che ne dicevo, or è molto tempo, e quel che è stato svolto da altri scrittori.

« Come l'animale, l'uomo ha tendenza ad imitare. L'imitazione è un bisogno per lui, a condizione, beninteso, che questa imitazione sia facile, e da questo bisogno nasce la moda. Si tratti di opinioni, di idee, di manifestazioni letterarie, o semplicemente di costumi, quanti osano sottrarsi al suo impero? Le folle si guidano con dei modelli, non con argomenti. In ogni epoca, un piccolo numero di individui imprimono quell'impulso che poi la massa inconsciamente imita. Questi individui però non devono allontanarsi troppo dalle idee ricevute. Imitarli diventerebbe allora troppo difficile e la loro influenza sarebbe annullata. Questa è la ragione per cui gli uomini troppo superiori alla loro epoca non hanno generalmente nessuna influenza su di essa. E ancora per la stessa ragione gli Europei, con tutti i vantaggi della loro civiltà, esercitano un'influenza insignificante sui popoli d'Oriente. « La duplice azione del passato e dell'imitazione reciproca, finisce col rendere tutti gli uomini di uno stesso paese e di una stessa epoca simili a tal punto che perfino in quelli che sembrerebbe dovessero maggiormente sottrarvisi - filosofi, scienziati, letterati - il pensiero e lo stile hanno un'aria di famiglia che fa subito riconoscere il tempo al quale appartengono. Un momento di conversazione con un individuo qualsiasi basta per conoscere a fondo le sue letture, le sue occupazioni e l'ambiente in cui vive » (Gustav Le Bon. "L'uomo e la società", v. II, p. 116, 1881.).

Il contagio è abbastanza potente per imporre agli uomini non soltanto certe opinioni, ma anche certi modi di sentire. Il contagio fa disprezzare, in una data epoca, un'opera, il Tannhauser, ad esempio, e qualche anno dopo la fa ammirare da quegli stessi che l'avevano maggiormente denigrata. Le opinioni e le credenze si propagano bene per mezzo del contagio, e pochissimo per mezzo del ragionamento.

Le concezioni attuali degli operai vengono apprese all'osteria, con l'affermazione, la ripetizione e il contagio.

Le credenze delle folle di tutti i tempi non si sono formate in altro modo. Renan paragona giustamente i primi fondatori del cristianesimo «agli operai socialisti che diffondono le loro idee di osteria in osteria»; e Voltaire aveva già fatto osservare a proposito della religione cristiana che « per più di cent'anni era stata accolta soltanto dalla più vile canaglia.
»

Negli esempi analoghi a quelli che ho citati, il contagio, dopo aver esercitato la sua influenza nelle classi più basse, passa in seguito alle classi superiori della società. In questo modo, ai nostri giorni, le dottrine socialiste cominciano a guadagnare coloro che, poi, ne sarebbero le prime vittime. Dinanzi al potere del contagio, anche l'interesse personale viene distrutto. E tutto ciò perché ogni opinione diventata popolare finisce con l'imporsi anche alle classi sociali più elevate, per quanto visibile possa essere l'assurdità dell'opinione trionfante.

Questa reazione degli strati sociali inferiori su quelli superiori è tanto più curiosa se si pensa che le credenze delle folle derivano sempre, più o meno da qualche idea superiore che non ha avuto influenza nell'ambiente dove era nata. I condottieri, soggiogati da questa idea superiore, se ne impadroniscono, la deformano e creano una setta che la altera di nuovo, e che la diffonde sempre più trasformata tra le folle.Diventata verità popolare, l'idea risale alla sorgente e allora agisce sulle classi elevate di una nazione. In conclusione è l'intelligenza che guida il mondo, ma lo guida da molto lontano. I filosofi creatori di idee sono da molto tempo scomparsi, quando, per effetto del meccanismo ora descritto, il loro pensiero finisce per trionfare.
Gustav Le Bon



L'Osservatore Romano

L'Osservatore Romano (Photo credit: Wikipedia)

"Un'altra economia è possibile. Per cambiare le regole di un capitalismo che continua a produrre scarti" è il titolo e il sottotitolo dell'articolo di fondo che il quotidiano politico religioso del Vaticano, L'Osservatore Romano, di oggi domenica 5 febbraio 2017, dedica al discorso del Papa rivolto ai partecipanti all’incontro sull’economia di comunione promosso dal movimento dei Focolari ricevuti nella mattinata di sabato 4 febbraio 2017.

Su questo sito ho già scritto in passato altri articoli in merito all'Economia di Comunione, sottolineando che il problema principale origine di ogni ingiustizia sociale, dal mio punto di vista, risiede nella legittimazione della Proprietà Privata pilastro dell'Economia di Mercato. Non vorrei ripetermi, ma temo di dovermi ripetere.

Nell'articolo sull'Osservatore Romano si legge: "Il Papa ha approfondito tre tematiche riguardanti il denaro, la povertà e il futuro. Riguardo alla prima ha sottolineato l’importanza della «comunione degli utili», perché il denaro «è importante, soprattutto quando non c’è e da esso dipende il cibo, la scuola, il futuro dei figli». Altra cosa è farlo diventare idolo, per cui «quando il capitalismo fa della ricerca del profitto l’unico suo scopo, rischia di diventare una forma di culto». Quanto alla povertà, il Pontefice ha elogiato le «molteplici iniziative, pubbliche e private» per combatterla. E ha ricordato come «la ragione delle tasse» stia «anche in questa solidarietà, che viene negata dall’evasione ed elusione fiscale». Ma nonostante ciò, ha avvertito, «il capitalismo continua a produrre gli scarti che poi vorrebbe curare». Un’ipocrisia evidente che va sconfitta puntando a cambiare le regole del gioco del sistema economico-sociale. Riguardo al futuro, infine, Francesco spera in una crescita di questa «esperienza che per ora è limitata a un piccolo numero di imprese». Una speranza ispirata al principio della reciprocità, perché — ha ricordato — «la comunione non è solo divisione ma anche moltiplicazione dei beni». L’augurio conclusivo è quello di «continuare ad essere seme, sale e lievito di un’altra economia», dove «i ricchi sanno condividere le loro ricchezze» e i poveri sono chiamati beati»."

Io sono dell'idea che in una vera economia di comunione i ricchi e i poveri non hanno più motivo di essere chiamati tali perché le risorse appartengono a tutti e tutti dovrebbero essere chiamati beati senza discriminazioni.

Il discorso di Papa Francesco rivolto ai partecipanti all'incontro sull'economia di comunione è interessante. Da come si legge sull'Osservatore Romano e dal link riportato, il Papa dice: "Pensando al vostro impegno, vorrei dirvi oggi tre cose. La prima riguarda il denaro. È molto importante che al centro dell’economia di comunione ci sia la comunione dei vostri utili. L’economia di comunione è anche comunione dei profitti, espressione della comunione della vita. Molte volte ho parlato del denaro come idolo. La Bibbia ce lo dice in diversi modi. Non a caso la prima azione pubblica di Gesù, nel Vangelo di Giovanni, è la cacciata dei mercanti dal tempio (cfr. 2, 13-21). Non si può comprendere il nuovo Regno portato da Gesù se non ci si libera dagli idoli, di cui uno dei più potenti è il denaro. Come dunque poter essere dei mercanti che Gesù non scaccia? ... È stato Gesù, proprio Lui, a dare categoria di “signore ” al denaro: “Nessuno può servire due signori, due padroni”.".

Per quanto riguarda le tasse da pagare, l'evasione e l'elusione, visto che il Papa accenna alla cacciata dei mercanti dal tempio, ricordo che qualunque tassa da pagare rende il cittadino un suddito, un suddito dello Stato o del re. Infatti, emblematico è l'episodio del Vangelo in cui si chiede a Gesù e ai suoi discepoli di pagare la tassa del tempio. In quell'episodio Gesù risponde che i figli del re non pagano le tasse. Essendo il tempio la "casa" di Dio dove Dio viene visto come un re, è chiaro che gli ebrei ritenendosi figli di Dio e quindi ritenendosi figli del re come si considerava lo stesso Gesù con i suoi discepoli, per loro non ha senso pagare una tassa del tempio, una tassa alla "casa" di Dio. Quelli che pagano le tasse al re non sono i figli del re, ma i sudditi del re.

E' chiaro che pagare le tasse a qualcuno ti rende e ti fa sentire un suo suddito. Ma noi siamo figli e non sudditi. Se non si arriva a concepire lo Stato come un padre e la Chiesa come madre e lo Stato stesso non concepisce i suoi cittadini come figli, lo Stato continuerà sempre a imporre tasse da pagare ai suoi sudditi e i sudditi, proprio perché considerati degli estranei, cercheranno sempre di ribellarsi alle tasse da pagare.

Le tasse sono ingiustizie nell'ingiustizia della Proprietà Privata. Basta pensare alle tasse che lo Stato italiano fa pagare sul lavoro, sui beni primari, sugli affitti commerciali non percepiti per morosità o sulle tasse da pagare sulle fatture commerciali non pagate. In tutto questo la Proprietà Privata svolge il suo bel ruolo di ingiustizia e discriminazione tra chi ha avuto modo di accaparrarsi risorse esclusivamente per se stesso e chi non ha avuto questa facoltà.

Dal mio punto di vista il denaro è una forma di espressione della Proprietà Privata, in particolare della Proprietà mobiliare, insieme alle altre forme di Proprietà Privata: quella immobiliare e quella intellettuale. Quando Gesù dice che non si possono servire due padroni, Dio e il denaro, non fa altro che dire che non si possono servire Dio e la Proprietà Privata.

Poi il Papa prosegue: " ... Si capisce, allora, il valore etico e spirituale della vostra scelta di mettere i profitti in comune. Il modo migliore e più concreto per non fare del denaro un idolo è condividerlo, condividerlo con altri, soprattutto con i poveri, o per far studiare e lavorare i giovani, vincendo la tentazione idolatrica con la comunione.".

Per quanto nobile possa essere la condivisione degli utili, la realtà è che in Economia, in una economia di mercato, la definizione di profitto è "l'eccedenza del ricavo lordo delle vendite sul costo totale di produzione". Prima di mettere in comune un profitto occorre realizzarlo e per realizzarlo occorre realizzare dei beni a costi più bassi del prezzo con cui poi vengono venduti.

Questo comportamento di vendere beni e servizi a prezzi più alti dei costi di produzione per realizzare un utile non fa altro che dimostrare la sottomissione di tale comportamento alle regole dell'economia di mercato tradizionale alla cui base ci sta sempre la legittimazione della Proprietà Privata, regole che non hanno niente a che vedere con le regole della vera economia di comunione le quali possono fare a meno della Proprietà Privata e della sua legittimazione, mentre le regole dell'economia di mercato non possono fare a meno della legittimazione della Proprietà Privata. Serve a poco condividere i profitti se poi quei profitti li hai realizzati sottomettendoti alle regole dettate dal padrone al quale tutti ci sottomettiamo: la Proprietà Privata, solo per illuderci di non venire scacciati come mercanti del tempio.




Papa: cambiamo le regole del sistema economico-sociale.

Duello nella Chiesa

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E' il titolo dell'articolo di Mauro Montali su La Stampa di alcune settimane fa: 8 Settembre 2010. "Preti contro frati: Ci rubano i fedeli".
Link: http://www.scribd.com/doc/37089565/Duello-nella-Chiesa-Preti-contro-frati-%E2%80%9CCi-rubano-i-fedeli%E2%80%9D

Nell'occhio del ciclone c'è padre Alberto Maggi con il suo Centro Studi Biblici G. Vannucci, del convento di Montefano. Accusati di essere eretici, loro si ritengono organicamente dentro la Chiesa di Roma. Cosa vuol dire ritenersi organicamente dentro la Chiesa di Roma?


Quello che dà fastidio pare che siano le copiose offerte di fedeli che, invece di andare alla parrocchia e alla diocesi locale, finiscono ai frati, da quanto si legge sul quotidiano torinese. Dunque, pare che siano i soldi dei fedeli la principale materia del contendere, almeno da quanto lascia intendere la lettura dell'articolo. Non sono quindi i contenuti interpretativi, ma il calo del "fatturato" a preoccupare.

Io seguo volentieri su YouTube le omelie di padre Maggi e, anche se non sempre condivido le sue interpretazioni del Vangelo, le sue omelie mi appassionano e le apprezzo, tanto più che linko il suo sito tra i siti che visito. Fare polemiche per questioni di interpretazione del Vangelo o per questioni legate alle offerte dei fedeli ha una sua importanza tesa a sottolineare il fatto che la Chiesa è UNA e nella Chiesa tutto andrebbe condiviso.

Signori, la Chiesa è il corpo mistico di Gesù ! Ma io, dopo aver meditato sul Vangelo, preferisco dire che la Chiesa è il corpo mistico di Maria che partorisce il corpo mistico di Gesù, rimanendo vergine. Ricordati che Gesù, nel Vangelo (Mt. 12,50), dice che chi fa la volontà di Dio, cioè la volontà del Padre che è nei cieli, è madre di Gesù, oltre che suo fratello e sorella. E se uno è madre di Gesù vuol dire che è Maria, perché Maria è la madre di Gesù. Ti è chiaro il concetto? Però bisogna fare la volontà del Padre. La Chiesa fa la volontà del Padre? Se la fa, è madre di Gesù e quindi è Maria.

I figli del re (Gesù - Dio) pagano le tasse? Te lo ripeto per la seconda volta? I figli del re pagano le tasse? Quale madre fa pagare le tasse ai propri figli e quale figlio fa pagare le tasse alla propria madre? Se molte attività legate ala Chiesa cattolica sono esenti dalle tasse allo Stato, come è giusto che sia, perché noi che apparteniamo alla Chiesa cattolica come battezzati, paghiamo le tasse?

Facciamo o non facciamo parte della Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica? O vogliamo continuare a prenderci in giro? All'interno della Chiesa, cioè all'interno del Corpo mistico di Gesù, Figlio del re, non dovrebbe circolare mammona, altrimenti tanto vale restare in questo mondo, cioè fuori. Se i figli del re indossano morbide vesti per il semplice fatto di essere figli e vivere nei palazzi del re (e della regina), a che serve mammona? Serve soltanto per uscire dai palazzi del re. Già, come il figlio prodigo che chiede la sua parte di eredità per uscire dalla casa del Padre.

Possibile che all'interno della Chiesa non si riesca a capire o a pensare ad un corpo dove i rapporti non fanno perno sui soldi (o offerte) dei fedeli, ma soltanto sulla comunione dei beni a 360 gradi, dove i beni vengono moltiplicati per divisioni e condivisioni?

Ti segnalo il video e l'articolo di don Giorgio de Capitani sui movimenti ecclesiali:

Secondo don Giorgio i movimenti sono mezzi e non fini.

Sono d'accordo. Il fine di Dio Padre è poi sempre la salvezza dell'uomo ed è Gesù (mezzo per eccellenza del Padre) a compiere la missione di salvezza, anche servendosi di collaboratori come gli apostoli e i discepoli, la Chiesa e i movimenti ecclesiali i quali, esaurita la loro funzione, devono rimettere lo Spirito nelle mani del Padre.

E poiché il fine coincide con l'inizio, è chiaro che la salvezza è l'inizio di una nuova vita nella risurrezione.

Fede e laicità

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Importante discorso del Papa durante la sua visita in Francia. Benedetto XVI ha sottolineato che la laicità non è in contraddizione con la fede, come riporta La Stampa di ieri. Ha ragione. Gesù era un laico, non apparteneva alla classe sacerdotale e non c'è nessuno che meglio della figura di Gesù possa rappresentare e difendere i valori laici.
Ma cosa significa la parola "laico"? Secondo la definizione data dal dizionario De Mauro, laico è "chi non appartiene al clero; chi non ha alcun grado nella gerarchia della Chiesa cattolica".

Sembra una contraddizione e un assurdo. Gesù era laico, ma pur essendo stato laico è diventato il capo supremo della Chiesa cattolica, sotto di Lui ci sta solo Pietro con i suoi successori e a seguire tutta la gerarchia ecclesiale.

Laico non significa ateo o non credente o agnostico, ma semplicemente che non appartiene alla gerarchia della Chiesa cattolica. Io sono laico, ma non per questo mi sento escluso dalla gerarchia della Chiesa cattolica. Io, come battezzato, faccio parte della Chiesa cattolica, sto al piano "terreno", come un soldato semplice faccio parte della "truppa", neanche "caporale", credo in Gesù e riconosco in Lui il Figlio di Dio, come lo ha saputo riconoscere anche il laico centurione romano (Mt.27,54), colui che nell'esercito romano comandava una centuria, cioè cento soldati (non dimentichiamo il significato del cento nel Vangelo e della pecora mancante per arrivare a cento, Lc. 15,4).

Quindi è chiaro come il sole che fede e laicità non sono in contraddizione.

Ora la parte laica della Chiesa più impegnata è rappresentata dai movimenti ecclesiali che polarizzano l'attenzione e il consenso di tante persone laiche e non. Si tratta di strutture importanti e di "complemento" alla Chiesa con una loro inquadratura ben precisa all'interno della Chiesa stessa. Sono realtà importanti perché si tratta di persone non sempre impegnate in politica e neanche in chiesa, ma che vivono la propria fede con coerenza e impegno, testimoniando i valori cristiani nel quotidiano e nel lavoro, dando un grosso contributo alla crescita morale della società.

Le Parole della Politica - Laicità, Enzo Bianchi

Il Papa ha poi sottolineato, da come leggo sui giornali, che: "I cristiani devono poter contribuire ai valori che sono fondamentali per la costruzione della società. La religione non è identificabile con uno Stato, la religione non è politica e la politica non è una religione". Ha ragione. Religione e politica vivono in ambiti separati, tuttavia il cristiano, così come il cittadino anche non cristiano, deve poter contribuire ai valori della società in cui vive e lo Stato lo deve poter assecondare.

Si pone allora la questione di sapere o definire quali sono i valori fondamentali per la costruzione della società sui quali trovarsi d'accordo e in che modo il cristiano possa contribuire a quei valori. I principi, almeno per l'Italia, sono già contenuti nella Costituzione italiana.

I principi Costituzionali sono già una buona base di partenza per definire i valori fondamentali di una società, ma possono anche essere rivisti e integrati alla luce del Vangelo. La politica, poi, è uno degli strumenti a disposizione, un mezzo con cui il cristiano può contribuire ai valori della società, se ottiene il consenso popolare. Perché senza consenso popolare, in democrazia, non si va da nessuna parte.

Il cristiano però deve essere coerente per prima cosa e seguire Gesù, il quale invita a non servire due padroni: Dio e la politica, perché religione e politica sono separate. E allora come fare? C'è solo un modo per farlo, secondo me, che non è solo l'impegno politico tradizionalmente inteso a conquistare il potere per legiferare e imporre la propria morale alla società, ma è l'impegno umile e personale (ma anche collettivo), sotto forma di esempio e testimonianza pubblica dei valori in cui si crede, come invita a fare Gesù nel Vangelo: predicare il suo insegnamento e metterlo in pratica.

Non di certo come fanno diversi leader politici nostrani che a parole testimoniano i valori cristiani, ma poi li tradiscono nei fatti, non rispettandoli. Questo comportamento incoerente ha un effetto deleterio nei confronti della società, perché se predichi un comportamento o una morale e pretendi di imporne l'osservanza con le leggi, devi essere il primo a dare l'esempio testimoniando con i fatti ciò in cui dici di credere. Altrimenti non sei credibile e il risultato è una presa in giro generalizzata che porta con sé solo disimpegno e lassismo.

Link: Enzo Bianchi - Laicità come Libertà

Il quindicinale del Movimento dei focolari "Città nuova" dedica la copertina del n. 15/16 2008 all'incontro del Papa con i giovani a Sidney per la Gmg 2008, con un titolo ad effetto: "Benedetto ai giovani: cambiate il mondo".

Anche il Corriere.it dedica un articolo a questo invito del Papa ai giovani, in occasione della sua visita ai partecipanti del mega-raduno dell'Agorà a Loreto, avvenuta l'anno scorso. Seguono a ruota i quotidiani Repubblica.it, La Stampa, come anche Il Sole 24ore che riportano, sullo stesso tono, le parole del Papa, dell'anno scorso a Loreto.


Agorà Loreto 07 - Le parole del Papa durante la veglia

Agorà Loreto 07 - Il Papa risponde alle domande dei giovani

Loreto 2007

Link:

"Cambiare il mondo" sta a cuore al Papa e non soltanto a lui. Tuttavia quella espressione, senza una spiegazione, dice tutto e non dice niente, perché io ci sto provando a cambiare il mondo con questo sito che intende testimoniare la mia fede per Gesùe promuovere i valori del cristianesimo. Comunque penso che non è soltanto mettendo in piedi un sito di ispirazione cristiana che si cambia il mondo. Il mondo cambia se tu sei il primo a cambiare e a dare una testimonianza di cambiamento, come ha fatto Gesù.

Prima di mettersi a cambiare il mondo, però, bisogna capire come si intende cambiare il mondo e non è detto che tutti intendano cambiarlo. A qualcuno può anche andare bene così, a qualcun altro no. Il mondo, per chi crede, lo ha creato Dio Padre. Cambiare un'opera di Dio, da un lato mi lascia un po' perplesso e sconcertato e, dall'altro lato, mi sembra di rinfacciare a Dio che la sua opera così com'è non va bene e va cambiata.

Ma ascoltiamo come il Papa intende farci cambiare il mondo, dalle sue parole, da come le riporta La Stampa: "Nel progetto divino - ha detto Benedetto XVI - il mondo non conosce periferie". Per evitare di restare "ai margini della società e della storia, occorre comprendere che: la grandezza della nostra vita sta nello scoprire di essere amati e proprio per questo chiamati ad amare. La società oggi - ha affermato il Pontefice - ha bisogno della solidarietà e che Cristo sia presente al centro del mondo.

Il mondo - ha aggiunto - deve cambiare. Andate, vivete, amate! Agli occhi di Dio ciascuno di voi è importante. Nessuno di voi pertanto si senta marginale; nessuna vita è senza importanza e senza senso; siete tutti veramente importanti, protagonisti perché siete al centro dell' amore di Dio. Non dovete aver paura di sognare ad occhi aperti grandi progetti di bene e non dovete lasciarvi scoraggiare dalle difficoltà . Cari giovani, costituite la speranza della Chiesa in Italia. A tutti vorrei giungesse questa mia parola: il Papa vi è vicino, condivide le vostre gioie e le vostre pene, soprattutto condivide le speranze più intime che sono nel vostro animo e per ciascuno chiede al Signore il dono di una vita piena e felice, una vita ricca di senso, una vita vera. Non abbiate paura, ci sono forse sogni irrealizzabili quando a suscitarli e a coltivarli nel cuore è lo Spirito di Dio? Purtroppo oggi, non di rado, un' esistenza piena e felice viene vista da molti giovani come un sogno difficile, e qualche volta quasi irrealizzabile. Tanti vostri coetanei guardano al futuro con apprensione e si pongono non pochi interrogativi. Lasciate che questa sera io vi ripeta: ciascuno di voi se resta unito a Cristo, può compiere grandi cose. Ecco perché, cari amici, non dovete aver paura di sognare ad occhi aperti grandi progetti di bene e non dovete lasciarvi scoraggiare dalle difficoltà. Cristo ha fiducia in voi e desidera che possiate realizzare ogni vostro più nobile ed alto sogno di autentica felicità . Niente è impossibile per chi si fida di Dio e si affida a Lui."

Ecco come il mondo va cambiato secondo il Papa: "andate, vivete e amate, rimanendo uniti a Cristo".

Condivido le parole del Papa e aggiungo che per rimanere uniti a Cristo, occorre conoscerlo bene e sapere chi è. Si può conoscere Gesù per mezzo del Vangelo se questo viene aperto e letto da cima a fondo diverse volte, perché si scoprono tante cose nuove e importanti di Lui che spesso non sono affatto scontate.

Per conoscere chi è Gesù, il mio consiglio è quello di leggere il Vangelo e attenersi a quanto insegna Gesù, chiedendo allo Spirito Santo di chiarirci ciò che non è sempre chiaro. Il mondo si cambia imparando a diffondere l'insegnamento di Gesù in tutto il mondo e a metterlo in pratica.

Laici.org dedicato alla Pentecoste 2006 contiene i testi del congresso "La bellezza di essere cristiani e la gioia di comunicarlo". Particolarmente interessante l'omelia di Papa Benedetto XVI all'incontro con i movimenti ecclesiali e le nuove comunità alla vigilia di Pentecoste.

Dall'omelia del Papa: "Lo Spirito Santo vuole l'unità, vuole la totalità. Perciò la sua presenza si dimostra finalmente anche nello slancio missionario. Chi ha incontrato qualcosa di vero, di bello e di buono nella propria vita – l'unico vero tesoro, la perla preziosa! -, corre a condividerlo ovunque, in famiglia e nel lavoro, in tutti gli ambiti della propria esistenza. Lo fa senza alcun timore, perché sa di aver ricevuto l’adozione a figlio; senza nessuna presunzione, perché tutto è dono; senza scoraggiamento, perché lo Spirito di Dio precede la sua azione nel “cuore” degli uomini e come seme nelle più diverse culture e religioni. Lo fa senza confini, perché è portatore di una buona notizia che è per tutti gli uomini, per tutti i popoli."

Video:

"Io sono il buon pastore: io conosco le mie pecore ed esse conoscono me, come il Padre mi conosce e io conosco il Padre. E per queste pecore io do la vita. Ho anche altre pecore, che non sono in questo recinto. Anche di quelle devo diventare pastore. Udranno la mia voce, e diventeranno un unico gregge con un solo pastore." Gv. 10,14-16.

Traggo spunto da questi passi del vangelo di Giovanni per fare alcune riflessioni sui movimenti ecclesiali e religiosi. Non nascondo di fare parte come aderente e simpatizzante di un movimento ecclesiale di cui apprezzo e stimo la spiritualità. Tuttavia vorrei mettere in guardia coloro che decidono di aderire ad un movimento, su alcuni errori di valutazione che si possono commettere quando si viene a contatto con queste realtà.

Il cristiano conteso

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Nel vasto e variegato panorama religioso ci sono una miriade di movimenti: organizzazioni di persone più o meno strutturate che fanno riferimento ad un leader carismatico. Nel mondo cattolico troviamo per esempio tante realtà: neocatecumenali, focolarini, CL, Opus Dei, Comunità di S. Egidio, Ortodossi, pentecostali, tanto per citarne alcuni.

Ogni movimento ha una sua caratteristica e un suo carisma e i vari membri cercano di vivere il Vangelo e la vocazione a Dio rimanendo nel mondo da laici, mentre nel passato bisognava farsi preti o suore per poter vivere la propria vocazione al Vangelo.

Il tuo volto, Signore, voglio far risplendere
Il tuo volto, Signore, voglio far risplendere
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I sette colori dell'amore di Dio: Misericordia, Perdono, Carità, Provvidenza, Bontà, Giustizia, Fedeltà.
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