La gestione dell'acqua deve restare pubblica

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Mi giungono notizie che qualcuno nel governo ha affidato la gestione dell'acqua ai privati. Il nocciolo della questione è l'articolo 15 del decreto Ronchi, decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, approvato recentemente dal Parlamento. Qui non si fa politica, come più volte sottolineato, ma giustizia nell'amore. Tuttavia il decreto Ronchi va a toccare il settore della gestione dei servizi pubblici locali tra i quali c'è l'acqua, cioè gli acquedotti che trasportano l'acqua fino in casa nostra.

Se da un lato il decreto Ronchi ribadisce al comma 1-ter che le risorse idriche sono di esclusiva proprietà pubblica cioè di tutti, dall'altro lato obbliga in via ordinaria ad affidare la gestione dei servizi pubblici locali, tra i quali rientra la gestione delle risorse idriche, ai privati.

Riportiamolo il comma 1-ter dell'articolo 15 del decreto Ronchi perché sembra ispirarsi all'ultima enciclica del Papa: Caritas in Veritate.

1-ter. Tutte le forme di affidamento della gestione del servizio idrico integrato di cui all'articolo 23-bis del citato decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, devono avvenire nel rispetto dei princìpi di autonomia gestionale del soggetto gestore e di piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche, il cui governo spetta esclusivamente alle istituzioni pubbliche, in particolare in ordine alla qualità e prezzo del servizio, in conformità a quanto previsto dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, garantendo il diritto alla universalità ed accessibilità del servizio.

Riportiamo Il testo dell'art. 15 che recita:

...

Il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avviene, in via ordinaria:

a) a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei princìpi del Trattato che istituisce la Comunità europea e dei princìpi generali relativi ai contratti pubblici e, in particolare, dei princìpi di economicità, efficacia, imparzialità, trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione, parità di trattamento, mutuo riconoscimento e proporzionalità;

b) a società a partecipazione mista pubblica e privata, a condizione che la selezione del socio avvenga mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei princìpi di cui alla lettera a), le quali abbiano ad oggetto, al tempo stesso, la qualità di socio e l'attribuzione di specifici compiti operativi connessi alla gestione del servizio e che al socio sia attribuita una partecipazione non inferiore al 40 per cento.

...

Bella furbata! Si fa buon viso, ma cattivo gioco. Sembra di leggere una copia della legge 194 sull'aborto che a parole garantisce il diritto alla vita, ma nei fatti poi ne autorizza la soppressione. E' come dire che l'acqua è di tutti, ma la sua gestione, cioè il suo controllo, la sua potabilizzazione e trasporto deve essere fatta da un soggetto privato.

L'acqua, come la terra e l'aria, è un bene comune e non va privatizzata o affidata a privati. Privatizzare vuol dire togliere allo Stato, cioè al controllo della comunità e del popolo un bene che gli appartiene per affidarlo alla gestione di un privato, cioè di un singolo individuo. Si tratta, dal mio punto di vista, di un abuso legalizzato, perché l'acqua è un bene comune che va condiviso e non privatizzato. Lo stesso discorso andrebbe fatto anche per la terra e l'aria.

Perché si fa? Perché si privatizza? Senti come molte persone giustificano la privatizzazione in generale: "perché così si pensa che il privato gestisca meglio la risorsa avendo l'interesse di fare profitto".

Hai capito? I furbacchioni! Quanto sono stupidi! Non conoscono Dio e si vantano di essere pure cristiani. Il privato proprio perché mette il profitto al primo posto nella sua scala dei valori non può avere Dio come Padre. Mettere il profitto al primo posto significa mettere Mammona al primo posto e scansare Dio dal proprio cuore.

Chi sceglie di servire Mammona non può scegliere di servire Dio e va verso la morte come scelta personale, trascinando con sé chi da lui dipende. Il legislatore che dà l'acqua in gestione al privato, secondo me, è come Pilato che consegna Gesù al popolo per essere messo a morte. Tu dirai: se l'avesse consegnato ad un privato, forse non sarebbe morto. Io invece dico: se non ci fosse stato Pilato, probabilmente il popolo si sarebbe assunto le sue responsabilità.

Attenzione! Non è che lasciando l'acqua nelle mani dello Stato sia meglio, perché lo Stato non è Dio, ma è una persona giuridica che non ha niente a che fare con il popolo di Dio, rappresenta soltanto una parte del popolo. L'acqua va lasciata al popolo, alla collettività che deve imparare a gestirla in prima persona, secondo buon senso e non affidarla a chi non conosci. L'acqua appartiene a tutti e nessuno può sottrarla in modo surrettizio per affidarla alla gestione di privati in modo esclusivo. La gestione dell'acqua deve restare pubblica. Io l'acqua te la posso dare, se la posseggo e la posso gestire. Ma se mi viene sottratta, non te la posso più dare.

Signore, tu fai piovere sui buoni e sui cattivi, sui giusti e sugli ingiusti. L'acqua appartiene a tutti: buoni o cattivi, ma qualcuno più "prepotente" pretende di dare in gestione l'acqua che tu fai cadere dal cielo ad un soggetto privato e sottrarla alla comunità in nome del profitto, cioè di Mammona. Signore, io ti chiedo di fare giustizia e sistemare le cose secondo la tua volontà che vuole la salvezza di tutti e non la morte di sete del tuo popolo.

Signore, il Governo italiano, nei fatti, pare non tenere molto in considerazione il magistero del Papa Benedetto XVI che tu hai messo come pastore del tuo gregge e che nella sua ultima Enciclica Caritas in Veritate afferma "È necessario, pertanto, che maturi una coscienza solidale che consideri l'alimentazione e l'accesso all'acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni".

Ma come si fa a garantire l'accesso all'acqua a tutti come diritto universale se questo Governo ce la sottrae affidando la sua gestione ad un soggetto privato, costringendoci a rivolgerci a lui per poter bere?

Sempre dall'Enciclica del Papa: "L'accaparramento delle risorse, specialmente dell'acqua, può provocare gravi conflitti tra le popolazioni coinvolte. Un pacifico accordo sull'uso delle risorse può salvaguardare la natura e, contemporaneamente, il benessere delle società interessate. La Chiesa ha una responsabilità per il creato e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico. E facendolo deve difendere non solo la terra, l'acqua e l'aria come doni della creazione appartenenti a tutti. Deve proteggere soprattutto l'uomo contro la distruzione di se stesso.".

Se il pacifico accordo sull'uso delle risorse consiste nell'affidare la gestione dell'acqua ad un privato, io non ci sto, perché quel privato potrebbe essere il diavolo in persona.

Quindi Signore, io ti chiedo che sia fatta la tua volontà come in cielo, così in terra.

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Il tuo volto, Signore, voglio far risplendere
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