Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto.

Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. Apocalisse 12,1-4

Vidi salire dal mare un mostro che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo. La bestia che io vidi era simile a una pantera, con le zampe come quelle di un orso e la bocca come quella di un leone. Il drago le diede la sua forza, il suo trono e la sua potestà grande. Una delle sue teste sembrò colpita a morte, ma la sua piaga mortale fu guarita.
Allora la terra intera presa d'ammirazione, andò dietro alla bestia. Apocalisse 13,1-3

Vidi poi salire dalla terra un'altra bestia, che aveva due corna, simili a quelle di un agnello, che però parlava come un drago. Essa esercita tutto il potere del mostro in sua presenza e costringe la terra e i suoi abitanti ad adorare, come un dio, il mostro la cui ferita mortale era guarita. Operava grandi prodigi, fino a fare scendere fuoco dal cielo sulla terra davanti agli uomini. Apocalisse 13,11-13

Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero del mostro, un numero che corrisponde a un uomo. Il numero è seicentosessantasei. Apocalisse 13,18.

Allora uno dei sette angeli che hanno le sette coppe mi si avvicinò e parlò con me: "Vieni, ti farò vedere la condanna della grande prostituta che siede presso le grandi acque. Con lei si sono prostituiti i re della terra e gli abitanti della terra si sono inebriati del vino della sua prostituzione". L'angelo mi trasportò in spirito nel deserto. Là vidi una donna seduta sopra una bestia scarlatta, coperta di nomi blasfemi, con sette teste e dieci corna. La donna era ammantata di porpora e di scarlatto, adorna d'oro, di pietre preziose e di perle, teneva in mano una coppa d'oro, colma degli abomini e delle immondezze della sua prostituzione.

Sulla fronte aveva scritto un nome misterioso: "Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli abomini della terra". E vidi che quella donna era ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù. Al vederla, fui preso da grande stupore. Ma l'angelo mi disse: "Perché ti meravigli? Io ti spiegherò il mistero della donna e della bestia che la porta, con sette teste e dieci corna.

La bestia che hai visto era ma non è più, salirà dall'Abisso, ma per andare in perdizione. E gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, stupiranno al vedere che la bestia era e non è più, ma riapparirà.

Qui ci vuole una mente che abbia saggezza. Le sette teste sono i sette colli sui quali è seduta la donna; e sono anche sette re.

I primi cinque sono caduti, ne resta uno ancora in vita, l'altro non è ancora venuto e quando sarà venuto, dovrà rimanere per poco. Quanto alla bestia che era e non è più, è ad un tempo l'ottavo re e uno dei sette, ma va in perdizione. Le dieci corna che hai viste sono dieci re, i quali non hanno ancora ricevuto un regno, ma riceveranno potere regale, per un'ora soltanto insieme con la bestia. Questi hanno un unico intento: consegnare la loro forza e il loro potere alla bestia.

Essi combatteranno contro l'Agnello, ma l'Agnello li vincerà, perché è il Signore dei signori e il Re dei re e quelli con lui sono i chiamati, gli eletti e i fedeli". Poi l'angelo mi disse: "Le acque che hai viste, presso le quali siede la prostituta, simboleggiano popoli, moltitudini, genti e lingue.

Le dieci corna che hai viste e la bestia odieranno la prostituta, la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la bruceranno col fuoco.

Dio infatti ha messo loro in cuore di realizzare il suo disegno e di accordarsi per affidare il loro regno alla bestia, finché si realizzino le parole di Dio.

La donna che hai vista simboleggia la città grande, che regna su tutti i re della terra". Apocalisse 17,1-18


In questi episodi dell'Apocalisse Giovanni fa voli pindarici nel tempo e nello spazio. Ha delle visioni, ma la sua visione principale e reale è l'incendio di Roma antica (la donna ovvero l'Impero romano) che interpreta come una condanna di Dio per la sua dissolutezza e per la persecuzione da lei portata avanti nei confronti dei primi cristiani (l'agnello).

Giovanni lo dice chiaramente: le sette teste sono i sette colli sui quali la donna è seduta. sono anche sette re.
Il riferimento alla Roma antica è evidente. La città di Roma si estende su sette colli ed è stata fondata da sette re: i famosi sette re di Roma: Romolo (753 a.C. - 716 a.C.) Numa Pompilio (715 a.C. - 674 a.C.) Tullo Ostilio (673 a.C. - 641 a.C.) Anco Marzio (640 a.C. - 616 a.C.) Tarquinio Prisco (616 a.C. - 579 a.C.) Servio Tullio (578 a.C. - 535 a.C.) Tarquinio il Superbo (535 a.C. - 510 a.C.), secondo la mitologia storica.

Nel testo del link si legge: "L'ottavo re - La tradizione ricorda che i re furono sette, non citando tra questi Tito Tazio, che pure fu associato a Romolo, e quindi regnò, anche se per un solo anno, col suo collega sulla Città Eterna. ". Infatti ne fa riferimento Giovanni nell'Apocalisse quando dice: "Le sette teste sono i sette colli sui quali è seduta la donna; e sono anche sette re. I primi cinque sono caduti, ne resta uno ancora in vita, l'altro non è ancora venuto e quando sarà venuto, dovrà rimanere per poco". Apocalisse 17,10. E' chiaro il volo pindarico nel tempo fatto da Giovanni.

I sette re sono anche i sette colli sui quali la città di Roma si estende: Aventino, Palatino, Quirinale, Viminale, Celio, Esquilino, Campidoglio.

E' chiaro il riferimento alla Città di Roma contenuto nel libro dell'Apocalisse di Giovanni, la quale però, non viene mai nominata esplicitamente, forse per paura di ritorsioni da parte del potere dell'Impero. Giovanni vede Roma bruciare nel grande incendio di Roma e lo interpreta come la punizione di Dio nei confronti della città e quell'episodio storico lo ispira nello scrivere l'Apocalisse: per questo, in un solo giorno, verranno su di lei questi flagelli: morte, lutto e fame; sarà bruciata dal fuoco, poiché potente Signore è Dio che l'ha condannata. Apocalisse 18,8-9 - 18: "guarderanno il fumo della città incendiata e diranno: non c'è mai stata una città grande come questa".

Il drago e il mostro che sale dal mare è quindi la Roma antica guarita dalla ferita mortale inflittagli nel 390 ac. dall'invasione dei Galli che distrussero la cità e che poi fu ricostruita per diventare quello che è diventata durante l'Impero romano, conquistando dal mare l'Egitto e poi la Palestina.

La bestia che sale dalla terra e che esercita tutto il potere del mostro (Roma) in sua presenza è per Giovanni, probabilmente, l'autorità religiosa ebraica di quel tempo, sottomessa al potere di Roma e che ha fatto condannare Gesù da Pilato.

Roma, faceva pagare le tasse ai suoi sudditi, così si spiega il riferimento al 666, il numero del mostro, contenuto nell'Antico Testamento e che fa riferimento a Salomone, il re che faceva pagare le tasse ai suoi sudditi. Nel nostro caso, probabilmente fa riferimento a Cesare (il potente imperatore romano che faceva pagare le tasse agli ebrei) e simboleggia il dio denaro. Infatti l'unico passo della bibbia che fa da riferimento è quello che indica la potenza di Re Salomone, il quale riceveva i tributi dai popoli assoggettati (I Re 10:14): ora il peso dell'oro che Salomone riceveva ogni anno era di seicentosessantasei talenti d'oro.

Del resto fu Roma che introdusse il soldo, il denaro nel commercio marittimo nel terzo secolo a.c, intorno al 330 a.c. Quel denaro, nel corso del tempo, divenne un dio, il dio denaro. Ed è al dio denaro raffigurato dall'Imperatore Cesare, il quale stampava la sua immagine sulle monete, che si riferisce Giovanni nell'Apocalisse con quel numero 666: il mostro.

Quindi, Giovanni vede l'incendio di Roma del 64 d.c e ripensa alla storia di Roma antica, la ricostruisce in termini allegorici e simbolici, considera la sua potenza, l'introduzione della moneta e del denaro al posto del baratto, osserva la sua ricchezza, la sua iniquità, il suo lusso, la sua persecuzione nei confronti dei primi cristiani e vede, nell'incendio di Roma e nella conseguente distruzione della città, la punizione di Dio nei confronti della "Grande prostituta", la "babilonia", la "donna" ovvero l'Impero Romano.

Al posto della "grande prostituta o Babilonia" simboleggiata dall'Impero Romano, Giovanni vede nascere la nuova donna celeste, la città celeste, la Gerusalemme celeste, la Chiesa di Gesù.