La Comunione ai divorziati

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Leggo sul Corriere online la notizia della domanda di Silvio Berlusconi al vescovo sul perché il Vaticano non cambia le regole in materia di comunione ai divorziati.

"Berlusconi: comunione anche ai divorziati". sottotitolo: «Perché il Vaticano non cambia le regole?». Il vescovo: «Lei che può, si rivolga a chi è più in alto di me».

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Silvio è il capo di un partito, il Pdl, così come Gesù è il capo della Chiesa. Gesù, ha messo come suo vice alla guida della Chiesa: Pietro, rappresentato dal Papa. Silvio chi ha messo come suo "vicario" alla guida del Pdl? Non lo so. Ora, se uno come Fausto o Walter andasse da un militante del Pdl a chiedere perché il Governo non cambia le regole in fatto di intercettazioni telefoniche e loro pubblicazione, cosa gli risponderebbe il militante a Walter che vorrebbe pubblicare le intercettazioni? Gli risponderebbe come il Vescovo: "Lei che può vada da chi è più in alto di me, cioè vada da Silvio o dal suo vice". Mettiamo pure che Walter vada dal vice di Silvio e gli chieda libertà di intercettazione telefonica, come la prenderebbe Silvio se il suo vice glielo consentisse?

Al di là della metafora, voglio dire che Silvio è un uomo che va amato e va salvato, come tutti gli uomini. La Santa Comunione è il sacrificio stesso del Corpo e del Sangue di Gesù e rappresenta l'unità della Chiesa nella quale la comunità si riunisce. Fare la Comunione ha senso nel momento in cui si aderisce all' insegnamento di Gesù e si seguono i suoi insegnamenti.

In metafora, non ha senso che un politico come Fausto chieda la tessera del Pdl, se poi non segue le direttive politiche del Pdl.

Fare la Comunione non è come vincere un premio o ottenere il permesso di soggiorno per il paradiso. La Comunione non è una concessione politica. Fare la Santa Comunione vuol dire entrare in comunione con Gesù e con la Chiesa.

Chi è divorziato non è in Comunione con Gesù, al di là del fatto che prenda o non prenda l'eucaristia e, per rientrare in comunione con Gesù, ci sono soltanto due possibilità: pentirsi ritornando con il consorte, mantenendo fede alla promessa fatta davanti a Dio nel matrimonio, oppure vivere come gli angeli del cielo che non si sposano, ciò significa non sposarsi un' altra volta.

La Comunione può avere un significato importante per chi è divorziato, se quel gesto può servire ad aiutare chi ha sbagliato, a comprendere il proprio errore e a ritornare sui propri passi.
Per il resto, a mio avviso, la Comunione di un divorziato è un gesto che, sul piano religioso, è una contraddizione, se a quel gesto non segue una conversione del cuore nel senso di riconciliazione con il consorte.


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