No alla Proprietà Privata

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La Proprietà (privata), secondo la definizione del dizionario Zingarelli, è il diritto di godere e disporre di un bene in modo pieno ed esclusivo, entro i limiti e con l'osservanza degli obblighi stabiliti dalla legge.

Espropriare invece, secondo il dizionario Zingarelli, significa privare qualcuno di ciò che possiede.

Di conseguenza: non c'è proprietà senza l'esproprio. Ogni forma di proprietà porta con sé un esproprio implicito o esplicito: nel senso che per avere il diritto di godere e disporre in modo pieno ed esclusivo di un bene, quel diritto lo devi togliere a tutti gli altri.

Il furto, secondo la definizione del dizionario Zingarelli, è un reato consistente nell'impossessarsi di cosa mobile altrui sottraendola a chi la detiene per trarne profitto per sé o altri. Anche il furto è quindi una forma di esproprio implicito ed esplicito.

Rubare, secondo la definizione del dizionario Zingarelli, significa "sottrarre, portare via qualcuno o qualcosa che è di altri, spetta ad altri, e sim.", Poiché "sottrarre", secondo la definizione del dizionario Zingarelli, significa anche levare via, togliere e "privare" è il sinonimo di levare, togliere, ne consegue che rubare equivale a espropriare.

Pierre-Joseph Proudhon

Pierre-Joseph Proudhon (Photo credit: Wikipedia)

Da qui il detto che la Proprietà è un furto (Pierre-Joseph Proudhon). Solo che quando si parla di proprietà si tende a pensare alle cose immobili come case e terreni, quando invece si parla di furto si tende a pensare alle cose mobili come soldi o automobili. Ma il concetto è lo stesso: la Proprietà è un furto e viola il settimo comandamento di Dio: "non rubare" (Es 20,15). 281, Mt 19,18) che per me è come dire "non espropriare".

Quindi, il comandamento "non rubare" significa rinunciare a qualunque forma di Proprietà privata.

Più facile a dirsi che a farsi. Quando faccio questi discorsi, chi mi ascolta di solito mi dice: "comincia tu, dai il buon esempio!".

In un sistema o ordine di cose dove la Proprietà Privata è il perno dell'Economia di mercato (economia di mercato: basata sull'iniziativa privata, in cui prevale la legge della domanda e dell'offerta), dare il buon esempio rinunciando alla Proprietà ha poco senso, perché la legge della domanda e dell'offerta presuppone la Proprietà di qualcosa da offrire a fronte di una specifica domanda.Se non si ha la proprietà di qualcosa da offrire, non si può nemmeno fare fronte alla domanda.

Italiano: economia

Italiano: economia (Photo credit: Wikipedia)


Quindi, dire: "No alla Proprietà Privata" in un sistema dominato dalla economia di mercato quale è il nostro sistema capitalistico, è una affermazione senza senso oltre che illogica. Occorre prima dire: "No all'Economia di mercato".

Quindi, per dire "No alla Proprietà Privata" bisognerebbe prima dire "No all'Economia di mercato" (economia di mercato che io preferisco chiamare "economia del furto e del bisogno"). Soltanto se prima si passa da una economia di mercato e quindi da una economia del furto legittimato ad un'altra forma di economia quale può essere ad esempio una Economia di comunione, allora e solo allora si potrà poi dire: "no alla Proprietà Privata", perché l'Economia di comunione (che non significa Comunismo nel senso tradizionale del termine) va oltre la Proprietà Privata rendendola superflua, non più necessaria.

L' Economia di mercato capitalistica è basata sulla domanda e sull'offerta.

La domanda è la tua, l'offerta è quella dell'economia, del sistema economico chiamato anche società.

Però per creare una domanda occorre prima creare un bisogno. Io domando perché ho bisogno di qualcosa. Se non ho bisogno di nulla non domando nulla. Ma per creare un bisogno occorre prima creare una mancanza di qualcosa, mancanza anche fittizia o psicologica, come ad esempio la mancanza di salvezza che crea il bisogno salvezza, terreno fertile per tanti santoni religiosi che ci speculano sopra. Ed ecco che la Proprietà Privata (come la guerra) ha proprio la funzione di creare tante mancanze, tanti bisogni, tante povertà, perché sottraendoti, privandoti ed espropriandoti di beni mobili, immobili e immateriali ti mette nella condizione di bisognoso, affinché tu possa domandare al sistema economico che ti ha espropriato ciò di cui hai bisogno e di cui sei stato privato: lavoro, terra, cibo, vestiti, carta igienica, ma anche la tua salvezza per l'altra vita da acquistare con penitenze di vario tipo offerte dal sistema economico e religioso.

L'Economia di mercato ha bisogno del povero, del bisognoso per funzionare.

Capisci quindi la logica del discorso e dove voglio arrivare. L'Economia di comunione o economia di condivisione, invece, non ha bisogno della domanda e dell'offerta, perché non privandoti di nulla, essendo tutto condiviso, non crea la necessità di un bisogno, non crea il "povero".

L'Economia di comunione, inverte il concetto di "domanda e offerta" in "offerta a domanda". Sei tu che vieni messo in condizione di offrire innanzitutto te stesso attraverso il tuo lavoro, le tue risorse umane e il tuo impegno a fronte di una domanda e quindi di un bisogno proveniente dal sistema economico al quale tu stesso appartieni, cioè dalla società di cui ne fai parte.

Mentre l'Economia di mercato ti aliena cioè ti vende, rendendoti sempre povero e bisognoso di qualcosa, dando un prezzo di mercato basato sulla domanda e sull'offerta alle tue risorse umane, l'Economia di comunione invece ti ingloba mettendo in condivisione le tue risorse umane valorizzandole, facendoti parte di se stessa e ha bisogno della tua collaborazione.

Tuttavia Economia di mercato ed Economia di comunione non possono coesistere nello stesso sistema perché una esclude l'altra. Sono come l'ora solare e l'ora legale. I due fusi orari (solare e legale) non possono coesistere insieme nello stesso sistema, altrimenti si genera il caos, o si adotta l'uno o si adotta l'altro.

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