Regime carcerario, tortura di Stato?

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Adriano Sofri in un articolo intervista di Tommaso Cerno su espresso.repubblica.it denuncia le condizioni disumane da "tortura di Stato" nelle carceri italiane.

Sopratutto d'estate dove il caldo torrido e soffocante rende insopportabile la vita dei detenuti costretti a condividere una cella di pochi metri quadrati in condizioni disumane.

Cosa si legge nell'articolo? Vediamolo: "Per capirlo basta pensare a cosa significhi questo caldo torrido per una persona libera. Chiunque soffre a queste temperature la mancanza d'aria fresca, ha difficoltà a muoversi, a spostarsi e a dormire. Se trasferiamo queste sofferenze in una cella dove lo spazio è di due metri quadrati è facile immaginare cosa succede dentro le prigioni. E' come passare l'estate su un autobus nell'ora di punta. Puoi al massimo sederti, ma non sempre è possibile, perché non c'è lo spazio. Puoi stare in piedi per ore, oppure sdraiato su una squallida branda, a giacere su materassi vecchi, impropriamente chiamati di gommapiuma e imbevuti del sudore di generazioni di detenuti che ci marciscono sopra. Ogni ora, ogni giorno"

E' chiaro che situazioni di forte disagio come quelle presenti in un carcere favoriscono la violenza spingendo i detenuti all'autolesionismo e in alcuni casi al suicidio. "Ci sono detenuti che si riducono a brandelli perché sperano di essere portati in infermeria, di poter prendere degli antidolorifici o dei farmaci, o anche solo sperano di poter fumare una sigaretta", denuncia Adriano Sofri.

E' vergognoso che un paese cristiano e cattolico come l'Italia si verifichino situazioni del genere.

E' inaccettabile che in Italia ci sia ancora la pena detentiva che prevede il carcere dove la dignità umana viene calpestata e la persona trattata come una bestia, se non peggio.

"Perché lo Stato italiano non interviene?", chiede l'intervistatore. Sofri risponde: "La realtà è che nelle carceri italiane c'è la tortura. Non in senso generico o metaforico, proprio in senso tecnico. Queste condizioni, anche senza botte o provocazioni volontarie, si configura come una tortura di Stato. Per cui, se esiste un torturato esiste anche un torturatore. Non parlo degli agenti penitenziari che sono a loro volta, in senso lato, dei semi-detenuti, ma delle autorità che hanno a che fare con questo sistema. Gente che per cattiveria, imbecillità o peggio fa leggi che spediscono in carcere persone che non ci dovrebbero andare. E che non prende alcuna misura per evitare la situazione tragica a cui le condanna".

E' molto grave e pesante la denuncia di Adriano Sofri perché attribuisce la responsabilità di questa tragica realtà alle autorità, a quella "gente che fa leggi che spediscono in carcere persone che non ci dovrebbero andare". E chi sono quelli che fanno le leggi se non i i politici parlamentari?

Occorre quindi eliminare la pena detentiva dall'ordinamento giuridico perché è una offesa e una umiliazione della dignità umana. I politici cristiani e cattolici che nelle loro proposte di legge reclamano il carcere come misura punitiva o preventiva di gravi reati è bene che si ricredano. Ma è bene che si ricreda anche il popolo italiano che delega con il voto questi politici in parlamento.

Mara Carfagna, ministro delle pari opportunità, per esempio, è uscita l'altro giorno invocando il carcere per gli stupratori come misura preventiva e punitiva: "Chi stupra subito in carcere" Carfagna contro la Cassazione", così titola la La Repubblica Mobile, http://m.repubblica.it/mobile/r/homepage/chi-stupra-subito-in-carcere-carfagna-contro-la-cassazione/2010-07-21/5741042 in un articolo del 21 luglio 2010.

Anche il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi pare dimenticare la sua vocazione cristiana e cattolica, quando in un discorso politico propagandistico, prevede cinque anni di carcere per chi ordina e divulga le intercettazioni telefoniche. E così tanti altri politici cristiani e meno cristiani.

C'è poco da scherzare con Gesù, perché l'amore di Dio non è una patacca sulle spalle, ma vera Giustizia. Invece la Legge umana è quel frutto proibito del quale chi se ne ciba, muore. E' un ordine di Dio contenuto nel libro della Genesi. Non si tratta di una morte puramente fisica e carnale. Si tratta della morte definitiva dell'anima e dello spirito umano. "Non condannate e non sarete condannati" ci dice Gesù a ragion veduta. Le leggi umane che invece prevedono una condanna dell'uomo che può andare dalla semplice sanzione alla pena di morte passando per il carcere, rientrano nel mirino di Dio e coloro che le emanano e le applicano dovranno fare i conti con la vera Giustizia che non è condanna, ma misericordia.

Per cui invito i cristiani con le mani impastate di leggi a lasciar perdere la politica, a liberare i detenuti prevedendo un piano di recupero della persona alternativo al carcere, finché sono ancora in tempo e a sputare quel frutto velenoso che stanno ancora masticando prima che lo inghiottano.

Anche quella parte di popolo italiano forcaiolo, ma cristiano e cattolico che delega il politico forcaiolo in parlamento per invocare maggiore ordine e sicurezza, è bene che si ricreda, perché anche su di lui incombe la giustizia di Dio che non è condanna, ma misericordia.

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Intanto, è proprio di sta notte la notizia di un detenuto suicida a Catania. E' il 38esimo caso nel 2010. Guarda che domani può toccare a te.

www.repubblica.it/cronaca/2010/07/23/news/detenuto_suicida_a_catania_e_il_38esimo_caso_nel_2010-5775621/?ref=HREC1-7

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Il tuo volto, Signore, voglio far risplendere
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