La fede e la promessa di Dio

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Dio promise ad Abramo che i suoi discendenti avrebbero avuto in eredità il mondo intero. Questa promessa fu fatta non perché Abramo avesse ubbidito alla legge, ma perhé Dio l'aveva considerato giusto a motivo della sua fede.
Se gli eredi fossero quelli che ubbidiscono alla legge di Mosè, la fede diventerebbe inutile e la promessa di Dio non avrebbe alcun senso. La legge infatti provoca la collera di Dio, ma dove non c'è nessuna legge non ci può essere nemmeno una disubbidienza.
Quindi, si diventa eredi della promessa di Dio perché si ha la fede. L'eredità è data per grazia. Solo così la promessa è assicurata a tutti i discendenti di Abramo. Non soltanto a quelli che hanno la legge, ma anche a quelli che hanno fede, come Abramo. Dice infatti la Bibbia: Ti ho fatto diventare padre di molti popoli.. (Romani 4, 13-21)
Egli è nostro padre dinnanzi a Dio, perché ha creduto in colui che fa rivivere i morti e chiama all'esistenza le cose che ancora non esistono. Al di là di ogni speranza umana, egli credette che sarebbe diventato padre di molti popoli, perché Dio gli aveva detto: molto numerosi saranno i tuoi discendenti. Abramo aveva allora circa cent'anni e si rendeva conto che il suo corpo e quello di Sara erano come morti, cioè incapaci di avere figli. Eppure continuò a credere. Egli non dubitò minimamente della promessa di Dio, anzi rimase forte nella fede e diede gloria a Dio: pienamente convinto che Dio era in grado di mantenere ciò che aveva promesso. Ecco perché Dio lo considerò giusto.

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parole sante :)

Dio promise ad Abramo che avrebbe benedetto, rendendola molto numerosa, la sua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare. La sua discendenza si impadronirà delle città dei nemici perché così saranno benedette tutte le nazioni della terra, perché Abramo è stato il primo ad obbedire alla voce di Dio.
Se poi vorranno ereditare la terra dovranno diventare miti, ma se i miti, non reagendo alla violenza, verranno sterminati, allora per essi sarà il Regno dei Cieli.
Le beatitudini sono tante verità che portano ad un’unica Verità, che le comprende tutte.
Tu dici che questa promessa fu data, non perché Abramo o chicchessia (noi per esempio) avemmo ubbidito alla legge, ma perché Dio l'aveva considerato (o considerati) giusto/i a motivo della loro fede, divenuta certezza (non dimentichiamolo!).
Se noi ubbidissimo alla leggi di Mosè, la fede diventerebbe inutile e la promessa di Dio non avrebbe alcun senso. Ma siccome noi ubbidiamo alle leggi degli uomini allora questo provoca, non la collera di Dio, ma la Sua Immensa Misericordia per noi che, castigandoci con le nostri stessi peccati (o leggi), ci porta a destinazione. A meno che, con l’aiuto dello Spirito Divino, non temiamo le persecuzioni e, pertanto, perseguitati per causa delle leggi degli uomini, beatamente entriamo nel Regno dei Cieli, percependolo di già (vedi fede trasformata in certezza).

"In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito. Non ti meravigliare se t'ho detto: dovete rinascere dall'alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito". Replicò Nicodéèmo: "Come può accadere questo?". Gli rispose Gesù: "Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose? In verità, in verità ti dico, noi parliamo di quel che sappiamo e testimoniamo quel che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell'uomo che è disceso dal cielo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna".
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è gia stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio.
(Giovanni – Cap. 3 : Colloquio con Nicodemo)
Questa è la grande Verità iniziata con Gesù. Chi imita Gesù non è condannato, ma chi si limita a portare la Parola senza metterla in pratica è ancor più condannato di chi non ha fede.

Quindi, come dici, si diventa eredi della promessa di Dio perché si ha la fede, ma sempre e solo fede nella promessa, ma se non si crede, non potremmo ereditare la Grazia se non acquisiamo quel granello di certezza che con gli altri formano una vera montagna su cui salire ed ascoltare DIO.
Se Abramo è diventato padre di molti popoli, noi vogliamo essere per fede suoi figli o cercare quel granello di certezza che ci renda veri figli di DIO?

La moltitudine della discendenza umana confidando in quella certezza di Abramo è la dimostrazione della immensa Misericordia di Dio che conoscendo i propri figli, aspetta che tra tanti ritornino a casa i prescelti, quali sono i facenti parte della Chiesa di Cristo - Sua Sposa, a loro destinato il Regno dei Cieli fin dagli inizi dei tempi.

Bello il dialogo di Gesù con Nicodemo. Per entrare nel Regno di Dio, occorre rinascere nello spirito. Occore staccarsi dalla carne per diventare spirito. E' una risurrezione spirituale che ti proietta in un altro mondo che non appartiene a questo mondo: il Regno di Dio. E chi rinasce nello spirito, sente la sua voce e, come il vento, non sa da dove proviene e dove va.

Tuttavia, il tuo corpo te lo tieni, mica te ne puoi sdisfare. Ti accorgi che il tuo corpo diventa un mezzo al servizio dello spirito. Spirito che in fin dei conti non è altro che amore puro.

Ognuno pensi al proprio corpo, sensore di sola sofferenza che nutre lo Spirito (vedi eucaristia), per quanto riguarda lo Spirito non ci è dato di interferire in qualcosa che non ci appartiene, almeno per adesso. Fanne buon uso, del corpo naturalmente.

Angelo, tu pensi che il corpo sia al servizio dello spirito o lo spirito al servizio del corpo?

La prima è sempre quella giusta!

L'esistenza di un sito come questo è sorprendente.Continuate.

Ciro

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Il tuo volto, Signore, voglio far risplendere
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