Articoli recenti nella categoria: La morte e la vita

Articoli e meditazioni sul significato della morte nel cristianesimo a confronto con il significato della vita espresso da Gesù


12 01 2010

verbale Asl del 12-01-2010

12 01 2010

Magnitude 7.0 - HAITI REGION 2010 January 12 21:53:10 UTC 18.457°N, 72.533°W
Magnitude 7

Help for Haiti: Learn What You Can Do


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Traggo spunto dall'appello del Papa e della Cei, dell'altro giorno, agli imprenditori in merito alla grave situazione occupazionale italiana che sta mettendo in difficoltà molte famiglie, spingendo al suicidio in alcuni casi, persone che vengono licenziate per la mancanza di lavoro e la chiusura dell'azienda per fallimento, per fare alcune considerazioni su tutto ciò.

Dal mio punto di vista, la responsabilità di tutto ciò è in gran parte della Legge e di conseguenza del legislatore che fa le leggi.

Sì, perché la legislazione in materia di lavoro e sulla sua sicurezza, per l'imprenditore è qualcosa di impossibile e assurdo, quando viene applicata senza la mediazione dello Spirito. Ad essere sincero, se fossi un imprenditore, con la legislazione che ci ritroviamo in Italia, avrei già chiuso l'azienda e licenziato tutto il personale, oppure avrei trasferito l'azienda all'estero, lasciando a casa tutti i lavoratori non disposti a trasferirsi all'estero.

Da una parte, come è giusto che sia, i lavoratori chiedono sicurezza e garanzie sul lavoro. Dall'altra parte, l'imprenditore deve poter vendere e fare utile se vuole continuare a mantenere in piedi l'azienda e quindi deve essere competitivo sul mercato, offrendo prodotti e servizi di qualità al minor costo.

Sicurezza e competizione, purtroppo, mal si conciliano sul mercato.

C'è poco da dire e da piangere. Quando una azienda, per esempio, riceve una sanzione di 6.000 euro se non di più dall'ASL per la mancanza di un documento burocratico previsto dalla Legge, la prima cosa che l'imprenditore considera è quella di rivolgersi ad un avvocato per valutare la possibilità di un ricorso alla sanzione ricevuta. Ma poi si chiede: ne vale la pena?

Non ne vale la pena se i costi superano i benefici e se non hai qualche santo in Paradiso. Val la pena invece chiudere baracca e burattini e licenziare tutto il personale. D'altronde è giusto così, perché se un imprenditore non sa stare all'altezza della Legge e di tutte le norme previste in merito alla sua attività, è giusto che esca dal mercato e si dedichi all'ippica, con buona pace del Papa, della Cei, del legislatore e di tutti noi che restiamo senza lavoro.

L'unica soluzione, secondo me, è mettere da parte la Legge e adottare il Vangelo, non come Legge, ma come libera e consapevole scelta di vita.

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Repetita iuvant 2

2009-09-17 00:30:00
Repetita iuvant...
Commemorazione vittime terremoto di Messina e Reggio del 28 dicembre 1908...

Silenzio


Fanfara bersaglieri - part 1


Fanfara bersaglieri - part 2

"Siam pronti alla morte..."

Non lo dico io, lo dice l'Inno Nazionale ufficiale dell'Italia, cantato dai nostri bersaglieri.

Ma a quale morte siamo pronti?
"Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio perché chi crede in lui non muoia ma abbia vita eterna" (Giovanni 3,16).

E noi siamo pronti alla morte? Ma allora a che è servito il sacrificio di Gesù?



194  (.)  194

Siamo pronti per la 194? Siamo pronti ad abortire? Siamo pronti per l'eutanasia? Manca ancora la legge? Affrettiamoci a farla, allora!!!

Ma attenzione, perché anche Dio è pronto a darci la morte se gliela chiediamo.

Lui è pronto a darci la vita e noi dobbiamo cantare che siamo pronti alla vita, non alla morte, ma a ricevere la vita eterna.

This world must end

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L'ipocrisia di molti finti cristiani si spinge a tal punto da impedire le visite dei genitori e dei parenti ai propri cari detenuti in carcere, perché il carcere deve essere il carcere e non una pensione.

Matteo 25,43

"ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato."

Ma qui il "carcere della vita" è ben altra cosa.

Alcuni video sul problema:

Re: Stefano Cucchi, morto di carcere

Stefano Cucchi pestato a morte in carcere a Roma

Di fronte a certe situazioni penose, i cristiani non possono stare zitti e fare finta di niente. Per cui è bene che le Istituzioni facciano chiarezza, perché Dio non scherza e il conto all'uomo prima o poi lo chiede, sempre.

Gesù cosa è venuto a fare su questa terra? E' venuto per salvare o per punire? Lui ha parlato chiaro. Ma se noi preferiamo non ascoltarlo, siamo liberi di non ascoltarlo e di rifiutare la libertà e la salvezza che ci vuole offrire, imprigionandoci da soli.

I veri detenuti molto spesso non sono quelli che stanno in carcere, ma quelli che stanno fuori dal carcere, nel mondo, illudendosi di possedere una libertà che in realtà, sotto molti aspetti è schiavitù, oltre che detenzione, ma non tutti se ne rendono conto. Schiavitù di droga, denaro, legge, religione, potere, sesso, politica, burocrazia.

Signore, autorizzazione concessa.

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No all'aborto terapeutico

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Il Papa: "No all'aborto terapeutico"


www.repubblica.it/2006/09/sezioni/esteri/benedettoxvi-6/papa-aborto/papa-aborto.html

Santa Sede: "Anche la vita handicappata ha uguale valore per Dio"


Da come si legge sull'articolo di Repubblica.it del 28 settembre 2006:
No all' aborto terapeutico. "L'aborto non è giustificato in nessun caso", ha dichiarato. Il Pontefice ha poi affermato che la pratica abortiva "costa la vita a tanti bambini innocenti mai nati e resta una preoccupazione dolorosa della Santa Sede e di tutta la Chiesa". E ha spiegato che "l'attuale discussione intorno all'aborto tardivo può suscitare nei responsabili politici una riflessione sul fatto che anche un handicap prevedibile di un bambino non può essere la ragione per un aborto". Secondo il papa, infatti, "anche la vita handicappata è altrettanto di valore è voluta da Dio e perchè sulla terra non esiste per nessuno e mai una garanzia ad una vita senza limitazioni corporali, psichici o mentali".

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Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà" Mt. 24,42.
Questo passo del Vangelo di Matteo è oggetto della Parola di Vita di questo mese, Aprile 2009, e mi capita a fagiolo in occasione del terremoto di questa mattina in Abruzzo. La Parola di Vita viene stampata di mese in mese dal Movimento dei Focolari, chiamato anche "Opera di Maria".

"Vegliate. State attenti. State svegli. Perché di molte cose non sei sicuro al mondo, ma di una certamente non puoi aver dubbi: che un giorno devi morire." Così Chiara Lubich scriveva a commento di quel passo del Vangelo nel dicembre del 1978.

Non è sempre facile prevedere un evento sismico, una catastrofe naturale o semplicemente il giorno della nostra morte o di quella dei nostri cari. Per questo siamo chiamati da Gesù a vigilare, per non essere colti di sorpresa e impreparati.

La morte è un evento tragico che ci può cogliere impreparati se non ci abituiamo a morire giorno dopo giorno dando la vita per il bene del prossimo. Dare la vita mettendo a disposizione del fratello e di chi si trova nel bisogno, il nostro talento, le nostre risorse per condividerle e gioirne insieme.

"E' bello morire, papà, si va a stare insieme a Gesù" si legge nella parte finale di quella Parola di Vita. Sì, quando doni la tua vita e muori a te stesso, nel senso che fai morire l'uomo vecchio ed egoista che sta dentro di te, per risorgere a nuova vita, in questa vita come uomo nuovo, mettendo in comune i tuoi talenti nella gioia e nella libertà, allora vai a stare insieme a Gesù, vai a dimorare in Dio.

Ma non è bello morire per finire in una tomba, non è bello morire in un incidente stradale, in un terremoto, impreparati ad accogliere Cristo che viene. Gesù, di fronte alla morte di Lazzaro, si rattrista e piange insieme a Maria. Anche di fronte alla propria morte, Gesù si rattrista e non gioisce, suda, ha paura e chiede al Padre di allontanargli quel calice di dolore, segno evidente che per Gesù non è bello morire. Ma tuttavia Gesù (che, non dimentichiamolo, è Dio incarnato) accetta la morte per darci la vita, la vera vita, per il nostro bene. E in virtù del suo sacrificio, per non rendere vano il sacrificio di Gesù, di Dio stesso, noi cristiani, nei limiti del possibile, siamo tenuti a valorizzare e tutelare la nostra vita e quella di chi ci sta attorno, compresa quella di chi ancora deve venire al mondo, in tutte le sue forme, anche in quelle meno belle e a promuoverla allontanando tutto quello che la può minacciare, vegliando.


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Vittorio Messori è uno scrittore cattolico che apprezzo e amo leggere. Ho letto molti suoi libri che mi sono piaciuti e lo seguo su Internet.

Tuttavia mi sono cadute un po' le braccia quando ho letto sul suo sito: "sono pronto a morire per la fede".

Come ho messo in evidenza in un precedente post, in merito all' Inno Nazionale italiano, Dio vuole che l'uomo non muoia, ma abbia la vita eterna e per questo fine ci ha dato, per amore, il suo unico Figlio: Gesù.

Bisognerebbe chiedere a Vittorio Messori cosa intende con: "morire per fede". Se intende mortificare se stesso, morire dentro per fare morire l'"uomo vecchio" dentro di noi, lo posso comprendere e apprezzare, ma se intende "morire" nel senso di finire in una tomba, non lo comprendo.

Lui dice: "Oggi non esiterei a farmi uccidere piuttosto che rinnegare la fede."

Secondo la mia sensibilità spirituale, l'affermazione di Vittorio Messori, in questo caso, detta così, è pericolosa e psicologicamente deleteria perché fa leva sulla morte come strumento psicologico per testimoniare la propria fede.

Wikipedia definisce fanatismo religioso come: "Il fanatismo religioso, nell'ambito dell'adesione ad un particolare credo o sistema di credenze, è l'atteggiamento di chi vi si riconosce e si identifica in maniera particolarmente esasperata, in modo da giungere «ad eccessi e alla più rigida intolleranza nei confronti di chi sostenga idee diverse». Non necessariamente tali eccessi sono espressi mediante atti fisici violenti.

L'etimologia della parola fanatismo - usata sempre in accezione negativa - porta al latino «fanaticum, "ispirato da una divinità, invasato da estro divino", derivato di fanum "tempio", vc. da avvicinare a fas "diritto sacro"». Dall'etimologia appare evidente che caratteristica del fanatismo è una vena di follia, accompagnata o addirittura causata però da una credenza autentica e sincera, perché la credenza o meglio fede in una divinità che sia ispirata anzi instillata dalla divinità stessa non può per sua natura essere ritenuta falsa dal credente."

Nel caso in cui si arrivi a sostenere di essere pronti a morire e di non esitare a farsi uccidere piuttosto che rinnegare la fede, l'intolleranza viene rivolta verso se stessi, come resistenza esasperata di tipo passivo nei confronti di chi sostiene idee diverse, nel caso si debba rinnegare la propria fede o il proprio credo.

Il dizionario De Mauro definisce fanatismo come: "fede incondizionata, spec. collettiva, che induce a un atteggiamento radicale e intollerante verso chi non la professa"

Wikipedia definisce fondamentalismo come: "Per fondamentalismo si intende genericamente qualunque interpretazione letterale dogmatica di testi sacri (o loro equivalenti, fuori dell'ambito religioso) che assuma i relativi precetti a fondamenti (tipicamente della religione, ma non solo) rifiutando ogni ideologia in contrasto con essi".

Da non confondere con integralismo religioso che viene definito da Wikipedia come: "L'integralismo religioso (o integrismo religioso[1]) è un tipo di integralismo che, facendo riferimento a una religione e in particolare ai suoi testi sacri e dogmi, mira ad applicarne «compiutamente i principî [...] nella vita politica, economica e sociale» della collettività. A questo scopo si tende a eliminare il pluralismo filosofico, ideologico e d'azione, rigettando le idee differenti. Per raggiungere tale obiettivo, gli integralisti sottomettono la politica e le leggi dello stato ai precetti della religione, operazione che portata alle sue estreme conseguenze si traduce nell'instaurazione di una teocrazia."

In uno studio sulla psicologia del kamikaze, del V congresso nazionale di psichiatria forense, si dice che Il suicida kamikaze è plagiato da una figura carismatica (per esempio il Vecchio della montagna): viene convinto che l'obbedienza agli ordini è un valore superiore alla vita stessa.

Da non confondere con la psicologia del martire, di colui che sceglie di fare un sacrificio o di rinunciare a qualcosa non perché lo vuole lui, ma per amore di qualcun altro, per il bene di un'altra persona.

Ma quando un uomo dice di essere pronto a morire per la fede, vuol dire che è disposto a rinunciare al bene della vita per il bene di chi? Della fede? Non ha senso secondo me. La fede è una questione personale, ma anche collettiva. C'è chi ce l'ha e c'è chi non ce l'ha. Se hai fede, vivi secondo i precetti della tua fede.

Quindi, essere pronti a morire per la fede, dal mio punto di vista, è un atto esclusivamente egoistico di una persona o di una collettività, perché significa essere pronti a rinunciare al bene supremo della vita, non per il bene di un'altra persona o di un'altra collettività, ma per il bene di se stessi e della propria collettività, per difendere una virtù teologale (secondo la definizione cattolica di fede), cioè per difendere Dio che non ha bisogno di essere difeso (vedi le 12 legioni di angeli), perché onnipotente.

La fede è una delle tre virtù teologali. Arriva da Dio, da quel Dio che ha sacrificato suo Figlio non per fede, ma per amore verso il mondo, per noi, per darci la vita eterna.

Non voglio dire che Vittorio Messori sia un terrorista kamikaze, ma semplicemente segnalare l'inghippo psicologico che sta alla base di molti fondamentalismi e scontri religiosi, alcuni dei quali sfociano nella violenza e nella guerra, esaltando la morte e disprezzando la vita con la scusa della fede.

La vita è più importante della fede e va preservata, difesa, perché non ci può essere carità e amore, se prima non c'è vita.

Siccome Gesù vuole l'unità dei cristiani affinché il mondo creda, il cristiano dovrebbe essere pronto a rinunciare alla propria fede (non alla vita) per amore e carità di chi non crede o di chi ha una fede diversa o è più debole nella fede.

Io non sono pronto a morire per la fede e non ho nessuna intenzione di sacrificarmi per la fede, proprio perché credo in Gesù e nel suo sacrificio. Lui è morto per darci la vita eterna (che non vuol dire vivere in eterno in questo mondo). La sua morte ha un significato e un valore importante per farci comprendere il valore e l'importanza della nostra vita e della vita altrui che dobbiamo amare .

Io preferirei dire che sono pronto a vivere per la fede, per testimoniare la fede affinché il mondo creda. La morte va sempre ripudiata, altrimenti si vanifica il sacrificio di Gesù morto per la nostra salvezza e si promuovono gli istinti suicidi. Invece è la croce che il cristiano deve imparare a portare e ad accogliere, non la morte, perché è la croce che ci apre la strada verso la vita.

Non confondiamo la morte con la croce che sono due cose diverse. La croce rappresenta la sofferenza e la morte di Gesù oltre la quale c'è la risurrezione e la vita eterna alla quale siamo chiamati seguendo il Suo insegnamento, mentre la morte è la la negazione della vita, oltre la quale c'è solo il giudizio della Parola di Dio.

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Schindler's List - Il valore di una vita

Matteo 9,23-26

Arrivato poi Gesù nella casa del capo e veduti i flautisti e la gente in agitazione, disse: "Ritiratevi, perché la fanciulla non è morta, ma dorme". Quelli si misero a deriderlo. Ma dopo che fu cacciata via la gente egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E se ne sparse la fama in tutta quella regione.

Ciò che per l'uomo è impossibile, è possibile a Dio che interviene nei modi e nei tempi che ritiene.

Campane pavesi - 06/2007 - S. Antonino - Funebre

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K19

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K-19 The Widowmaker Part 14 of 14

Comandante, un brindisi. Agli uomini che sono ancora laggiù. "In onore del coraggio di questi uomini, ho chiesto il titolo di eroi dell'Unione Sovietica, ma per il regolamento, perché non eravamo in guerra, perché si è trattato di un semplice incidente, per questo non hanno meritato il titolo di eroi (santi?). Ma hanno valore gli onori dati da certe persone? Questi uomini si sono sacrificati, non per una medaglia, ma perché quando è giunto il momento, era il loro dovere, non verso la Marina, né verso lo Stato, ma verso di noi, i loro compagni e quindi..., ai nostri compagni".

www.repubblica.it/interstitial/interstitial1364374.html
www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200811articoli/38007girata.asp

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Prima Padoa Schioppa, ora Renato Brunetta definiscono i giovani studenti come "Bamboccioni". "Mandiamo i bamboccioni fuori di casa" era lo slogan di Padoa Schioppa ministro del Governo Prodi, all'inaugurazione della finanziaria passata. "Quelli che manifestano sono bamboccioni ignoranti" è invece lo slogan del ministro Renato Brunetta in occasione delle manifestazioni di protesta degli studenti. Entrambi i ministri sono economisti. Brunetta è un economista, professore universitario, da come si legge sul suo sito web, come lo è anche Padoa Schioppa.

Cosa vuol dire economia ? "Uso del denaro o di altre risorse tale da ottenere il massimo vantaggio con la minima spesa", quella è la definizione che dà il dizionario De Mauro.

Analizziamo il significato di quella definizione. Praticamente si tratta di massimizzare i vantaggi (vantaggi per chi?) con il minimo sforzo o con la minima spesa (di chi?), cioè si cerca di ottimizzare il risultato. Per raggiungere questo obiettivo di massimo, molto spesso, si calpesta la vita e la dignità umana, perché si mette il denaro (cioè il costo) che condiziona la spesa al primo posto, mettendo in secondo piano la dignità dell'uomo e la sua vita.

In questo modo, apparentemente si crede di fare la cosa migliore da un punto di vista umano o terreno, dove il vantaggio è dato dal massimo stipendio o benefit o profitto per chi governa e il costo è dato dall'imposizione fiscale che grava sui cittadini. In realtà si fa la cosa peggiore da un punto di vista divino o celeste, perché il massimo profitto calpesta la dignità umana e asservisce l'uomo al denaro, a mammona.

Dio non ragiona in termini umani di massimo e di minimo come ragionano gli uomini che non conoscono Dio. Il massimo presuppone un punto oltre il quale non si può crescere ancora, ma solo diminuire.

Dio invece ragiona in termini di amore e l'amore non conosce limiti, né massimi né minimi, ma conosce soltanto l'eternità. Il vantaggio è la vita eterna che di per sé non è un punto di massimo, ma un punto infinito dove il massimo non esiste e se esiste, esiste soltanto nella testa degli economisti. Il costo invece è dato dalla croce e dalla morte frutto del peccato, cioè dalla disubbidienza a Dio, dalla disubbidienza all'amore.

Il rapporto qualità/prezzo è infinito là dove il prezzo, cioè il peccato, tende a zero.

Quindi non ci sono massimi nell'economia divina avendo Gesù-Dio eliminato la voce di costo: il peccato. Infatti dopo un punto di massimo segue una fase calante, inevitabilmente, altrimenti se la fase calante non c'è, non si può definire un punto di massimo. Ma noi sappiano che per Dio la fase calante non è possibile, perché Dio è amore e l'amore è eterno. Ce lo dimostrano gli studi di cosmologia che testimoniano che l'universo è in continua espansione, addirittura in accelerazione, e che non ha ancora raggiunto il suo massimo e forse mai lo raggiungerà.

Infatti da come leggo su Wikipedia: "Il risultato più importante della cosmologia, che l'universo è in espansione, è derivato dalle osservazioni degli spostamenti verso il rosso delle galassie ed è quantificato dalla Legge di Hubble. Il modello del Big Bang prevede che, a seconda del valore della densità media di materia ed energia, l'Universo continuerà ad espandersi per sempre oppure che sarà frenato dalla sua stessa gravitazione e collasserà su sé stesso in quello che è stato chiamato un Big Crunch. Al momento le osservazioni suggeriscono che non solo la densità di massa/energia è troppo piccola per causare un collasso, ma che l'espansione dell'Universo sembra addirittura in accelerazione, e che questa accelerazione debba verosimilmente continuare in eterno".

Gli economisti come Brunetta e Padoa Schioppa invece cercano i punti di massimo, i punti ottimali, i punti dove il rapporto qualità/prezzo è più elevato, senza rendersi conto che nel mondo in cui Dio ci chiama non ci sono punti di massimo e minimo, perché Dio ci chiama alla vita eterna, quella che conta davvero.

Allora se vogliamo restare a terra e continuare a credere nel finito, restiamoci pure e contiamo i nostri morti, i tanti morti frutti delle nostre ottimizzazioni economiche che arrivano ad offendere la dignità dell'uomo, bollando come "bamboccioni ignoranti" coloro che protestano e si mettono contro le ottimizzazioni messe a punto dagli economisti.

Sì, guardiamo i risultati delle ottimizzazioni economiche e preghiamo per quei otto ragazzi morti precipitati con il loro elicottero militare in Francia, durante una esercitazione, probabilmente messa a punto con l'obiettivo di massimizzare i vantaggi con la minima spesa.

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http://www.cortecostituzionale.it/giurisprudenza/pronunce/scheda_indice.asp


Deposito su Sanità pubblica - Diritti fondamentali della persona - Malato in stato vegetativo permanente - Interruzione del trattamento vitale (alimentazione con sondino nasogastrico)




The power of life and death belongs to

God








Primo Presidente aggiunto della Corte di Cassazione, nato a Napoli il 14 marzo 1929.



1929: Stati Uniti: inizia il crollo della Borsa valori di Wall Street, con il cosiddetto "giovedì nero" di New York, cui segue il 29 ottobre ("martedì nero"): è l'inizio della grave crisi economica mondiale ...


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Sono rimasto dispiaciuto nel leggere una affermazione riportata dal Corriere della Sera dove un sacerdote dice: "La Provvidenza ha fatto morire chi voleva colpirmi".
E' una affermazione veramente terribile da parte di un sacerdote, per come la vedo io.

La Provvidenza, secondo il cristiano, è Dio, perché Dio è provvidenza. Dio è padrone della morte e della vita, ma non è Lui che fa morire, perché Dio vuole la vita, la salvezza e non la morte. Dio dà la vita per noi, per non farci morire, altrimenti, se voleva farci morire, poteva evitare di sacrificare suo Figlio. A tal proposito leggi i punti 55 - 58 del Compendio al Catechismo della Chiesa Cattolica, dove alla voce Provvidenza cf. Dio, si dice: "la Provvidenza divina consiste nelle disposizioni, con cui Dio conduce le sue creature verso la perfezione ultima, alla quale Egli le ha chiamate. ... La fede ci dà la certezza che Dio non permetterebbe il male, se dallo stesso male non traesse il bene."

Chi fa morire è sempre l'uomo, consapevolmente o inconsapevolmente. Dio permette il male e lascia l'uomo libero di compiere il male al solo fine di trarne un bene più grande. Quindi non è la Provvidenza che vuole la morte, ma è l'uomo che sceglie il male e Dio rispetta la sua scelta. La morte è sempre conseguenza del peccato dell'uomo, della scelta dell'uomo e mai opera della Provvidenza.

Affermare che: "la Provvidenza, che mi ha sempre accompagnato, volle che fosse proprio lui a morire in quei giorni, vittima di un incidente stradale" è un controsenso secondo me e offende tante vittime innocenti di incidenti stradali. Poi detta così da un sacerdote e riportata dal Corriere, può avere un effetto psicologico deleterio sulla fede delle persone e può dare una immagine di Dio falsa e negativa, una immagine di Dio vendicativa e crudele, quando invece la crudeltà e la vendetta albergano sempre e soltanto nel cuore dell'uomo.

Per ricordare che la Provvidenza non vuole far morire nessuno, facciamo suonare le campane della Divina Provvidenza.

Campane della Piccola Casa della Divina Provvidenza - Torino


Campane Madonna della Divina Provvidenza a Milano

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Questi padri fanno spesso giustamente troppi progetti per i figli, senza però fare i conti con il destino o con la natura. Padri, lavoratori, imprenditori che hanno saputo creare ricchezza, spesso abdicano in favore dei figli. Questi padri ormai realizzati, stufi e stanchi si ritirano verso nuovi orizzonti, lasciando ai figli le redini dell' eredità da gestire e portare avanti, senza però fare i conti con con un Dio amore che spesso privilegia i figli e li chiama prima dei padri.

La risposta dal cielo non ha tardato ad arrivare. "Signore, lascia che prima vada a seppellire mio padre", ...se non è lui a (dover o volere?) seppellire prima il figlio, aggiungo io.

link: http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/203296.pdf

perché non è giusto che i padri seppelliscano i propri figli !

I figli non si devono mai seppellire, ma ogni padre ha il dovere di tenere vivo e far vivere il proprio figlio.

Ennio Morricone - The Mission
gabriel's oboe, on earth as it is in heaven

« Se è la forza che determina il diritto, allora non c'è posto per l'amore in questo mondo »
(Padre Gabriel a Rodrigo Mendoza)
Riflessione del narratore al termine del film:
« I sacerdoti sono morti, ma è come se io fossi morto e loro fossero vivi »
(Cardinal Altamirano)

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Cosa vuol dire essere cristiano? Il dizionario De Mauro definisce "cristiano" chi ha fede in Cristo e ne professa gli insegnamenti; che è relativo al cristianesimo.

Cosa vuol dire cristianesimo? Sempre il De Mauro dice: "religione monoteistica rivelata nata all'interno del giudaismo, fondata sulla persona e sulla predicazione di Gesù Cristo e sui Vangeli."

Il cristiano è colui che crede in Gesù e ne professa gli insegnamenti. E cosa professa Gesù? Gesù professa di ascoltare e mettere in pratica i suoi insegnamenti e diffonderli in tutto il mondo. Qual è l'insegnamento più importante? Amare! Amare Dio e il prossimo. Amare Dio significa fare la volontà di Dio Padre (lo diciamo tutte le volte che recitiamo il Padre Nostro: sia fatta la tua volontà).

E qual è la volontà di Dio Padre? La salvezza di tutti gli uomini. Salvezza operata per mezzo del Figlio: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio perché chi crede in lui non muoia ma abbia vita eterna." (Giovanni 3,16). Dio ha sacrificato il Figlio, cioè se stesso in Gesù per salvarci, cioè per non farci morire, ma per salvarci attraverso il dono della vita eterna che riceviamo accogliendo l'insegnamento di Gesù.

Questo, il cristiano, colui che crede in Gesù, lo deve tenere a mente e averlo sempre presente, se vuole essere cristiano: fare la volontà di Dio, salvare dalla morte sia fisica che spirituale.

Purtroppo ci sono tanti cristiani solo di nome, per convenzione sociale o per abitudine, senza una vera fede in Gesù Cristo. Così, di fronte al coma di una persona che si trova in stato vegetativo, invece di fare la volontà di Dio che ha sacrificato se stesso nel figlio Gesù per non farci morire, ma per salvarci, questi "cristiani per finta" pensano di fare la volontà dell'uomo, di un altro, del paziente, dei genitori, del giudice che emette sentenze di morte provocando la morte del paziente stesso, autorizzando la sospensione degli alimenti di persone incoscienti e in stato comatoso, credendo in questo modo di fare del bene al paziente.

Così non si fa la volontà di Dio, ma si vuole fare la volontà di un altro, spesso la propria volontà per liberarci dalla croce e dalla sofferenza. Non si tratta di promuovere l'accanimento terapeutico, ma di vivere e di lasciare vivere fino al termine naturale della vita. Si tratta di dare la propria vita per amore della Vita. Come dice Gesù: "Nessuno ha amore più grande di colui che dà la propria vita per i propri amici". il Padre ha dato la propria vita (sacrificando Gesù) per amore verso di noi.

Di fronte al coma di un familiare, se vogliamo essere cristiani, siamo invitati, ma non obbligati, a seguire l'esempio di Gesù, a dare la nostra vita, a sacrificarci per il bene del paziente o famigliare in coma, soprattutto quando si tratta di una vita ancora giovane, per alimentare non tanto una vita carnale, ma per alimentare sempre una speranza di salvezza, per quanto assurdo e irrazionale ciò possa sembrare ai nostri occhi. L'uomo non va aiutato a morire, ma va accompagnato nell'incontro con la morte, soprattutto quando è arrivato al termine naturale della vita.

Lettera di Salvatore Crisafulli dedicata ad i familiari di Terri

In alcuni casi ho sentito dire nei confronti di pazienti in coma ancora giovani che vanno amati, aiutandoli a morire, se hanno espresso questa volontà. Questo forma di "amore" vuol proprio dire: "andare contro la volontà di Dio che vuole la vita", per abbracciare la volontà dell'uomo che chiede la morte.

Quindi significa contraddire il proprio essere cristiani nel modo più becero che ci sia: usare l'amore come scusa per uccidere.

Dio vuole che l'uomo non muoia, ma noi lo facciamo morire con la scusa che lo ha chiesto lui, per "amore". Il massimo dell'ipocrisia umana.

A questo punto meglio non essere più cristiani, meglio pagani, atei, agnostici, tutto quello che si vuole, ma non cristiani. Almeno non ci si prende in giro.

Link: http://www.salvatorecrisafulli.it/

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Il Po in piena ti ha fatto paura?

La Dora in piena ti ha fatto paura?

il 22 ottobre 1978 Il Papa Giovanni Paolo II invitava i fedeli a non aver paura.

Luca 12,4-5
A voi miei amici, dico: Non temete coloro che uccidono il corpo e dopo non possono far più nulla. Vi mostrerò invece chi dovete temere: temete Colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geenna. Sì, ve lo dico, temete Costui.

Matteo 10,28
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna.

Solo cinque mesi prima, Il 22 maggio 1978 lo Stato italiano pubblicava nella Gazzetta Ufficiale la legge n. 194 sull'interruzione volontaria della gravidanza.

"... Il certificato rilasciato ai sensi del terzo comma dell'articolo 5 e, alla scadenza dei sette giorni, il documento consegnato alla donna ai sensi del quarto comma dello stesso articolo costituiscono titolo per ottenere in via d'urgenza l'intervento e, se necessario, il ricovero. " (art.8)

Un bambino ti fa paura?
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"... Trascorsi i sette giorni, la donna può presentarsi, per ottenere la interruzione della gravidanza, sulla base del documento rilasciatole ai sensi del presente comma, presso una delle sedi autorizzate ...". (Stato italiano, legge 194/78, 5,5)

The Final Countdown (music video)

Dio risponde ai sette giorni della legge 194 dello Stato italiano:

Allora Dio, nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro. Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto. (Genesi 2, 2-3)

Dal Dizionario Fondamentale della lingua italiana DeAgostini:

"Termine" = punto estremo di uno spazio, limite, confine, scadenza oltre la quale non si può andare. Portare a termine: stare per finire.

"Finire": portare a compimento, uccidere, troncare, consumare completamente.

Perché tra sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti; sterminerò dalla terra ogni essere che ho fatto. (Genesi 7,4)

Sono passati quei tempi. Ora Dio ci chiama alla fede:

La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono. Per mezzo di questa fede gli antichi ricevettero buona testimonianza.

Per fede noi sappiamo che i mondi furono formati dalla parola di Dio, sì che da cose non visibili ha preso origine quello che si vede. Per fede Abele offrì a Dio un sacrificio migliore di quello di Caino e in base ad essa fu dichiarato giusto, attestando Dio stesso di gradire i suoi doni; per essa, benché morto, parla ancora. Per fede Enoch fu trasportato via, in modo da non vedere la morte; e non lo si trovò più, perché Dio lo aveva portato via. Prima infatti di essere trasportato via, ricevette la testimonianza di essere stato gradito a Dio.

Senza la fede però è impossibile essergli graditi; chi infatti s'accosta a Dio deve credere che egli esiste e che egli ricompensa coloro che lo cercano. Per fede Noè, avvertito divinamente di cose che ancora non si vedevano, costruì con pio timore un'arca a salvezza della sua famiglia; e per questa fede condannò il mondo e divenne erede della giustizia secondo la fede.(Ebrei 11,1-7)

Aborti in Cina:
Cina. Molti genitori ricorrono all'aborto se l'ecografia rivela il sesso femminile. Troppe poche femmine, allarme in Cina. La politica della pianificazione che obbliga le coppie ad avere un solo figlio fa prevalere le nascite di maschi.

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Traggo spunto dalla notizia della pubblicazione dei redditi degli italiani online da parte dell'Agenzia delle Entrate, poi subito sospesa per l'intervento del Garante della Privacy e dalle polemiche seguite, per ricordare ai cristiani che il reddito pecuniario rientra nella sfera del dio denaro e di mammona e che che Gesù ci invita a non guardare alla ricchezza o povertà dei fratelli, ma piuttosto a confidare in Dio. Gesù ci ricorda che la vita di ogni uomo non dipende dai suoi beni o dal suo reddito. Tanto più che la morte non guarda in faccia a nessuno e del reddito non gliene frega proprio niente.

La morte abbraccia gli evasori come i contribuenti più generosi, i ricchi e i poveri, i buoni e i cattivi, credenti e non credenti. La salvezza dell'uomo non passa per la pubblicazione del suo reddito. Tutti prima o poi devono fare i conti con la morte propria e dei propri cari. Non c'è reddito che tenga difronte alla morte. Muore il ricco come il povero. Alla morte non interessa quanto guadagni e se il tuo reddito è veritiero o falso.

Tuttavia le polemiche seguite a questa vicenda dimostrano tutta l'ipocrisia dell'uomo credente o meno che mette il reddito pecuniario al primo posto nella scala dei valori sui quali credere con fervore religioso.

Il reddito pecuniario è il più importante elemento di confronto e di sperequazione sul quale gli uomini fanno le loro valutazioni per stabilire chi sta sopra e chi sta sotto nella classifica umana dove al vertice ci sta zio Paperone e in fondo ci sta zio Paperino.

Tuttavia la realtà umana più terribile dalla quale l'uomo tenta di sfuggire è proprio la morte e molti uomini pensano che il ricco riesca a sfuggire alla morte più facilmente del povero. La realtà è che alla morte non interessa il reddito dell'uomo e la sua ricchezza. La morte mette fine alla vita terrena dell'uomo e non c'è reddito che tenga difronte a quella fine.

Gesù ce lo ricorda nel Vangelo (Luca 12,15).

Se l'uomo vuole sfuggire alla morte, non serve mettere online il suo reddito o andare a vedere quali sono i redditi dei vicini di casa che l'Agenzia delle Entrate ha pubblicato online. Chiediti piuttosto come mai non si mette online anche la situazione sanitaria di ogni cittadino, le malattie fatte e i farmaci che assume. Perché non si mette online la fedina penale di ogni cittadino e le condanne subite? Perché non si mette online anche chi è positivo o negativo all'HIV o all'epatite.

Ci sono povertà e ricchezze che sono sconosciute all'Agenzia delle Entrate, come la solitudine e la fede, la tristezza, l'intelligenza, la bellezza, la salute, la compagnia, la gioia.

C'è solo una cosa che l'uomo può fare per sfuggire alla morte: non è la dichiarazione dei redditi, ma credere in Colui che ha sconfitto la morte, credere in Gesù. Soltanto Gesù può salvarci dalla morte, non di certo il nostro reddito e nemmeno quello del vicino.

Gesù è la Vita e a Lui non interessa qual è il tuo reddito. A Lui interessa che tu lo segua e che tu creda in Lui. Gesù ti dona la sua Vita indipendentemente dal tuo reddito fedele o meno o di quello del tuo vicino. Invece l'uomo vuole andare a vedere il reddito del vicino per decidere sul da farsi.
(Pensa ad esempio quando chiedi una agevolazione o un contributo statale. Spesso è il reddito che determina l'ammissione o meno all'agevolazione).

Fai attenzione perché giudicare secondo il reddito o secondo la ricchezza o povertà è una trappola diabolica e in questo modo rischi di giocarti la vita. Infatti Dio giudica con lo stesso nostro metro di giudizio (per chi crede in Dio). Per cui se giudichi una persona "ricca" o "povera" in base al reddito pubblicato online dall'Agenzia delle Entrate, anche Dio ti giudicherà ricco o povero in base al tuo reddito. Per cui se escludi o ammetti una persona per una agevolazione perché, in base al suo reddito, lo ritieni "ricco" o "povero", anche Dio ti escluderà o ammetterà circa la sua Vita in base al tuo reddito "ricco" o "povero".

Il Signore rispose a Samuele: "Non guardare al suo aspetto né all'imponenza della sua statura. Io l'ho scartato, perché io non guardo ciò che guarda l'uomo. L'uomo guarda l'apparenza, il Signore guarda il cuore". 1 Sam.16,7

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Paulo Coelho è uno scrittore famoso, molto in gamba e che io apprezzo, anche se non condivido certe sue tesi e certi suoi pensieri che ritengo pericolosi e mortiferi, in alcuni casi.

Immagine degradata copertina libro   Foto degradata retro copertina
Copertina e retro copertina del libro di Paulo Coelho.

Qui intendo aprire una riflessione sulla vita e sull'amore.

Paulo Coelho nel libro "Henry Drummond il dono supremo", riporta una citazione: "E' meglio non vivere piuttosto che non amare", nella prefazione al suo libro. Non vivere vuol dire morire.
A pag. 94-95 del libro si legge: "Amore è vita. ... Per un essere umano , il destino peggiore è quello di vivere e morire solo, senza amore e senza essere amato. Chi ama è salvo. chi non ama e non è amato, è condannato. E colui che gioisce nell'Amore, gioisce in Dio, poiché Dio è Amore.".

Benché si tratti di un bel ragionamento e di belle parole, la tesi dello scrittore, secondo me, è pericolosa e psicologicamente deleteria, perché pone l'amore sopra alla vita e lascia passare un messaggio di morte e di rinuncia alla vita. Giustamente Dio è amore, ma Dio è un modello di perfezione a cui l'uomo può tendere, ma difficile da raggiungere. La tesi di Paulo Coelho è pericolosa perché, secondo me, bolla come non degna di essere vissuta una vita priva di amore dato e ricevuto.

E' un po' come quei messaggi pubblicitari subdoli che ti fanno vedere una bella donna o un bell'uomo longilinei e perfetti, come modelli da raggiungere per sentirti accettato e amato dalla società. E se non riesci ad essere longilineo come loro, ma sei fuori dai parametri da loro stabiliti, allora non sei degno di vivere, è meglio non vivere. Questa frase: "E' meglio non vivere piuttosto che non amare" è psicologicamente pericolosa falsa e tendenziosa, dal mio punto di vista. Un uomo o una donna che arriva a convincersi nella propria vita che l'amore non esiste, può essere tentato a rifiutare la vita fino ad uccidersi o ad uccidere (aborto o eutanasia). Se poi si tratta di una donna in gravidanza, può essere tentata ad abortire o a rinunciare ad avere figli, se arriva a convincersi che in questo mondo non c'è amore per il futuro nascituro e quindi a concludere che è meglio non vivere e non far vivere.

La vita, in ogni sua forma, è più importante dell'amore e va difesa. Se vivi, se nasci, se sei vivo, puoi sempre amare ed essere amato, ma se sei morto, non puoi né amare, né essere amato.

Ho sentito tante persone convincersi che l'amore non esiste, perché hanno sofferto troppo o hanno visto la guerra o hanno subito torti o ingiustizie e anche perché non credono in Dio. Gli atei, per esempio, non credono in Dio. Se gli vai a dire che Dio è amore e poi aggiungi che una vita senza amore è meglio non viverla, cosa dovrebbero fare? Sono condannati?

In un altro libro di Coelho: "La strega di Portobello", emerge la natura mortifera dello scrittore come dimostra questo passaggio dove Coelho fa dire al suo personaggio Athena: "Io sono felice solo quando penso che Dio esiste e mi ascolta: ma questo non basta per continuare a vivere, e nulla sembra avere un significato. Cerco di mostrare una gioia che non provo, nascondo la mia tristezza per non inquietare coloro che mi amano e si preoccupano per me. Di recente, però, ho preso in considerazione l'ipotesi del suicidio. ... So di avere una missione: l'ho rifiutata per lungo tempo, ma adesso devo accettarla. E' la missione di essere madre: devo compierla, o impazzirò. se non potrò vedere la vita crescere dentro di me, non riuscirò ad accettare l'esistenza che sta all'esterno."

Dio ci dona la vita per amore. Ma Coelho travisa e lancia un messaggio di morte. E' come se il campione mondiale di ciclismo (Dio) decida di regalare una bicicletta (vita) a suo figlio (noi) per insegnargli a pedalare (vivere). Il figlio, ricevuta la bicicletta, la prova, ma si accorge che la bicicletta fa schifo, non riesce ad avere la forza di pedalare abbastanza per fare girare la dinamo e accendere la lucina del faretto e di non avere le prestazioni del padre, quindi decide, perché legge nel libro di Coelho che è meglio non vivere piuttosto che non amare (accendere la luce del faretto), che non vale la pena pedalare ed è meglio restituire la bicicletta al padre, dicendogli di non essere in grado di stare ai suoi livelli e nemmeno di riuscire ad accendere il piccolo faretto. Come ci può restare il padre che si vede restituire la bicicletta dal figlio? Non lo inviterà forse ad avere pazienza, ad allenarsi poco per volta e non gli dirà: "pazienza se non riesci ad accendere il faretto, continua a pedalare lo stesso" ?

Gesù è Via, Verità e Vita. Gesù è Dio incarnato e Dio è Vita. Se Dio è Amore e se l'Amore è Vita, allora Dio è Vita per il credente.

Una vita senza amore ha sempre senso, per quanto possa sembrare indegna agli occhi umani, perché Dio è amore ed è Lui che ci ama. Agli occhi di Dio la vita, anche la più squallida, ha comunque una sua dignità e merita di essere vissuta fino in fondo, perché Dio ci ama sempre e non pone limiti alla conoscenza del suo amore. Nessun uomo, credente o meno, ha il diritto di giudicare quale vita, con o senza amore, merita di essere vissuta.

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Intendo aprire una riflessione sul suicidio di Giuda, affrontandola sotto una nuova luce, diversa ma logica, anche per comprendere meglio il sacrificio di Gesù e come questo viene rispecchiato nella figura di Giuda.

Solo Matteo credo, tra gli evangelisti, riporta il suicidio di Giuda. Rileggiamolo:

Matteo 27,
[3] Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d'argento ai sommi sacerdoti e agli anziani
[4] dicendo: "Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente". Ma quelli dissero: "Che ci riguarda? Veditela tu!".
[5] Ed egli, gettate le monete d'argento nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi.

Emerge chiaramente nel racconto di Matteo che Giuda si rende conto del male che ha fatto e si pente, corre dalle autorità religiose a confessare il suo peccato e a restituire le 30 monete, cercando un perdono che non riesce a trovare. Del resto Gesù, in quel frangente, non è ancora risorto e quindi Giuda non può ancora sapere cosa sia il perdono di Gesù risorto. Non trovando perdono, né presso gli uomini, né presso Dio, Giuda si suicida impiccandosi.

E qui, secondo me, non ci siamo. Dio ha mandato Gesù per la salvezza di tutti gli uomini, nessuno escluso. Quindi non è logico e non ha senso, dal mio punto di vista spirituale, che Giuda sia l'unico uomo, tra i discepoli di Gesù che non riesca a salvarsi.

Ci deve essere qualcosa di più profondo e nascosto nel suicidio di Giuda.

Ragioniamo

Si sa che Gesù, durante la cena pasquale, offre a Giuda un boccone di pane inzuppato per indicare ai commensali chi lo tradisce e si legge che dopo aver preso quel boccone dalle mani di Gesù, Satana entra dentro di lui (Gv. 13,26 - Lc 22,3). Quindi Satana si impossessa di Giuda, a sentire l'evangelista Giovanni. Però Gesù, durante il suo insegnamento, disse che Satana non può scacciare se stesso.

Se Satana è entrato dentro Giuda, come è possibile che Giuda possa suicidarsi e quindi scacciare, in un certo senso, Satana stesso? Di nuovo non è logico. Giuda ha dimostrato, suicidandosi, di essere in grado di scacciare il Satana che è entrato dentro di lui. Satana è assassino e omicida, non suicida. Se satana uccide l'uomo di cui si serve per commettere il male, vuol dire che è un controsenso o Satana è fesso. Se Satana non fosse entrato dentro Giuda, allora posso capire il suicidio di un uomo, preso dalla sconforto per aver commesso il male, non potendo essere perdonato e riabilitato.

Ma poiché l'evangelista dice chiaramente che Satana entrò dentro Giuda, il suo suicidio equivale al suicidio di Satana stesso e questo non è possibile perché Satana non uccide le persone di cui si serve per commettere il male, ma semmai le gratifica. Quindi non è possibile e non è logico che Giuda si sia suicidato, perché Gesù ha detto che Satana non può scacciare se stesso, altrimenti il regno di Satana si indebolisce e finirebbe venendo a mancare le persone di cui Satana si serve per fare il male.

Quindi le ipotesi sono due:
1) Gesù ha detto il falso e quindi Satana può scacciare se stesso suicidandosi;
2) Non è vero che Satana è entrato dentro Giuda.

Siccome Gesù è la Verità, non può mentire e dire il falso. Quindi è vero che Satana non può scacciare se stesso perché lo ha detto Gesù che è la Verità. Di conseguenza, scartata la prima ipotesi, rimane la seconda ipotesi: è falso che Satana sia entrato dentro Giuda come sostengono gli evangelisti Luca e Giovanni.

Gli evangelisti tuttavia sono uomini ispirati da Dio, che partono da fatti storici realmente accaduti per raccontarci le cose del Cielo. Se Giovanni ha detto che Satana è entrato dentro Giuda dopo che Gesù gli ha dato il boccone, una ragione ci deve pur essere, altrimenti ci troviamo di fronte ad una contraddizione, irrazionale e fuori da ogni logica, a mio avviso.

Come la spieghiamo e la risolviamo questa apparente contraddizione? Perché Giuda ha tradito e poi si è suicidato? Solo per rimorso?

La cosa, secondo me, è spiegabile e risolvibile logicamente in termini profetici ed escatologici se nella figura di Giuda il traditore identifichiamo la figura di Dio stesso. Non mi fraintendere, Dio è Amore e l'amore è la chiave per comprendere perché Dio si fa traditore nella figura di Giuda. Infatti Gesù ha dato a Giuda un boccone di pane che simboleggia il suo corpo. Quindi dentro Giuda è entrato per primo Gesù-Dio e a ruota, a seguire Satana, questo secondo Giovanni, perché secondo Luca prima entra Satana in Giuda e dopo entra Gesù. Ma ha poca importanza se prima o dopo.

Giuda forse è il primo a ricevere da Gesù quel boccone di pane inzuppato che lo trasforma in Dio stesso, essendo quel pane il corpo di Gesù-Dio.
Solo se Satana entra o si trova dentro Dio, è possibile scacciarlo e a scacciarlo è Dio stesso che, incarnatosi in Giuda, si suicida come uomo e come Dio, facendosi crocifiggere nella figura di Gesù, Dio incarnato.
Quindi Giuda, in questo contesto, non può essere altri se non Dio stesso che per amore accetta di farsi traditore, accetta le 30 monete che gli hanno voluto dare i farisei, attirando su di sé Satana o avendolo già dentro, per poterlo scacciare e sconfiggere attraverso il sacrificio di se stesso: Gesù, perché Gesù è Dio.

Ancora una volta il suicidio di Giuda riassume e sintetizza in poche parole la storia della Salvezza, riassume il sacrificio-suicidio che Dio fa per la nostra salvezza, dimostrando di essere in grado di sconfiggere Satana. Così possiamo anche spiegare e comprendere quell'apparente contraddizione dei Vangeli. E' Gesù che offre se stesso a Giuda, perché possa scacciare Satana, attraverso il sacrificio di se stesso, "Quello che devi fare (scacciare Satana da dentro di te), fallo presto" Gv. 13,27 dice Gesù a Giuda (Dio) quasi con complicità. Quindi il suicidio di Giuda, a mio avviso non fa altro che ripercorrere e affiancare simbolicamente il sacrificio di Gesù (Dio) e la sua vittoria su Satana e sul male.

Concludendo, il tradimento di Giuda e la sua successiva morte può essere letta e interpretata in diversi modi. Qui ti ho voluto offrire uno spunto di riflessione personale in più su cui meditare e farti vedere come Dio ha saputo "programmare" la storia della Salvezza, codificandola in eventi e personaggi evangelici, storici che, se compresi nella loro essenza spirituale più profonda, ci spiegano quanto è grande l'amore di Dio per l'uomo, un Dio in grado di rivolgersi contro se stesso pur di salvarci.

Luca 22,
[19] Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: "Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me". [20] Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi". [21] "Ma ecco, la mano di chi mi tradisce è con me, sulla tavola. [22] Il Figlio dell'uomo se ne va, secondo quanto è stabilito; ma guai a quell'uomo dal quale è tradito!". [23] Allora essi cominciarono a domandarsi a vicenda chi di essi avrebbe fatto ciò. Credo che la risposta sia: Dio, per amore e per la nostra salvezza.

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Dalla prima lettera di Paolo ai cristiani di Corinto.

Quello che mi ha colpito nel leggere la prima lettera di Paolo ai Corinzi è stato il discorso sulla risurrezione dei morti.
Mi sembra un passo molto importante che ci tengo a riportare.

Il corpo dei risorti.

"Qualcuno forse chiederà: "ma come risuscitano i morti? Quale aspetto avranno?" Sciocco che sei! Nessun seme rivive se prima non muore. E il seme che metti in terra, per esempio di grano o di qualche altra pianta, è soltanto un seme nudo, non la pianta che nascerà. Dio gli darà poi la forma che vuole, e a ogni seme corrisponderà una pianta.

Gli esseri viventi non sono tutti uguali. L'aspetto degli uomini è di un certo tipo, quello degli animali di un altro. Inoltre vi sono anche corpi celesti e corpi terrestri, e il loro splendore è diverso. Lo splendore del sole è di un certo tipo, quello della luna e delle stelle è di un altro genere: ogni stella poi brilla in modo diverso.

Lo stesso avviene per la risurrezione dei morti.
Si è sepolti mortali, si risorge immortali.
Si è sepolti miseri, si risorge gloriosi.
Si è sepolti deboli, si risorge pieni di forza.
Si seppellisce un corpo materiale, ma risusciterà un corpo animato dallo Spirito..."

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Maria giunse dove era Gesù, e lo vide. Allora si inginocchiò ai suoi piedi e disse: "Signore, se tu eri qui, mio fratello non moriva". Quando Gesù vide che Maria piangeva, e vide piangere anche quelli che erano venuti con lei, fu scosso dalla tristezza e dall'emozione.

Gesù domandò: "Dove l'avete sepolto?" Risposero: "Signore, vieni a vedere". Gesù si mise a piangere. Allora la gente disse: "Guarda come gli voleva bene". Ma alcuni di loro dissero: "Lui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva fare in modo che Lazzaro non morisse?". Allora Gesù ebbe un nuovo fremito di tristezza. (Giovanni 11, 32-38)

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