Commentario del passo di Matteo 16 (4 interpretazioni)

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Riporto una email che mi è pervenuta da un visitatore e sulla quale intendo fare alcune riflessioni:
Lettera del 24/01/2006

Ciao "Dioamore",

non so chi si celi sotto questo pseudonimo ma, penso che potresti scoprire alcune cose molto interessanti se solo decidessi di approfondire maggiormente lo studio della teologia cristiana, senza soffermarti unicamente su quella cattolica...

Potrei riportarti numerosi versetti che dimostrano come in quella frase (Matteo 16:18), Gesù si stesse riferendo a se stesso... e di come tutto quel capitolo abbia un senso ben diverso, basti leggere anche semplicemente i versetti successivi (vv.21-23).
Peraltro, converrai con me, che è quantomeno strano come Gesù un attimo prima confermi a Pietro che è stato il Padre stesso ad avergli suggerito chi Lui (Gesù) veramente sia, ed un attimo dopo gli si rivolga chiamandolo addirittura Satana (riporto testualmente):

23 Ma Gesù, voltatosi, disse a Pietro: «Vattene via da me, Satana! Tu mi sei di scandalo. Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini».
(Matteo 16:23)

Inoltre Pietro stesso, rivolgendosi agli esponenti massimi del potere religioso di quel tempo e dimostrando una grandissima umiltà disse:

19 Ma Pietro e Giovanni risposero loro: «Giudicate voi se è giusto, davanti a Dio, ubbidire a voi anziché a Dio.
(Atti 4:19)

E a tal proposito ti propongo di leggere i 10 comandamenti (scritti direttamente da Dio stesso!) e di confrontarli con ciò che insegnano gli uomini.... a chi dovremmo ubbidire secondo te?

Infine ti ricordo che fu Viglio (nel 538 d.c. circa), inviato a Roma dall'imperatore Giustiniano con il generale Belisario che sconfisse gli ostrogoti, ad autoproclamarsi vescovo dei vescovi (papa) in aperta opposizione con il vescovo Eusebio regolarmente eletto dal popolo romano... e da quel momento il papa, figura mai esistita prima, è anche vescovo di Roma!

Buono studio, a presto!
Fabrizio ;-)
La lettera continua sotto con il Post Scriptum (P.s.)

Ciao Fabrizio,
grazie per il tuo contributo che apprezzo.
Come prima cosa voglio risponderti dicendo che le tue affermazioni sono interessanti e anche logiche. Tuttavia io guardo il Papa e se questo Papa non avesse ricevuto un mandato divino, molto probabilmente a quest'ora non ci sarebbe più, ma ci sarebbe qualcosa d'altro. Ti ricordo le parole di Gamaliele in Atti : "Se la loro teoria o attività è di origine umana, verrà distrutta; se essa viene da Dio, non riuscirete a sconfiggerli. Non vi accada, dunque, di trovarvi a combattere contro Dio!" (Atti 5,38-39).

Capisci Fabrizio? Se il Papa e tutta la gerarchia fosse stata una invenzione umana, non voluta da Dio, a quest'ora Dio l'avrebbe già distrutta, perché Dio è Amore e in questa ottica Dio vuole che tutti si salvino.

Seconda cosa. Non dimenticare che alla fine del Vangelo di Giovanni, Gesù incarica Pietro di pascere le sue pecore e glielo dice per ben tre volte. Pascere vuol dire nutrire, accudire, portare al pascolo.

Terza cosa. Gli apostoli hanno ricevuto da Gesù lo Spirito Santo. Quindi la Chiesa tutta è sostenuta e guidata anche dallo Spirito Santo.

Anche l'opera pastorale del Papa è sostenuta dallo Spirito Santo e chi pecca contro lo Spirito Santo, come dice Gesù, non potrà essere perdonato nè ora nè mai (Matteo 12,31-32). Quindi io deduco che se il Papa si azzardasse ad agire, parlare o andare contro quelli che sono i dettami dello Spirito Santo, non vi sarà perdono per lui nè in questo secolo nè in quello futuro. Non lo dico io, lo dice Gesù. Tanto più che lo stesso Gesù in Giovanni 21, 19-22 dice a Pietro di seguirlo ripetendoglielo due volte, invitandolo così a farsi pecora pure lui. Quindi il Papa non può fare di testa sua, anche lui deve seguire Gesù e il suo insegnamento.

Concludendo, siccome io voglio bene a Gesù e credo in lui, mi fido di Gesù e, per amore di Gesù, non posso fare altro che accettare l'opera pastorale del Papa così com'è.

La email di Fabrizio prosegue qui:

P.s.: qui di seguito ti riporto un breve commentario del passo di Matteo 16 con quattro interpretazioni, i passi paralleli ed i riferimenti incrociati che spero apprezzerai anche solo come semplice approfondimento culturale!
Matteo 16:18
18. Ed lo altresì ti dico, che tu sei Pietro,
Come Pietro aveva detto: «Tu sei il Cristo», così Gesù gli dice: «Tu sei Pietro». Il nome di Pietro fu qui confermato dal Signore all'apostolo, in segno di onore a cagione della sua fede e della confessione chiara, franca e risoluta da lui fattane in questa, circostanza prima di ogni altro.
e su questa pietra edificherò la mia Chiesa.
Il greco petros vale propriamente sasso. mentre petra vale roccia, pietra da fondamenta. Però non è il caso d'insistere su questa distinzione tra i due termini greci giacché Cristo parlava aramaico e in, quella lingua la stessa identica parola Kefa serviva come nome di persona Giovanni 1:42 e come nome di cosa pietra. Nel greco invece, non si poté conservare l'identità perché il nome femminile petra non si prestava ad essere nome di un uomo; e d'altra parte il maschile petros sasso non si prestava ad indicare una pietra la fondamenta. Il greco ha dovuto contentarsi della paronomasia o somiglianza delle parole petros e petra: Pietro e pietra. Il francese conserva l'identità: Pierre e pierre mentre l'inglese non vi si presta Peter e rock.
Di questa promessa, di Cristo si danno non meno di quattro interpretazioni.

1. Secondo la Chiesa romana, Cristo dichiarò qui che fonderebbe la, sua Chiesa su Pietro costituito principe degli apostoli e supremo gerarca della Chiesa universale. Cotesta autorità suprema doveva poi passare ai successori di Pietro e questi successori sarebbero i vescovi di Roma. Del preteso pontificato di Pietro in Roma, durante venticinque anni, non è più il caso di parlare, non potendosi provare, con assoluta certezza, neppure la sua venuta in Roma. Né il testo parla di successori di Pietro, poiché la prima pietra d'un edificazione non si può sostituire e il privilegio di chi fonda una società o un'istituzione non è trasmissibile. Ma lasciando stare l'idea di successione apostolica la quale non ha che fare col testo, dobbiamo vedere se il privilegio conferito a Pietro includa veramente quanto i vescovi di Roma, più di tre secoli dopo, cominciarono a pretendere che contenesse.
Se a Cesarea di Filippo Pietro fosse stato proclamato capo supremo della Chiesa cristiana, investito di autorità assoluta, come si spiega il fatto che una sì importante dichiarazione di Cristo non sia riferita che dal solo Matteo, mentre non ne dicono verbo gli altri evangelisti, due dei quali, Luca e Marco che scriveva per i Romani riferiscono però la solenne risposta di Pietro alla domanda di Gesù. Come si spiega che, poco tempo dopo, i discepoli vengano da Gesù a chiedere: «Chi è il maggiore nel regno dei cieli?» Matteo 18:1 e che la madre dei figli di Zebedeo venga, insieme con loro, a dire al Signore: «Ordina che questi miei due figli seggano l'uno alla tua destra e l'altro alla tua sinistra, nel tuo regno» Matteo 20:21? Come spiegare che la Conferenza di Gerusalemme sia presieduta da Giacomo e non da Pietro che pure è presente e partecipa alla discussione, e che la decisione sia mandata ai cristiani etnici in nome, non del preteso supremo gerarca, ma in nome «degli apostoli e dei fratelli anziani» Atti 15? Come spiegare che Paolo rivendichi l'indipendenza del suo apostolato di fronte a quello degli altri e non si periti, in Antiochia, di «resistere in faccia a Pietro, perché era da condannare» e restringa il campo dell'apostolato di Pietro ai Giudei, mentre il suo si estende ai popoli dei Gentili Galati 1:12,17-18; 2:7-8,11-17? Come spiegare che nelle sue tredici Epistole, Paolo non dica una parola, neanche in via di allusione, del primato di Pietro, né la dicano Barnaba agli Ebrei, e Giacomo e Giuda e Giovanni nelle loro lettere? Come spiegare che Pietro stesso ignori il suo preteso primato nelle due Epistole che abbiamo di lui nel Nuovo Testamento? Egli chiama se stesso «apostolo di Gesù Cristo», «testimone delle sofferenze di Cristo», «anziano cogli anziani» che non devono «signoreggiare» le chiese; chiama Cristo il Sommo Pastore, la «pietra vivente» su cui sono edificate le «pietre viventi che sono i credenti», i nec verbum, quidem, 1Pietro 1:1; 2:4-5; 5:1-4? Come ammettere che il primo successore ex hypothesi di Pietro, sia diventato il principe degli apostoli ancor vivi alla morte di Pietro e fra cui si annoveravano Andrea e Giovanni? Come spiegare il silenzio dei primi secoli circa il primato giuridico di Pietro, circa la trasmissione di esso ai vescovi di Roma? Quel primato non fu incluso in alcuno dei Credo antichi. Uomini come Crisostomo, Ambrogio, Girolamo, Agostino, ecc., hanno inteso il passo Matteo 16:18 in modo diverso dai teologi cattolici medioevali che lo fecero servire alle ambizioni dei vescovi di Roma.
In una parola, nulla si trova nel Nuovo Testamento né nella Chiesa dei primi secoli che sia, in favore della interpretazione romana.

2. Una interpretazione antica, esposta da parecchi dottori fra cui Crisostomo, Ilario, Ambrogio, Girolamo, Cirillo, considera la confessione di fede fatta da Pietro come il fondamento su cui Cristo edificherà la sua Chiesa. Si obbietta però che, con questa esposizione, si viene ad escludere un qualsiasi privilegio premesso dal Signore a Pietro. Il «Tu sei Pietro» resta campato in aria. Inoltre nel Nuovo Testamento si parla sempre di persone credenti, di apostoli od evangelisti come di fondamenti, di colonne, di pietre vive, nell'edifizio della: Chiesa; non di confessioni di fede sebbene, in un senso, sia esatto che la verità evangelica sta alla base della Chiesa cristiana.

3. Una terza interpretazione sostenuta da molti e preferita anche dall'Autore del presente Commentario, come si può vedere nella prima e nella seconda edizione, considera Cristo stesso come la pietra su cui egli edificherà la sua Chiesa: «Tu sei Pietro e su quella pietra che hai confessata, cioè sul Cristo, Figliuol di Dio Vivente, edificherò la mia Chiesa».
I sostenitori di questa opinione insistono sulla distinzione tra petros, sasso, e petra. roccia, che meglio conviene a Cristo che a Pietro. Ma l'argomento non regge di fronte alla considerazione che Cristo ha dovuto, in aramaico, servirsi due volte della stessa parola: Kefa. Si fa valere il fatto che spesso, nell'Antico Testamento, l'Eterno è chiamato la rocca, la rocca della salvezza, la rupe del suo popolo nel senso però di «rifugio». Esempi: Deuteronomio 32; Salmo 71:3; 89:26. È chiamato pure la «roccia dei secoli», Isaia 26:4; e nel Nuovo Testamento, Pietro stesso chiama Cristo la «pietra vivente», la pietra angolare dell'edifizio 1Pietro 2:4-7, e così Paolo Efesini 2:20; Cfr. 1Corinzi 3. Verità preziosa, che nessuno pensa a negare, giacché le anime credenti non possono poggiare la loro fede sopra un semplice uomo, ma soltanto sul Cristo morto e risuscitato per loro, lo stesso ieri, oggi ed in eterno.
Resta però il fatto che se si fa dire a Gesù: «Ed io altresì ti dico che tu sei Pietro e su me stesso edificherò la mia Chiesa...», il «tu sei Pietro» perde ogni senso e al confessore del Cristo non è concesso alcun privilegio. Eppure ci pare innegabile che tale fosse l'intenzione del Signore. Siamo quindi condotti ad una quarta interpretazione che, mentre fa giustizia al contesto, si tiene lontana dagli enormi errori del papismo.

4. Secondo questa interpretazione che si fa largamente strada nell'esegesi moderna, la risposta di Cristo a Pietro va intesa così:. «Dio ti ha dato di conoscermi, e tu per primo, fra i miei seguaci, mi hai confessato come il Cristo, il Figlio di Dio; ed io altresì ti dico: Tu sei Pietro, l'uomo dalla salda fede, l'uomo dalle ardite iniziative, atto come strumento umano di fede ardente a fondare la società dei credenti di cui sarai la prima pietra e io ti darò il privilegio e l'onore, quando ne, sia venuta l'ora, di essere il primo banditore del Vangelo, colui che comunicherà la fede che possiede ad altre anime che saranno le prime, pietre viventi dell'edifizio della mia Chiesa. Avrai così il privilegio di essere il primo ad adoperare le chiavi della predicazione cristiana per aprir le porte del regno di Dio a migliaia di credenti». Il privilegio promesso a Pietro, è cosa del tutto personale, non trasmissibile, di natura onorifica e che fa di lui non già il capo ed il padrone della Chiesa Cristo la chiama la mia Chiesa, ma il primus inter pares tra i suoi colleghi nell'apostolato, ai quali il Capo Supremo della Chiesa ha conferito, mediante una misura speciale del suo Spirito, le stesse prerogative che a Pietro Giovanni 21:21-23. Il suo è dunque un primato meramente storico a motivo del posto speciale che gli è stato affidato nell'opera della fondazione della Chiesa di Dio.
Gli Evangelisti, nel dare il catalogo degli apostoli, chiamano Pietro «il primo» e riferiscono parecchi fatti in cui Pietro si rivela come uomo d'iniziativa. Dopo la Pentecoste, Pietro occupa manifestamente, nei primordi della storia della Chiesa narrataci negli Atti, il primo posto. Mediante il suo ministerio viene fondata la chiesa di Gerusalemme composta di Giudei e, più tardi, egli è chiamato ad evangelizzare e a battezzare i primi credenti fra i pagani Atti 1-11. A questa parte del primato d'onore conferitogli si riferisce egli stesso nella conferenza di Gerusalemme quando dice: «Fratelli, voi sapete che, fin dai primi giorni, Iddio scelse fra voi me, affinché dalla bocca mia i Gentili udissero la parola del Vangelo e credessero...» Atti 15:7. Parole queste che mostrano in qual senso Cristo ha potuto parlare di edificar la sua Chiesa su Pietro ed in qual senso Paolo ha potuto scrivere agli Efesini 2:20 ch'essi erano «stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare sulla quale l'edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo del Signore». In quel senso medesimo va intesa la visione in cui Giovanni, contemplando la Gerusalemme celeste nota che «il muro della città aveva dodici fondamenti e su quelli stavano i nomi dei dodici apostoli dell'Agnello» Apocalisse 21:14. Anche oggi, quando parliamo di servitori di Dio che hanno fondata la Chiesa in una data regione, intendiamo dire che sono stati gli apostoli di quel dato paese, ossia che Cristo si è valso della loro opera di credenti per formare altri credenti entrati come pietre viventi a far parte del grande edificio spirituale. Pietro ebbe il privilegio nel periodo delle prime origini di formare colla sua predicazione, le prime pietre vive della Chiesa di Cristo che nessuna avversa potenza doveva riuscire mai ad abbattere; e siccome egli fu l'apostolo particolare dei circoncisi, ben s'intende che il privilegio concessogli venga ricordato nel Vangelo di Matteo scritto soprattutto per i Giudeo-cristiani.

È questa la prima volta che incontriamo la parola ecclesia, che ritroveremo un'altra volta ancora nel Nuovo Testamento, cioè in Matteo 18:17, ove ha un significato più ristretto. Qui essa abbraccia tutta quanta la società o fratellanza dei credenti in Cristo, la quale fa riscontro alla radunanza d'Israele caal, che nella versione dei 70. porta il nome di ecclesia. Gesù chiama «mia Chiesa» la società ch'egli voleva costituire; espressione ammirabile, che non si trova altrove nei Vangeli, la quale indica che, la Chiesa è proprietà di Cristo, per cui egli l'ama, e ne prende cura.
e le porte dello Hades non la potranno vincere.

Parole intese a mettere in risalto l'importanza divina e permanente dell'edificio nella cui fondazione Pietro avrà una parte cospicua. La parola greca Hades, Ebrei Sceol, nella Scrittura viene a significare il regno della morte; e siccome la potenza di quel regno è nelle mani di Satana Ebrei 2:14, le parole si possono riferire anche all'influenza ed alle macchinazioni di lui. Dello Hades si parla come di luogo che ha delle porte Giobbe 38:17, e altrove, le quali spalancandosi a guisa di apertura d'abisso inghiottiscono le generazioni umane. Siccome Satana è il distruttore, ed ha possanza sulla morte, noi non ci allontaneremo dal vero ammettendo che la locuzione «porte dello Hades» rappresenta tutta quanta la possanza e l'astuzia del regno di Satana; le quali però non prevarranno mai.

PASSI PARALLELI

Matteo 10:2; Giovanni 1:42; Galati 2:9
Isaia 28:16; 1Corinzi 3:10-11; Efesini 2:19-22; Apocalisse 21:14
Zaccaria 6:12-13; 1Corinzi 3:9; Ebrei 3:3-4
Matteo 18:17; Atti 2:47; 8:1; Efesini 3:10; 5:25-27,32; Colossesi 1:18; 1Timoteo 3:5,15
Genesi 22:17; 2Samuele 18:4; Giobbe 38:17; Salmo 9:13; 69:12; 107:18; 127:5; Proverbi 24:7
Isaia 28:6; 38:10; 1Corinzi 15:55
Salmo 125:1-2; Isaia 54:17; Giovanni 10:27-30; Romani 8:33-39; Ebrei 12:28
Apocalisse 11:15; 21:1-4
Riferimenti incrociati:
Matteo 16:18
Mat 10:2; Giov 1:42; Ga 2:9
Is 28:16; 1Co 3:10,11; Ef 2:19-22; Ap 21:14
Zac 6:12,13; 1Co 3:9; Eb 3:3,4
Mat 18:17; At 2:47; 8:1; Ef 3:10; 5:25-27,32; Col 1:18; 1Ti 3:5,15
Ge 22:17; 2Sa 18:4; Giob 38:17; Sal 9:13; 69:12; 107:18; 127:5; Prov 24:7; Is 28:6; 38:10; 1Co 15:55
Sal 125:1,2; Is 54:17; Giov 10:27-30; Rom 8:33-39; Eb 12:28; Ap 11:15; 21:1-4

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Vorrei muovere alcuni commenti alla mail di fabrizio: per prima cosa, il nome Pietro venne imposto da Gesù stesso a Simone, e con esso si designa il fatto che sarà d'ora in poi avrà il compito di guidare tutti gli apostoli e la Chiesa, e tale cosa, oltre ad essere confermata dal Vangelo di Giovanni (pasci le mie pecorelle), è confermata anche da Luca 22,31 dove si da a Pietro il compito di confermare i discepoli; tale fatto è poi confermato anche negli atti, dove egli prende l'iniziativa di chiedere che sia scelto un sostituto a Giuda; per quanto riguarda il fatto che Gesù lo chiamò poi Satana, ciò non avvenne immediatamente dopo la nomina di Simone, in quanto il vangelo dice 'da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a gerusalemme e soffrire molto', poi il versetto prosegue con la profezia della resurrezione. Pietro è sconvolto dalla paura di perdere Gesù, ma Egli gli rispose che non doveva pensare come fanno gli uomini, che vedono la morte come una fine e il dolore come un male, infatti subito dopo Gesù istruisce tutti gli apostoli che essi per seguirlo dovranno rinunciare a sè stessi. Per quanto riguarda la tua affermazione sul Papa, ti dico che VIGILIO fu l'ambasciatore del Papa Agapito a Costantinopoli, e già all'epoca ed anche precedentemente i papi avevano il potere di deporre vescovi e patriarchi; quando il Papa morì, Teodora moglie di Giustiniano lo volle come nuovo Papa perchè vicino a lei per questioni di politica e monofisismo, ma giunto a Roma trovò che già vi era insediato Silverio (chi si l'Eusebio di cui parli non lo so), allora Teodora ordinò a Belisario di insidiarlo con la forza. Sappi poi che la figura del Papa esisteva già precedentemente, vedi ad esempio Leone Magno, oppure altri illustri predecessori come Gelasio, e vedrai che da sempre essi sono i pastori della Chiesa universale.Essi poi hanno diritto di trasmettersi il loro ruolo, in quanto esso venne dato da Gesù agli apostoli, e da essi ai loro successori; il passo di Matteo non è riferito in altri Vangeli, perchè la potestà di Pietro era norma accettata da tutti gli apostoli, negli Atti, poi, come detto, se ne parla diffusamente. Per ultimo, le tue critiche alla permanenza a Roma di Pietro sono infondate; tutte le confessioni cristiane attestano che egli ci soggiornò, ed inoltre tutti gli studi fatti lo dimostrano, vi è su questo fatto un'opera enorme di apologetica, accettata, come detto, da tutti, tranne che dai testimoni di geova.

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