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Perché ricordate colui che è vivo ?

Che senso ha fare qualcosa in memoria di qualcuno che è vivo?

In questo post vorrei fare una riflessione su due passi del Vangelo in apparente contraddizione tra di loro.

Cathedral Lima Miraflores stained glass window...

Cathedral Lima Miraflores stained glass window Cena Eucaristica Miraflores/Lima, Peru. (Photo credit: Wikipedia)

Il primo passo è quello contenuto nella cena eucaristica dove Gesù, durante la cena, dice ai discepoli: "Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me" Luca 22,19.

Il secondo passo è quello in cui Gesù risorto dice ai discepoli: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo", Mt, 28,20.

Secondo il dizionario Zingarelli il verbo "commemorare" significa: "Ricordare in pubblico e con solennità qlcu. o qlco". Di solito lo si fa nei confronti dei defunti o di persone celebri defunte, mai nei confronti di chi è ancora vivo, perché nessuno commemora una tomba vuota.

La domanda che sorge spontanea è quindi: che senso ha commemorare, fare qualcosa in memoria di qualcuno se quel qualcuno è presente tutti i giorni in mezzo a noi, fino alla fine del mondo? Mi sembra una contraddizione, una mancanza di fede nei confronti della risurrezione di Gesù e della sua presenza. Perché se sai che una persona è presente, è viva, cosa commemori?

La cosa, nel caso di Gesù, poteva avere un senso per quei due giorni in cui Gesù è morto rimanendo sulla croce o nel sepolcro. Allora, in quel caso, ha senso commemorare e ricordare qualcuno che non è più presente e non si sa se ritornerà o meno. Ma dal momento che Gesù è risorto il terzo giorno ed è in mezzo a noi fino alla fine del mondo, come dice lui stesso, secondo me, non ha più alcun senso commemorare Colui che è vivo. E' un po' come dire: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo?" Lc. 24,5. Oppure, lasciate che i morti commemorino i loro morti.  Oppure, perché commemorate colui che è vivo? Ti pare?

Sono i vivi che vanno commemorati o meglio: festeggiati, non i morti. E allora come andrebbe rivista la cena eucaristica alla luce della risurrezione di Gesù? Secondo me in questo modo: "Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo e festeggiate perché io sono in mezzo a voi tutti i giorni fino alla fine del mondo". DJ mix Lc. 22,19, Mt. 28,20.





Il tornaconto del ricco

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Nel Vangelo ci sono alcuni episodi sula gestione della ricchezza in apparente contraddizione tra di loro. Vediamoli.

Luca 16,9
"Ebbene, io vi dico: Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand'essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne."

Raffaello, guarigione dello storpio

Raffaello, guarigione dello storpio (Photo credit: Wikipedia)

In questo episodio Gesù invita a usare la ricchezza che per lui è sempre disonesta per farsi degli amici in modo tale che quando quella verrà a mancare, gli amici che hai beneficiato con la tua ricchezza ti possano ricambiare, dandoti il tornaconto accogliendoti nelle così chiamate "dimore eterne" che, secondo me, sarebbe più corretto tradurle con "dimore secolari".
A questo punto bisognerebbe chiedere a Gesù: Signore, senti un po', quelle persone che di ricchezze non ne hanno, cioè quei poveracci nullatenenti morti di fame in mezzo ad una strada, come fanno a farsi gli amici per essere poi accolti nelle dimore eterne, visto che non hanno niente da dare?"

L'altro episodio che entra in apparente contraddizione con Luca 16,9 è Luca 14,12-14.

"Disse poi a colui che l'aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché anch'essi non ti invitino a loro volta e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando dai un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti»."

A Contrada banquet

A Contrada banquet (Photo credit: Wikipedia)

In questo episodio, a differenza del precedente, Gesù invita a usare le ricchezze, non per farsi degli amici che poi possono ricambiarti restituendoti il piacere o accogliendoti nelle loro dimore, ma invita a usare le ricchezze per aiutare i poveri, gli storpi, i ciechi, cioè tutti quelli che non possono ricambiarti. Però anche qui per il ricco c'è una ricompensa o un tornaconto da ricevere alla risurrezione, non dagli amici che hai aiutato, ma da qualcuno che non si sa.

"Anche qui bisognerebbe chiedere a Gesù: "Signore, senti un po', quelle persone che di ricchezze non ne hanno e che quindi non hanno la fortuna di dare pranzi e cene a favore dei ciechi, dei poveri e degli zoppi, otterranno una qualche ricompensa alla risurrezione dei giusti?"

Domanda farisaica a Gesù: "Signore, vuoi dire che quei profughi sui barconi poveracci nullatenenti, senza alcuna ricchezza, che non hanno modo di aiutare alcuno, nemmeno loro stessi, non riceveranno alcuna ricompensa e saranno esclusi dalla risurrezione dei giusti? Quindi non saranno accolti in nessuna dimora perché non hanno avuto modo di farsi amico alcuno?

Gesù, tuttavia, non può essere ingiusto e iniquo discriminando il ricco che può aiutare il povero investendo nel povero, dal povero stesso che non può aiutare nemmeno se stesso perché non ha nulla da investire.

E' chiaro che il primo episodio va in conflitto con il secondo episodio, perché secondo la logica di Gesù alla luce del secondo episodio, le ricchezze che per Gesù sono sempre e comunque inique non vanno usate per farsi gli amici affinché poi ti possano in qualche modo ricambiare accogliendoti di qui e di là o restituendoti il favore. E allora come andrebbe letto il primo episodio?

Secondo me andrebbe letto non come consiglio o un suggerimento a usare la ricchezza per farsi gli amici, ma come una amara constatazione della generale furbizia umana in correlazione con i versetti precedenti e quelli successivi, in questo modo: "I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri (e quindi più furbi) dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: voi siete scaltri e vi procurate gli amici con la disonesta ricchezza, perché, quand'essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore secolari. ... Chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto. Se dunque avete fatto i furbi e non siete stati fedeli nella disonesta ricchezza (facendovi degli amici per il vostro tornaconto), chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui (facendovi degli amici sempre per il vostro tornaconto, come fanno i politici) chi vi darà la vostra? Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire a Dio e a mammona. Vedete furbacchioni, così come voi sapete usare le vostre ricchezze per farvi degli amici e scambiarvi i favori, così Dio sa usare le sue ricchezze per farsi i suoi amici e scambiare favori con loro."

US BANK

US BANK (Photo credit: Wikipedia)

Mammona è tutto quanto riguarda ciò che per l'uomo è apparentemente sicuro: un conto in banca, una pensione, uno stipendio, una assicurazione, una casa, un lavoro a tempo indeterminato, una proprietà privata, ecc. tutte cose che rientrano tra le ricchezze in generale.

Nel secondo episodio Gesù non invita a usare le ricchezze per farsi gli amici, anzi gli amici qui li esclude proprio, insieme ai parenti, ai fratelli e ai ricchi vicini, ma invita a usare le ricchezze materiali per aiutare i nullatenenti, coloro che non possono ricambiarti e nemmeno accoglierti nelle loro dimore secolari. Si tratta di fare, secondo la logica di Gesù, quello che io chiamo un investimento a fondo perduto, confidando in una ricompensa alla risurrezione dei giusti.

La ricompensa alla risurrezione dei giusti è la carota sulla quale Gesù fa leva per convincere il ricco che non conosce Dio ad aprire il portafoglio per aiutare i poveri. La ricompensa alla risurrezione dei giusti, secondo Gesù, è il tornaconto del ricco solo se impara a condividere le proprie ricchezze con i poveri e i nullatenenti.

Ma qual è questa ricompensa? La beatitudine, lo dice Gesù: "sarai beato".

Ma io domando a Gesù: perché certe occasioni toccano sempre e solo ai ricchi e mai ai poveri? Il ricco, se vuole,  può essere beato, basta che usi le sue ricchezze per aiutare i poveri. Il povero, non avendo questa possibilità, a meno che non riceva una ricca donazione dal ricco, non potrà mai essere beato perché, essendo povero, a malapena riesce a pensare a se stesso, come fa a pensare ad un altro povero?




Orchestra 100

Camminare sull'acqua

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Water striders using water surface tension whe...

Water striders using water surface tension when mating. (Photo credit: Wikipedia)

Camminare sull'acqua è uno dei miracoli compiuti da Gesù e raccontato nei Vangeli.

Da un punto di vista scientifico non è possibile per un uomo camminare sull'acqua perché altrimenti si violerebbe il Principio di Archimede. Tuttavia certi animali ci riescono. Allora come ha potuto Gesù camminare sull'acqua ? Boh.

Gesù giustifica la cosa dicendo che tutto è possibile per chi ha fede. Secondo questa affermazione, basta aver fede per poter camminare sull'acqua, perché tutto è possibile per chi ha fede. Infatti quando Pietro ci prova a camminare sull'acqua, succede che non ci riesce e sprofonda nell'acqua. La causa del suo sprofondare non è il tentativo di violare un principio scientifico, ma quella di aver dubitato e quindi è la mancanza di fede. Il ragionamento di Gesù, da questo punto di vista logico, non fa una piega.

Al di là dell'effetto mediatico che un miracolo come quello di camminare sull'acqua può dare, occorre capire il messaggio che i testi evangelici vogliono dare.

Il fatto saliente è che mentre Gesù cammina sull'acqua per raggiungere i suoi discepoli che si trovano su una barca in mezzo al mare, in balia delle onde e preda del tempo avverso, loro non lo riconoscono e lo scambiano per un fantasma, restando spaventati e impauriti.

Camminare significa anche muoversi, percorrere un cammino. I discepoli di Gesù vedono quindi un fantasma muoversi verso di loro. Siccome la parola fantasma significa anche spirito, l'episodio rimanda un po' al primo capitolo della Genesi quando lo spirito di Dio aleggiava sulle acque, la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso. Il verbo ebraico rachaph, tradotto come "aleggiare" nella Genesi, ha diversi significati: svolazzare, fluttuare, contemplare, muoversi, librarsi.

A lifebelt on the main deck of the SS Jeremiah...

A lifebelt on the main deck of the SS Jeremiah O'Brien moored in San Francisco, California. (Photo credit: Wikipedia)

Quindi Gesù nel camminare sull'acqua vuol fare capire ai suoi discepoli che lui è come Dio che aleggia, si muove sulle acque. Non solo, se approfondiamo il pensiero, possiamo chiederci chi o che cosa è in grado di muoversi sull'acqua come Gesù, di "camminare" sull'acqua. Gli animali, compreso l'uomo (se sa nuotare) sono in grado di muoversi sull'acqua, più che camminare. La barca, poi, è l'oggetto che per antonomasia è in grado di muoversi sull'acqua, ma anche il classico canotto, o salvagente è in grado di muoversi sull'acqua. Gesù quindi fa capire ai suoi discepoli che lui è come una barca o un salvagente in grado di muoversi sull'acqua che va loro incontro quando c'è bufera e le acque sono agitate. Ne discende che Gesù non ha bisogno di una barca o di un salvagente per muoversi nel mare, la barca o il salvagente è lui.

Quindi se vuoi muoverti nel mare, da un punto di vista metaforico, se non sai nuotare da solo, puoi farlo aggrappandoti al salvagente Gesù.

Il fatto che poi Gesù salga sulla barca dove ci sono i suoi discepoli, con ciò che poi ne consegue, è un qualcosa che da un punto di vista mistico ed escatologico ha qualcosa di veramente straordinario.


Gesù alieno

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Giovanni 18,36:

English: Brian Johnson with AC/DC.

English: Brian Johnson with AC/DC. (Photo credit: Wikipedia)

"Rispose Gesù: Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù".

Alieno nel linguaggio fantascientifico significa "extraterrestre". E' un aggettivo che fa riferimento a qualcosa che che si trova o avviene al di fuori del pianeta Terra. Ha poco senso nel caso di Gesù. Essendo Gesù Dio incarnato, il creatore di questo mondo. Tuttavia nel testo greco della Bibbia, viene usata la parola "kosmos" tradotta con "mondo".

Su Wikipedia alla voce  Cosmos (o kosmos) si legge che il significato originale di kosmos era ordine, ma attualmente è generalmente usata come sinonimo di universo.

Gesù non intende dire che lui è un extraterrestre, un alieno, ma che il suo regno non fa parte di questo ordine di cose, di questo sistema di cose. In questo senso Gesù è un alieno perché proviene da un regno, da un mondo che non appartiene al nostro sistema di ordinamento o organizzazione, modo di pensare e di vivere.

La parola "servitori" non mi piace. Sarebbe stato meglio, secondo me, tradurre la parola greca "hupéretés" con "collaboratori" o ministri, equipaggio, marinai, persone che aiutano e collaborano con il comandante a raggiungere una meta,


I 2Cellos sono un duo di violoncellisti sloveno-croati, composto da Luka Šulić e Stjepan Hauser

Battleship & ACDC - Thunderstruck

Battaglia navale e fulminato Avanti Cristo dopo Cristo
https://youtu.be/fU0bKMj9Kgo

Vangelo di Luca 22,36

Ed egli soggiunse: "Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così una bisaccia; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. ... ".

pastore_bisaccia.jpg

La borsa sarebbe il borsellino dove si tengono i soldi.
La bisaccia è una borsa di tela o di pelle che si tiene a tracolla e che contiene il necessario per il viaggio.

In un primo tempo Gesù invita i suoi discepoli ad andare come pastori tra le pecore perdute della casa d'Israele. Infatti in Matteo 10, 6-10 e Luca, 9,3 leggiamo:

 "rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. ... Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l'operaio ha diritto al suo nutrimento.".

Gesù all'inizio chiede ai suoi discepoli di comportarsi come pastori tra le pecore perdute, ma di rinunciare all'abbigliamento e agli accessori tipici della figura del pastore: sandali, tunica, bastone, borsa e bisaccia, oggetti e figure tipici del presepe, affidandosi alla provvidenza di Dio.

In Luca 22,36 le cose sono cambiate, Gesù è annoverato tra i malfattori e lui invita i suoi discepoli ad agghindarsi come pastori: la borsa e la bisaccia fanno parte dell'abbigliamento tipico del pastore insieme al bastone.

 

arcangelo_michele.jpgTuttavia, al bastone, Gesù sostituisce la spada che, come si è visto nei post precedenti, è un simbolo della giustizia. In questo modo Gesù si rifà alla tradizione ebraica dell'Antico Testamento e richiama la figura dell' arcangelo Michele, considerato il capo delle milizie celesti in lotta contro il male, a difesa della fede in Dio. L'arcangelo Michele viene raffigurato con una spada o una lancia in una mano e, a volte, con una bilancia nell'altra mano, intento a pesare le anime dei morti secondo principi di giustizia che si rifanno al giudizio universale.

Come per l'arcangelo Michele, anche la giustizia, nella iconografia storica, viene rappresentata come una donna che porta in una mano una bilancia e nell'altra mano una spada. La bilancia è sempre a due piatti dove lo zero, simboleggia l'equilibrio e l'equità tra i due piatti e si trova nel fulcro della bilancia. La spada simboleggia non la guerra, ma il potere e la forza che la giustizia deve possedere per imporre l'equità là dove manca.


donna_spada_bilancia_giustizia.jpg

Di solito la donna viene rappresentata con gli occhi bendati come per sottolineare il fatto che la giustizia è cieca e non guarda in faccia a nessuno. Tuttavia, io qui ho preferito scegliere una immagine di donna con gli occhi non bendati perché la Giustizia, a differenza della Fortuna, non è cieca, ma ci vede benissimo. Ricordo che la giustizia, a differenza della pace, è una delle quattro virtù cardinali.

Il catechismo della Chiesa cattolica definisce la giustizia come: "la virtù morale che consiste nella costante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto. La giustizia verso Dio è chiamata « virtù di religione ». La giustizia verso gli uomini dispone a rispettare i diritti di ciascuno e a stabilire nelle relazioni umane l'armonia che promuove l'equità nei confronti delle persone e del bene comune.".

Belle parole che purtroppo restano lettera morta a partire dalla legittimazione della Proprietà Privata vera e propria vergognosa e bastarda sorgente di iniquità e di ingiustizia. Alla figura del pastore con il bastone, quindi Gesù sostituisce l'immagine del pastore che tiene una spada, tipica figura che si rifà alla figura dell'arcangelo Michele e alla sua simbologia: primo dei principi, custode del popolo di Israele.

A Natale, nel presepe parrocchiale insieme alle statuine dei pastori metti anche le statuine raffiguranti la giustizia, magari falle tu come semplici disegni o ritagli di fotografie scansionate al pc, ce ne è bisogno e se il parroco protesta digli che è un ordine dell' arcancelo Michele.


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 (Photo credit: Antonio Canova, ballerina con un dito sulla guancia
Wikipedia)

L'espressione "porgere l'altra guancia", secondo il dizionario Zingarelli, significa in senso figurativo: "sopportare le offese senza reagire, in conformità all'insegnamento evangelico".

L'espressione nasce da Matteo 5,39: "Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra" e Luca 6,29: " A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l'altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica"

Secondo me, l'espressione "porgere l'altra guancia" ha un altro significato che non è esattamente quello di sopportare le offese senza reagire.

La guancia a che cosa serve? E' una parte del viso che di solito si accarezza per manifestare affetto ad una persona oppure la si bacia come gesto di saluto, di confidenza, oltre che di affetto.

Quando due persone si salutano, come gesto di amicizia e affetto si scambiano un bacio sulla guancia, porgendo la guancia, possono anche scambiarsi una carezza sulla guancia.

Allora porgere l'altra guancia dopo aver ricevuto una offesa come uno schiaffo, perché uno schiaffo è un gesto di offesa, non significa secondo me invitare chi ti ha schiaffeggiato a darti un altro schiaffo in segno di supina e remissiva sottomissione, ma significa offrirgli il tuo perdono e la possibilità di riconciliarsi con te.

Dopo aver offeso una persona, non solo con uno schiaffo, ma anche con un insulto verbale, si può provare rimorso e sentire il bisogno di essere perdonati dalla persona offesa prima di presentare un'offerta a Gesù. Ebbene, porgere l'altra guancia, in questo senso, secondo me assume un significato diverso: una offerta di perdono e riconciliazione da parte della persona offesa.
Tu mi hai schiaffeggiato, mi hai offeso, ma io non ti nego il perdono, non mi vado a nascondere offeso e nemmeno sopporto l'offesa a cuor leggero, senza reagire, ma ti offro il mio perdono porgendoti l'altra guancia affinché tu, pentito del tuo gesto,  possa darmi una carezza o un bacio come gesto di pentimento e di riconciliazione.


E Gesù disse: "Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli poi l'altra affinché, pentito, si possa riconciliare con te con un bacio o una carezza, così da poter tornare ad offrire il suo dono". Remix DJ Mt. 5,23-39


Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera:

e i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me.

Matteo 10, 35-37

Lo dice Gesù, non io.

Dai fatti di cronaca su La Stampa:

Padova, uccide la figlia e si toglie la vita

Picchia la moglie dopo la lite.

Agrigento, spara alla moglie e si toglie la vita


Da Wikipedia:

L'art. 16 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo afferma:

  1. Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento.
  2. Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
  3. La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.


Chi sono "quelli della sua casa" ? Sono coloro che vivono nella stessa casa: famigliari e conviventi.

Gesù considera nemici dell'uomo i famigliari e i conviventi, cioè quelli della sua casa. Là dove c'è una famiglia, cioè là dove c'è un rapporto di convivenza come può essere appunto la famiglia, ma anche una comunità, una congregazione, un convento, una casa di accoglienza, un penitenziario, una caserma, ecc. là si annidano i nemici dell'uomo, là, secondo Gesù, si annida un covo di nemici.

"Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi"

Luca 21,16

Alla faccia di: "La famiglia luce dell'amore di Cristo".

Perché il verbo è al futuro ("saranno", "sarete") e non al presente? Saranno quando? Difficili da digerire quelle parole di Gesù.
Come la mettiamo? Appunto, come la mettiamo, perché io mi sento preso per il culo.

I casi sono due: o mandiamo la famiglia a quel paese o mandiamo Gesù a quel paese. Se i famigliari sono nemici, come possono essere luce del tuo amore?

Oh Gesù, dico a te !!! Come la mettiamo? Hai letto quello che c'è scritto a titolo di quel video sul sinodo dei vescovi? C'è scritto che la famiglia è luce del tuo amore. Bell'amore vien da dire se poi i famigliari saranno i miei nemici. Signore, non ti senti preso per il culo?

Se la famiglia è la luce del tuo amore, allora tu Gesù cosa vai a dire ai tuoi discepoli? Che i famigliari saranno i nemici dell'uomo? Che i tuoi discepoli saranno traditi proprio dai loro famigliari, parenti, genitori, fratelli. amici?
Come la mettiamo?


Matteo 10,34:

Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada.

Abbiamo visto in un post precedente che la spada è il simbolo della giustizia.

Italiano: Monumento alla Libertà e alla Pace a...

Italiano: Monumento alla Libertà e alla Pace a Tavazzano con Villavesco (Photo credit: Wikipedia)


Gesù è venuto per portare giustizia, per rendere giustizia, prima ancora che pace.

Che senso ha portare la pace, se prima non si eliminano le ingiustizie e i soprusi? Come può esserci pace, là dove regna l'ingiustizia, là dove vengono calpestati i diritti dell'uomo?

Se vuoi la pace, rendi giustizia, elimina le ingiustizie e le discriminazioni, elimina le diseguaglianze sociali, di censo, di razza, elimina i privilegi e le prelazioni, altrimenti, caro uomo, la pace te la puoi anche ficcare in quel posto.

A che serve digiunare per la pace, se poi non c'è giustizia? Credi forse che l'affamato e l'assetato o il disoccupato si metta buono buono davanti a chi digiuna un giorno per poi vederlo mangiare e bere il doppio il giorno dopo? Ipocrita!

Manda affanculo l'economia di mercato, manda affanculo l'economia capitalista, rovescia i mercati, se ne hai il coraggio. E se vuoi porre le basi per la pace adotta una economia di comunione, basata sulla condivisione equa delle risorse, sulla condivisione del bene e del male, della gioia e del dolore nel rispetto di ogni uomo, presente e futuro.


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Chi sono i poveri in spirito o i poveri di spirito? I poveri in spirito vengono chiamati in causa da Gesù nel Discorso della Montagna dove enuncia le famose beatitudini.

Rileggiamo quel passo del Vangelo: Mt. 5,1-10:

Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli.
Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:

"Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli."

Come vedi, l'appartenenza al regno dei cieli caratterizza la prima e l'ultima beatitudine che vede i poveri in spirito e i perseguitati per causa della giustizia avere in comune il regno dei cieli. Ricordo che, come visto in un post precedente, per Gesù il cielo è un trono, il trono di Dio.

Ma chi sono i poveri in spirito? Tradotto così, si possono dare tante interpretazioni alla parola "spirito". Io voglio dare una mia interpretazione personale sulla base della mia sensibilità spirituale. Nel testo greco viene usata la parola "pneuma" che viene tradotta come "vento", "respiro", "spirito", "anima".

Chiediamoci allora cosa è il vento. Il vento è una massa d'aria che si sposta. Idem il respiro è una massa d'aria che viene inspirata ed espirata. Viene logicamente voglia di associare alla parola greca "pneuma" la parola "aria" più che quella di "spirito", perché, dal mio punto di vista, la parola "spirito" dice tutto e dice niente, avendo tanti significati. Il dizionario Zingarelli ne riporta ben 19.

Quindi, se associamo alla parola "pneuma" la parola "aria", possiamo tradurre la prima beatitudine in maniera più letterale come: "beati i poveri in (di) aria, perché di essi è il regno dei cieli".

Ma cosa vuol dire essere povero di aria? Sembrerebbe una traduzione ancora più confusa della precedente, visto che l'aria, come lo spirito, è qualcosa di impalpabile. Cerchiamo quindi di riflettere e dargli un significato logico e comprensibile. Chiediamoci: chi sono i poveri di aria?

I poveri di aria sono tutti quelli che stanno chiusi in una stanza, in una cella e non hanno grossi spazi per muoversi, perché in una stanza chiusa c'è poca aria e poco spazio. Per esempio i carcerati sono poveri di aria. Infatti, proprio ai carcerati si concede l' "ora d'aria". Sono poveri di aria, dal mio punto di vista, anche tutti quei religiosi e religiose che, per scelta personale, si ritirano nei conventi, in clausura, nelle loro celle, a vita contemplativa.

Gesù dice che ai poveri in spirito, ma che io preferisco chiamare "poveri d'aria" (cioè prigionieri, carcerati, monache e monaci, ecc), appartiene il regno dei cieli.

Per meglio far comprendere la verità di Gesù mi piace fare un esempio laico che tira in ballo i carcerati, proprio perché i carcerati, essendo stati condannati al carcere, hanno poca aria e possono essere considerati gli "afflitti" della seconda beatitudine. Ma anche tanti carcerati possono essere considerati i "perseguitati a causa della giustizia" dell'ultima beatitudine. Gesù, per esempio, dimostra se stesso. Infatti Gesù è stato un carcerato prima di essere crocifisso, lui laico, un perseguitato a causa della giustizia. Anche lui è stato un povero d'aria, tanto più in croce dove si muore per asfissia, per mancanza d'aria. Invero, dopo la resurrezione Gesù è salito in cielo, a lui appartiene il regno dei cieli.

Italiano: Sandro Pertini, Presidente della Rep...

Italiano: Sandro Pertini, Presidente della Repubblica (Photo credit: Wikipedia)

Un esempio ancora più laico lo possiamo trovare nell'ex Presidente della Repubblica: Sandro Pertini, il settimo presidente della Repubblica italiana dal 1978 al 1985, il più amato dagli italiani.

Se vai a vedere la sua biografia su Wikipedia scopri che in gioventù, prima di diventare presidente, Sandro Pertini è stato condannato al carcere per diversi anni, per ragioni politiche, è stato quindi un carcerato, un "povero d'aria" e, come partigiano ed antifascista negli anni del fascismo, lo possiamo considerare un "perseguitato a causa della giustizia". A lui appartiene il "regno dei cieli". Infatti Sandro Pertini è salito poi sul "trono" della Presidenza della Repubblica, dimostrando, in questo modo, come agisce la verità di Gesù.

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In questo articolo voglio commentare il passo del Vangelo di Giovanni 19,23-24.

Rileggiamolo: "I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura: Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte. E i soldati fecero proprio così."

Qualcuno può pensare che una tunica tutta di un pezzo e senza cuciture, per quei tempi, fosse sinonimo di ricchezza materiale e di lusso. Secondo me non è proprio così.

Sicuramente un figlio del Re quale è Gesù, non poteva non vestire con abiti di lusso. Infatti i figli del Re vivono nei palazzi del Re e portano morbide vesti. Non vestono ruvide pelli di cammello come vestiva Giovanni Battista.

Veniamo a noi. Cosa vuol dire l'evangelista con quell'episodio? Voglio lasciare alcuni suggerimenti interpretativi o chiavi di lettura, secondo la mia sensibilità spirituale.

Le vesti, dal greco "himation", è l'indumento esterno, cioè la parte più esterna dei vestiti, rappresentano la nostra personalità, il nostro carattere, come ci presentiamo e come vogliamo apparire in pubblico ed è la parte che gli altri vedono di noi ed è soggetta a più interpretazioni. Ad esempio, in certi contesti sociali occorre vestirsi in modo appropriato. Ad un matrimonio ci si veste con giacca e cravatta e non con la maglietta della Juve che invece va bene quando si va allo stadio durante una partita di calcio dove gioca la Juve. Mentre vestirsi con giacca e cravatta ad una partita di calcio può essere non appropriato.

La tunica, dal greco "chitón", è un indumento intimo a contatto con la pelle, la parte che non si vede e rappresenta, secondo me, l'anima, lo spirito, la parte più nascosta e intima della persona e che gli altri non vedono ma che la morte può svelare. Ogni uomo ha un' anima sola indivisibile, un suo spirito unico, che è sempre quello.

Tuttavia sebbene una persona può avere più personalità e caratteri diversi che possiamo manifestare nel modo di vestirci, l'anima della persona, invece, è sempre una sola e indivisibile.

I soldati chi sono e cosa rappresentano?  Il soldato è un romano, è una persona che prende ordini da qualcuno più in alto di lui, è un mero esecutore di ordini al servizio dell'autorità politica romana, uno che esegue gli ordini senza sindacare. Il soldato, a differenza del servo, non può rifiutarsi di eseguire un ordine.

Cosa fanno i soldati romani? Si dividono le vesti di Gesù in quatto parti. Si presume quindi che i soldati erano quattro. Le vesti, abbiamo visto, sono l'indumento esterno. Ciò significa che della figura di Gesù, del suo messaggio, i soldati tirano fuori quattro filoni interpretativi dividendoseli tra di loro e dando vita a quattro filoni teologici del cristianesimo, ragionando anche in termini escatologici. Questi filoni teologici sono quattro, ma possono essere anche di più, ma grosso modo i principali sono quattro: filone cattolico, filone protestante, filone ortodosso, filone orientale.

Quando poi i soldati sono di fronte alla tunica che, abbiamo visto, è la veste più intima di Gesù, cosa fanno? Vedono che è cucita tutta di un pezzo, non la strappano e invece di condividerla tra di loro, se la giocano a dadi, si affidano alla sorte, a chi tocca, tocca.

Secondo me, ragionando anche in senso escatologico, vuol dire che ogni soldato, non comprendendo a fondo il messaggio di Gesù, prende la parte più esterna, la più letterale, quella facilmente più visibile e comprensibile, la interpreta secondo quattro filoni teologici e se ne assegna uno da seguire o da vivere, dando quindi vita a quattro principali filoni teologici del cristianesimo.

Con l'anima di Gesù però questa operazione non riesce, perché l'anima di Gesù è lo Spirito Santo ed è UNO, spirito di unità e di salvezza che, non essendo divisibile, i soldati pensano di assegnare a sorte solo al più fortunato, come pensiamo avvenga con la fede (chi ce l'ha è fortunato e che non ce l'ha pazienza).

Cosa significa ? Questi quattro soldati che si sono divisi la veste esterna di Gesù, non riescono a trovare l'unità nello Spirito Santo, proprio perché sono soldati, non possono ribellarsi all'autorità. Lo Spirito Santo può solo essere condiviso da tutti affinché tutti possano salvarsi nell'unità dello Spirito, ma finché questi quattro soldati giocano a dadi con lo Spirito Santo, spirito di unità, ognuno tenendosi un pezzo della veste esterna di Gesù, le vesti di Gesù resteranno divise e l'unità dei cristiani non la si potrà realizzare. Solo lo Spirito di Gesù unisce ed è nello Spirito Santo, Uno e indivisibile che i cristiani possono trovare l'unità.





Uomo, come te la devo suonare? Guarda che con Dio non si scherza.

Lo vuoi vedere più grosso?


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La spada di Gesù

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giustizia

giustizia (Photo credit: Hari Seldon)

In questo articolo voglio commentare il passo di Luca 22,35-38. Si tratta di un passo che può essere mal interpretato e dare adito a contraddizioni, se non viene compreso a fondo.

Rileggiamo Luca 22, 35,38

Poi disse: «Quando vi ho mandato senza borsa, né bisaccia, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?». Risposero: «Nulla». Ed egli soggiunse: «Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così una bisaccia; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. Perché vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: E fu annoverato tra i malfattori. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo termine». Ed essi dissero: «Signore, ecco qui due spade». Ma egli rispose «Basta!».

Non ti pare strano e contraddittorio che una persona che poco prima ha predicato l'amore per il prossimo, ora inviti i suoi discepoli a vendere il mantello per comprare una spada, strumento di guerra e di morte?

E' quello che fanno notare molti non credenti, non comprendendo quel passo evangelico.

Io cerco di dare a quel passo una mia interpretazione spirituale.

La spada cosa rappresenta? Nell'iconografia antica, la spada è il simbolo della Giustizia insieme alla bilancia. Del resto, se vai a vedere sul vocabolario Zingarelli alla voce "spada", leggi tra i vari significati, anche:"4 Simbolo della Giustizia".

Dovrebbe ora essere un po' più chiaro il significato di quel passo evangelico.

Gesù invita i suoi discepoli a dismettere il mantello, a venderlo, a spogliarsi del proprio modo di essere, del proprio carattere, per assumere l'aspetto della Giustizia, ad essere giustizia, rappresentata da una spada. La giustizia viene spesso rappresentata come una persona con una spada in mano.

Perché? Perché Gesù è annoverato ingiustamente tra i malfattori. E' quindi compito dei discepoli che credono in Gesù assumere l'aspetto della Giustizia per rendere giustizia a Gesù annoverato ingiustamente tra i malfattori.

Attenzione, non si tratta di andare a fare la guerra con la spada, no. Si tratta di rendere giustizia, di dare a Gesù quello che gli spetta, riconoscendolo per quello che è: il figlio di Dio e non un malfattore.

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Italiano: Museo delle Cere di Lourdes - L'asce...

Italiano: Museo delle Cere di Lourdes - L'ascesa di Gesù al cielo (Photo credit: Wikipedia)

Cosa significa l'ascensione di Gesù, salire in cielo, essere assunti in cielo ? Lo chiedo perché per molti non credenti l'ascensione fisica di Gesù è ridicola. La salita al cielo di Gesù può essere ridicola se non la si comprende nel suo significato spirituale ed escatologico. Per cui in questo post cerco di approfondire la cosa secondo quella che è la mia sensibilità spirituale, dando un significato personale all'ascensione di Gesù.

Rileggiamo alcuni brani del N.T. nei quali se ne parla:

Marco 16,19: "Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio."

Luca 24, 54: "Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo."

Atti 1,6-11: "Così venutisi a trovare insieme gli domandarono: "Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?". Ma egli rispose: "Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta,
ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra". Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n'andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: "Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo
".




Gesù sale in cielo. Che significa? Detto così, leggendo i brani letteralmente, la cosa può sembrare ridicola e anche assurda per un non credente o un agnostico, se non la si spiega. Gesù sale fisicamente verso il cielo. Come ciò sia avvenuto, io non lo so spiegare scientificamente, ma ci credo, perché credo alla testimonianza degli evangelisti. Tuttavia cerco di spiegare il significato dell'assunzione in cielo di Gesù per dare un senso logico al fatto.

Cosa ci va a fare Gesù in cielo? Che cosa è il cielo? Cosa rappresenta il cielo? Ce lo dice Gesù a proposito del giuramento, in Matteo 5,35: "ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re."

Il cielo, tra i tanti significati, viene visto da Gesù come un trono, il trono di Dio.

La terra invece viene vista come uno sgabello, lo sgabello per i piedi di Dio.

Ma "trono" ha anche il significato di "cattedra". Infatti il dizionario Zingarelli alla voce "cattedra", tra i vari significati, cita anche:  "4. Trono coperto da baldacchino, occupato dal pontefice o dal vescovo durante le funzioni." La cattedra di Pietro, per esempio, è un trono ligneo.

Quindi, se Il cielo è un trono e il trono è una cattedra, risulta più chiaro cosa vuol dire salire in cielo, significa "salire in cattedra", mettersi alla cattedra del cielo, sul trono di Dio. E cosa ci va a fare uno in cattedra o sul trono? Va per regnare e per insegnare, perché Gesù è anche il Maestro, è Dio. Gesù sale in cattedra per diffondere con autorevolezza, attraverso lo Spirito Santo, il suo insegnamento e regnare, facendolo dalla cattedra più alta e più autorevole del mondo che è il cielo, il trono di Dio.

E come avviene la diffusione dell'insegnamento di Gesù e del suo regno sulla terra? Avviene attraverso uno sgabello. Il dizionario Zingarelli definisce la parola "Sgabello" come "Piccolo sedile senza spalliera e gener. senza braccioli". Lo Sgabello è un sedile meno autorevole di un trono, ma non per questo meno utile.

Lo sgabello è più basso di un trono e può servire sia come sedile, sia come scaletta per salire sul trono. Quindi chi pensi si possa sedere sullo sgabello? Dal mio punto di vista spirituale mi pare logico che sullo sgabello sieda il successore di Pietro. Uno sgabello rappresentato in questo caso dalla Cattedra di Pietro e sul quale poggiano i piedi di Dio e del quale Gesù si serve per salire sul trono per regnare e mettersi in cattedra per ammaestrare alla destra del Padre.

Infatti la storia del Cristianesimo dimostra come Gesù ammaestra con autorevolezza il suo popolo sulla terra, diffondendo il suo insegnamento dalla cattedra del Cielo, passando per la terra, per la Chiesa, per lo "sgabello", per la cattedra di Pietro dove siede appunto il successore di Pietro, il Papa.

Attenzione. Il fatto che la terra sia uno sgabello ai piedi di Dio non significa che la terra sia di secondaria importanza rispetto al cielo, ma significa che entrambi svolgono la funzione di servizio, per permettere a Gesù (Dio fatto uomo) di riprendere la sua posizione sul trono alla destra del Padre, dopo essere disceso dal trono per venire in mezzo a noi.

Quindi sia il cielo (il trono di Dio), sia la terra (lo sgabello, il sedile di Pietro e più in generale la Chiesa) vanno rispettati e guai a chi non li rispetta, pensando di invocarli come garanti delle nostre promesse.


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Costituzione Italiana. Art. 101:

La giustizia è amministrata in nome del popolo.
I giudici sono soggetti soltanto alla legge.

Cosa vuol dire? Sai qual è il significato dell'art. 101 della Costituzione italiana ? La giustizia è amministrata in nome del popolo (italiano si presume). Se chi ha scritto quell'articolo si fosse potuto rendere conto della gravità di tale principio davanti a Dio, molto probabilmente non l'avrebbe scritto. Probabilmente quel costituzionalista avrebbe scritto: la giustizia è amministrata in nome di Dio, se credente, oppure in nome della Natura, se ateo, ma non in nome del popolo. Coinvolgere il popolo e quindi l'uomo nell'amministrazione della giustizia e delle condanne (o assoluzioni) che ne conseguono significa violentare nello spirito il credente nella giustizia di Dio.

E poi quel secondo comma: i giudci sono soggetti soltanto alla legge. Terribile! Ma se ne rendono conto della gravità di tale articolo? Probabilmente no, altrimenti i giudici non svolgerebbero il ruolo che svolgono.

Signori, con Dio non si scherza, così come non si scherza con la Natura. Corpo e anima, materia e spirito, fanno parte della stessa sostanza:e formano una trintà: xyz, dove z = x + iy sul piano complesso di cui la croce ne è una rappresentazione cartesiana.

Qual è il significato della parola giustizia? Vediamolo sullo Zingarelli: Virtù, principio etico per il quale si giudica rettamente e si riconosce e si dà a ciascuno ciò che gli è dovuto. Sin. equità.
Quindi si dà, non si toglie. Dio dà, ma il popolo toglie. Esempi: la pena carceraria toglie la libertà, la legge che legittima l'aborto toglie la vita, la legge che legittima la proprietà privata ti espropria.

Luca 18,7-8 E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?

Appunto. Agli eletti Dio fa giustizia prontamente, ma a che serve fare giustizia là dove non c'è fede ? Là dove non c'è fede, la giustizia è amministrata in nome del popolo e i giudici sono soggetti soltanto alla legge.

Signore, ti chiedo di fare giustizia!

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Miserando atque eligendo

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Miserando atque eligendo è il motto dello stemma cardinalizio di Papa Francesco che saluto. Cosa significa quel motto? Al liceo sono sempre stato poco ferrato in latino e non so dare una corretta traduzione in italiano di tale motto. Miserando deriva dal verbo latino miseror che significa: aver compassione. Eligendo deriva dal verbo latino eligo che significa: cogliere, scegliere, eleggere. Atque è la congiunzione copulativa latina e, anche, pure.

Tale motto sarebbe riferito all'episodio del Vangelo in cui Gesù chiama Matteo, l'esattore delle tasse, a seguirlo. Per cui, per l'occasione, vorrei fare una meditazione su tale episodio che ritroviamo nei tre vangeli canonici. Rileggiamoli.

Matteo, cap. 9.
9 Andando via di là, Gesù vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.10 Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli. 11 Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». 12 Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. 13 Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

church of the gesu

church of the gesu (Photo credit: orj78)

Marco, cap. 2.
[13] Uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli li ammaestrava.[14] Nel passare, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: "Seguimi". Egli, alzatosi, lo seguì. [15] Mentre Gesù stava a mensa in casa di lui, molti pubblicani e peccatori si misero a mensa insieme con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano.
[16] Allora gli scribi della setta dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: "Come mai egli mangia e beve in compagnia dei pubblicani e dei peccatori?". [17] Avendo udito questo, Gesù disse loro: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori".

Luca, cap 5
[27] Dopo ciò egli uscì e vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte, e gli disse: "Seguimi!". [28] Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì. [29] Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C'era una folla di pubblicani e d'altra gente seduta con loro a tavola. [30] I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: "Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?". [31] Gesù rispose: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; [32] io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi".

Quello su cui voglio riflettere è apparentemente di secondaria importanza e riguarda la casa in cui si tiene il banchetto di Levi. La Bibbia TOB dice che la casa è quella di Matteo cioè quella di Levi e non quella di Gesù, citando Luca 5,29, anche considerando che Gesù non ha una casa di proprietà come rileva giustamente la Bibbia Tob in una nota che cita Lc. 9,58 nel quale Gesù dice che il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo.

Io invece  vorrei approfondire la cosa e porre dei dubbi. La casa dove si tiene il banchetto è proprio quella di Levi? Perché? Non potrebbe essere invece quella di Gesù, anche se non viene detto esplicitamente? Ragioniamo. Gesù invita Matteo a seguirlo. Matteo si alza, lascia tutto e lo segue. Dove vuoi che ti porti Gesù quando lo segui? Nella casa di Levi ? Nella casa di un peccatore? Non avrebbe senso, non sarebbe logico. Gesù non porta il peccatore a casa del peccatore, altrimenti il peccatore resta nel peccato. Gesù porta il peccatore sempre a casa sua, cioè nella casa del Padre che è la casa di Dio dove si tengono i banchetti (spirituali).

Rileggiamo e cerchiamo di capirci qualcosa. Lc. 5,27: Dopo ciò egli (Gesù) uscì e vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte, e gli disse: "Seguimi!". [28] Egli (Levi), lasciando tutto, si alzò e lo seguì (Levi segue Gesù fin dove?, Non è il contrario. Gesù non segue Levi a casa di Levi). [29] Poi Levi gli preparò (Levi prepara a Gesù, dopo averlo seguito fino a casa di Gesù ?) un grande banchetto nella sua casa (casa di Levi o di Gesù?). C'era una folla di pubblicani e d'altra gente (altri peccatori perdonati) seduta con loro (Gesù e Levi) a tavola (nella casa di Gesù o di Levi?). [30] I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli (peccatori che seguono Gesù): "Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?". [31] Gesù rispose: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati (appunto); [32] io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi".

Cerchiamo di dare una lettura spirituale e non soltanto carnale a quel passo evangelico. Cerchiamo di dare un significato spirituale alla casa dove si tiene il banchetto. La casa può rappresentare una dimensione spirituale dell'anima del peccatore che si converte. Quando segui Gesù, lui ti porta a casa sua che è poi la casa del Padre, la casa di Dio. Mi sembra quindi logico che il banchetto di Levi si tenga nella casa di Gesù.

Quindi la frase: "nella sua casa", può essere riferita alla casa di Gesù, ma può anche essere riferita alla casa di Levi se per "casa" intendiamo l'anima del peccatore convertita al Signore. Per capirlo bisogna ragionare con lo spirito e non tanto con la carne. Perché se ragioni con la carne ti viene da pensare ad una casa di mattoni o di pietra o comunque ad una casa materiale. Se invece ragioni con lo spirito, la casa può essere la casa di Dio, ma anche la tua anima che si converte e si apre a Dio diventando la sua dimora, perché è sempre in Dio e nelle sue dimore che si tengono i banchetti (nello spirito di Dio) e nelle quali vale il motto Miserando atque eligendo. Gesù non porta e, tanto più, non lascia mai il peccatore nella sua casa, nel peccato, perché nella "casa-anima" di un peccatore non c'è salvezza.

Gesù ti porta sempre nella casa del Padre, ti porta a Dio, cioè là dove c'è misericordia e dove ti senti chiamato per nome, dove il peccato ti viene sempre perdonato e cancellato. E siccome Gesù è Dio, Gesù ti porta a casa sua, nella quale Gesù "non ha dove posare il capo", perché la "casa" di Gesù non è una casa fisica con indirizzo e numero civico, ma è una casa universale che prende il nome di "Chiesa cattolica".

Ma non pensare che lo spirito resti solo spirito. Lo spirito si incarna, lo spirito si fa carne nella Chiesa e i banchetti spirituali alla fine si incarnano pure loro e si consumano nella carne sotto una casa concreta, non al freddo e sotto la pioggia.





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Servi inutili?

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Qui intendo commentare un passo del Vangelo di Luca, capitolo 17, versetti 5-19 che, secondo me, viene male interpretato pensando che il discepolo di Gesù debba ubbidire per poi umiliarsi dicendo di essere un "servo inutile":

Simbolo del pesce, legato al Cristianesimo (in...

Simbolo del pesce, legato al Cristianesimo (in quanto acrostico di "Gesù Cristo figlio di Dio salvatore") (Photo credit: Wikipedia)

Gli apostoli dissero al Signore: «Aumenta la nostra fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola? Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu? Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare».

Gli apostoli chiedono a Gesù di aumentare la loro fede, come se la fede fosse qualcosa che si misura e si pesa. Gesù risponde collegando la fede ad una richiesta, ad un comando che risulta assurdo: lo sradicamento di una pianta di gelso e il suo trapianto nel mare dove, non essendoci la terra, la pianta non potrebbe radicarsi e stare in piedi.

Poi Gesù fa una serie di constatazioni. Gesù constata che chi, tra di loro, avesse un servo (oggi il servo lo si chiama lavoratore dipendente), si comporterebbe da padrone dando ordini e facendosi servire, mettendo prima di tutto le sue esigenze e per ultimo quelle del servo.

Gesù fa poi un'ultima constatazione dicendo che anche loro quando si comportano da servi, dopo aver eseguito gli ordini ricevuti, invece di confidare nel padrone e nella sua giustizia, si umiliano in un timore reverenziale verso il padrone stesso, dicendo di essere dei servi inutili e di avere fatto quello che dovevano fare, quasi come a dire: va bene così.. Quindi, quel "dite", secondo me, non è un invito di Gesù a umiliarsi, a non pretendere, a sentirsi come dei servi inutili, ma una amara constatazione di quanto i suoi discepoli si umiliano da soli sottomettendosi all'autorità del padrone.

In quelle condizioni umilianti (di servi inutili), la fede in Dio non può crescere, perché è il discepolo stesso che, considerandosi inutile, non si spinge oltre nei confronti di Dio, non confida in lui, non cerca la sua collaborazione, ma rimane fermo nella sua passività di servo inutile, forse già appagato di avere fatto il suo dovere eseguendo gli ordini del suo padrone. Se i discepoli continuano a considerarsi dei servi inutili, mossi da timore reverenziale nei confronti di Dio, la loro fede resta quella che è, non può crescere. Dio non vuole dei discepoli che si sentono servi inutili, Dio vuole dei collaboratori, degli amici che sappiano rivolgersi a Lui e chiedano con fede.

Infatti, nei versetti successivi a cosa assistiamo? Leggiamo: "Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce, dicendo: «Gesù maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati"

Qui Gesù incontra dieci lebbrosi che gli vanno incontro chiedendogli, a voce alta, di avere pietà di loro e vengono sanati. Quei dieci lebbrosi non hanno timore reverenziale nei confronti di Gesù, non si sentono come servi inutili nei confronti di Dio, non si tirano indietro, ma hanno fede e la dimostrano alzando la voce, chiedendo a Gesù di avere pietà e vengono sanati. I lebbrosi sono dieci come sono dieci le vergini che devono andare incontro allo sposo. Solo uno di loro, tuttavia, torna indietro a ringraziare e Gesù cosa gli dice? "Alzati e va'; la tua fede ti ha salvato!
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Agenda Gesù

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Il clima elettorale ha praticamente sostituito quello natalizio e le agende elettorali stanno sostituendo i calendari-agendine di fine anno.

Non so che farmene di queste agende elettorali. Penso invece che sia importante puntare i riflettori sull'unica e vera agenda: l'agenda Gesù.

Alle varie agende e agendine che a fine anno i commercianti regalano ai clienti con stampato in copertina il logo e la ragione sociale dell'impresa commerciale che ti omaggia, io propongo l'agendina di Gesù. Si tratta di un librettino in quattro parti che quattro persone hanno scritto già da un paio di millenni e che contiene le parole di Gesù e il suo programma di salvezza da non confondere con la manovra "salva Italia" del Governo.

L'agenda Gesù viene regalata a tutti anche a chi non è cliente. Non è stato Gesù a introdurre questo riferimento, ma diverse forze spirituali hanno inteso ispirarsi all'azione del Figlio di Dio come linea di confine tra le cose da fare o da non fare fino alla fine dei tempi. E' nato un dibattito incoraggiante che parte dalle lettere di Paolo per finire con le  encicliche dei papi, generando un consenso piuttosto ampio, dove per la prima volta, dopo tanto tempo, i contenuti e i metodi di evangelizzazione sono tornati al centro del dibattito spirituale, altrimenti concentrato quasi esclusivamente su dogmi e scontri tra religioni.

Incoraggiate da questi segnali, diverse persone hanno lavorato in modo più rigoroso. Questo sito, intitolato "Dio + Amore = Gesù e il Vangelo" ha quindi deciso di presentare l'agenda di fine anno per il nuovo anno, ma senza loghi e patacche varie. L'agenda Gesù è intitolata: "Convertire l'uomo, riformare il mondo, una agenda per un impegno ecclesiale", è il frutto di quel lavoro ed è presentato come primo contributo per una riflessione aperta. Questa agenda vuole dare una indicazione di metodo di evangelizzazione e di alcuni dei principali temi da affrontare.

Nel video monsignor Rino Fisichella intervistato sulla nuova evangelizzazione.



L'agenda Gesù è scaricabile online qui.

Invito tutti coloro che siano interessati a leggere il documento, a condividerlo e a commentarlo con spirito costruttivo, portando il loro contributo di idee e di proposte.

Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché malato e in carcere, non mi avete curato, né liberato..

La versione originale del Vangelo dice: "malato e in carcere e non mi avete visitato" Mt. 25,43. Visitato? Ma perché Gesù si ferma alla visita di circostanza e non va oltre come negli altri casi? Giustamente a che serve visitare un uomo affamato se poi non lo si nutre? A che serve visitare un uomo assetato, se poi non lo si disseta? A che serve visitare un uomo nudo, se poi non lo si veste? In quei casi Gesù non si ferma alla visita di circostanza, ma invita a nutrire, a dissetare e a vestire, cioè a soddisfare i bisogni primari dell'uomo. Forse la libertà non rientra tra i bisogni primari dell'uomo? Ma allora a cosa è servito liberare il popolo di Israele dalla schiavitù d'Egitto.

Che cosa significa essere schiavi? Ce lo dice il dizionario della lingua italiana: lo Zingarelli: schiavo, "Chi è totalmente privo della libertà individuale e gener. di ogni diritto, soggetto interamente alla proprietà privata di un padrone per nascita o per cattura in guerra o per vendita o per condanna".

Hai capito? Schiavo è colui che è totalmente privo della libertà individuale. Il carcere non ti priva della libertà?

Carcere è sinonimo di prigione e chi sta in prigione è un prigioniero. La definizione di prigioniero è, secondo lo Zingarelli: "Che (o Chi) è stato rinchiuso in un luogo, ed è quindi privo della libertà.". Il carcerato, essendo privo della libertà, è quindi nella stessa condizione di uno schiavo. Lo schiavo e il carcerato sono accomunati dalla mancanza di libertà.

Ma allora Signore, a cosa è servito liberarci dalla schiavitù d'Egitto per renderci uomini liberi, se poi continuiamo a trattarci come degli schiavi?

E così: A che serve visitare un uomo malato se poi non lo si cura? E così: a che serve visitare un carcerato, un prigioniero, se poi non lo si libera?

Gesù ci ha lasciato lo Spirito Santo, vediamo di usarlo e di perfezionare ciò che è rimasto imperfetto. Non basta visitare un carcerato o un malato per salvarci, se poi non lo si libera o lo si cura, perché la sua salvezza e quindi la sua liberazione è legata alla nostra liberazione e alla nostra salvezza.

Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché malato, non mi avete curato, in carcere, prigioniero, non mi avete liberato, perché condannato a morte, non mi avete salvato.

Uomo, di cosa hai paura? Hai paura di perdere la tua vita? Hai paura di tuo fratello ladro e assassino? Chi cerca di mettere in salvo la propria vita incarcerando il ladro e condannando a morte l'assassino, nella speranza di fare la cosa giusta e di salvare la propria vita come quella degli altri, la perderà.

Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché malato,non mi avete curato, perché carcerato non siete venuti a liberarmi, perché condannato a morte, non mi avete salvato.



La pena carceraria va abolita e cancellata dall'ordinamento giudiziario! Dio non scherza!


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Vangelo di Marco 14,2
Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo e là dove entrerà dite al padrone di casa: Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli? Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti, già pronta; là preparate per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua.

Vangelo di Luca 22,7
Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la vittima di Pasqua. Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo: «Andate a preparare per noi la Pasqua, perché possiamo mangiare». Gli chiesero: «Dove vuoi che la prepariamo?». Ed egli rispose: «Appena entrati in città, vi verrà incontro un uomo che porta una brocca d'acqua. Seguitelo nella casa dove entrerà e direte al padrone di casa: Il Maestro ti dice: Dov'è la stanza in cui posso mangiare la Pasqua con i miei discepoli? Egli vi mostrerà una sala al piano superiore, grande e addobbata; là preparate». Essi andarono e trovarono tutto come aveva loro detto e prepararono la Pasqua.

Dal Vangelo di Luca si scopre che i due discepoli citati nel Vangelo di Marco sono Pietro e Giovanni. Pietro rappresenta l'ortodossia, Giovanni è il discepolo prediletto.

Chi è quell'uomo che porta una brocca d'acqua e che viene incontro ai due discepoli? Vorrei meditare su queste condizioni al contorno, di secondaria importanza che precedono la cena pasquale. Alcuni interpretano quell'uomo con la brocca d'acqua come un segno celeste, un segno delle stelle che scandisce il passaggio dall'era dei pesci all'era dell'acquario o era dello Spirito, secondo la precessione degli equinozi.

Secondo me, invece, quell'uomo con una brocca d'acqua non è soltanto un riferimento temporale, ma è soprattutto la controfigura di Gesù che precede i discepoli in Galilea, da interpretare in senso escatologico. Un Gesù che viene loro incontro con l'acqua della fonte battesimale, invitandoli a seguirlo. Seguire quell'uomo significa seguire Gesù. Dove va Gesù con quella brocca d'acqua? Gesù entra in quella casa e poi pare dileguarsi passando il testimone al padrone di quella casa. A quel punto è il padrone di quella casa che mostra ai due discepoli, su loro richiesta, la grande stanza al piano superiore, stanza che ha un profondo significato spirituale. Non soltanto un mero luogo fisico, ma soprattutto un luogo spirituale dentro e fuori di noi.

Quindi, è sempre Gesù che ti può venire incontro solo se ti precede (in Galilea). Tu non devi fare altro che seguirlo una volta incontrato. Gesù, del resto,non può fare altro che portarti in quella casa, nella casa del Padre: nella casa di Dio. Una volta entrato nella casa di Dio, è Dio stesso, il padrone della casa, che ti prende per mano e ti mostra la stanza al piano superiore dove preparare la cena. Si tratta di accedere, per grazia di Dio, ad una grande dimensione spirituale superiore: il regno di Dio raffigurato dalla grande stanza, una stanza, un luogo già addobbato con tappeti dove sdraiarsi e mettersi comodi. E' in quel luogo, in quella meravigliosa dimensione spirituale che i due discepoli sono invitati a preparare la cena pasquale per tutti.

I versi successivi del cap. 22 di Luca chiariscono il concetto. Gesù indica a Pietro e a Giovanni dove preparare la cena. "Io preparo per voi un regno (nella casa del Padre), come il Padre l'ha preparato per me, perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno (Gesù è Dio) e siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele." Lc. 22,29

Il pane che non perisce

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Dopo essermi cibato per 15 giorni di IMU, di tasse municipali sugli immobili e relativa burocrazia, il pane che perisce e che diventa prima o poi maceria, è ora di riprendere il volo e lo faccio con la Parola di Vita di questo mese, giugno 2012, pubblicata su Città Nuova n.14 /1985, ripresa e commentata nel video seguente.
 


 


Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo.
Gv. 6,27

Come si legge nel Vangelo, Gesù si sottrae alla folla che lo vuole fare re così come oggi la folla farebbe re o Presidente del Consiglio un Silvio Berlusconi, un Umberto Bossi, un Mario Monti o un Pierluigi Bersani, tutti uomini pronti a nutrirti con il pane che perisce, con la burocrazia, con le promesse di pensioni, di posti di lavoro, di sussidi, di pane pagato con i proventi delle tasse sugli immobili come l'IMU, immobili destinati a crollare pure loro per diventare cumuli di macerie.

Fai attenzione che il verbo "dare" è al futuro e non al presente e nemmeno al passato. Cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà, non "vi ha già dato" o "vi dà", ma "vi darà". Questo cibo arriverà.

Viene allora spontaneo chiedersi: ma quando ce lo darà questo pane che rimane per la vita eterna? La risposta è contenuta nei versetti successivi del Vangelo di Giovanni, ma anche nel commento della Parola di Vita: il pane della Vita è Gesù con il suo insegnamento che ci viene dato con l'eucaristia e il Vangelo.

"Siate fecondi e moltiplicatevi". Cosa vuol dire essere fecondi? La definizione dello Zingarelli è: "Detto di donna o di femmina di animali che può procreare". Sinonimo: fertile. Contrario: sterile.

La fecondità è quindi una faccenda che riguarda la donna, le femmine in generale.

Ma Gesù puntualizza: "Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato." Luca 23,29.

Ma come? Beate le sterili?

Che cosa vuol dire Gesù con quella frase? E' un messaggio rivolto agli uomini o alle donne o a entrambi?

Perché beate le sterili?

Perché beati i grembi che non hanno generato? Che fine fa l'ordine di Dio: "Siate fecondi e moltiplicatevi" in questo caso? Per essere fecondi e per moltiplicarsi non si deve essere sterili. Qui Gesù pare entrare in contraddizione con se stesso, lui che è quel Dio che in origine invita l'uomo ad essere fecondo e a moltiplicarsi. I grembi che non generano sono di sicuro quelli degli uomini. Anche i grembi delle donne possono non generare se sono sterili. E le donne che hanno generato, in quei giorni che verranno cosa diventano? Donne Infelici?

Perché beate le mammelle che non hanno allattato? Di sicuro le mammelle degli uomini non allattano. Allora, in quei giorni che verranno saranno solo gli uomini ad essere beati? Però anche le mammelle delle donne possono non aver allattato. Perché beate? Per una donna la sterilità può essere motivo di frustrazione, non di beatitudine.

Qual è il significato di quella frase? Cosa vuole dire Gesù con quell'annuncio di beatitudine per le sterili?

Perché Gesù non si rivolge anche agli uomini, visto che un grembo, per generare, ha bisogno del contributo dell'uomo? Ma se quel grembo è sterile, il contributo dell'uomo diventa superfluo.

Appunto. Per Gesù il contributo del marito ufficiale è superfluo (vedi Giuseppe). Evidentemente per Gesù esiste un tempo (arrivano dei giorni) nel quale la fecondità e la maternità non si fermano più al grembo delle donne, ma lo oltrepassano andando verso orizzonti infiniti dove la fecondità e la conseguente beatitudine non consiste nel generare e nell'allattare corpi carnali e mortali, ma nel generare "corpi" la cui vita è ad un livello tale da essere eterna e beata. E quella vita sei tu che puoi generarla partendo da te stesso, moltiplicandoti nel rinascere a te stesso per prima cosa, dando vita alla vera beatitudine: la tua, anche se sei sterile e le tue mammelle non hanno mai allattato. Altrimenti non avrebbe senso il comando di Dio: "Siate fecondi e moltiplicatevi".

Parola di Maddalena

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Ma Gesù, baciava o non la baciava Maria Maddalena sulla bocca? In qualche vangelo apocrifo, forse quello secondo Filippo, divenuto famoso perché citato dallo scrittore Dan Brown nel libro "Il codice da Vinci", si racconta che Gesù baciava la Maddalena sulla bocca (anche se non è sicuro che fosse proprio sulla bocca, perché il testo originale pare che sia poco leggibile).

Perché Gesù avrebbe baciato la Maddalena (sulla bocca)? Perché è dalla bocca che esce la voce e le parole che si scolpiscono nel cuore. E' dalla bocca che escono i canti di gioia, i pensieri positivi, ma anche i pensieri cattivi e negativi.

"L'uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda." Luca 6,45

Se quindi la bocca esprime ciò che dal cuore sovrabbonda di buono o cattivo ed esce sotto forma di parola per arrivare al cuore, passando per l'udito, il bacio sulla bocca, in questo contesto, cosa esprime? Esprime un senso di devozione, rispetto e riverenza per ciò che si dice di buono e di positivo. Il bacio sulla bocca può inoltre anche significare nutrimento e generazione spirituale (è tipico della madre masticare il cibo e poi passarlo direttamente nella bocca del figlio tramite un "bacio", nel senso originario del termine).

P.S. Viene ora da pensare se Giuda baciò Gesù sulla bocca o meno e come interpretare quel bacio.

"Vigila chi ama" è il titolo della "Parola di vita" di Chiara Lubich di questo mese Novembre 2011 e fa riferimento al versetto di Matteo 25,13: "Vegliate, dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora" e pubblicata su Città Nuova del 25/10/2011, il quindicinale periodico del Movimento dei Focolari.

Il contesto di quel versetto dove Gesù invita a vegliare segue e conclude la parabola delle "dieci vergini". Colgo l'occasione per aprire una riflessione in merito. Rileggiamo la parabola:

Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell'olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro! Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene. Ora, mentre quelle andavano per comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora.

Qual è il significato di questa parabola? Cosa rappresentano le dieci vergini? Innanzi tutto c'è da rilevare una sorta di scandalo: lo sposo è poligamo se pensa di sposare 10 vergini in un colpo solo. Alla faccia del matrimonio monogamico, qui ci troviamo di fronte ad uno sposo che attende ben dieci vergini in matrimonio.

Per fortuna che si tratta solo di una parabola, altrimenti questo Gesù finisce per mandare all'aria anche il matrimonio monogamico. E' chiaro che il riferimento alle dieci vergini nasconde qualcosa che va decifrato.

Qui, Gesù invita a vegliare. Cosa significa "vegliare"? Significa stare svegli e non dormire. E' soprattutto di notte che si viene chiamati a vegliare. Perché proprio di notte? Perché di notte è buio e non c'è luce. Sappiamo che Gesù è la luce del mondo. Quindi, quando Gesù invita a vigilare di notte, in particolare a mezzanotte dove è notte fonda, fa riferimento ad un periodo temporale e ad uno stato fisico in cui è buio, non c'è ancora la sua luce. La luce del mondo deve ancora venire e si vive nell'oscurità delle tenebre.

Le dieci vergini della parabola purtroppo si assopirono tutte invece di vegliare, ma a mezzanotte si sente un grido che annuncia la venuta dello sposo e le vergini si svegliano. Siamo in piena notte. Perché le vergini sono dieci e non dodici come le tribù di Israele? Perché molto probabilmente le dieci vergini, secondo me, fanno riferimento alle dieci tribù di Israele rimaste e sparse per tutto il mondo (vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Dodici_tri%C3%B9_di_Israele : " Sebbene il popolo d'Israele riconosciuto tale sia composto da esponenti di tutte le tribù, comunque in modo sparso, con l'avvento dell'era messianica, soprattutto grazie al Messia, l'interezza del popolo verrà restaurata con il ritorno delle 10 tribù rimaste disperse per tutto il mondo. Anche oggi sono molti i Rabbini impegnati nel ritorno degli ebrei ma il riconoscimento della tribù d'appartenenza di ciascuno è prerogativa particolare del Messia.").

L'invito a vegliare è rivolto quindi al popolo di Israele, alle dieci tribù che attendevano il Messia che tardava. Per cui, con questa parabola rivolta al popolo di Israele, Gesù intende sottolineare lo stato di attesa messianica in cui viveva Israele in quei tempi, il cui popolo (le dieci tribù rimaste), assopendosi di notte, non poteva riconoscere in Gesù il Messia, lo sposo che veniva.

Il grido che si sente: "ecco lo sposo, andategli incontro" rappresenta la venuta del Messia al quale tutto il popolo di Israele dovrebbe andare incontro. Purtroppo il popolo si divide a metà tra le cinque vergini sagge, cioè tra quella parte di popolo che sa essere saggio e previdente facendo tesoro dell'insegnamento dei profeti, per cui si è munito di sufficiente olio (L'olio rappresenta il frutto dell'insegnamento dei profeti di Israele), e tra le cinque vergini stolte, cioè quella parte di popolo che invece è stata superficiale e non ha pensato a procurarsi abbastanza olio per tenere accese le lampade della luce di Dio che illuminano il cammino spirituale che conduce allo sposo. Per cui quel popolo poco previdente che non ha saputo fare tesoro dell'insegnamento dei profeti deve correre a comprare altro olio, distraendosi dal proprio cammino spirituale, rimanendo indietro, perdendo l'occasione di unirsi allo sposo che nel frattempo è arrivato e ha chiuso la porta. Quella parte di popolo che non ha saputo incontrare e riconoscere il Messia resta fuori e, per quanto insista affinché le porte gli siano aperte, lo sposo risponde: "non vi conosco".

Come parte del popolo non ha saputo riconoscere il Messia che viene, così nemmeno il Messia potrà riconoscere chi non ha saputo riconoscerlo. Affinché le porte siano aperte, occorre prima vigilare e riconoscere lo sposo che ci viene incontro andandogli incontro nell'oscurità a nostra volta, tenendo accesa la lampada della luce di Dio che illumina il nostro cammino spirituale alimentata dall'insegnamento dei profeti, affinché anche il Messia possa riconoscerci illuminandoci della sua luce e aprirci la porta.

Il padrone e il servo

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La parola "padrone" deriva dalla parola "padre" e da "patrono". La parola "padrone" significa, secondo il dizionario Zanichelli: "chi è proprietario di qualcosa", ma anche: "chi è assoluto dominatore, unico arbitro delle sorti di qualcosa o di qualcuno". Quindi, chi comanda. Tuttavia, quando si parla di padrone il pensiero va subito al padrone di casa o al datore di lavoro.

Sta di fatto che la parola "padrone" deriva essenzialmente da padre. Il padre è il dominatore dei figli e comanda su di loro, almeno fino a quando non raggiungono l'età dell'indipendenza.

Nel Vangelo, in Mt. 6,24 e in Lc. 16,13, Gesù, rivolgendosi alla folla, ai suoi discepoli e ai farisei, sottolinea il fatto che non si possono servire due padroni: Dio e mammona. Quindi, secondo Matteo e Luca, per Gesù, Dio è uno dei due padroni, mentre l'altro padrone è mammona dove mammona non è solo il denaro di per sé, ma è anche l'avanzamento di grado nel lavoro e nel contesto sociale che di solito porta ad uno stipendio maggiore e ad un prestigio sociale maggiore. Un generale dell'esercito, per esempio, probabilmente è più pagato di un colonnello. Tuttavia, in mammona rientra anche la proprietà privata con i suoi annessi e connessi.

Se c'è un padrone, ci deve per forza essere un servo, perché non ci può essere un padrone senza un servo, così come non ci può essere un servo senza un padrone. La cosa sembra confermata anche dal fatto che Gesù dice in Lc. 17,7 "Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola? Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu? Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare". Sembrerebbe che Dio voglia fare il padrone e i suoi discepoli debbano fare i servi inutili. Ma è davvero così? No, non è così.

Qui Gesù, analizza un contesto sociale tipico dei suoi tempi, ma ancora attuale: il rapporto servo-padrone. I discepoli fanno fatica nella fede e chiedono a Gesù di accrescere la loro fede, da come si legge nei versetti precedenti. Questi discepoli si sottomettono e si comportano come dei servi nei confronti di Dio. Gesù lo evidenzia bene constatando: "Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare". I discepoli si fanno servi sperando di ingraziarsi Dio, ma Dio non si lascia intenerire dal servo ligio ai suoi ordini. Gesù lo evidenzia bene dicendo: "Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?" I discepoli non sanno che, invece, Dio non vuole farsi servire, non vuole fare il padrone, ma vuole servire l'uomo, proprio perché Dio è amore. Per Dio, il "padrone" sono i suoi discepoli. Per questo motivo Gesù dice nel versetto precedente Lc.17,6: "Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe". Già, perché Dio vuole servire il discepolo. Dio serve l'uomo che confida in lui, come se l'uomo fosse il suo padrone. Dio ubbidisce a chi confida in lui.

Gesù è amareggiato dal fatto che la sua gente corra dietro a mammona come se mammona fosse il loro padrone. Gesù vorrebbe invece che tutti corressero dietro a lui perché è Lui il servo da cui servirsi. Per questo motivo non è possibile servire due padroni. Dio non può sottomettersi a mammona, quindi Dio, per esclusione, ha un solo padrone da servire: non può essere se stesso. Quindi resta soltanto l'uomo che confida in lui.

L'uomo invece si fa due padroni: Dio e mammona e spesso usa il primo per servire il secondo. Se, per Dio i padroni siamo noi uomini che confidiamo in lui, è chiaro che non può essere lui il nostro padrone, quindi per esclusione, l'unico padrone a nostra disposizione al quale sottometterci volontariamente è soltanto mammona.

Un denaro

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Gesù racconta una parabola in Matteo 20,1, dove dice che il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.

Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna.

Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna, quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono.

Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto.

Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.

Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi.

Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno.

Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo.

Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi.




Come è possibile che Dio sia così apparentemente ingiusto con i lavoratori della sua vigna, quando poi dice "quello che è giusto ve lo darò"? Perché non li paga proporzionalmente al tempo dedicato al lavoro come sarebbe "giusto" secondo i parametri umani e dei sindacati?

Come è possibile che Dio-Giustizia commetta una apparente ingiustizia trattando tutti allo stesso modo? Dal mio punto di vista la cosa si spiega dando un significato escatologico a quel denaro. Poiché Dio non può essere ingiusto agli occhi dell'uomo, quel denaro deve avere un significato particolare che dà senso alla parabola. Sono due i valori che possiamo attribuire a quel denaro al fine di non commettere ingiustizie e discriminazioni di trattamento: zero e infinito, cioè il nulla e il tutto.

Quale dei due valori attribuire a quel denaro? Zero o infinito? Tutti gli uomini muoiono e nella morte ogni uomo viene ripagato con un denaro il cui valore è zero. In questa ottica ha poco senso reclamare più soldi, perché la somma di più soldi dal valore nullo fa un soldo dal valore nullo. Eppure con la risurrezione ogni uomo viene ripagato con un denaro il cui valore è infinito: la vita eterna. Anche in quest'ottica ha poco senso reclamare più denari, perché la somma di più denari dal valore infinito fa un denaro dal valore infinito.

Si comprende quindi che la lagnanza degli operai della vigna è senza senso ed è dovuta alla mancata comprensione del concetto di morte e risurrezione.

Voglio fare un commento alla parola di vita di questo mese: Luglio 2010: "Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra" (Mt 13, 45-46).

L'episodio della Parola di Vita di questo mese, secondo me è comune ad altri episodi simili che troviamo sparsi nei Vangeli. Si tratta anche di verità profetiche che il Vangelo ci annuncia.

Il tesoro nel campo, la perla preziosa, la moneta d'argento nella bocca del pesce, per esempio. Sono tutti episodi con un loro significato escatologico, dal mio punto di vista. Gesù manda Pietro al lago a pescare un grosso pesce che simboleggia Gesù. Gli dice di aprirgli la bocca e vi troverà una moneta d'argento, un tesoro quindi, come la perla.

Aprire la bocca al pesce significa fare parlare Gesù, dargli voce. Facendo parlare Gesù nei secoli, Pietro trova un tesoro rappresentato dalla moneta d'argento che possiamo identificare con l'obolo di San Pietro, una perla, un tesoro, non solo spirituale, ma anche materiale, che gli deve servire per pagare la tassa al tempio. Ma Gesù ricorda che i figli del Re non pagano tasse come gli chiedono i farisei, ma soltanto gli estranei pagano le tasse, i figli sono esonerati perché vivono presso la corte del Re.

Se Gesù invita Pietro a pagare la tassa del tempio con la moneta trovata nella bocca del pesce, per non dare scandalo, evidentemente è perché lo considera ancora un estraneo e non ancora un figlio.

Idem per quanto riguarda l'andare in cerca di perle preziose, occorre prima trovare una conchiglia e poi aprirla per vedere se dentro c'è la perla, così come occorre prima pescare il pesce e poi aprirgli la bocca. Idem per il tesoro nel campo. Occorre trovare un campo e poi rivoltare la terra per trovare il tesoro nascosto sotto. Aprire la bocca, aprire la conchiglia, rivoltare la terra, sono tutte azioni con un preciso significato profetico per dire di non fermarsi in superficie, ma di andare in profondità, per vedere cosa c'è sotto, cosa si nasconde, quale verità e quale tesoro possiamo trovare nel fare parlare Gesù, nel leggere il Vangelo e nel viverlo.

Tuttavia noi siamo figli e non mercanti. Il figlio riceve gratuitamente dal padre, mentre il mercante deve barattare il tesoro con qualcosa d'altro se lo vuole avere e quindi deve vendere tutti i suoi averi per comprarlo, perché il regno dei cieli non ha prezzo.

La privacy di Gesù

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Ho letto il comunicato stampa dell'associazione Vivi Down, l'associazione che tutela i disabili, promotrice del processo contro Google, dove si dice: "L'associazione Vivi Down esprime la propria soddisfazione per la sentenza di oggi, in quanto viene riconosciuta l'importanza del diritto delle persone alla privacy, che era il motivo principale per cui era stata intentata la causa.".

Ho quindi deciso di scrivere questo articolo provocatorio. Gesù è una persona, Gesù è vivo perché risuscitato, chi tutela la sua privacy? Se dobbiamo riconoscere il diritto delle persone alla privacy, allora a maggior ragione riconosciamo anche il diritto alla privacy di Gesù, persona umana e divina nello steso tempo ed eliminiamo al più presto il crocefisso e ogni sua immagine dalle chiese, dai luoghi pubblici, e anche da questo sito che espone il suo volto martoriato.

Io sono contrario all'eliminazione del crocifisso dai luoghi pubblici, ma arrivati a questo punto, se vogliamo essere coerenti e non ipocriti, ritengo giusto che anche il crocifisso venga tolto. A meno che non vogliamo usare la legge a nostro uso e consumo a seconda di come ci fa più comodo.

Gesù è una persona secondo la fede cattolica, appunto viva e presente in mezzo a noi e la sua privacy va tutelata per legge al pari di ogni persona viva e presente. La sua immagine esposta nuda e martoriata su una croce viola la sua privacy al pari del video del disabile picchiato da alcuni bulli a scuola. Per cui ritengo giusto nel rispetto del diritto alla privacy di ogni persona, compresa quella di Gesù, che sia tolto il crocifisso e ogni sua immagine non solo da questo sito, ma da ogni luogo pubblico, chiese comprese, altrimenti ci prendiamo solo in giro dimostrando tutta la nostra ipocrisia.

Se proprio vogliamo esporre il crocifisso e il suo volto martoriato, allora eliminiamo il diritto alla privacy delle persone, perché anche Gesù è una Persona, non solo umana, ma anche divina. Altrimenti, per coerenza e giustizia, dobbiamo condannare anche la Chiesa Cattolica per violazione della privacy di Gesù. O vogliamo prenderci in giro?

Dal Catechismo della Chiesa cattolica:
"La Persona unica non si è trovata divisa in due persone dal fatto che alla morte di Cristo l'anima è stata separata dalla carne; poiché il corpo e l'anima di Cristo sono esistiti al medesimo titolo fin da principio nella Persona del Verbo; e nella morte, sebbene separati l'uno dall'altra, sono restati ciascuno con la medesima ed unica Persona del Verbo ."

Ecco un motivo in più per eliminare la Legge umana, perché non sa quello che fa. Povero l'uomo che si ciba dall'albero della conoscenza del bene e del male, il suo destino è segnato e non c'è salvezza per lui se non in quell'uomo crocefisso e risorto e in quel volto martoriato che la legge uguale per tutti dovrebbe eliminare per tutelare la sua privacy.

Terzo giorno

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Gesù è risuscitato il terzo giorno. Così dicono le Scritture.

Nell'ottica di Dio un giorno equivale a mille anni e 1000 anni ad un giorno. Non lo dico io, ma lo dice l'apostolo Pietro nella sua seconda lettera.

2Pietro 3,8

Una cosa però non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno solo.

Allora, secondo i conti di Pietro, il terzo millennio equivale al terzo giorno, perché:

1 -------> 1000 = primo millennio = primo giorno
1001 -------> 2000 = secondo millennio = secondo giorno
2001 -------> 3000 = terzo millennio = terzo giorno

dove 1000 = 1

Siamo quindi nel terzo giorno, perché il 2010 cade nel terzo millennio e quindi nel terzo giorno secondo i conti dell'apostolo Pietro.

Purtroppo anche medici ed odontoiatri cristiani, con il Giuramento di Ippocrate, tradiscono Gesù e il suo invito a non giurare.

Riusciamo a far risorgere Gesù dentro di noi?

Un invito a seguire le interessanti video omelie di p. Alberto Maggi.

Omelia del 27/12/2009

Gesù è ritrovato dai genitori nel Tempio in mezzo ai maestri

Qual è il frutto proibito?

Nel libro Genesi 2,9 Dio fa germogliare dal suolo del giardino che ha piantato in Eden ogni sorta di alberi buoni da mangiare e in particolare fa germogliare due alberi in mezzo al giardino: uno è l'albero della vita e l'altro è l'albero della conoscenza del bene e del male. Li pone in mezzo al giardino dove mette anche l'uomo che ha plasmato perché coltivi e custodisca il giardino.

Poi Dio dà un comando ben preciso all'uomo e che potremmo chiamare "primo comandamento". Dio comanda all'uomo di non mangiare dell'albero della conoscenza del bene e del male perché nel giorno in cui ne mangia dovrà morire, mentre invece può mangiare di tutti gli altri alberi.

Cerchiamo di capire: l'albero della conoscenza del male e del bene di che albero si tratta? Perché Dio dà questo comandamento all'uomo? Cercherò di rispondere dando una mia personale interpretazione.

Per anni si è creduto che l'albero proibito fosse un melo per una errata traduzione dal latino. Poi alcuni studiosi hanno pensato che l'albero proibito fosse un fico per il fatto che Adamo ed Eva dopo aver mangiato dall'albero proibito si scoprono nudi e si coprono intrecciando foglie di fico.

Tuttavia la Genesi non dice esplicitamente che il frutto proibito è un fico, lo si può solo intuire. Su Wikipedia ci sono alcune interpretazioni che spaziano dal melo fino al grano passando per l'uva.

La stessa cosa possiamo chiedercela per quanto riguarda l'albero della vita che non sappiamo quale sia.

La cosa più logica sembra essere che il frutto proibito sia il fico. Partendo da questa ipotesi andiamo a vedere quali elementi offre il Vangelo per comprendere meglio la questione. In particolare la parabola del fico sterile ci può aiutare a capire meglio. Rileggiamola.

Luca 13,6-8. Disse anche questa parabola: "Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest'anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l'avvenire; se no, lo taglierai".

In questa parabola ritroviamo due piante: il fico e la vite, sono due alberi che possiamo abbinare alle due piante della Genesi, dove la vite può rappresentare l'albero della vita e il fico quello della conoscenza del bene e del male. Il tale che cerca frutti presso il fico è Gesù nelle veci di Adamo, il primo uomo che Dio ha messo nel giardino e che ora cerca fichi presso il fico inteso come albero, cioè presso il suo popolo, Israele. Il vignaiolo è Dio come ci svela lo stesso Gesù in Gv. 1,15 dove Gesù ci dice pure che lui è la vera vite e suo padre è l'agricoltore della vite, cioè il vignaiolo.

Gesù dopo tre anni di predicazione in cerca di frutti (fichi) presso il suo popolo (fico) non ne trova e chiede al vignaiolo (Dio Padre) di tagliarlo perché sfrutta il terreno inutilmente. Dio, nelle veci del vignaiolo però non è d'accordo e dice che lo vuole concimare per vedere se farà frutto.

Questa parabola è da abbinare all'episodio del fico seccato che troviamo in Marco 11,12-14.
La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. E avendo visto di lontano un fico che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se mai vi trovasse qualche cosa; ma giuntovi sotto, non trovò altro che foglie. Non era infatti quella la stagione dei fichi. E gli disse: "Nessuno possa mai più mangiare i tuoi frutti". E i discepoli l'udirono.
...
Marco. 11,20. La mattina seguente, passando, videro il fico seccato fin dalle radici. Allora Pietro, ricordatosi, gli disse: "Maestro, guarda: il fico che hai maledetto si è seccato".

Qui abbiamo di nuovo Gesù che si avvicina al fico per cercare frutti, ma non trovandone, si arrabbia e dice al fico che nessuno possa mai più mangiare i suoi frutti. Il fico poi si secca come osservano i discepoli.

Se il fico è il frutto proibito, origine del peccato, allora in questo episodio Gesù, facendo seccare il fico, adempie la sua missione di salvezza, toglie il peccato dal mondo, così che nessuno possa mai più mangiare i suoi frutti e quindi trasgredire al primo comandamento di Dio.

Perché si dice che non era ancora la stagione dei fichi?

Il fico inteso come albero, nella tradizione ebraica, rappresenta il popolo di Israele. Il fico, inteso come frutto allora rappresenta la legge che il popolo di Israele genera, cioè la Torah che significa legge. La legge, in genere, prevede una certa normativa e una sanzione per chi la trasgredisce e quindi un giudizio che può essere di condanna o di assoluzione per mezzo di una sentenza (vedi la legge del sabato). Secondo questa logica, allora la stagione dei fichi è la stagione delle leggi e delle sentenze, cioè il tempo del giudizio.

Nel nostro caso, quindi Gesù toglie il peccato dal mondo facendo seccare il fico quando non è ancora il tempo del giudizio, permettendoci quindi di salvarci, perché non siamo più giudicati e non abbiamo più occasione di peccare, se l'albero non dà più i frutti del peccato che porta alla morte.

Se il frutto proibito, in termini metaforici, è la legge, mangiare il frutto proibito vuol dire vivere di leggi, applicare la legge, cioè vivere di sentenze di condanna o di assoluzione, sulla base di ciò che è bene o male secondo la legge o secondo l'uomo che la promulga. L'albero di fico quindi rappresenta un popolo o un sistema legislativo che, pensando di conoscere cosa è il bene e il male, emana le leggi. La legge in genere è spietata e non sempre contempla il perdono e la misericordia. Chi applica la legge e quindi giudica sulla base di quanto prevede la legge, trasgredendo il primo comandamento di Dio della Genesi, è destinato a morire spiritualmente, perché si ciba da un albero che Dio conosce e di cui Lui ha comandato di non cibarsi.

Ritornando al fico sterile e a quello seccato, resta da chiarire perché Gesù cerca frutti e non ne trova. Gesù è il nuovo Adamo. Come Adamo si cibò del frutto proibito tentato da Eva, dando origine a tutto il casino che ne è seguito, così ora Gesù ritorna sui passi di Adamo a cercare fichi da un albero che giustamente non ne ha, perché tutti quelli che si sono cibati da quell'albero sono morti (come previsto da Dio) e l'albero non può più portare frutto essendo morti quelli che ne costituivano la linfa (i profeti).

Gesù vuole tagliare il fico perché sfrutta il terreno e sottrae nutrimento alla vite (infatti Gesù è la vera vite) rallentando il suo sviluppo, ma il vignaiolo, cioè Dio Padre nella sua infinita misericordia lo vuole concimare nella speranza che porti frutto nella stagione a venire.

Allora questo fico porta o non porta frutto?

Matteo 7,16-20
Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.

Mi pare che i primi capitoli del libro della Genesi contengano una grossa verità. Gesù ci fa capire che l'albero della vita è la vite (Gesù stesso) e che il Il frutto della vite sono le opere dello Spirito, opere di bene che danno vita, perché Gesù è la Vita. I frutti del fico sono le leggi scritte (Torah). Cibiamoci dell'uva mettendo in pratica l'amore attraverso opere di bene, ma lasciamo i fichi sul fico, cioè lasciamo le leggi là dove sono, se non vogliamo morire.

2 Corinzi 3,5-6. Non però che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio, che ci ha resi ministri adatti di una Nuova Alleanza, non della lettera (legge scritta, o insegnamento o Torah) ma dello Spirito; perché la lettera (legge scritta o insegnamento scritto) uccide, lo Spirito dà vita.

Detto questo, i fichi sono ottimi frutti che si possono mangiare tranquillamente.

Voglio fare un commento in merito alla sentenza della Corte di Strasburgo secondo la quale la presenza del crocefisso a scuola è una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni e quindi andrebbe rimosso.

Ma che cosa è il crocefisso? Io ho messo su questo sito in alto a destra l'immagine di Gesù crocefisso e subito sotto l'immagine del Papa, successore di Pietro e ancora più sotto l'immagine di un arcobaleno. Perché ho messo quelle immagini? Perché credo in Gesù. Attraverso quelle immagini simboliche io intendo manifestare la mia fede in Gesù, nel Papa e nell'alleanza di Dio con gli uomini e quindi manifestare il mio modo di essere cristiano, di "tifare" per Gesù. Ti offendo? Violo la tua libertà?

Se osservi bene, su questo sito troverai altre immagini: il logo della Creative Commons License e il logo di Movable Type 4 che ho messo come riconoscimento dei diritti d'autore morali e legali per l'utilizzo del software.

Io, in questo sito, utilizzo un software gratuito fatto da altri, fatto da una società che si chiama Movable Type, la quale mi chiede di esporre il loro logo come riconoscimento morale del loro sforzo o, se vogliamo, del loro sacrificio lavorativo intellettuale. Hai qualcosa da obiettare se espongo il logo della società autrice del software? Violo la tua libertà di utilizzare altri software? Ti senti offeso? Vaglielo a dire a chi ha fatto il software e senti cosa ti risponde. Io ne farei volentieri a meno di esporre tutti quei simboli che hanno a che fare con il Copyright, una legge che riconosce all'uomo i diritti di copia, i diritti d'autore, tuttavia mi sento in dovere, più che in diritto, di esporli come riconoscimento e ringraziamento del loro sacrificio.

Certo li espongo su un sito privato e non li vado ad esporre nelle scuole o negli aeroporti. Però, se vai negli aeroporti o nelle stazioni o altri luoghi pubblici, troverai altri simboli messi dalla pubblicità, cioè da aziende che pagano per esporre il loro logo relativo ai prodotti più disparati oppure simboli messi da enti statali come statue, bandiere, ecc.

Per esempio Vittorio Messori, in merito alla polemica sul crocefisso, in una intervista sul ilgiornale.it, è uscito con la proposta di togliere anche l'immagine del Presidente della Repubblica dagli Uffici pubblici. Devi sapere che il Presidente della Repubblica è la massima carica dello Stato italiano e sopra di lui ci sta solo la bandiera italiana, un simbolo civile e laico. La bandiera italiana, tra l'altro, viene esposta nelle scuole insieme alla bandiera europea. Io come cristiano e cittadino, a questo punto, mi potrei sentire offeso nella mia libertà, perché potrei preferire la bandiera americana, per esempio. Un' altra persona potrebbe preferire qualcosa d'altro, che so? La foto del proprio figlio o quella della madre, per esempio.

La Bandiera degli Italiani

E' chiaro che se tu mi vieni a dire di togliere il crocefisso dalla scuola, io a questo punto ti potrei dire di togliere la bandiera dalla scuola. Se tu mi vieni a dire di togliermi il velo, io a questo punto potrei dirti di toglierti i pantaloni o la gonna. Così viceversa. Ma questo significa applicare la logica del "occhio per occhio e dente per dente".

Ricordo che Gesù invita a dare a chi chiede. "A chi ti chiede il mantello, dagli anche la tunica". Quindi se tu mi chiedi di togliere il crocefisso dalla scuola, io per amore di Gesù e in definitiva per amore nei tuoi confronti, come cristiano, sono tenuto a toglierlo, perché tu lo chiedi, conscio del fatto che sarai poi tu a chiedermi di rimetterlo, a tempo e debito.

Matteo 5,38-48

Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. Dà a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle. Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

Sì, togliamo il crocefisso dalle aule scolastiche come domandano i laici. I problemi della Scuola sono ben altri. Lasciamo che sia Dio a riconoscere il Copyright e i diritti d'autore a se stesso e lasciamo ai genitori la libertà di educare i propri figli come meglio credono. La croce occorre viverla e non tenerla appesa come se fosse uno stendardo o una bandiera. Solo dopo che hai vissuto il dramma della crocefissione, allora potrai appendere il crocefisso al muro come un trofeo e accettarlo anche nelle aule scolastiche come simbolo di salvezza.

Parabola del padre misericordioso.


Il figlio prodigo vangelo di Luca 15 voce chitarra


Luca 15,31: "Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo".

Il contesto della frase riportata nel titolo del post è la parabola del padre misericordioso, chiamata anche la parabola del figlio prodigo. Il padre risponde con quella frase alle proteste del figlio più grande rimasto a casa dopo che il padre ha fatto uccidere il vitello grasso per il figlio più giovane ritornato dal lungo viaggio, durante il quale ha sperperato la sua quota di eredità vivendo in modo dissoluto.

Gesù racconta la parabola del figliol prodigo per sottolineare la grande misericordia di Dio. Quella è l'interpretazione più comune. Tuttavia, quella parabola evidenzia anche un altro aspetto di Dio, spesso sottovalutato e trascurato ma che secondo me è importante: la comunione dei beni tra padre e figlio. Il padre, che nella parabola rappresenta Dio, non discrimina tra ciò che è suo e ciò che è del figlio, ma mette ogni suo bene in comunione con il figlio più grande rimasto a casa.

Siccome noi siamo figli di Dio, siamo chiamati ad essere immagine di Dio e quindi a mettere in comunione tra di noi i nostri beni materiali e spirituali, così come fa Dio con noi. Quindi, pare di capire che per Dio non esiste il concetto di proprietà privata esclusiva, perché tutto ciò che è di Dio è anche del figlio.

Anche noi, se vogliamo essere immagine di Dio, possiamo dire come quel padre: Tutto ciò che è mio, è tuo, dove per "tuo" si intende non il nostro figlio, ma il prossimo, il fratello, perché davanti a Dio siamo tutti fratelli.

Beh, se lo dico solo io, cambia poco, ma se lo diciamo tutti insieme, cambia molto. Se tutta l'umanità maturasse nello spirito fino ad arrivare a dire coralmente: tutto ciò che è mio è tuo, condividendo i beni con tutti, allora sì che potremmo fare un grosso passo in avanti e avvicinarci ad essere immagine di Dio.

Se invece restiamo aggrappati alla proprietà privata che sottrae un bene di tutti per metterlo nella disponibilità esclusiva di una singola persona o di un gruppo di persone, escludendo tutti gli altri, oltre a commettere un grave abuso agli occhi di Dio, commettiamo un reato penalmente rilevante nell'ordinamento giuridico del cielo. Allora sì che torna poi veramente difficile dire: "Tutto ciò che è mio è tuo", allontanandoci in questo modo dall' essere immagine di Dio e dal suo sguardo.

Amare fino alla fine

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In questo post voglio fare una riflessione sulla bella Parola di Vita di questo mese, di Chiara Lubich: "Dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine". Ho riflettuto su quella Parola di Vita di Agosto cercando di capire cosa volesse dire l'evangelista Giovanni con "amare fino alla fine". Secondo me è importante capire il significato della parola greca "telos" tradotta comunemente con "fine". Secondo la mia sensibilità spirituale "amare fino alla fine" GV.13,1 significa amare fino al raggiungimento dello scopo ultimo, fino alla meta (telos), secondo il significato greco di "telos". La meta, lo scopo di Gesù è la nostra salvezza che è anche lo scopo ultimo di Dio che manda Gesù per salvarci.

Gesù ama i suoi discepoli fino alla loro salvezza e conseguente risurrezione. La meta ultima dell'amore di Gesù è quindi la nostra salvezza e, per la nostra salvezza, Gesù ci ama offrendo la sua vita.

Quindi "amare fino alla fine" va oltre e non si ferma ad amare fino alla fine della sua vita, fino all'ultimo respiro, come riportato nella Parola di Vita, perché Dio non vuole che con la morte cessi l'amore, ma vuole la salvezza di tutti gli uomini nell'amore. Gesù, che poi è Dio incarnato, non ha smesso di amarci con la sua morte, ma è risorto e continua ad amarci da risorto attraverso la Chiesa, lo Spirito Santo e coloro che lo incarnano, affinché ogni uomo, credendo in Lui, possa salvarsi nell'amore.

La frase "I martiri andavano alla morte cantando", detta così, non ha tanto senso, secondo me. Non è nello stile del cristiano cantare davanti alla morte, perché Gesù non è andato verso la morte cantando, ma soffrendo e sudando sangue. Di fronte alla morte propria e dei propri cari c'è poco da cantare, perché la morte è la negazione della vita, della salvezza, della gioia e del reciproco amore. Solo la pace della risurrezione nell'amore ci spinge a pregare cantando al Signore chiedendogli con insistenza la venuta del suo regno, il compimento della sua volontà, la santificazione del suo nome.

La frase: "E il premio sarà la più grande gloria, perché Gesù ha detto che nessuno al mondo ha più grande amore di colui che versa il suo sangue per i suoi amici", secondo me è psicologicamente pericolosa perché abbina un premio ad un sacrificio di morte, come avviene con lo "Shahid" islamico dove si promette in premio il Paradiso in cambio di una testimonianza di fede fino alla morte.

Gesù invece vuole la nostra salvezza fin da ora e, per la nostra salvezza, ha dato la sua vita. Lui non vuole i nostri sacrifici, il nostro sangue, il nostro martirio, la nostra morte, ma vuole la nostra gioia nella vita di tutti i giorni, più che nella gloria. Noi possiamo essergli riconoscenti e valorizzare il suo sacrificio ascoltando e mettendo in pratica le sue parole, cioè amandoci. L'amore reciproco non chiede sacrifici, non ha premi a cui ambire o da scambiare, ma gode della gioia e del bene donato gratuitamente alla persona o alle persone amate.

Misericordia e realismo

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Vittorio Messori è uno scrittore cattolico che apprezzo e io leggo con interesse i suoi articoli. Ultimamente però non lo riconosco in quello che scrive e mi chiedo dove è finito il Vittorio Messori di "Ipotesi su Gesù", "Scommessa sulla Morte", "Patì sotto Ponzio Pilato?".

Uno degli ultimi articoli pubblicati sul suo sito: una intervista di Andrea Tornielli a Vittorio Messori, dal titolo: "Oltre alla misericordia serve realismo" non mi trova d'accordo con quanto Vittorio Messori risponde alle domande del giornalista.

L'intervista verte sulle dichiarazioni di monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio consiglio per i migranti e gli itineranti, in merito al ddl sicurezza che istituisce il reato di clandestinità e autorizza le ronde.

Nell'intervista Vittorio Messori dice che "Ebbene, oggi potremmo tradurre con realismo la virtù della prudenza" e precisa che "non è possibile spalancare la porte a tutti, accogliere tutti. E' necessario, invece, cercare di governare il fenomeno, tenendosi lontani dalla demagogia.".

Secondo il dizionario De Mauro, la demagogia è una "forma degenerata di governo secondante le inclinazioni popolari; degenerazione della democrazia".

Secondo questa definizione allora il cristianesimo è una forma di demagogia. Sì, perché Gesù secondava le inclinazioni popolari compiendo guarigioni, risuscitando i morti e sfamando la folla con i pani e i pesci, invitandola a chiedere e a ricevere..

Il cristianesimo cattolico è universale e abbraccia tutti. La fede in Dio porta il credente ad affidarsi a Dio, senza farsi paturnie sulla possibilità o meno da parte di Dio di accogliere tutti, perché per Dio tutto è possibile.

La mente umana invece è limitata e non riesce a percepire l'infinita grandezza di un Dio padre a cui bastano pochi pesci e pochi pani per sfamare tutti: una folla di migliaia di persone.

Messori risponde: "Bisogna riconoscere che spesso coloro che arrivano nel nostro Paese non sono affatto o non sono soltanto i più bisognosi, ma coloro che hanno potuto pagarsi il viaggio. Rappresentano le élite".

Io mi chiedo se Gesù si fosse fatto questi problemi, discriminando i suoi apostoli e coloro che lo seguivano tra i più bisognosi e i meno bisognosi, tra coloro che potevano pagarsi il viaggio (e di conseguenza le guarigioni) e potevano avere il tempo di seguirlo nei suoi itinerari e coloro che invece non potevano, avrebbe compiuto i miracoli e le guarigioni che i Vangeli riportano? Non è nello stile di Gesù e del cristianesimo fare discriminazioni tra chi può e chi non può.

Alla domanda: "Qual è, invece, il compito dello Stato?", Messori risponde: "Credo valga per lo Stato ciò che vale innanzitutto per se stessi. La prima carità è verso se stessi. Non è possibile amare gli altri se non amiamo noi stessi. Ora, gli Stati, prima di pensare agli altri, devono pensare ai propri cittadini, alla loro vita, al loro lavoro, alla loro sicurezza. ..."

Sono d'accordo, La prima carità è verso se stessi. Tuttavia non è lo Stato che deve pensare ai cittadini, ma siamo noi credenti che dobbiamo pensare ai nostri fratelli. Dio non vuole uno Stato, ma vuole un popolo, una famiglia, una famiglia umana accomunata dalla reciproca solidarietà nella libertà. Lo Stato non rientra tra i piani di Dio, ma soltanto nei piani dell'uomo. Dio vuole un popolo e vuole la salvezza del suo popolo, popolo che deve farsi un corpo solo. Lo Stato, secondo il De Mauro, invece è "una entità giuridica e politica frutto dell'organizzazione della vita collettiva di un gruppo sociale nell'ambito di un territorio, sul quale essa esercita la sua sovranità." Lo Stato non può sostituirsi a Dio nella sovranità di un popolo. Il popolo di Dio è sovrano e si salva se e soltanto se ha l'amore di Dio come punto di riferimento e non lo Stato.

La dignità negata

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Che cosa vuol dire dignità? Significa meritevole, degno di rispetto.
Che cosa significa rispetto? Significa riguardare, avere stima, attenzione, aver considerazione e riguardo di qualcosa o qualcuno.

Quindi, dignità significa meritevole di riguardo, di stima e attenzione.

I feti umani hanno una dignità?


Lo chiedo a te! I feti umani hanno una dignità?

Che significa feto? Secondo il dizionario De Mauro, feto significa "organismo in via di sviluppo nel grembo materno, che acquisisce la forma della specie cui appartiene in un periodo variabile a seconda della specie".

Possiamo rispondere positivamente alla precedente domanda. Il feto umano, come organismo in via di sviluppo nel grembo materno, merita riguardo e attenzione. Quindi, il feto ha una dignità, così come ce l'ha la madre..

Da qui possiamo desumere che l' aborto del feto, uccidendolo, gli nega e gli sottrae la sua dignità, perché con l'uccisione deliberata del feto viene a mancare il riguardo e l'attenzione nei suoi confronti da parte di chi abortisce e di chi ne è complice.

Poca importanza ha se il feto è sano o malformato. Anzi, se è malato o malformato, necessita (nel senso che è meritevole) di maggior riguardo e attenzione e quindi ha una maggiore dignità.

Da qui, secondo la logica umana, ma anche secondo la logica di Dio, ben esposta da Gesù in Matteo 7;1-2, dove dice: "Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati.", l'uomo non può pretendere che sia rispettata la sua dignità, se non è lui per primo a ritenere e quindi a giudicare meritevole di rispetto la dignità degli altri e in particolare dei feti umani.

Da alcuni mesi è uscita la nuova edizione della Bibbia versione Cei (della Conferenza Episcopale Italiana), quella usata nella liturgia, nelle edizioni San Paolo.


Bibbia Cei nuova versione e i Vangeli interlineare greco latino e italiano
La Bibbia nuova versione CEI - Vangeli e Atti degli Apostoli Interlineare


Ho notato che la nuova versione ha modificato la traduzione del passo evangelico di Giovanni 3,16, passo che ho scelto per questo sito come sintesi dell'amore di Dio, riportandolo sotto il titolo del sito in alto, in tutte le pagine, traendolo dalla versione del Nuovo Testamento in lingua corrente LDC-ABU. Questo passo del Vangelo fa parte anche della liturgia del giorno di oggi, quarta domenica di Quaresima.

Vediamo le differenze di traduzione:

Bibbia versione Cei precedente: Gv. 3,16: "Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna".

Bibbia versione Cei attuale: Gv. 3,16: "Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna".

Ciò che salta all'occhio è il cambiamento di traduzione da "non muoia" a "non vada perduto" che, a mio avviso, cambia di significato al passo evangelico, annacquandolo.

La nuova traduzione è più coerente con l'immagine di Gesù mandato da Dio come buon pastore per andare in cerca della pecorella che si smarrisce, per riportarla all'ovile e quindi per salvarla, ma questa è solo una immagine metaforica per fare capire agli apostoli come si comporta Dio nei confronti dei peccatori. Secondo me ora c'è il rischio che chi legge il passo di Gv. 3,16 interpreti questo "non vada perduto" come un semplice smarrimento e non come morte.

La nuova traduzione è quindi più "soft" e meno drammatica della precedente perché non usa più il verbo "morire", ma il verbo "andare perduto", che lascia aperta la strada a tante interpretazioni come quella di smarrirsi, essere sconfitti, abbandonati. Così io mi chiedo in base a quali considerazioni la Cei ha deciso di modificare in tal senso quella traduzione. Per capirlo, forse, ci dobbiamo rifare alla versione latina del Vangelo.

Il testo latino di Gv. 3,16, come anche l'edizione interlineare del Vangelo edizioni San Paolo, recita: "Sic enim Deus diléxit mundum, ut Fìlium suum unigénitum daret , ut omnis qui credit in eum non péreat, sed hàbeat vitam aetèrnam. Come vedi, viene usato il verbo "perire" che nel significato italiano dato dal dizionario De Mauro è equivalente a morire. Tuttavia se consideriamo l'etimologia di "perire" ci accorgiamo che deriva da "per (perdere) - ire (andare)", che significa andare a perdere, andare a male, andare distrutto. E' un verbo che ritroviamo in Matteo 18,14: "Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda (péreat - ἀπόληται) neanche uno solo di questi piccoli".

La versione greca usa il termine " μὴ ἀπóληται " che traduce in "non muoia": "Οὕτως γὰρ ἠγάπησεν ὁ θεὸς τὸν κόσμον, ὥστε τὸν υἱὸν τὸν μονογενῆ ἔδωκεν ἵνα πᾶς ὁ πιστεύων εἰς αὐτὸν μὴ ἀπόληται ἀλλ' ἔχῃ ζωὴν αἰώνιον".

Infatti ἀπóληται significa apollumi che in inglese si traduce con (ap-ol'-loo-mee) destroy, die, lose, mar, perish, cioè: distruggere, morire, uccidere, perdere, perire.

"Perdere" in italiano significa anche smarrire. "Perdere" e "smarrire" sono verbi usati nelle traduzioni delle parabole di Gesù, il quale cerca di rendere l'idea, con metafore, di come Dio si dà da fare per salvarci, come ad esempio in Matteo 18,12 dove Gesù dice: "Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella che si è smarrita?". In questo caso il verbo "smarrire" non è la traduzione di "perire", ma è la traduzione del verbo latino "errare" che significa andare vagando qui e là, senza sapere dove andare, che poco ha a che vedere con smarrirsi o andare perduto, ma serve per rendere l'idea e far capire come Dio ci tiene alla nostra vita e interviene prima che possiamo perderci definitivamente nella morte.

Gesù usa il termine "perire" e non "errare" quando tira le conclusioni, perché Dio vuole che nessuno perisca. Quindi il "perire" è da intendere non come semplice smarrimento o vagabondaggio dell'anima e del corpo, ma come "andare distrutto" nella perdizione e quindi verso la morte sia fisica che spirituale.

La nuova traduzione italiana della Cei di questo passo evangelico, dal mio punto di vista, pur restando più fedele all'etimologia latina, in questo modo svaluta il valore della vita e l'azione salvifica di Dio, entrando in contraddizione con i valori non negoziabili professati dalla Chiesa cattolica tra i quali c'è appunto quello della vita da intendere sia in senso fisico che spirituale.

Altrimenti, se si interpreta la volontà e l'azione di Dio come un semplice impedire il perdersi o lo smarrimento dell'uomo, che senso ha portare avanti battaglie contro l'aborto e l'eutanasia dal momento che i feti e i malati terminali non hanno occasione di smarrirsi o di perdersi ? Quindi diamo pane al pane e chiamiamo con morte ciò che va perduto e distrutto e non può essere più ritrovato.

E' di questi giorni la polemica sul negazionismo dell'olocausto sollevata dalle dichiarazioni di un vescovo lefebvriano, recentemente riabilitato dal Papa Benedetto XVI, il quale pare neghi l'olocausto degli ebrei. Ci sono alcuni esponenti religiosi sia cristiani che mussulmani che nel mondo negano, svalutano e ridimensionano l'olocausto subito dagli ebrei, malgrado quello che viene raccontato sui libri di storia.

SHOAH O OLOCAUSTO.....per non dimenticare!!!

Giornata Memoria: Benedetto XVI sulla Shoa

Dall'altra parte della Storia abbiamo un altro negazionismo che risale a duemila anni fa: la risurrezione di Gesù. Vediamo:

Dal Vangelo di Matteo 28, 11-15

Mentre esse (le donne) erano per via, alcuni della guardia giunsero in città e annunziarono ai sommi sacerdoti quanto era accaduto. Questi si riunirono allora con gli anziani e deliberarono di dare una buona somma di denaro ai soldati dicendo: "Dichiarate: i suoi discepoli sono venuti di notte e l'hanno rubato, mentre noi dormivamo. E se mai la cosa verrà all'orecchio del governatore noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni noia". Quelli, preso il denaro, fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questa diceria si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi.

Hai capito? Già ai tempi di Gesù esisteva la corruzione. I sommi sacerdoti e gli anziani si riuniscono per corrompere le guardie affinché neghino la risurrezione di Gesù e raccontino una storia diversa da quella che raccontavano i suoi discepoli. Si era giunti al punto di pagare le guardie affinché raccontassero che il corpo di Gesù è stato portato via di notte dai suoi discepoli mentre le guardie dormivano. Ciò equivale a dire che Gesù non è risorto, quindi equivale a negare la risurrezione di Gesù.

Ma perché arrivare a tanto? A che pro? Perché arrivare a corrompere le guardie perché raccontino una storia diversa? Per amore della verità? Alla base della corruzione c'è sempre la voglia di ottenere un vantaggio personale dovuto al timore da parte dell'uomo di perdere qualcosa, come per esempio il potere e il consenso del popolo. Come avviene ed è sempre avvenuto, la corruzione serve all'uomo per mantenere un privilegio, un vantaggio, un potere su altri uomini.

Nel caso dell'olocausto, io mi chiedo quali sono i motivi che spingono una persona a negare una pagina della Storia. Il senso di colpa, la vergogna, la voglia di visibilità?

Di negazionismi la Storia ne è piena. Sono tanti gli stermini che vengono negati e ignorati, non c'è soltanto quello ebraico. Negare l'olocausto non giova all'uomo perché l'olocausto è stato una pagina vergognosa della Storia cristiana e dell'uomo in generale e si inserisce in un quadro razziale che coinvolge un po' tutti i popoli del mondo. I campi di concentramento in Germania ne sono una dimostrazione al di là del fatto che in tali campi siano stati gasati un milione di ebrei o soltanto uno, perché a mio avviso, non c'è differenza sul piano della dignità umana, tra il gasare un milione di persone o gasarne anche soltanto una. E' lo stesso discorso, a mio avviso applicabile alla pena di morte. La morte di Gesù, unico Figlio di Dio, dovrebbe insegnare qualcosa sia ai cristiani, sia agli ebrei.

All'origine del razzismo e degli stermini etnici, a mio avviso, ci sta la negazione di Dio e la negazione della Verità. Quando l'uomo arriva a negare Dio, così come arriva a negare quel Dio incarnato nell'uomo Gesù, a negare la sua vita, morte e risurrezione, le conseguenze le paga l'uomo e soltanto l'uomo in termini di impoverimento di quei valori vitali per la sua sopravvivenza e promossi proprio da quell'uomo che viene negato.

Riconoscere Gesù come salvatore, Figlio di Dio, Dio incarnato, seriamente e non solo a parole da finti cristiani, vuol dire rispettare l'uomo e i suoi diritti, riconoscere nell'uomo una dignità da difendere e da non calpestare, riconoscere in ogni persona di cultura e razza diversa, un fratello da amare e da proteggere e non un nemico da eliminare.

Qui gladio ferit gladio perit

Chi di spada ferisce, di spada perisce.

Si tratta di un proverbio latino che trae origine dal Vangelo di Matteo.

Matteo 26,52
"Allora Gesù gli disse: Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada...."

Per me quel proverbio ha un valore molto più profondo, difficile da comprendere per chi non si trova a vivere certe realtà.

Ma rileggiamo il Vangelo allargando l'inquadratura:

Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, messa mano alla spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote staccandogli un orecchio.
Allora Gesù gli disse: «Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada. Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli? Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?».

Gesù sta per essere arrestato, ma un suo discepolo (probabilmente Pietro, da come si evince dal Vangelo di Giovanni), estrae una spada per difendere Gesù e colpisce il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Gesù lo ammonisce e gli dice di posare la spada perché quelli che mettono mano alla spada, periranno di spada.

Poi Gesù gli dice che Lui potrebbe pregare il Padre che gli darebbe subito più di dodici legioni di angeli (a sua difesa), ma non lo fa.

Una legione romana alla fine del secondo secolo e all'inizio del primo secolo a.c., era formata da 10 coorti di 6 centurie, cioè 600 uomini, per un totale di 6000 uomini, numero destinato a crescere fino a raddoppiare per raggiungere circa 12000 uomini quando la legione era impegnata nelle province ostili dell'impero e durante la Pax romana che abbraccia il periodo dei tempi di Gesù. Facendo i conti, se Gesù avesse pregato il Padre, Dio gli avrebbe mandato più di 12 * 12000 angeli, cioè più di 144000 angeli che corrisponde al numero degli eletti, di quelle persone che portano scritto in fronte il nome dell'Agnello e il nome del Padre suo come descritte nel capitolo 7 e 14 dell'Apocalisse.

Gesù quindi rinuncia all'uso della forza, della violenza, pur sapendo di contare su 144000 angeli, per fare la volontà del Padre e permettere alle Scritture di compiersi.
Anche noi dovremmo imparare a rinunciare all'uso della violenza per permettere alla giustizia di Dio di compiersi, pur sapendo di contare su Gesù, la cui preghiera nei confronti del Padre viene sempre ascoltata.

In questo articolo: Dio e la meritocrazia ho commentato la parabola dei lavoratori della vigna mettendo in evidenza che, dal mio punto di vista, Dio non è meritocratico. Qui intendo riprendere il discorso alla luce di un'altra parabola che è il tema del Vangelo di oggi domenica 16 novembre 2008.

Leggiamo Matteo 25,14-30
La parabola dei talenti

Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.

Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.

Per capire meglio la parabola leggiamo anche Luca 19,11-27
La parabola dei 10 servi

Mentre essi stavano ad ascoltare queste cose, Gesù disse ancora una parabola perché era vicino a Gerusalemme ed essi credevano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all'altro.

Disse dunque: "Un uomo di nobile stirpe partì per un paese lontano per ricevere un titolo regale e poi ritornare.

Chiamati dieci servi, consegnò loro dieci mine, dicendo: Impiegatele fino al mio ritorno.

Ma i suoi cittadini lo odiavano e gli mandarono dietro un'ambasceria a dire: Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi. Quando fu di ritorno, dopo aver ottenuto il titolo di re, fece chiamare i servi ai quali aveva consegnato il denaro, per vedere quanto ciascuno avesse guadagnato.

Si presentò il primo e disse: Signore, la tua mina ha fruttato altre dieci mine. Gli disse: Bene, bravo servitore; poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città.

Poi si presentò il secondo e disse: La tua mina, signore, ha fruttato altre cinque mine. Anche a questo disse: Anche tu sarai a capo di cinque città.

Venne poi anche l'altro e disse: Signore, ecco la tua mina, che ho tenuta riposta in un fazzoletto; avevo paura di te che sei un uomo severo e prendi quello che non hai messo in deposito, mieti quello che non hai seminato.
Gli rispose: Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l'avrei riscosso con gli interessi. Disse poi ai presenti: Toglietegli la mina e datela a colui che ne ha dieci.

Gli risposero: Signore, ha già dieci mine!

Vi dico: A chiunque ha sarà dato; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.
E quei miei nemici che non volevano che diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me".



Mentre nella parabola dei lavoratori nella vigna, il padrone chiama gli operai a lavorare per lui e li paga tutti uguale, indipendentemente dall'orario di lavoro, in questo caso, il padrone consegna dei beni ai suoi servi perché li facciano fruttare e li premia apparentemente secondo i loro frutti.

In queste parabole, Dio, agli occhi umani, appare più "giusto" che non nella parabola dei lavoratori della vigna perché sembra premiare i suoi servi secondo il loro merito. In realtà non è così, perché Dio premia secondo le capacità di ciascuno e non secondo il loro merito. Infatti nella premessa di Matteo, Dio consegna i suoi beni secondo le capacità di ciascuno per premiarli quindi in base alle loro capacità e non in base al loro merito, anche se in Luca tale concetto non è evidenziato.

Del resto i servi non hanno meriti agli occhi di Dio, perché sono servi inutili e fanno solo il loro dovere, secondo le loro capacità.

Attenzione che la differenza tra merito e capacità è sottile e bisogna capire di quali capacità si tratta. Qui il merito c'entra poco. Quello che c'entra è l'atteggiamento che i servi tengono nei confronti del padrone, di Dio. Fai attenzione a cosa dice quel padrone nei confronti di chi nasconde il talento e non lo fa fruttare:

"Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca?".

Dio non giudica da Lui stesso, secondo i nostri meriti, ma dalle nostre parole, dal nostro atteggiamento nei suoi confronti.

Il contesto è chiaro. Quel padrone non è amato dai suoi concittadini, tanto è vero che glielo vanno a dire, dicendogli che non lo vogliono come re. Quel servo, forse influenzato dall'aria che tira nei confronti del suo padrone, si è fatto una idea negativa di lui, non ha creduto in lui, lo ha ritenuto un prepotente, una persona severa, dura e di conseguenza non si è dato da fare per far fruttare il talento ricevuto, non per demerito suo, non perché fosse pelandrone o incapace, ma perché evidentemente non riteneva giusto amare uno con la fama di prepotente, odiato dai suoi cittadini e quindi non riteneva giusto contribuire ad arricchirlo ulteriormente. Un atteggiamento del tutto umano.

Gli altri servi invece non si fanno scrupoli, amano il padrone, credono in lui e fanno il loro dovere facendo fruttare, chi più chi meno, il talento ricevuto, così, quando il padrone torna da re, ricevono la loro gratifica per averlo amato. Tuttavia protestano quando vedono il padrone togliere il talento al servo malvagio per darlo a chi ne ha già ricevuti tanti e gli dicono un po' delusi: "Signore, (lui) ha già dieci mine", intendendo che sarebbe stato più giusto se il loro padrone avesse dato il talento a chi ne ha ricevuti di meno.

Invece il padrone risponde: "A chiunque ha sarà dato; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha."

Qui non si tratta di dare dei soldi a chi ne ha già tanti o di fare fruttare i nostri soldi giocando in borsa. Qui si tratta di amare. La chiave di lettura è sempre l'amore. A chiunque ha amore, chi ama di più riceve di più, chiunque ha un talento e lo fa fruttare per amore, sarà dato altro talento, ma chi non ha amore, chi riceve un talento e non lo fa fruttare per amore, perché è malvagio o pensa che non ne valga la pena impegnarsi per amore per qualcuno, quel talento gli sarà tolto.

Conclusione: Dio non premia secondo il merito, secondo il tuo titolo di studio o il tuo curriculum professionale, o secondo le ore lavorate o secondo quanto hai prodotto, ma secondo la tua capacità di amarlo e servirlo nel prossimo, anche quando questo Dio assume le sembianze di un padrone severo o quelle di un malato in coma e incosciente da 17 anni, o quelle di un feto malformato, malato e incosciente. A te decidere cosa fare, amare o non amare.

Resta ambigua e "pericolosa" quell'ultima frase dove il padrone invita ad "uccidere" quelli che non volevano diventasse re. Non si tratta di uccidere nessuno, perché quelli che hanno creduto nel padrone e che ora se lo ritrovano re, non devono fare altro che "uccidere", in senso metaforico, i sentimenti di odio e rancore covati nei confronti del padrone da quelli che non hanno creduto in lui, dimostrando quanto falsi e stupidi erano tali atteggiamenti.

Dio e la meritocrazia

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Leggo su La Stampa: "Effetto Brunetta anche in Vaticano: adesso i prelati timbrano il cartellino".
Dove si legge: "Negli uffici vaticani è arrivato il cartellino. Si timbra in entrata e in uscita con un modernissimo «badge» elettronico a banda magnetica di colore blu. Timbrano tutti, dai minutanti ai capiufficio, laici o ecclesiastici o religiose che siano. E dal prossimo primo gennaio entreranno in funzione le schede di valutazione per misurare il rendimento e collegare le retribuzioni al merito. In Vaticano dunque entra la meritocrazia, ..."

Dio risponde con una parabola per bocca di Gesù:

Matteo 20,1-16

"Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno. Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi".

Questa è la volontà di Dio che si fa in cielo, nel regno dei cieli, dove non c'è meritocrazia. Tutti ricevono un denaro: chi ha lavorato 15 ore e chi ha lavorato solo 3 ore riceve un denaro dal padrone del regno dei cieli.

Gesù vuole che sia fatta la volontà di Dio come in cielo e così in terra e ce lo insegna nella preghiera del Padre Nostro. Dio è buono e non fa discriminazioni. La giustizia di Dio non è quella umana. Dio è misericordioso.

Dio ci chiede di applicare il suo insegnamento, la sua bontà, la sua giustizia, per voce di Gesù, anche in terra.

Applicare questo insegnamento al modello umano terrestre è inconcepibile dal nostro punto di vista e da un punto di vista sindacale, perché nessun operaio accetterebbe di essere pagato allo stesso modo di chi ha lavorato molto di meno. Questo trattamento economico uguale per tutti sarebbe una ingiustizia secondo i sindacati, infatti il regno di Dio non appartiene a questo mondo.

Nel regno dei cieli un soldo o un denaro equivale alla gioia della vita eterna. Quando ricevi un denaro da Dio, ricevi tutto e quindi non ha più senso ricevere di più o di meno perché hai già ricevuto tutto. La vita eterna ti appaga completamente e ti riempie di gioia, una misura colma e pigiata. Quando vivi nella gioia e sei felice, le grandezze numeriche perdono di significato ed è senza senso pretendere di ricevere di più, ne basta una di vita eterna per essere felici.

Se oggi qualche studente o cittadino osasse fare nelle piazze delle chiese quello che fece Gesù nel tempio duemila anni fa, rovesciando e buttando all'aria le bancarelle dei commercianti, verrebbe subito arrestato e Silvio darebbe la colpa agli studenti dei centri sociali e alla sinistra comunista.

Video: Jesus Christ Superstar - The temple (Movie 1973 - 9/ 25)

"Spelonca di ladri!" dice Gesù. Sembra un giovane dei centri sociali, direbbe Silvio.

A quei tempi Gesù rovesciava le bancarelle, oggi gli studenti occupano le scuole, altre categorie occupano strade, autostrade e ferrovie. Che ci sia Prodi o che ci sia Berlusconi al governo, sia a destra, sia a sinistra, il governo non piace agli italiani. Oggi non piace agli studenti e agli insegnanti, ieri non piaceva agli autotrasportatori.

Gli studenti occupano la scuola così come Rete 4 occupa frequenze che dovrebbe occupare un'altra televisione. Non so chi sia più abusivo. Qualcuno mandi la polizia a liberare le frequenze da Rete 4. Se non lo fa Silvio, di certo lo farà Dio a tempo e debito, perché la giustizia di Dio prima o poi si compie, sempre!

Ondalibera v01x02 - Manifestazione sulla riforma Gelmini

Voi dunque pregate così:

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. (Mt.6,9-10)

Il destino dei profeti

Iowa City 2008 Flood Rainbow

Quando il cielo si incazza...

... la terra le busca.

Inondazioni in Cina: Over a million people have been forced to flee their homes after flooding in southern China.

As you probably know. Eastern Iowa is going through a really tough time right now. They are dealing with massive flooding and damage. People are losing everything they have and things they love. The worst of the flooding is yet to come is some places. I made this tribute for Iowa just so some people who don't really know about it can see some of whats going on. God Bless you Iowa.

Inondazioni in America

Gesù, nella preghiera del "Padre Nostro", ci invita indirettamente a fare la volontà di Dio che si fa in cielo, a farla anche sulla terra. Ma qual è la volontà di Dio che si fa in cielo? Cosa si fa in cielo? Senz'altro ci si ama. In cielo vivono gli angeli che vedono sempre la faccia di Dio Padre che vive in cielo pure Lui. Gli angeli sono in comunione tra di loro.

In cielo non ci si sposa. Come dice Gesù: "Gli angeli del cielo non si maritano e non si ammogliano" (Mc.12,25).

Se dunque, in cielo non ci si sposa, io mi chiedo perché invece ci sposiamo in terra andando apparentemente contro la volontà di Dio.

Se in cielo non ci si sposa, come ci rivela Gesù, mi sembra logico che non ci si debba sposare nemmeno in terra, se si vuole fare la volontà di Dio anche in terra, altrimenti a cosa serve recitare il Padre Nostro? Finiamo solo per prenderci in giro, secondo me. Chi osserva e resta coerente con la preghiera del Padre Nostro sono i sacerdoti, i religiosi e le religiose che scelgono il celibato o il nubilato. Contro di loro non gli si può dire niente perché vivono coerentemente la volontà del Padre, in cielo come sulla terra, infatti non si sposano.

E gli altri, i laici, quelli che vanno a messa e recitano il Padre Nostro e che sono sposati o che scelgono di sposarsi in terra, quale destino celeste li aspetta?

Secondo me, da quanto si evince dall'insegnamento di Gesù, chi si sposa o è sposato dimostra di non essere ancora nato a nuova vita e quindi resta in attesa della risurrezione.

E gli altri, i sacerdoti e i religiosi che avendo scelto il celibato e il nubilato, cambiano idea, abbandonano l'abito e si sposano, come ha fatto per esempio l'ex vescovo Emmanuel Milingo?

Secondo me dimostrano solo incoerenza con l'insegnamento di Gesù e quindi dimostrano di non essere ancora risorti a nuova vita, per cui con loro ci vuole tanta pazienza e tanta carità.

La strada per arrivare alla comprensione di questi insegnamenti rivoluzionari è ancora lunga. Comprendere perché in cielo non ci si sposa non dovrebbe essere difficile. Del resto, in una famiglia, i fratelli e le sorelle tra di loro non si sposano, ma vivono in comunione. Maturare nello Spirito e nell'amore di Dio per comprendere che non possiamo estendere il concetto di proprietà sull'uomo, è un percorso duro e difficile.

Dal rito del matrimonio religioso:

Sacerdote: Se, dunque, è vostra intenzione unirvi in matrimonio, datevi la mano destra ed esprimente, davanti a Dio e alla sua Chiesa, il vostro consenso.
Sposo: Io, Adamo, accolgo te, Eva, come mia sposa e prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita.
Sposa: Io, Eva, accolgo te, Adamo, come mio sposo e prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita.
Sacerdote: Il Signore onnipotente e misericordioso confermi il consenso che avete manifestato davanti alla Chiesa e si degni di ricolmarvi della sua benedizione. L'uomo non osi separare ciò che Dio unisce:
Tutti: Amen.

Voglio ricordare che il matrimonio religioso è un sacramento, una promessa solenne che si fa davanti a Dio e alla Chiesa e che va rispettata. Con Dio non ci si scherza, perché Dio è amore e l'amore è Dio.

Il matrimonio religioso è come un voto, un giuramento, perché la definizione di giuramento che dà il dizionario De Mauro, così come il Vocabolario Fondamentale della lingua italiana DeAgostini, è: "dichiarazione solenne con cui si afferma o promette qcs., di fronte a un'autorità, a un'altra persona o a se stessa. Affermazione, promessa solenne con la quale si impegna la propria coscienza, il proprio onore, la propria lealtà". La stessa definizione la troviamo per voto: "promessa solenne di compiere un determinato atto di culto, di carità o di rinuncia o di donare a un santuario o sim. un determinato oggetto in segno di riconoscenza per una grazia ricevuta o per ottenere la liberazione da un male; promessa solenne con cui ci si impegna di offrire alla divinità una determinata cosa o di compiere una azione particolare, talora in cambio di un bene che si desidera ricevere".

Se, come abbiamo visto, matrimonio = promessa; voto = promessa e giuramento = promessa, allora la logica e la razionalità ci portano a dire che voto == matrimonio == giuramento: tre parole che fanno riferimento ad un solo concetto: promessa=giuramento.

Gesù è coerente e nel Vangelo invita a non giurare, cioè a non promettere: "ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno." Mt.5,34-37

Se in cielo non si giura, non si fanno voti, non si promette, non ci si sposa, perché invece lo facciamo sulla terra? Che senso hanno le parole di Gesù: "sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra"?

Il giuramento

La conversione del cuore

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Dal Vangelo secondo Luca, cap. 13, 1-5

In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

E tu? Tu pensi che quei cinesi terremotati fossero più peccatori degli altri popoli per aver subito tale sorte? Sappiamo tutti che in Cina il cristianesimo è bandito e i cristiani sono e sono stati perseguitati dalla dittatura comunista. Tuttavia Dio ama la Cina e ci tiene alla sua conversione.

L'uomo credente e timorato di Dio, è portato erroneamente a pensare che una disgrazia che lo colpisce, grossa o piccola, sia una punizione di Dio in conseguenza del suo peccato o di una sua colpa. E' sbagliato pensarla così e Gesù lo ribadisce chiaramente nel Vangelo.

Gesù nega fermamente che le disgrazie che ci accadono siano conseguenza dei nostri peccati o siano punizioni divine. Tuttavia Gesù ci fa capire che la conversione è necessaria ed è più importante del peccato. Gesù vuole la conversione del cuore per la nostra salvezza. Cosa vuol dire convertirsi? Vuol dire riconoscere Gesù come il Cristo, il Figlio del Dio vivente, riconoscere Dio come Amore.

Perché è importante la conversione? Perché la conversione sottomette l'uomo all'amore donandogli la Grazia e la Sapienza. La conversione del cuore ti porta a mettere l'amore al primo posto nella scala dei valori e non più il benessere o il profitto.

Se non ci convertiamo, periremo tutti allo stesso modo, dice Gesù. Perché? Perché l'uomo va rispettato a 360 gradi, essendo figlio di Dio. Dove prevale l'egoismo, il profitto, l'arroganza e la prepotenza, cioè dove non c'è la conversione del cuore nei confronti dell'amore e l'uomo non è rispettato nei suoi diritti fondamentali, allora c'è sfruttamento, c'è guerra, c'è mancanza di rispetto ambientale, non c'è comunione, non c'è pace.

In situazioni dove l'uomo è sfruttato e non ha cibo, dove non ha risorse per curarsi, possono nascere epidemie e malattie che ci possono portare tutti alla morte. In situazioni dove prevale lo sfruttamento ambientale sconsiderato, in onore del profitto di pochi, ecco che possono nascere disastri ambientali con morti e distruzioni generalizzate.

Il disastro accaduto in Cina non è dovuto ad una punizione divina, ma è dovuto alla mancata conversione del cuore dell'uomo. Di quell'uomo che crede nelle proprie forze e mette Dio e il suo messaggio di amore in un angolo. Di quell'uomo, non solo orientale, ma anche occidentale che pensa ad accumulare per se stesso, ritenendosi autosufficiente. Di quell'uomo che non sa collaborare ed essere solidale come popolo unito, per unire le forze e poter affrontare quella minaccia celeste che presto o tardi si abbatterà sulla terra.

Luca 13,6-9. Disse anche questa parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest'anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l'avvenire; se no, lo taglierai».

Sai chi è il vignaiolo?

La testimonianza di Claudia Koll

Che cosa è la verità?

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Che cos'è la verità? "Cosa è la verità?" (Gv. 18,38). Chiedeva Pilato a Gesù. C'è una verità con la v minuscola e un Verità con la v maiuscola. Il Dizionario Fondamentale della lingua italiana DeAgostini non fa distinzioni e definisce come "verità" ciò che è vero e definisce "vero" ciò che è "reale, che esiste, che trova riscontro nella realtà delle cose".

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Approfondiamo: cosa vuol dire reale? Sempre il dizionario sopra citato definisce il "reale" come ciò "che è", "che esiste veramente". Il vocabolario sopra citato collega l'essere con l'esistere e con la verità.

Bene. Verità ---> vero ---> reale ---> è (essere) ---> esiste. Quindi, dire verità significa dire ciò che è, cioè fare riferimento al verbo "essere".

Questa definizione la troviamo citata da Gesù diverse volte anche nel Vangelo secondo Giovanni. Gesù non dice "io esisto", ma dice "io sono".

Vediamo:

Giovanni 8:24
"Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati»"

Giovanni 8:28
"Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo".

Giovanni 8:58
"Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono»."

Giovanni 13:19
"Ve lo dico fin d'ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono".

Ora vediamo qual è la definizione di verità che dà Gesù nel Vangelo di Giovanni:

Giovanni 14:6
"Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me". La verità è Lui.

Giovanni 17:17
"Consacrali nella verità. La tua parola è verità". La verità è Dio.

Secondo Gesù la verità è la parola di Dio. Chi parla e dice la verità vuol dire che è vero, non è falso, cioè è la verità. Quindi: poiché Gesù = verità, e Dio = verità --->consegue che Gesù=Dio. E questo è coerente anche con la definizione di "verità" che dà il Dizionario DeAgostini, secondo il quale la verità è ciò che è. Infatti Gesù ci invita a credere che Lui è ("Io sono" dice Gesù e quindi Gesù esiste perché Lui è).

Non c'è contraddizione nelle parole di Gesù. Pure il dizionario italiano gli dà ragione.

Gesù tuttavia si spinge più in là, va oltre e collega la verità con la libertà. Conoscere la verità è sinonimo di libertà. Secondo Gesù, l'uomo è libero se conosce la verità. "Conoscerete la verità e sarete uomini liberi" Dice Gesù nel Vangelo.

La libertà che Gesù ci offre non è la libertà di fare ciò che si vuole, non è la libertà di abortire o di uccidere, ma è la libertà dal peccato, (se non crediamo che lui è, moriamo nei nostri peccati). La libertà di Gesù è la libertà di amare. La verità quindi non è altro che la libertà di amare chi si vuole a cominciare dalla propria vita.

Libertà

Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato. (Prima lettera di Paolo ai Corinzi, cap 13,11).
Cosi inizia il libro di Piergiorgio Odifreddi "Perché non possiamo essere cristiani", una dedica ai giovani, un invito dello scrittore ad essere uomini adulti, sulla scia dell'insegnamento di Paolo di Tarso.

Paolo non è Gesù. Gesù invitava a farsi bambini, Paolo invece si fa uomo, si fa adulto per abbandonare il modo semplice e ingenuo di pensare e ragionare dei bambini.
Ma Gesù è di tutt'altro avviso.

Vediamo:

Matteo 18,2-3: Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: "In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli."
Matteo 18,4: "Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli.
Matteo 18,5: E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me."
Matteo 19,14: Gesù però disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli".
Marco 9,37: "Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato".
Marco 10,14: "Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio."
Marco 10,15: In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso».
Luca 18,16: "Allora Gesù li fece venire avanti e disse: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio."
Luca 18,17: In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà".

Paolo invece pare insistere nel contraddire Gesù:
1Corinzi 14,20. Fratelli, non comportatevi da bambini nei giudizi; siate come bambini quanto a malizia, ma uomini maturi quanto ai giudizi.

Malgrado la grandezza spirituale di Paolo, Gesù ci invita a farci bambini per poter entrare nel regno di Dio. E' importante comprendere questo insegnamento. Già Chiara Lubich, basandosi sulla spiritualità di Gesù, aveva deciso di chiamare i focolarini: popi che in dialetto trentino significa bambini.

I bambini pensano sempre a giocare e per loro il mondo è sempre bello, anche quando piove, basta giocare. I bambini piangono quando gli si nega qualcosa a cui ci tengono. I bambini non hanno il senso della responsabilità e si fidano ciecamente di chi si prende cura di loro. I bambini sono possessivi, ma sanno mettere tutto in comune quando si tratta di giocare.

Il guaio siamo noi quando diventiamo adulti, perché perdiamo l'innocenza e l'ingenuità e ci facciamo maliziosi nei confronti di tutti, condizionando i bambini che ci osservano. Da adulti pratichiamo e legalizziamo l'aborto impedendo ai bambini, cioè a Dio di venire a noi, perché, secondo Gesù, chi accoglie un bambino accoglie Gesù, cioè Dio.

I bambini fanno ooh!

L'indemoniato di Gerasa

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Ho già accennato alla figura dell'indemoniato di Gerasa in un commento ad un mio post precedente per spiegare a Odifreddi il significato dei demoni mandati in un branco di porci, identificandolo con la figura di Paolo di Tarso, detto anche Saulo.

Rileggiamo quei passi del Vangelo:

Matteo Capitolo 8, 28-34:

Giunto all'altra riva, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli vennero incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva più passare per quella strada. Cominciarono a gridare: «Che cosa abbiamo noi in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?».
A qualche distanza da loro c'era una numerosa mandria di porci a pascolare; e i demòni presero a scongiurarlo dicendo: «Se ci scacci, mandaci in quella mandria». Egli disse loro: «Andate!». Ed essi, usciti dai corpi degli uomini, entrarono in quelli dei porci: ed ecco tutta la mandria si precipitò dal dirupo nel mare e perì nei flutti. I mandriani allora fuggirono ed entrati in città raccontarono ogni cosa e il fatto degli indemoniati. Tutta la città allora uscì incontro a Gesù e, vistolo, lo pregarono che si allontanasse dal loro territorio.

Marco, Capitolo 5, 1-14:

Intanto giunsero all'altra riva del mare, nella regione dei Gerasèni. Come scese dalla barca, gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo. Egli aveva la sua dimora nei sepolcri e nessuno più riusciva a tenerlo legato neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno più riusciva a domarlo. Continuamente, notte e giorno, tra i sepolcri e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi, e urlando a gran voce disse: «Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito immondo, da quest'uomo!». E gli domandò: «Come ti chiami?». «Mi chiamo Legione, gli rispose, perché siamo in molti». E prese a scongiurarlo con insistenza perché non lo cacciasse fuori da quella regione.

Ora c'era là, sul monte, un numeroso branco di porci al pascolo. E gli spiriti lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti immondi uscirono ed entrarono nei porci e il branco si precipitò dal burrone nel mare; erano circa duemila e affogarono uno dopo l'altro nel mare. I mandriani allora fuggirono, portarono la notizia in città e nella campagna e la gente si mosse a vedere che cosa fosse accaduto.
Giunti che furono da Gesù, videro l'indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto tutto, spiegarono loro che cosa era accaduto all'indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.

Luca, Capitolo 8, 26-39:

Approdarono nella regione dei Gerasèni, che sta di fronte alla Galilea. Era appena sceso a terra, quando gli venne incontro un uomo della città posseduto dai demòni. Da molto tempo non portava vestiti, né abitava in casa, ma nei sepolcri. Alla vista di Gesù gli si gettò ai piedi urlando e disse a gran voce: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio Altissimo? Ti prego, non tormentarmi!». Gesù infatti stava ordinando allo spirito immondo di uscire da quell'uomo. Molte volte infatti s'era impossessato di lui; allora lo legavano con catene e lo custodivano in ceppi, ma egli spezzava i legami e veniva spinto dal demonio in luoghi deserti. Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?». Rispose: «Legione», perché molti demòni erano entrati in lui. E lo supplicavano che non ordinasse loro di andarsene nell'abisso.

Vi era là un numeroso branco di porci che pascolavano sul monte. Lo pregarono che concedesse loro di entrare nei porci; ed egli lo permise. I demòni uscirono dall'uomo ed entrarono nei porci e quel branco corse a gettarsi a precipizio dalla rupe nel lago e annegò. Quando videro ciò che era accaduto, i mandriani fuggirono e portarono la notizia nella città e nei villaggi. La gente uscì per vedere l'accaduto, arrivarono da Gesù e trovarono l'uomo dal quale erano usciti i demòni vestito e sano di mente, che sedeva ai piedi di Gesù; e furono presi da spavento. Quelli che erano stati spettatori riferirono come l'indemoniato era stato guarito. Allora tutta la popolazione del territorio dei Gerasèni gli chiese che si allontanasse da loro, perché avevano molta paura. Gesù, salito su una barca, tornò indietro. L'uomo dal quale erano usciti i demòni gli chiese di restare con lui, ma egli lo congedò dicendo: «Torna a casa tua e racconta quello che Dio ti ha fatto». L'uomo se ne andò, proclamando per tutta la città quello che Gesù gli aveva fatto


Ci troviamo di fronte ad un indemoniato epilettico (Paolo di Tarso, secondo me, il quale pare soffrisse di epilessia. L'epilessia a quei tempi era considerata demoniaca. "Ancora nei secoli del tardo Medio evo e inizi primo Risorgimento, si credeva che l'epilettico fosse posseduto da un dio, o da un'entità superiore che attraverso lui parlava, faceva gli oracoli, manifestando le proprie volontà. Infatti, nella storia si verificò che molti Profeti vissero uno stato di male epilettico; si affermava che lo fossero stati : Maometto, Paolo di Tarso, Martin Lutero" ), due invece secondo Matteo erano gli indemoniati (infatti Paolo aveva due nomi: Paolo e Saulo che poi sono la stessa persona), sono talmente furiosi che nessuno riusciva più a passare per quella strada. Infatti Paolo, ebreo e cittadino romano, osservatore ligio della legge, amico del console, perseguitava i cristiani.

Gli indemoniati, una legione (romana aggiungo io), chiedono a Gesù: «Che cosa abbiamo noi in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?» Quel demonio di Paolo (prima della conversione) perseguitava i cristiani e doveva proprio essere una furia per i primi cristiani, tanto da impedire loro il cammino spirituale per quella strada che porta a Dio. "Saulo intanto infieriva contro la Chiesa: entrava nelle case, trascinava fuori uomini e donne e li faceva mettere in prigione" Atti 7,3.

Marco ci dice qualcosa di più. Lo spirito maligno si chiama legione e sono in molti. Ora le legioni facevano parte dell'esercito romano e Saulo era amico del console e probabilmente poteva contare sull'appoggio del console che gli metteva a disposizione la legione al servizio delle sue persecuzioni contro i cristiani.

Ma Gesù scaccia i demoni dall'indemoniato Saulo e su loro richiesta li manda in un branco di porci. I porci, secondo me, rappresentano i pagani romani, appunto l'esercito di occupazione romano e con questo episodio dove i porci precipitano in un dirupo, Gesù profetizza anche la caduta dell ' Impero Romano che precipita nella dissolutezza, oltre ad anticiparci la conversione di Paolo.

Luca è quello che più di tutti ci chiarisce le idee quando racconta: "L'uomo dal quale erano usciti i demòni gli chiese di restare con lui, ma egli lo congedò dicendo: «Torna a casa tua e racconta quello che Dio ti ha fatto». L'uomo se ne andò, proclamando per tutta la città quello che Gesù gli aveva fatto". Infatti Paolo nelle sue lettere ci racconta della sua conversione e di come ha incontrato Gesù. Vedi ad esempio la lettera di Paolo ai Galati 1,13-24.

Ecco quindi che i Vangeli in questa figura criptica dell'indemoniato di Gerasa ci anticipano, a mio avviso, la conversione di Paolo e la sua opera di evangelizzazione nel mondo.

Piergiorgio Odifreddi è un matematico che dovrebbe conoscere e capire bene le moltiplicazioni. Nel suo libro: "Perché non possiamo essere cristiani", sembra non capirle, almeno quella è l'impressione che ho avuto leggendo il suo libro. Qui, io cerco di spiegargliele, nelle speranza che le possa capire, poi se non le capisce, pazienza, lo promuovo lo stesso. Mi riferisco alle moltiplicazioni dei pani e dei pesci contenute nel Nuovo Testamento.

Immagine degradata della copertina di un libro
Copertina del Nuovo Testamento in lingua corrente. LDC-ABU
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Nel suo libro a pagina 112, capitolo Il Figlio, Odifreddi parla di exploit delle moltiplicazioni dei pani e dei pesci, che una prima volta sfamano 5000 uomini partendo da cinque pani e due pesci e una seconda volta 4000 uomini, con sette pani e pochi pesciolini, senza contare donne e bambini. Odifreddi osserva che c'è un miglior rapporto qualità-prezzo nel primo miracolo che non nel secondo, dovuto secondo lui al fatto che Gesù era un po' "scarico" nel secondo miracolo, avendo dovuto compiere diverse guarigioni.

Odifreddi, però, dimentica di riportare i resti di quelle moltiplicazioni dopo che gli uomini si sono sfamati che nel primo miracolo corrispondono a dodici ceste piene di pezzi di pane e nel secondo miracolo a sette ceste piene di pezzi di pane. Questa volta Gesù non ha fatto il difficile, non ha mandato Pietro a pescare il pesce per aprirgli la bocca, prendere la moneta e andare a comprare il pane, ma ha materializzato i pani e i pesci seduta stante, come piace a Odifreddi. Tuttavia Odifreddi non è soddisfatto nemmeno così.

Vediamo allora di tentare una spiegazione di quei due miracoli della moltiplicazione dei pesci. I passi del Vangelo per il primo miracolo sono Mt.14,13-20, Mc.6,30-44, Lc.9,10-17, Gv.6,1-13 e per il secondo miracolo sono Mt.15,32-39, Mc8,1-10.

Gesù, con la moltiplicazione dei pani e dei pesci, ci vuole dire di aver fiducia in Lui. Ci pensa Lui a nutrirci spiritualmente e materialmente, insieme ai suoi discepoli. Basta dargli poca roba. Lui vuole vedere il nostro amore generoso nel dare tutto, anche se poco, per poter fare grandi cose che la mente umana nemmeno immagina, come la moltiplicazione dei pani e dei pesci, per sfamare migliaia di persone. Ce ne è in abbondanza, tanto più che sono avanzate dodici e sette ceste.

Una prima spiegazione comunque la dà Gesù in Mc 8,14-21 e in Mt. 16,
[5] Nel passare però all'altra riva, i discepoli avevano dimenticato di prendere il pane.
[6] Gesù disse loro: "Fate bene attenzione e guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei".
[7] Ma essi parlavano tra loro e dicevano: "Non abbiamo preso il pane!".
[8] Accortosene, Gesù chiese: "Perché, uomini di poca fede, andate dicendo che non avete il pane?
[9] Non capite ancora e non ricordate i cinque pani per i cinquemila e quante ceste avete portato via?
[10] E neppure i sette pani per i quattromila e quante sporte avete raccolto?
[11] Come mai non capite ancora che non alludevo al pane quando vi ho detto: Guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei?".
[12] Allora essi compresero che egli non aveva detto che si guardassero dal lievito del pane, ma dalla dottrina dei farisei e dei sadducei.

Questi miracoli, inoltre, hanno un significato storico e profetico più profondo da decifrare e, secondo la mia interpretazione, riguarda la formazione del Nuovo Testamento e del relativo canone, appunto la dottrina di riferimento, approvata dalla Chiesa cattolica.

I cinque pani del primo miracolo sono, a mio avviso, i primi cinque libri canonici del Nuovo Testamento: i quattro "Vangeli" e il libro degli "atti degli apostoli". I due pesci simboleggiano gli "autori" principali: Gesù e Pietro, oppure Pietro e Giovanni, oppure Pietro e Paolo. Questi cinque libri rappresentano il pane, cioè l'insegnamento di Gesù che viene spezzato da Gesù e distribuito per mezzo dei suoi discepoli alla folla perché ne mangi, ne assimili il nutrimento e si sazi. Di questa distribuzione ne avanzano dodici ceste piene di pezzi di pane. Perché dodici ceste? Cosa simboleggiano? Secondo me, possono essere la metafora profetica delle prime dodici lettere di Paolo, incluse nel Nuovo Testamento. (In realtà le lettere canoniche di Paolo sono tredici, ma alcune sono contestate e non è da escludere che i primi cristiani considerassero dodici le lettere di Paolo).

Il secondo miracolo, è storico e profetico (Concilio di Trento del 1546), riguarda i libri deuterocanonici (ovvero del secondo canone) e "sono i libri che sono stati riconosciuti come ispirati solo in un secondo momento, dopo molte controversie. Sono quei libri della Bibbia che sono stati accolti nel canone della Chiesa cattolica ma che, per l'Antico Testamento, sono stati respinti da molte chiese protestanti, sebbene li si ritenesse validi per l'edificazione personale. Dai protestanti sono in questo caso chiamati apocrifi". Il termine viene anche utilizzato per alcuni libri del Nuovo Testamento, sono sette libri.

Ci sono quindi due pani in più rispetto ai cinque pani del precedente miracolo che possono essere, secondo me, due libri che si sono aggiunti al primo canone: la prima lettera di Giovanni e la prima lettera di Pietro che si uniscono ai quattro Vangeli e agli Atti degli Apostoli, per un totale di sette libri da includere nel Nuovo Testamento. I pesci sono più piccoli e distribuiti, a dimostrazione che gli autori dell'Apocalisse, della Lettera agli ebrei e degli altri libri sono diversi e hanno forse meno importanza degli autori che hanno scritto i primi cinque libri canonici del Nuovo Testamento.

Anche questi pani vengono distribuiti alla folla che ne mangia e se ne nutre, avanzando sette ceste piene di pezzi di pane. Perché sette ceste? Secondo me, possono essere la metafora dei sette libri deuterocanonici del Nuovo Testamento: seconda lettera di Pietro, seconda e terza lettera di Giovanni, la lettera di Giuda, la lettera di Giacomo, la lettera agli ebrei e l'Apocalisse, aggiunti al canone del Nuovo Testamento nel Concilio di Trento.

Se la mia analisi è corretta, Gesù ha saputo vedere lontano, anticipandoci la storia della Chiesa e le tappe della formazione del canone sul quale a tutt'oggi la Chiesa cattolica fa rifermento.
Le dodici ceste non potrebbero essere interpretate anche come i dodici mesi dell'anno? E le sette ceste non potrebbero essere interpretate anche come i sette giorni della settimana?

Odifreddi e i cristiani

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Sto leggendo il libro di Piergiorgio Odifreddi "Perché non possiamo essere cristiani (E meno che mai cattolici)", Longanesi, e voglio fare alcune considerazioni sul libro.

Odifreddi_ruini.jpg

Ho trovato il libro interessante e arguto. Ne consiglio la lettura a tutti i cristiani. Dopo averti consigliato la lettura del libro di Piergiorgio Odifreddi e averti "avvelenato" con i fumi di quel libro, ci vuole l'antidoto, per salvarti. Ti consiglio allora la lettura del libro di Camillo Ruini: "Chiesa contestata, 10 tesi a sostegno del cattolicesimo", Piemme, un libro di fede che invita alla testimonianza pubblica dei valori cristiani, sul versante opposto a quello di Odifreddi.

Immagine degradata delle copertine dei libri
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Per quanto riguarda Odifreddi e il suo libro, mi rivolgo direttamente allo scrittore, per cercare di fargli capire il significato di alcuni avvenimenti tratti dal Vangelo, dei quali sembra non percepire il messaggio. Avrei molto da dirgli, tuttavia qui voglio andare avanti con pochi passi alla volta.

A pag. 114-115 del libro, capitolo "Il Figlio", Odifreddi dice:"Qualcuno dei miracoli è poi semplicemente un controsenso, come il seccare un fico solo perché "colpevole" di non avere frutti fuori stagione, in uno scatto d'ira causato dal non aver ancora fatto colazione: e cita i versi del Vangelo in merito dei quali ho già commentato in precedenti pagine di questo sito. Poi prosegue: "O il compiere un contorto prodigio per poter furbescamente pagare le tasse agli esattori:": e qui cita il passo evangelico Matteo:17-27 " Ma perché non si scandalizzino, va' al mare, getta l'amo e il primo pesce che viene prendilo, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d'argento. Prendila e consegnala a loro per me e per te". Fa riferimento al pagamento della tassa del Tempio. Poi Odifreddi si risponde: " Il motivo per cui uno in grado di far miracoli non potesse, più semplicemente e direttamente, materializzare la moneta necessaria fa evidentemente parte dei misteri della fede".

Appunto: "misteri della fede". Se Gesù avesse materializzato la moneta seduta stante, probabilmente non sarebbe passato il messaggio che Gesù voleva farci avere. Odifreddi ha ragione. In tempo di risparmio energetico e del "tutto e subito", il miracolo di Gesù è poco efficiente e poco logico.

Ma il messaggio che Gesù ci ha voluto dare con la moneta nella bocca del pesce è

profetico

e riguarda anche Odifreddi che ne è una delle dimostrazioni. Cercherò di spiegarlo secondo la mia sensibilità spirituale.

Chi è il primo pesce che viene pescato da Pietro? Chi rappresenta? Rappresenta Gesù, secondo me (il secondo pesce è Pietro stesso). Del resto non dimentichiamo che ai tempi di Gesù si stava per entrare nell'era della costellazione dei pesci, secondo la precessione degli equinozi e i pesci sono due.

parole greche ????? Ichthys nel pesce Gesù
Il simbolo del pesce, il cui nome in greco è l'acrostico di Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore ( ?????? ??????? ???? ???? ????? ). Il termine ichthýs è la traslitterazione in caratteri latini della parola in greco antico ?????, "pesce", ed è un simbolo religioso del cristianesimo.

Il primo pesce che abbocca è Gesù stesso. Aprire la bocca al pesce cosa può voler significare? Può significare farlo parlare (anche se i pesci non parlano), metaforicamente parlando, aprire la bocca può avere un significato di parlare, dire, raccontare. Quindi Pietro pesca Gesù e lo fa parlare, nel senso di evangelizzare o comunque raccontare e diffondere il suo messaggio e mentre lo fa parlare, cioè gli apre la bocca, trova una moneta d'argento. Che cosa può rappresentare la moneta d'argento? Una ricchezza, sia in senso materiale, sia in senso spirituale. La Storia dimostra che Pietro facendo parlare Gesù ha trovato una ricchezza che materialmente possiamo riconoscere nel "Obolo di San Pietro". E questo non lo possiamo negare.

Anche Odifreddi, con il suo libro, ha fatto "parlare" Gesù, gli ha aperto la bocca e ha trovato la moneta d'argento, rappresentata dagli introiti derivanti dalle centinaia di migliaia di copie vendute del suo libro (140.000 copie in due mesi). Questo "miracolo", Piergiorgio Odifreddi non lo può negare, ma può constatare di persona la veridicità profetica del messaggio di Gesù. Io mi auguro che Odifreddi possa trovare, con questa spiegazione, quell'aiuto verso la comprensione della Parola di Dio, verso quella ricchezza che non è solo materiale, fatta di soldi, ma è anche spirituale, proveniente da Dio e dalla fede in Lui. E' quella la vera ricchezza.

Bene. Ora, Odifreddi dovrebbe prendere quella "moneta" e andare a pagare la tassa del tempio (non la tassa dello Stato, ma la tassa del tempio) per lui e per Gesù. Cosa vuol dire pagare la tassa per il tempio ? Se Gesù avesse materializzato quella moneta seduta stante, Pietro non gli avrebbe aperto la bocca e non avrebbe trovato la moneta d'argento e nemmeno Odifreddi avrebbe potuto avere del materiale sul quale scrivere il libro che ha venduto parecchie migliaia di copie. Il discorso vale per Odifreddi, ma anche per Vittorio Messori, per Luigi Cascioli, per Corrado Augias, ecc. ma vale soprattutto per Pietro.

La moneta d'argento l'avete o non l'avete trovata? Se l'avete trovata, non date scandalo, pagate la tassa del tempio, cioè riconoscete a Dio quello che è di Dio, date a Dio ciò che è di Dio, anche se "i figli non sono obbligati a pagare le tasse" (Matteo 17,26). Odifreddi, tu sei figlio di Dio? Ritieni ancora un controsenso quel miracolo? Gesù, alla fine, ha pagato la tassa con la vita, pur essendo il Figlio di Dio.

Si dice che dove non c'è giustizia, c'è vendetta e la vendetta chiama vendetta.
Qual è il confine tra giustizia e vendetta?
Vediamo prima cosa dicono il Vangelo e alcuni profeti biblici in merito alla giustizia.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Mt. 5,6
Beati i perseguitati per motivo di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli. Mt. 5,10
Poiché io vi dico che se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel regno dei cieli. Mt 5,20

Ma guai a voi, farisei, perché pagate la decima della menta, della ruta e di ogni erba, e trascurate la giustizia e l'amor di Dio! Queste sono le cose che bisognava fare, senza tralasciare le altre. Lc.11,42

Dio non renderà dunque giustizia ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui? Tarderà nei loro confronti? Io vi dico che renderà giustizia con prontezza. Ma quando il Figlio dell'uomo verrà, troverà la fede sulla terra? Lc. 18,7-8

Appunto. Ma quando il Figlio dell'uomo verrà, troverà la fede sulla terra? E' Dio che rende giustizia agli uomini e lo fa con prontezza. Alla giustizia di Dio corrisponderà la fede degli uomini? Si chiede Gesù.

Dio ama la giustizia: "Io sono il Signore che amo il diritto e odio la rapina e l'ingiustizia: io darò loro fedelmente la ricompensa e stabilirò con loro una alleanza eterna. Isaia 61,8

Ma cosa è la giustizia secondo Dio ?

Risponde Geremia 22,13: Guai a colui che costruisce la sua casa senza giustizia e le sue camere senza equità; che fa lavorare il prossimo per nulla, non gli paga il suo salario.

Risponde Isaia 1,17: imparate a fare il bene; cercate la giustizia, rialzate l'oppresso, fate giustizia all'orfano, difendete la causa della vedova!

Risponde anche Zaccaria 7 :[8] Questa parola del Signore fu rivolta a Zaccaria: [9] "Ecco ciò che dice il Signore degli eserciti: Praticate la giustizia e la fedeltà; esercitate la pietà e la misericordia ciascuno verso il suo prossimo. [10] Non frodate la vedova, l'orfano, il pellegrino, il misero e nessuno nel cuore trami il male contro il proprio fratello".

Cosa risponde il Papa?
B16: "Da Ratzinger, un messaggio per "gli ultimi" e "le persone rette e oneste che soffrono per le sopraffazioni". Cita il Vangelo: "Come potreste pensare che il vostro Padre celeste, buono e fedele, il quale desidera solo il bene dei suoi figli, non vi faccia a suo tempo giustizia? La fede ci assicura che Dio ascolta la nostra preghiera e ci esaudisce al momento opportuno, anche se l'esperienza quotidiana sembra smentire questa certezza".
Il Papa fa centro e risulta allineato con Dio.

Cosa è invece la giustizia secondo l'uomo?
Chi risponde?

Risponde Beppe Grillo cabarettista comico, molto polemico. Lui protesta perché nessun partito ha chiesto le dimissioni del Ministro della Giustizia e, riportando una lettera di Marco Travaglio, dice: Questa è la soluzione finale dopo vent’anni di guerra della politica alla Giustizia. ... fermare sul nascere le indagini sul potere..
Beppe Grillo ha una idea di giustizia conflittuale e meno serena di quella divina, per lui la giustizia consiste nel chiedere le dimissioni del Ministro della Giustizia. Un assurdo che più assurdo non si può.

Risponde Clemente Mastella Ministro della Giustizia : "La legge è uguale per tutti".
Mastella si allinea sulla Costituzione italiana e per lui la giustizia è la legge dello Stato che deve essere uguale per tutti (del resto essendo un uomo di Stato deve recitare quella parte). E', a mio avviso, un concetto distorto e contraddittorio di giustizia (vedi immunità parlamentare), perché la legge dello Stato non è mai perfetta come quella di Dio e soprattutto non contempla la misericordia e il pentimento se non in forme marginali.

Risponde Luigi De Magistris, magistrato: "Davanti alla legge, i potenti non sono uguali come tutti gli altri."
De Magistris ha una idea di giustizia diversa e sconfessa il Ministro della Giustizia dicendo in una intervista al Corriere della sera che i potenti, davanti alla legge, non sono uguali come tutti gli altri. Quindi, a sentire il magistrato, la legge non è uguale per tutti. Ma allora ci prendiamo in giro?

In tutto sto casino l'unico che si salva è il Papa, almeno lui è coerente e dimostra di aver capito la logica di Dio in merito alla giustizia, ben diversa dalla logica che hanno gli uomini della giustizia.

E secondo te cosa è la giustizia? E cosa è la vendetta? Che differenza c'è tra giustizia e vendetta? Si può dire che la vendetta è una una forma di giustizia "fai da te" ?
Con il sistema giudiziario e legislativo l'uomo laico stabilisce le regole e rinuncia a farsi giustizia (vendetta) da sé per i torti subiti, delegando lo Stato in tale compito.
L'uomo, credente in Dio laico o non laico, invece dovrebbe rinunciare a farsi giustizia da sé delegando Dio in tale compito, sulla base di quanto abbiamo letto nel Vangelo.

Purtroppo ciò non avviene o avviene raramente. Dio viene spesso messo da parte, non considerato e si preferisce ricorrere alla giustizia del sistema giudiziario fatta di legali e tribunali. Così la Giustizia finisce per collassare e non riesce a stare dietro a tutti i crimini e torti che vengono commessi, molti reati finiscono prescritti per l'uomo, ma non per Dio. Non sarebbe meglio, difronte ad un torto subito, lasciare correre, confidando nella giustizia divina? Quanti sono disposti a confidare nella giustizia di Dio?

Traggo spunto dall'intervento di Tarcisio Bertone al meeting di CL per parlare di tasse. Il Segretario di Stato Vaticano ha citato la famosa frase di Gesù tratta dai Vangeli: "Date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio", aggiungendo poi che le tasse vanno pagate, ma con leggi giuste ( La Stampa) .

Io mi chiedo dov'è Cesare? Ha ancora senso invocare Cesare al giorno d'oggi?
Cesare è morto. E' morto? Sì, Cesare è morto da più di duemila anni. Questo è un dato certo. Cosa vuoi dare ad un morto, se non la sua sepoltura?

Quindi diamo la sepoltura a Cesare e che riposi in pace. Nello stesso tempo cerchiamo di capire il pensiero di Gesù con una riflessione più approfondita.

Rileggiamo Matteo 22:

[15] Allora i farisei, ritiratisi, tennero consiglio per vedere di coglierlo in fallo nei suoi discorsi.
[16] Mandarono dunque a lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: "Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno.
[17] Dicci dunque il tuo parere: È lecito o no pagare il tributo a Cesare?".

(In Marco, cap. 12 invece si chiede a Gesù:
[14] È lecito o no dare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare o no?".)
[18] Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: "Ipocriti, perché mi tentate?
[19] Mostratemi la moneta del tributo". Ed essi gli presentarono un denaro.
[20] Egli domandò loro: "Di chi è questa immagine e l'iscrizione?".
[21] Gli risposero: "Di Cesare". Allora disse loro: "Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio".
[22] A queste parole rimasero sorpresi e, lasciatolo, se ne andarono.

Perché tutta questa messa in scena da parte di Gesù? Gesù indica in un uomo il destinatario del pagamento del tributo. Gesù poteva rispondere semplicemente con un sì o con un no se riteneva lecito o meno pagare i tributi. Invece la fa lunga e tira in ballo la moneta con l'immagine e l'iscrizione di Cesare quasi a voler porre l'interrogativo non tanto sul fatto se sia giusto pagare le tasse, ma piuttosto sul fatto se sia giusto chiedere il pagamento delle tasse.

Un altro episodio che coinvolge il pagamento delle tasse e quello della tassa per il tempio. Alcuni esattori della tassa per il tempio chiedono se Gesù paga la tassa del tempio. Pietro risponde che la paga, Gesù invece chiede a Pietro chi deve pagare le tasse ai re di questo mondo: gli estranei o i figli dei re? Pietro risponde: "Gli estranei". Gesù allora gli dice che i figli non sono obbligati a pagare le tasse. E chiaro quindi che per Gesù chi è figlio di Dio (e tutti gli uomini sono figli di Dio per chi crede in Dio) non è obbligato a pagare le tasse Mt.17,26.

Gesù è coerente con se stesso e con il suo insegnamento. E' logico che in un mondo dove tutto è di tutti, in una società per sua natura solidale, come auspica Gesù, dove tutto viene messo in comune, il pagamento della tassa non ha più senso perché tutto viene già messo a disposizione di tutti, come in una famiglia.

Purtroppo la società di oggi è individualista, poco solidale e l'uomo, invece di assumersi le proprie responsabilità di solidarietà verso il prossimo e verso Dio, preferisce delegare una entità esterna come lo Stato nell'esercizio della solidarietà autorizzandolo all'imposizione fiscale nei propri confronti.

In questo modo si sottrae all'uomo la libertà di dare di propria iniziativa, secondo la propria volontà, imponendogli l'obbligo di essere solidale attraverso l'imposizione fiscale. Una solidarietà imposta, a mio avviso, non ha valore davanti a Dio, perché non nasce dal tuo amore spontaneo verso il prossimo, ma da un obbligo di legge.

In questo modo gli uomini che amministrano lo Stato si assumono una grossa responsabilità verso Dio e verso la società, alla quale dovranno rendere conto. Per il credente invece si tratta di una questione non solo di coscienza, ma anche di responsabilità personale, si tratta di crescere davanti a Dio responsabilmente, responsabilità che ti puoi gestire attraverso la carità se sei tu a decidere il destino delle tue risorse e non lo Stato attraverso la delega elettorale.

Ritornando a noi, possiamo rispondere all'interrogativo precedente, avendo in mente l' insegnamento di Gesù in merito alle tasse da pagare ai re di questo mondo. Non ha senso chiedere il pagamento delle tasse a chi è figlio di Dio, tanto più non ha senso pagare le tasse in una famiglia dove tutto è condiviso, perché nessun padre chiede ai propri figli il pagamento delle tasse.

In obbedienza all'insegnamento di Gesù: diamo a Dio ciò che è di Dio perché Cesare è morto. Ma che cosa è di Dio? Tutto e niente.

Per chi non è credente, il problema non si pone. Dio non esiste e quindi Dio è niente e quindi non c'è niente da dare.

Per chi è credente, Dio è tutto. Tutto appartiene a Dio e a Dio deve ritornare. Come credente, in ottemperanza all'insegnamento di Gesù, sono tenuto a dare a Dio tutto ciò che gli appartiene, cioè il creato, tutte le cose che Dio ha creato. Ciò che possiedo, quindi, a partire dalla mia vita, il mio spirito e la mia anima, non mi appartengono, non sono cose mie di cui posso disporre liberamente e farne ciò che voglio, ma appartengono a Dio che me le ha date in dono provvisoriamente per il breve periodo di una vita terrena e al quale devo rendere conto.

Quindi è a Dio, nelle sue mani, che il credente deve dare e rimettere (cioè restituire) la vita con lo spirito alla fine della vita terrena stabilita da Dio.

Ecco perché Gesù morente sulla croce, dice: "Padre nelle tue mani rimetto il mio spirito". Gesù non fa altro che dare a Dio ciò che Dio gli ha dato: la sua vita, coerentemente con il suo insegnamento.

Ma in termini pratici Dio dove si trova per potergli dare ciò che gli appartiene? Ce lo insegna Gesù e anche Bertone. Dio si trova nel fratello, in ogni persona malata, affamata, assetata, bisognosa, povera. Finché siamo in vita, se vogliamo dare qualcosa a Dio, (per chi crede in Lui) dobbiamo darlo ai fratelli bisognosi, ricchi o poveri, senza alcuna distinzione di sesso o di razza o di ceto sociale, fino a dare tutto ciò che ci viene chiesto (compreso il tempo e lo spazio), in modo da arrivare al termine della nostra vita dove non ci resterà niente altro da dare se non la nostra vita.
Delegare lo Stato attraverso l'imposizione fiscale significa, a mio avviso, in parte deresponsabilizzarsi davanti a Dio nel proprio dovere di amore e solidarietà verso il prossimo.

Il credente viene quindi invitato da Gesù a dare a Dio, cioè al prossimo bisognoso tutto ciò che Dio gli ha dato (compreso il tempo e lo spazio), non in termini di tasse, ma in termini di amore: ama il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutte le tue forze. Ama il tuo prossimo come te stesso. Mc.12,29-31.
Purtroppo la strada da percorrere in questo senso è ancora tanta.

Link: Se Cesare supera la misura

E' la domanda che Dio continua a porre al suo popolo, ma anche ad ogni uomo.

Dio ama il popolo ebreo e si serve degli uomini per portare avanti il suo disegno di salvezza. Pilato è uno di questi. ("Non avresti nessun potere se non ti fosse stato dato da Dio" Gv. 19,11).

Nel Vangelo, Pilato chiede alla folla chi tra i due personaggi deve liberare. Gesù o Barabba?
Ma chi è Barabba? Barabba vuol dire Bar-Abbà, cioè figlio di papà o figlio del padre o figlio di Dio. Secondo gli evangelisti era un sovversivo, un bandito, un criminale politico che partecipava alle sommosse contro i romani e aveva ucciso un romano, per cui era stato arrestato. Tutti e due si chiamano Gesù e sono figli di Dio.

A differenza di Gesù che predicava la pace, la non violenza e l'amore reciproco, Barabba doveva essere uno che predicava la rivoluzione violenta contro Roma, una specie di moderno terrorista.

Tutti e due i personaggi hanno comunque finalità positive: la liberazione e la salvezza del popolo ebreo dal giogo romano. Soltanto i metodi sono diversi: uno è pacifista e l'altro è violento.

Perché questo episodio? Pilato era un giudice romano che voleva liberare Gesù, perché trovato innocente e la mia analisi spirituale mi porta a "vedere" in lui un uomo di cui Dio si serve. Si sa che Dio non giudica, ma lascia che sia la Parola a giudicarci, cioè noi stessi. Così fa Pilato. Pilato non giudica Gesù, ma lascia che sia la folla a decidere le sorti di Gesù, cioè lascia che siamo noi stessi a decidere chi liberare dei due. La folla sceglie che sia liberato Barabba e Dio, per mezzo di Pilato, ubbidisce al volare del popolo che ama e libera Barabba.

Sì, Barabba è stato liberato ed è libero, come ha chiesto il popolo ebreo. Ma Barabba è anche una figura profetica che la mia analisi identifica con tutte quelle forme di organizzazioni politiche e terroristiche che in Medio Oriente e non solo là mirano inutilmente a liberare se stesse dal giogo degli Stati e degli imperi, attraverso l'uso della violenza e del terrore, proprio come Barabba e quelli come lui usavano fare contro i romani.

Nota il contrappasso. Gesù, che è stato ucciso, ha "liberato" il popolo ebreo e la Palestina dal giogo romano, mentre Barabba che è stato liberato è diventato il "Gesù" dei palestinesi, la principale spina nel fianco di Israele e del popolo ebreo.

La domanda che Dio ha posto al popolo ebreo attraverso Pilato, continua a porla al popolo ebreo e ad ogni uomo.
Chi volete che vi liberi? Gesù o Barabba? Ma Barabba è dentro di noi, dentro ogni uomo e impersona il nostro desiderio di libertà dai gioghi degli Stati, dalla schiavitù degli Stati e del mondo materiale in cui viviamo. Libertà che Barabba vuole ottenere attraverso la propria volontà fatta di violenza, terrore e prepotenza, in contrapposizione a Gesù che invece viene incontro al nostro desiderio di libertà attraverso l'esercizio della volontà di Dio: l'amore: ("E sarete veramente uomini liberi"). A noi tocca decidere chi dei due vogliamo che Dio ci liberi.

Cosa rispondiamo a Dio? Libera Gesù ! Quella è la risposta che Dio vuole sentirsi dire. Sì, libera il Gesù che aspetta di venire a bussare al nostro cuore, libera quell'uomo che predica la nostra salvezza e libertà attraverso la pace e l'amore. Ma tieni legato Barabba, quel politico rivoluzionario assassino che crede di liberare l'uomo attraverso la violenza e il terrorismo, mentre invece lo rende schiavo di se stesso.

Vangelo di Luca, capitolo 7:

Gesù disse:

[31] A chi dunque paragonerò gli uomini di questa generazione, a chi sono simili?

[32] Sono simili a quei bambini che stando in piazza gridano gli uni agli altri:
Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato;
vi abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!

[33] È venuto infatti Giovanni il Battista che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: Ha un demonio.

[34] È venuto il Figlio dell'uomo che mangia e beve, e voi dite: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori.

[35] Ma alla sapienza è stata resa giustizia da tutti i suoi figli".

Vangelo di Matteo. capitolo 11:

[16] Ma a chi paragonerò io questa generazione? Essa è simile a quei fanciulli seduti sulle piazze che si rivolgono agli altri compagni e dicono:

[17] Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.

[18] È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto: Ha un demonio.

[19] È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. Ma alla sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere".

Gesù ci chiama ad essere suoi discepoli con la gioia e con il dolore e ci vede come bambini. Gesù suona il flauto della resurrezione per chiamarci e riempirci di gioia, affinché rispondiamo alla sua chiamata mettendoci a ballare al suono di quella musica, cioè partecipando alla sua festa di uomo risorto, perché la chiamata del Signore è una festa di gioia.

Ma Gesù ci chiama anche con un lamento di dolore: il lamento della croce, affinché in quel lamento noi possiamo riconoscere il suo amore nella nostra debolezza umana, andandogli incontro piangendo insieme a Lui che ci inonda della sua tenerezza, quella tenerezza che altro non è che il suo Spirito di vita.

Esattori delle tasse

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Con questo post intendo aprire una meditazione sul rapporto tra Stato e Chiesa.

Gesù nel Vangelo dice che non si possono servire due padroni. Chi sono questi due padroni? Uno è senz'altro Dio e l'altro è Mammona, cioè i soldi, il potere. Tuttavia la mia spiritualità, oltre ai soldi e al potere, vede in Mammona anche lo Stato e il "padrone privato".

Sappiamo che lo Stato è una Istituzione voluta dall'uomo e che lo Stato deve essere laico e indipendente. Tuttavia le leggi dello Stato spesso sono contrarie alla legge di Dio. Mi riferisco in particolare all'obbligo del servizio militare (forse ultimamente abolito e reso facoltativo in Italia) o alla pena di morte vigente ancora in diversi stati.

Il cristiano che ama Gesù si trova spesso tra due fuochi. Da una parte c'è lo Stato e dall'altra c'è Gesù-Dio. Spesso ubbidire a Dio, significa andare contro le leggi dello Stato o rischiare di essere licenziati.

Gesù insegna tra l'altro a dare a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. Quella frase viene detta da Gesù quando viene interrogato dai farisei sulla liceità di pagare le tasse a Roma. Gesù chiede di fargli vedere una moneta e chiede di chi è quella immagine impressa sulla moneta. Gli rispondono che è di Cesare e a quel punto Gesù dice di dare a Cesare ciò che è di Cesare e di dare a Dio quello che è di Dio. Ora Cesare era l'imperatore romano che tutti conosciamo, ormai morto da un pezzo e che nel corso della Storia è diventato il simbolo dello Stato. Tuttavia Cesare era un uomo, un comandante che essendo ormai morto e sepolto, pone l'interrogativo di chiedersi che senso ha al giorno d'oggi quella frase di Gesù, visto che Cesare-uomo non c'è più.

A quei tempi la Palestina era sotto la dominazione di Roma che imponeva agli ebrei il pagamento delle tasse. Roma faceva da Stato padrone e alla riscossione delle tasse spesso metteva delle persone reclutate da gente del posto: i cosiddetti "pubblicani", gente senza scrupoli, peccatori come tanti che, dietro qualche privilegio, accettava l'incarico di riscuotere le imposte per conto di Roma. Tra i pubblicani troviamo anche Matteo, il discepolo di Gesù. Rileggiamo i passi del Vangelo di Matteo in merito:

"Andando via di là, Gesù vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: "Seguimi". Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli.
Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: "Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?".
Gesù li udì e disse: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.
Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori".

Secondo Gesù i pubblicani, agenti delle tasse per conto di Roma, al servizio di Mammona, sono peccatori che hanno bisogno del medico, cioè di Gesù e del suo insegnamento. Del resto si tratta di persone che a quei tempi si sono "vendute" a Roma, tradendo la propria identità spirituale e culturale, probabilmente per disperazione e necessità. Vivono in una condizione psicologica che preferirebbero evitare e non sono persone libere, ma comandate.

A quelle persone Gesù va incontro, facendo capire che per Dio la misericordia è più importante del sacrificio.

Gesù dimostra molta maturità e senso civico, riconoscendo che chi si mette al servizio dello Stato, probabilmente lo fa per necessità. Si tratta spesso di "poveri diavoli" che non sanno trovare sistemazione migliore nel mondo del lavoro e scelgono la loro "sistemazione" sotto lo Stato Mammona, forse anche per comodità e sicurezza economica. Lo stesso discorso lo si può rigirare a chi si mette al servizio di un padrone "privato". Chi, per lavoro, sceglie di servire il privato o l'impresa, in un certo senso "tradisce" Dio, perché Dio vuole che tu segua Lui e ti metta al suo servizio e non al servizio di altri "padroni".

Gesù invita ad avere misericordia nei confronti di queste persone e a non giudicarle. Ma avverte tuttavia che chi vuole servire Dio non può servire contemporaneamente anche Mammona e tutto quello che Mammona rappresenta.

Per questo mi chiedo e ti chiedo che senso ha, a livello spirituale, il rapporto tra Stato e Chiesa alla luce dell'insegnamento di Gesù.
Che senso ha Il rapporto tra uno Stato che ha le sue leggi e i suoi servitori, rappresentati dagli statali che si mettono al servizio dello Stato e che da questo sono pagati e la Chiesa, il popolo di Dio che si mete al servizio di Dio e che da Dio sono "pagati" ?

Matteo, Marco e Luca ci raccontano la trasfigurazione di Gesù. Sono tre racconti simili, ma che presentano sfumature diverse a seconda dell'evangelista che le racconta.

Non sto a riportare tutti i testi, ti invito ad andarli a leggere in tutte e tre le versioni.

Marco 9,2-3: "Dopo sei giorni (otto giorni, secondo Luca), Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche".

Evidentemente a quei tempi non esistevano i saponi e gli sbiancanti chimici che esistono oggi. Come interpretare quella trasfigurazione? Secondo me, Gesù fa vedere ai suoi discepoli il Papa vestito di bianco. In senso profetico Gesù assume le sembianze di un "Papa terreno".

Interpretando quell'episodio in senso profetico viene naturale vedere in Gesù trasfigurato il Papa, non un Papa in particolare, ma la figura generica del Papa, vicario di Cristo. Praticamente Gesù con la sua trasfigurazione fa vedere ai suoi discepoli la sua gloria futura che possiamo ritrovare nella Storia fino ad oggi, visibile nella figura del Papa a capo della Chiesa cattolica.

Appunto il Papa, Gesù trasfigurato, quell'uomo con la veste bianca e splendente che più bianca non si può, spiega e realizza, a mio avviso, quella profezia della trasfigurazione.

Gesù trasfigurato conversava con Elia e Mosè che in quel contesto prendono il posto delle figure di Gesù (Mosè) e Giovanni Battista (Elia) di oggi.

Infatti la Chiesa e il Papa "dialogano" con Gesù e con Giovanni Battista, figure presenti nei Vangeli e nella Chiesa stessa.

Mosè ed Elia parlavano con Gesù del suo destino che deve compiersi in Gerusalemme. Quello non è solo il destino di Gesù, ma è anche, probabilmente, il destino del Papa e della Chiesa che deve compiersi a Gerusalemme.

I discepoli vedono Mosè ed Elia, ma non sanno che devono fare un salto nel futuro e quindi Mosè ed Elia "dialogano" con il futuro Papa e la futura Chiesa e quindi, a mio avviso, simboleggiano le figure di Gesù e Giovanni Battista di oggi.

Lc. 9,33 "Mentre questi si separavano da Gesù, Pietro gli disse: 'Maestro, è bello per noi stare qui'. Pietro vuole preparare tre tende, ma non sapeva quello che diceva."

Pietro che rappresenta il Papato di oggi, è estasiato nel vedere la gloria futura di Gesù e gli piace stare a contemplare quella gloria, vuole piantare le tende dove si trova, non sa che il suo destino è a Gerusalemme insieme a quello di Gesù, per questo non sapeva cosa dire ed è spaventato. Ma proprio in quel frangente una nube li avvolge con la sua ombra. Quella nube è Dio che indica a Pietro a Giacomo e a Giovanni (figure che prenderanno corpo all'interno della Chiesa) chi devono ascoltare.

La voce di Dio ci invita ora ad ascoltare la voce della Chiesa guidata da Gesù che si trasfigura nella figura del Papa. Quella voce trapassa la Storia ed è la stessa voce di Dio che, al battesimo sul Giordano, indica in Gesù il suo Figlio prediletto, colui che ha mandato. Non voglio dire che dobbiamo mettere da parte Gesù per ascoltare soltanto il Papa, ma che dobbiamo vedere nel Papa la continuazione dell'opera e dell'insegnamento di Gesù.

Pietro, nella dinamica del vangelo, raffigura il papato, la gerarchia, Giovanni è un altro discepolo molto vicino a Gesù e a Pietro, Giacomo è un'altra figura vicina a Gesù. Giacomo viene ucciso da Erode (Atti 12,1-2) ed evidentemente da quell'episodio possiamo capire che Giacomo raffigura quella parte di Chiesa che subisce la persecuzione e il martirio. A quei tre discepoli Gesù mostra la sua gloria.

Ancora una volta il Vangelo profetizza la Chiesa e, con questo episodio, l' Istituzione del papato. Il Papa è Gesù trasfigurato, incarna la sua gloria su questa terra. Per quanto possa sembrare strano, i discepoli di Gesù dovrebbero riuscire a vedere la sua gloria in mezzo a noi, attraverso la figura del Papa.

Piedi sporchi

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E' di questi giorni la polemica sorta in merito al contestato video "Sex Crimes and the Vatican", uscito su Internet e trasmesso dalla Rai in una trasmissione del giornalista Michele Santoro: "Annozero" e che riguarda le accuse di pedofilia all'interno della Chiesa i cui reati, secondo le accuse, sarebbero stati coperti, messi sotto silenzio e non denunciati, se non in pochi casi. Non conosco i particolari della vicenda, mi limito ad alcune osservazioni di tipo spirituale.

Un peccato, quello della pedofilia all'interno della Chiesa, che a mio avviso è già stato profetizzato da Gesù nel Vangelo, in particolare nel capitolo 13 del Vangelo di Giovanni, versetti 1-20, nell'episodio del pediluvio.

Rileggiamolo quell'episodio della lavanda dei piedi, in senso profetico e riflettiamoci sopra alla luce dei fatti accaduti.

[1] Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.

[2] Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo,

[3] Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava,

[4] si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita.

[5] Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto.

[6] Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: "Signore, tu lavi i piedi a me?".

[7] Rispose Gesù: "Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo".

[8] Gli disse Simon Pietro: "Non mi laverai mai i piedi!". Gli rispose Gesù: "Se non ti laverò, non avrai parte con me".

[9] Gli disse Simon Pietro: "Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!".

[10] Soggiunse Gesù: "Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti".

[11] Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: "Non tutti siete mondi".

[12] Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: "Sapete ciò che vi ho fatto?

[13] Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono.

[14] Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri.

[15] Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi.

[16] In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato.

[17] Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica.

[18] Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma si deve adempiere la Scrittura: Colui che mangia il pane con me, ha levato contro di me il suo calcagno.

[19] Ve lo dico fin d'ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono.

[20] In verità, in verità vi dico: Chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato".

Quell'episodio della lavanda dei piedi richiama l'insegnamento di Gesù ad essere al servizio gli uni degli altri e all'umiltà reciproca. Tuttavia io cerco di andare oltre, andando più in profondità a livello spirituale, leggendo quel testo in senso profetico.

Per me il lavaggio dei piedi sporchi significa anche il lavaggio dal peccato. Dobbiamo lasciare che Gesù ci lavi dal peccato a cominciare dai piedi e avere l'umiltà di accettare che sia Gesù a lavarci i piedi dal peccato, dai nostri peccati che ci separano e allontanano da Lui.

I piedi rappresentano la base su cui poggia tutto il corpo. I discepoli di Gesù hanno i piedi sporchi, sono peccatori come tutti, hanno camminato in mezzo alla polvere del mondo e della terra e si sono sporcati. Così lo sono anche i piedi di Pietro che rappresenta la gerarchia, il papato e i suoi piedi rappresentano la base sulla quale poggia quella gerarchia, quella Istituzione che è la Chiesa cattolica. Pietro non vuole che Gesù gli lavi i piedi. Ma Gesù lo ammonisce e gli dice che se Lui non gli lava i piedi, non potrà fare parte di Lui, cioè essere unito a Gesù.

Gesù dice a Pietro che ora non capisce quel gesto, ma lo capirà dopo. Già, capire dopo, comprendere soltanto dopo che i fatti sono avvenuti. Gesù pensava a Giuda che lo avrebbe tradito. Eppure i "giuda" che tradiscono Gesù continuano ad esserci tra i suoi discepoli e c'è bisogno ancora di molti lavaggi di piedi da parte di Gesù.

Ma Gesù ci ha voluto dare l'esempio e anticipare i tempi profetizzando ciò che già sapeva. Come ha fatto Lui, così dobbiamo fare anche noi: lavarci i piedi dal peccato gli uni gli altri.

Apro una riflessione personale sulla pesca miracolosa avvenuta dopo la risurrezione di Gesù, raccontata nel Vangelo di Giovanni, capitolo 21, per condividerla con te.

[1] Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: [2] si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. [3] Disse loro Simon Pietro: "Io vado a pescare". Gli dissero: "Veniamo anche noi con te". Allora uscirono e salirono sulla barca; ma in quella notte non presero nulla. [4] Quando già era l'alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. [5] Gesù disse loro: "Figlioli, non avete nulla da mangiare?". Gli risposero: "No". [6] Allora disse loro: "Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete". La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci.

Cosa vuol dire gettare la rete dalla parte destra della barca? I discepoli avevano buttato la rete dalla parte sinistra e non avevano pescato nulla. Gesù, dopo la risurrezione, li invita a buttare la rete dall'altra parte della barca. Cosa significa? Dal mio punto di vista è un invito importante che Gesù rivolge ai suoi discepoli a cambiare. Cambiare prospettiva, cambiare strategia. Come dire: se prima la pensavate in un modo, ora provate a pensarla diversamente, cioè se prima insegnavate partendo dall'inizio, ora provate a insegnare partendo dalla fine, oppure se prima interpretavate i testi evangelici come testi storici, ora provate a cambiare prospettiva e a leggerli in senso profetico, cambiate lato della barca.

Ritorniamo per un attimo indietro, al Vangelo di Luca e proviamo a rileggere e confrontare l'episodio della pesca miracolosa avvenuta prima della resurrezione di Gesù in senso profetico. Luca capitolo 5, 1-11.

[1] Un giorno, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genèsaret [2] e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. [3] Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca. [4] Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: "Prendi il largo e calate le reti per la pesca". [5] Simone rispose: "Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti". [6] E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano.[7] Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano.[8] Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: "Signore, allontanati da me che sono un peccatore".[9] Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto;[10] così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: "Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini".[11] Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Luca racconta che le reti si ruppero per la grande quantità di pesci. Cosa significa la rottura delle reti? Significa che parte dei pesci raccolti si perde in mare e soltanto una parte, seppure grande, viene raccolta sulle due barche, fin quasi da farle affondare. Perché ci sono due barche? Da notare che Pietro e gli altri, tirate le barche a terra, lasciano tutto per seguire Gesù. Interpretando in senso profetico possiamo osservare come la Chiesa in due millenni di storia abbia pescato parecchio pesce e che ora le reti si stanno rompendo, in parte si sono già rotte e parte del pesce si è perso o si sta perdendo in mare. In questo senso i vangeli profetizzano la storia della Chiesa, compresa la figura di Pietro che riconosce di essere un peccatore e che Gesù fa diventare un pescatore di uomini.

Invece nella pesca miracolosa di Giovanni avvenuta dopo la risurrezione di Gesù, le reti non si rompono e i discepoli fanno fatica a tirare su la rete, tanto è piena di pesci da non riuscirci a tirarla su, senza l'aiuto di Pietro che si butta in mare, probabilmente per aiutarli.

Ritornando a Giovanni:

[7] Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: "È il Signore!". Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi il camiciotto, poiché era spogliato, e si gettò in mare.

Il discepolo prediletto informa Pietro che si tratta del Signore e cosa fa Pietro? Pietro si getta in mare. Il fatto strano e poco logico è che Pietro per gettarsi in mare si veste, invece di spogliarsi. Pietro è già spogliato e avrebbe potuto gettarsi in mare così come era. Perché si veste?

I vangeli non lo dicono, ma lo possiamo intuire. Quella veste probabilmente è la veste o meglio la tunica di Gesù, quella tunica intera che Pietro ha trovato al sepolcro e che molto probabilmente ha preso e portato con sè, come ricordo di Gesù.

Pietro probabilmente non sa nuotare e ha paura dell'acqua (lo si può capire in Matteo 14,25-32) per cui si cinge i fianchi della tunica di Gesù come se si trattasse di un salvagente e corre incontro a Gesù con fede gettandosi nel mare, indossando la sua tunica che sa essere una tunica di salvezza. Dopo la risurrezione, quindi, Pietro incomincia ad avere un po' più di coraggio, ma ha sempre bisogno di cingersi i fianchi con quella veste che io presumo sia la veste di Gesù o la sua tunica.

Proseguiamo con il Vangelo di Giovanni:

[8] Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti non erano lontani da terra se non un centinaio di metri. [9] Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. [10] Disse loro Gesù: "Portate un pò del pesce che avete preso or ora". [11] Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò.

I discepoli rientrano con il pesce pescato, vedono un fuoco di brace con del pesce sopra a cuocere e del pane. Gesù li chiama e li invita a portare un po' del pesce che hanno pescato. Si muove Pietro che sale sulla barca e trascina a terra quei 153 grossi pesci pescati senza provocare la rottura della rete.

Perché centocinquantatré pesci? Cosa significano? A mio giudizio quei 153 pesci rappresentano le nazioni della terra, cioè i popoli, cioè gli uomini e le loro anime che si convertono al cristianesimo per l'azione missionaria ed evangelizzatrice della Chiesa guidata da Pietro.

Sono 153 nazioni tra le più grandi in termini dimensionali e territoriali. Perché 153? Probabilmente perché quel numero segna un confine con Israele che non si è ancora convertito al cristianesimo. Infatti Israele si trova al centocinquantaquattresimo (154°) posto tra le nazioni territorialmente più grandi come si può leggere su wikipedia. Una pura coincidenza? Può anche darsi. Invece, dal mio punto di vista di credente, si tratta di un numero profetico al quale manca solo più un pesce per aggiungere anche Israele all'interno della rete. Israele, non dimentichiamolo, è il popolo amato da Dio e che Dio vuole salvare, ma che non si è convertito al cristianesimo.

Dunque, con quel numero Dio ha scritto per noi quello che già sapeva. Ha anticipato la storia per farci capire che Lui punta su Israele. 154 - 1(Israele) = 153 dove 154 = 77+77. I primi 77 sono i pesci che formano la genealogia di Gesù contenuta in Luca e gli altri 77 cosa sono? Forse un bonus di pesci per Pietro a dimostrazione di quanto è grande il perdono di Gesù per il suo triplice rinnegamento.

[12] Gesù disse loro: "Venite a mangiare". E nessuno dei discepoli osava domandargli: "Chi sei?", poiché sapevano bene che era il Signore. [13] Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede a loro, e così pure il pesce.

Gesù invita i discepoli a venire a mangiare e quel pesce pescato serve per colazione e per essere distribuito (evangelizzazione). Cosa vuol dire? Vuol dire, secondo me, che i popoli convertiti al cristianesimo vengono mangiati da Gesù e dai suoi discepoli a colazione. Non ti spaventare. Vuol dire che ogni cristiano deve farsi nutrimento di Gesù, così come Gesù si è fatto nutrimento per noi essendo il "pane" della vita. Così anche il cristiano, dopo essersi nutrito del corpo di Cristo, deve diventare "nutrimento" spirituale per il fratello, cioè per Gesù, lasciandosi mangiare da lui. Ma forse anche nutrimento materiale facendosi aiuto e sostegno economico, se necessario, per Gesù e tutti i suoi discepoli. Gesù ci distribuisce ai suoi discepoli perché possiamo fare noi stessi da nutrimento insieme a Lui che è il pane per nutrirci l'un l'altro.

[14] Questa era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risuscitato dai morti.

Quali sono le altre due ?

Ho cercato di dare una interpretazione originale dei testi evangelici, cercando di "gettare le reti" dall'altra parte della barca, anche se non è il mio compito gettare le reti. Mi accorgo che I Vangeli tracciano un profilo ben preciso di quella che è la volontà di Dio e il suo disegno di salvezza. Se la mia analisi è corretta, emerge che più di 2000 anni fa, Dio ha saputo collocare nel futuro, in senso profetico, la posizione di Israele, descrivendola con un numero, che forse per chi non crede, non dice niente, ma per chi crede, dice molto. Manca un pesce, quel pesce lo dobbiamo pescare noi: secondo la volontà di Gesù: Ut Unum Sint, affinché il mondo creda, dove nel "mondo" ci deve stare anche Israele.

Voglio soffermarmi sulle figure femminili del Vangelo e aprire una riflessione in merito.

Dal mio punto di vista di credente, le figure femminili del Vangelo anticipano secondo me, per non dire profetizzano, i vari aspetti di quella che è stata, è, e diventerà la Chiesa cattolica. Si tratta di una rilettura del Vangelo cercando di dare un significato spirituale più profondo ai tanti episodi che compongono la vita di Gesù narrati nel Vangelo che, non dimentichiamolo è stato ispirato da Dio, sebbene scritto da uomini su fatti realmente accaduti.

La figura femminile più importante è Maria, la madre di Gesù, che dal mio punto di vista spirituale anticipa l' istituzione della Chiesa di Gesù che io, in quanto cattolico, identifico nella Chiesa cattolica. Nell'episodio delle nozze di Caana, Maria invita gli inservienti a fare tutto quello che Lui (Gesù) dirà. E' quello che la Chiesa cattolica fa da secoli.

Non meno importanti sono le altre figure femminili: dall'adultera a Maria di Magdala, da Marta a Maria, dalla samaritana alla donna che versa il profumo su Gesù, dalla donna che ha perdite di sangue alla donna che lava i piedi a Gesù con le sue lacrime e li asciuga con i suoi capelli, comprese tutte le altre donne che accompagnano Gesù e i suoi discepoli e che li aiutano con le loro sostanze.

Tutte quelle donne, non fanno altro che ricalcare diversi aspetti della Chiesa cattolica in particolare e del cristianesimo in generale. Per esempio l'adultera, colta sul fatto in peccato di adulterio, rappresenta a mio avviso un aspetto della Chiesa: quella parte di Chiesa che il mondo vorrebbe condannare alla lapidazione per i suoi peccati del passato e per le sue ingerenze nello Stato laico. Gesù tuttavia la difende e la invita a non peccare più.

L'emorroissa che perde sangue da 12 anni è un altro aspetto della Chiesa e dal mio punto di vista anticipa la crisi di vocazioni nella Chiesa e le chiese vuote.

Marta e Maria, due donne, due sorelle che riassumono in sé un aspetto del cristianesimo-ebraismo: quello contemplativo e dell'ascolto della Parola che ritroviamo nella Chiesa cristiana, soprattutto nei monasteri e quello più militante e terreno che si dà da fare, che si preoccupa troppo e che è dedito al servizio e al sacrificio, che ritroviamo nella "Chiesa laica" o, se vogliamo, nell'ebraismo.

E poi abbiamo la samaritana al pozzo di cui ho parlato in un articolo precedente e sul quale non ritorno.

Bellissimo l'episodio di Maria di Magdala che corre dai discepoli ad annunciare la risurrezione di Gesù: è un altro aspetto della Chiesa che annuncia la risurrezione di Gesù da secoli.

Molto bello e ricco di significato spirituale è l'episodio della donna che versa olio profumato molto prezioso sulla testa di Gesù. Io ci vedo sempre la Chiesa cattolica con i suoi riti di adorazione e costruzione di chiese sontuose e costose in onore a Gesù, che tuttavia trova la disapprovazione di alcuni suoi discepoli per tutto quello spreco di olio prezioso che poteva essere destinato ai poveri del mondo. Ma Gesù sta sempre dalla parte della donna, cioè della Chiesa e rimprovera i suoi discepoli dicendo loro che i poveri li hanno sempre con loro e possono aiutarli quando vogliono, ma non sempre hanno Lui inteso come Dio fatto uomo.

Anche l'episodio della peccatrice piangente che si butta ai piedi di Gesù, bagnandogli i piedi con le sue lacrime e asciugandoglieli con i suoi capelli, io lo vedo come una anticipazione della Chiesa peccatrice che chiede perdono. Quella Chiesa piangente che chiede perdono per mezzo delle parole del Papa Giovanni Paolo II per i peccati commessi nel passato dalla stessa Chiesa. Di quella Chiesa Gesù dice: "Per questo ti dico: i suoi peccati sono molti, ma le sono perdonati perché ha mostrato un amore riconoscente. Invece quelli ai quali si perdona poco sono meno riconoscenti." Luca 7,47.

Quell'amore riconoscente che la Chiesa dimostra con opere di carità verso i poveri e i miserabili dove Gesù si identifica, è motivo di riscatto e di perdono per tutta la Chiesa davanti a Dio.

*************** La risurrezione di Lazzaro *****************

Ti voglio parlare dell'episodio in cui Gesù risuscita Lazzaro contenuto nel Vangelo di Giovanni, capitolo 11, un flashback interessante dove sono presenti tre figure amate da Gesù: Maria, Marta e Lazzaro.

Lazzaro era il fratello di Maria (Chiesa cristiana), la donna che unse Gesù con olio profumato e gli asciugò i piedi con i suoi capelli. Essi abitavano a Betania insieme a Marta (Chiesa ebraica o laica), loro sorella (nota che Betania è un paese distante 15 stadi equivalenti a circa tre chilometri da Gerusalemme).

Se la mia analisi è corretta e le figure femminili Maria e Marta sono espressioni della Chiesa da una parte e dell'ebraismo o del laicato dall'altra, allora Lazzaro loro fratello, nella dinamica del Vangelo, è una espressione del popolo ebraico-giudaico (forse lo Stato ebraico sionista), perché gli ebrei in fondo sono i nostri "fratelli maggiori". E' proprio il Papa Giovanni Paolo II a darmi questa chiave di lettura, definendo gli ebrei "Fratelli maggiori".

Lazzaro (che io vedo nella popolo ebreo giudaico che poi sfocia nel Sionismo e nello Stato ebraico) si ammala e muore. Questo episodio lo ricollego a quel fico senza frutti che Gesù fa seccare e quindi morire.

Il Vangelo, in questo episodio a mio avviso profetico, ci anticipa quella che è la sorte del popolo ebraico, "Fratello" di Marta e Maria, una sorte di morte e risurrezione. Infatti in Gv. 11,4 Gesù dice: "Questa malattia non porterà alla morte, ma servirà a manifestare la gloriosa potenza di Dio e quella di suo Figlio".

Gesù dice chiaramente in Gv. 11,14: "Lazzaro è morto".

Tuttavia Gesù incontra Marta e Maria che piangenti e dietro le loro suppliche (le lacrime e le suppliche della Chiesa), decide di risuscitare Lazzaro. Infatti in Gv. 11,33 si legge:"Quando Gesù vide Maria che piangeva, e vide piangere anche quelli che erano venuti con lei, fu scosso dalla tristezza e dall'emozione." Gesù si mise a piangere pure lui per la morte di Lazzaro.

Pur essendo Lazzaro morto da 4 giorni che ormai puzzava, Gesù dice a Marta: "Non ti ho detto che se credi vedrai la gloriosa potenza di Dio?". Allora spostarono la pietra che chiudeva la tomba. Gesù alzò lo sguardo al cielo e disse: "Padre, ti ringrazio perché mi hai ascoltato. Lo sapevo che mi ascolti sempre. Ma ho parlato così per la gente che sta qui attorno, perché credano che tu mi hai mandato." Gv.11,41.

Alla fine Gesù risuscita Lazzaro dopo quattro giorni, ordina di liberargli le mani e i piedi dalle bende, di liberargli il viso che era coperto da un lenzuolo che presumo gli impediva di vedere e lo lascia andare.

Dio quindi, a mio avviso, ci anticipa per mezzo del Vangelo il destino del popolo ebreo, in questo episodio, dimostrando ancora una volta la sua natura misericordiosa nei confronti di Lazzaro, il suo popolo amico, "fratello (maggiore?)" di Maria, lo risuscita dopo quattro giorni per mezzo di Gesù.

Ma occorre che Marta vada a chiamare di nascosto sua sorella Maria, la quale andando incontro a Gesù, si deve inginocchiare piangente ai piedi del Messia che deve venire nel mondo. Gesù vuole sentirsi dire anche da Marta che Lui è il Messia (Gv. 11,27) per risuscitare Lazzaro e realizzare la missione per il quale Dio lo ha mandato: la salvezza del suo popolo per mezzo della risurrezione. Lazzaro diventerà così uno dei commensali alla cena preparata per lui.

Donna, ecco tuo figlio

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Dal Vangelo di Giovanni:

Mentre i soldati si occupavano di questo (dividersi i vestiti di Gesù e tirare a sorte la sua tunica), accanto alla croce stavano alcune donne: la madre di Gesù, sua sorella Maria di Cleofa e Maria di Magdala.
Gesù vide sua madre e accanto a lei il discepolo preferito. Allora disse a sua madre: "Donna, ecco tuo figlio". Poi disse al discepolo: "Ecco tua madre". Da quel momento il discepolo la prese in casa sua
. Giovanni 19,25-27.

Mia personale riflessione:

in questo episodio del Vangelo di Giovanni, Gesù è morente sulla croce. Vede ai piedi della croce sua madre e il suo discepolo prediletto e rivolgendosi a sua madre le dice: "Donna, ecco tua figlio". Non dimentichiamoci che nella dinamica del Vangelo, la donna simboleggia, dal mio punto di vista, la Chiesa cattolica. In questo caso Maria, la madre di Gesù, riceve da Gesù la sua eredità: Il discepolo prediletto che, per volontà di Gesù, diventa suo figlio. Ancora una volta siamo davanti ad un episodio dove emerge chiaramente che la Santa Madre Chiesa cattolica, in qualità di madre, è Maria, perché siamo tutti figli della Chiesa, almeno i cattolici. Gesù assegna quindi a Maria i suoi discepoli in qualità di figli. Ma se la Chiesa cattolica è Maria stessa e non può essere diversamente, allora viceversa, Maria è la Chiesa cattolica, non soltanto una immagine. La Chiesa cattolica è l'incarnazione di Maria, la madre di Dio, così come Gesù è stato l'incarnazione di Dio.

Successivamente Gesù, morente sulla croce, si rivolge al discepolo prediletto e gli dice: "Ecco tua madre". Gesù affida quindi in eredità la Chiesa cattolica al suo discepolo prediletto in qualità di madre.

Ma chi è il discepolo prediletto?

Sei tu! Sì, il discepolo prediletto da Gesù, sempre dal mio punto di vista, sei tu quando credi in Lui e ascolti il suo messaggio, seguendolo. Il discepolo prediletto siamo noi tutti quando crediamo in Gesù. A noi Gesù affida la Chiesa cattolica, Maria, sua madre. Ed è proprio in questo frangente di sofferenza che Gesù ci fa tutti fratelli all'interno della Chiesa, tutti sullo stesso piano di figliolanza, nessuna gerarchia, perché figli della stessa madre: la Chiesa cattolica. Ed è qui che Gesù svela chi è Maria, sua madre: è la Chiesa cattolica.

Gesù non si rivolge a Maria chiamandola, mamma, madre o Maria, ma chiamandola: donna, riallacciandosi alla Genesi, all'inizio, al principio della creazione, a quella donna creata da Dio da una costola dell'uomo-Gesù. Allo stesso modo Gesù si rivolge al suo discepolo prediletto, senza chiamarlo per nome, non lo chiama Giovanni, non lo chiama affatto, proprio perché il discepolo prediletto siamo tutti noi che crediamo in Lui.

Dopo che Gesù ha svelato al discepolo prediletto che sua madre è Maria, la madre di Gesù, l'episodio si chiude con questa frase: "Da quel momento il discepolo la prese in casa sua". Ma cosa vuol dire prendere in casa propria una persona? Vuol dire ospitarla, accudirla e dargli vitto e alloggio. E' quello che ogni discepolo di Gesù deve fare: occuparsi della Chiesa, difenderla, aiutarla, sostenerla, ospitarla in casa propria. Perché la Chiesa cattolica è Maria, la madre di Gesù e madre di Dio. Noi che crediamo in Gesù siamo tutti figli della Chiesa.

Il discepolo prediletto, il fedele, è quindi l'incarnazione di Gesù, perché nato da Maria, la Chiesa che è l'incarnazione della Madre di Gesù. Gesù quindi ritorna tutti i giorni attraverso la Chiesa cattolica, incarnandosi nei suoi discepoli e nei suoi fedeli. Per questo motivo Gesù dice alla fine del Vangelo di Matteo: "E sappiate che io sarò sempre con voi, tutti i giorni, sino alla fine del mondo."

Dal Vangelo secondo Giovanni:

Giunse pertanto ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno.

Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: "Dammi da bere". I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: "Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?". I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani.

Gesù le rispose: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva". Gli disse la donna: "Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva?

Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?". Rispose Gesù: "Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna".

"Signore, gli disse la donna, dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua". Le disse: "Và a chiamare tuo marito e poi ritorna qui".

Rispose la donna: "Non ho marito". Le disse Gesù: "Hai detto bene "non ho marito"; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero".

Gli replicò la donna: "Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare". Gesù le dice: "Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre.

Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità".

Giovanni 4,5-24


Mia personale riflessione:

Gesù incontra una samaritana, una donna al pozzo e gli chiede da bere. Ne nasce un dialogo che ho riportato. Io in quella donna ci vedo la futura Chiesa cattolica in formazione. La donna chiede a Gesù la sua acqua miracolosa che non è l'acqua che si beve, ma l'acqua dello Spirito Santo.

Gesù invita la donna a chiamare suo marito (ma il marito della donna-Chiesa è Gesù stesso, lo sposo della Chiesa che toglie la sete). La donna le risponde di non avere marito. Gesù le conferma che non ha marito, avendone avuti cinque e quello che ha (in "quello" io ci vedo il Papa che fa da vicario di Cristo) non è il marito della donna-Chiesa e quindi non può togliere la sete alla donna, perché il vero marito della donna, lo sposo della Chiesa, è Gesù.

Per questo motivo Gesù dice alla donna di andare a chiamare suo marito, lo sposo, Gesù stesso, l'unico che le può dare di quell'acqua che toglie la sete.

E chi sono i precedenti cinque mariti della donna? Io, nei cinque mariti della donna samaritana, ci vedo i ministri sacri, cioè quelle figure gerarchiche istituite dalla Chiesa cattolica tramite il sacramento dell'Ordine: diaconi e sacerdoti, vescovi, cardinali e papi.

Alla fine del discorso con Gesù, la donna lascia al pozzo la brocca dell'acqua che non toglie la sete e torna in città a dire: "Venite a vedere: c'è uno che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Non sarà per caso il Messia?"

Ancora una volta i Vangeli, tramite l'insegnamento di Gesù, profetizzano quella che è l' Istituzione della Chiesa cattolica: quella donna tratta da Dio, da una costola (ferita al costato) dell' Uomo - Gesù. Quella donna la ritroviamo nel libro della Genesi e nei Vangeli. Ed è Gesù stesso che profetizzava 2000 e passa anni fa tutto quello che la Chiesa-donna ha fatto (o meglio che farà). Infatti la Chiesa, ancora oggi non ha marito perché lo sta ancora aspettando. Il marito è Gesù che deve venire. Il Papa, essendo vicario di Cristo, non è il marito della Chiesa, non è lo Sposo della Chiesa, sebbene quest' ultima abbia cinque figure gerarchiche che le fanno da "marito". La Chiesa ti battezza con l'acqua della fonte battesimale che non ti toglie la sete, ma ti prepara all'incontro con Gesù che viene.

La Chiesa cattolica è quindi di aiuto all' Uomo nel dare i nomi (battezzare, lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo) a tutto il bestiame (tutti gli uomini che non hanno ancora incontrato Gesù e lo Spirito Santo) per farlo diventare "figlio della luce". Ma il vero battesimo è l'incontro personale con Gesù che ti battezza con il fuoco (battesimo di sangue) con quell'acqua che è lo Spirito Santo e che ti toglie la sete.

Oggi quella donna-Chiesa può ben gridare a tutti gli uomini: "Venite a vedere: c'è uno che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Non sarà per caso il Messia?" Giovanni 4, 29. E' quello che la Chiesa cattolica sta facendo da secoli.


E ora fai attenzione:

Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: "Mi ha detto tutto quello che ho fatto". E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni.
Molti di più credettero per la sua parola e dicevano alla donna: "Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo". Giovanni 4, 39-42

Alla fine molti credono in Gesù, non perché è la Chiesa che lo annuncia, ma perché è Gesù stesso che si fa sentire e si ferma con te.

Gesù guerriero: "Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada", Mt 10,34

Gesù piromane: "Sono venuto ad accendere il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!" Lc 12,49

Gesù disunità:"Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione". LC 12,51

Se dovessimo prendere alla lettera le parole di Gesù nel Vangelo, i guerrafondai, i piromani, nonché i divorzisti e gli sfascia-famiglie troverebbero giustificazione delle loro azioni.

Scrivo questo perché leggo su Ansa.it: IL CAIRO - Monta la protesta nel mondo musulmano che reagisce risentito alle parole di Benedetto XVI sull'islam e si levano dovunque le richieste di scuse dirette del Papa, accusato di avere offeso la religione di oltre un miliardo di fedeli. Dall'Indonesia al Marocco, dal Pakistan all'Egitto, non c'e' Paese musulmano che non abbia reagito con sdegno alle affermazioni del Papa a Ratisbona, in Germania, tre giorni fa. E non bastano le giustificazioni della Santa sede che ha cercato di gettare acqua sul fuoco, spiegando che non era intenzione del Papa ne' di svolgere uno studio sull'islam ne' di offendere. Nei paesi islamici stupisce anche i commentatori piu' moderati come il Papa possa aver fatto riferimento ad un imperatore bizantino del 14/o secolo, Michele II il Paleologo, secondo il quale Maometto non aveva portato nulla di nuovo, se non 'delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava'.

Rattrista che le parole del Papa vengano male interpretate e strumentalizzate per fomentare il rancore tra le religioni come tra quella islamica e quella cristiana.

Il punto non è quale religione sia la migliore, la più giusta o la più vera. Il punto è quale religione dà significato e valore alla vita. Una religione che non sa dare significato alla vita non è una religione, ma è una ipocrisia. Una qualunque religione che inneggia alla guerra toglie valore alla vita dell'uomo e apre un vuoto nell'anima e nello Spirito.

La religione islamica come anche quella cristiana, quando interpretate correttamente, danno un profondo valore e significato alla vita dell'uomo. Se invece vengono interpretate alla lettera secondo i sensi della carne e non secondo i sensi dello Spirito, allora il rischio è quello di togliere dignità alla vita dell'uomo e farlo cadere nella disperazione e nell'abbrutimento più totale.

Sono certo che il Santo Padre saprà trovare nell'illuminazione dello Spirito Santo la corretta via per condurre la Chiesa di Gesù alla piena unità nell'amore anche con gli altri fratelli, nella fede in Dio, affinché il mondo creda che Gesù è Colui che Dio ha mandato per la salvezza di tutti gli uomini.

La tassa per il tempio

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Poi andarono a Cafarnao. Là, alcuni esattori della tassa del tempio si avvicinarono a Pietro e gli domandarono: "il vostro maestro paga la tassa?"
Pietro rispose: "Sì, la paga"
Quando entrarono in casa, Gesù parlò per primo e disse a Pietro: "Simone, dimmi il tuo parere: chi deve pagare le tasse ai re di questo mondo: gli estranei o i figli del re?"
Pietro rispose: "Gli estranei".
Gesù continuò: " Dunque i figli non sono obbligati a pagare le tasse. Ma non dobbiamo dare scandalo: vai perciò in riva al lago, getta l'amo per pescare, e il primo pesce che abbocca tiralo fuori; aprigli la bocca e ci troverai una grossa moneta d'argento. Prendi allora la moneta e paga la tassa per me e per te." Mt. 17, 24-27.

Non dimentichiamo che Pietro rappresenta il primo Papa, l'autorità ecclesiastica. Gesù ricorda a Pietro che chi è figlio non è tenuto a pagare la tassa del tempio, perché i figli entrano ed escono dalla casa del Padre senza pagare. Chi si sente figlio non è tenuto a pagare. Sono gli estranei, cioè coloro che non si sentono figli che pagano la tassa. Tuttavia Gesù non vuole dare scandalo e invita Pietro a fare il suo dovere e a pagare la tassa.

La figura del discepolo che Gesù amava o discepolo prediletto è una figura che ricorre più volte nel Vangelo di Giovanni. E' una figura senza volto, senza nome (ma si pensa che sia Giovanni, ma certe teorie lo identificano con altri apostoli) e io mi chiedo che ruolo e funzione possa avere questo discepolo nella sinfonia del Vangelo.

Il discepolo prediletto lo ritroviamo nel Vangelo, nel cenacolo, quando Gesù annuncia il tradimento di Giuda, è colui che appoggia il suo capo sulla spalla di Gesù e gli chiede chi è il traditore (Gv 13,23).
E' presente sotto la croce di Gesù insieme alla madre di Gesù (Gv. 19,26-27).
Riceve, insieme a Pietro, da Maria di Magdala, la notizia che hanno portato via Gesù dal sepolcro e non sanno dove l'hanno messo. Lo si vede correre insieme a Pietro verso il sepolcro, ma lui arriva prima di Pietro al sepolcro, non vi entra, ma vi entra dopo Pietro che nel frattempo è arrivato. Quando entra anche lui, "vide e credette". Non avevano ancora capito quello che dice la Bibbia, cioè che Gesù doveva risorgere dai morti. Alora Pietro e l'altro discepolo tornarono a casa (Gv.20,1-10). Perché soltanto lui credette e non Pietro? Perché l'evangelista non ha detto: "videro e credettero" ?
Dopo la risurrezione il discepolo prediletto riconosce Gesù ed esclama a Pietro: "E' il Signore" in occasione della fruttuosa pesca sul lago di Tiberiade (Gv. 21,7).
Lo vediamo seguire Gesù insieme a Pietro alla fine del Vangelo (GV, 21,20). Pietro si volta, lo vede e chiede a Gesù cosa ne sarà di lui e Gesù risponde: "Se voglio che lui rimanga finché io venga, che te ne importa? Tu seguimi." (Gv. 21, 20-23).

In questi passi, sui quali ci sarebbe da scrivere parecchio, anche sulla figura di Pietro, ci sono alcune analogie che mi portano ad identificare la figura del discepolo prediletto che Gesù amava, con i movimenti ecclesiali, specialmente con uno in particolare. Cioè, io identifico la figura del discepolo prediletto con quella del fedele anonimo, senza volto, credente in Gesù che segue Gesù rimanendo legato alla parrocchia o ad un movimento ecclesiale e che lo serve, magari impegnandosi, per esempio, come diacono all'interno della comunità e della Chiesa.

Il fatto che il discepolo prediletto fosse presente sotto la croce con la madre di Gesù, la dice lunga in merito. Gesù vide sua madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco tuo figlio". Poi disse al discepolo: "Ecco tua madre". E da quel momento il discepolo la prese in casa sua (Gv. 19, 26-27).

Inoltre, il fatto che il discepolo prediletto esclami a Pietro (ricordo che Pietro rappresenta l'autorità ecclesiastica): "E' il Signore !" in contemporanea con una pesca fruttuosa di ben centocinquantatrè grossi pesci (cosa vorrà mai dire quel numero?), è molto significativo, secondo me. Poi la presenza di quel fuoco di brace con del pesce sopra e del pane, non lascia dubbi.

Gesù si avvicinò e disse: "A me è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Perciò andate, fate diventare miei discepoli tutti gli uomini del mondo; battezzateli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo; insegnate loro ad ubbidire a tutto ciò che io vi ho comandato. E sappiate che io sarò sempre con voi, tutti i giorni, sino alla fine del mondo." (Matteo 28,18-20)

Gesù ci ha comandato di amare Dio come primo comandamento e di amare il prossimo come secondo comandamento, oltre ad amarci gli uni gli altri. La missione della Chiesa in estrema sintesi è quella: battezzare tutte le genti e insegnare loro ad amare Dio e il prossimo.

Riporto una email che mi è pervenuta da un visitatore e sulla quale intendo fare alcune riflessioni:
Lettera del 24/01/2006

Ciao "Dioamore",

non so chi si celi sotto questo pseudonimo ma, penso che potresti scoprire alcune cose molto interessanti se solo decidessi di approfondire maggiormente lo studio della teologia cristiana, senza soffermarti unicamente su quella cattolica...

Potrei riportarti numerosi versetti che dimostrano come in quella frase (Matteo 16:18), Gesù si stesse riferendo a se stesso... e di come tutto quel capitolo abbia un senso ben diverso, basti leggere anche semplicemente i versetti successivi (vv.21-23).
Peraltro, converrai con me, che è quantomeno strano come Gesù un attimo prima confermi a Pietro che è stato il Padre stesso ad avergli suggerito chi Lui (Gesù) veramente sia, ed un attimo dopo gli si rivolga chiamandolo addirittura Satana (riporto testualmente):

23 Ma Gesù, voltatosi, disse a Pietro: «Vattene via da me, Satana! Tu mi sei di scandalo. Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini».
(Matteo 16:23)

Inoltre Pietro stesso, rivolgendosi agli esponenti massimi del potere religioso di quel tempo e dimostrando una grandissima umiltà disse:

19 Ma Pietro e Giovanni risposero loro: «Giudicate voi se è giusto, davanti a Dio, ubbidire a voi anziché a Dio.
(Atti 4:19)

E a tal proposito ti propongo di leggere i 10 comandamenti (scritti direttamente da Dio stesso!) e di confrontarli con ciò che insegnano gli uomini.... a chi dovremmo ubbidire secondo te?

Infine ti ricordo che fu Viglio (nel 538 d.c. circa), inviato a Roma dall'imperatore Giustiniano con il generale Belisario che sconfisse gli ostrogoti, ad autoproclamarsi vescovo dei vescovi (papa) in aperta opposizione con il vescovo Eusebio regolarmente eletto dal popolo romano... e da quel momento il papa, figura mai esistita prima, è anche vescovo di Roma!

Buono studio, a presto!
Fabrizio ;-)
La lettera continua sotto con il Post Scriptum (P.s.)

Ciao Fabrizio,
grazie per il tuo contributo che apprezzo.
Come prima cosa voglio risponderti dicendo che le tue affermazioni sono interessanti e anche logiche. Tuttavia io guardo il Papa e se questo Papa non avesse ricevuto un mandato divino, molto probabilmente a quest'ora non ci sarebbe più, ma ci sarebbe qualcosa d'altro. Ti ricordo le parole di Gamaliele in Atti : "Se la loro teoria o attività è di origine umana, verrà distrutta; se essa viene da Dio, non riuscirete a sconfiggerli. Non vi accada, dunque, di trovarvi a combattere contro Dio!" (Atti 5,38-39).

Capisci Fabrizio? Se il Papa e tutta la gerarchia fosse stata una invenzione umana, non voluta da Dio, a quest'ora Dio l'avrebbe già distrutta, perché Dio è Amore e in questa ottica Dio vuole che tutti si salvino.

Seconda cosa. Non dimenticare che alla fine del Vangelo di Giovanni, Gesù incarica Pietro di pascere le sue pecore e glielo dice per ben tre volte. Pascere vuol dire nutrire, accudire, portare al pascolo.

Terza cosa. Gli apostoli hanno ricevuto da Gesù lo Spirito Santo. Quindi la Chiesa tutta è sostenuta e guidata anche dallo Spirito Santo.

Anche l'opera pastorale del Papa è sostenuta dallo Spirito Santo e chi pecca contro lo Spirito Santo, come dice Gesù, non potrà essere perdonato nè ora nè mai (Matteo 12,31-32). Quindi io deduco che se il Papa si azzardasse ad agire, parlare o andare contro quelli che sono i dettami dello Spirito Santo, non vi sarà perdono per lui nè in questo secolo nè in quello futuro. Non lo dico io, lo dice Gesù. Tanto più che lo stesso Gesù in Giovanni 21, 19-22 dice a Pietro di seguirlo ripetendoglielo due volte, invitandolo così a farsi pecora pure lui. Quindi il Papa non può fare di testa sua, anche lui deve seguire Gesù e il suo insegnamento.

Concludendo, siccome io voglio bene a Gesù e credo in lui, mi fido di Gesù e, per amore di Gesù, non posso fare altro che accettare l'opera pastorale del Papa così com'è.

Gesù è il pastore

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Io sono il buon pastore. Il buon patore è pronto a dare la vita per le sue pecore. Un guardiano che è pagato, quando vede venire il lupo, lascia le pecore e scappa, perché le pecore non sono sue. Così il lupo le rapisce e le disperde. Questo accade perché il guardiano non è pastore: lavora solo per denaro e non gli importa delle pecore. (Giovanni 10, 11-13)

Seguire Gesù o seguire la fidanzata? La mia risposta è: la fidanzata. Perché? Soltanto se rimani fedele a te stesso e all'insegnamento di Gesù vai veramente dietro a lui. Gesù ci dice In Luca 14, 26-33: "Se qualcuno viene con me e non ama me più del padre e della madre, della moglie e dei figli, dei fratelli e delle sorelle, anzi, se non mi ama più di se stesso, non può essere mio discepolo. ... Chi non rinuncia a tutto quello che possiede non può essere mio discepolo."

Gesù non ti dice di abbandonare o lasciare i tuoi genitori e i tuoi affetti per essere suo discepolo e seguirlo, ma ti dice di amare lui più di tutti gli altri. Ma cosa vuol dire amare Gesù più di tutti gli altri? Secondo me vuol dire, come prima cosa, saperlo incontrare e riconoscerlo nel prossimo, compresi i propi genitori, fratelli e sorelle, mogli e mariti, fidanzati e fidanzate, amici e nemici. E come seconda cosa, mettersi a disposizione di lui.

Ricorda cosa dice Gesù: nessuno ha un amore più grande di colui che dà la vita per i propri amici. Se tu credi di andare dietro a Gesù interrompendo una relazione con tua moglie o marito, madre o padre, fidanzata o fidanzato, in realtà non vai dietro a Gesù, ma vai dietro a te stesso e alla tua volontà e finisci per deludere, dopo aver illuso chi stava con te. Perché, come dice Gesù: qualunque cosa farete ad uno di questi più piccoli che credono in me, l'avrete fatta a me. Se tu dai un dispiacere o una delusione, abbandonando tua moglie e i tuoi figli per correre dietro a Gesù, in realtà offendi e deludi anche Gesù e dai un dispiacere anche a lui, perché Gesù è in quel prossimo (moglie, figlio o genitore) che tu stai per abbandonare o hai intenzione di lasciare per seguire la tua vocazione, sia che lo fai come sacerdote, sia come missionario, sia come religioso.

Le scelte missionarie vanno compiute, secondo me, con cognizione di causa, facendo attenzione a non calpestare o offendere la dignità di Gesù, presente in ogni uomo o donna, con la scusa di seguirlo. Quando Gesù ti dice: Chi non rinunzia a tutto quello che possiede, non può essere mio discepolo, in questo "tutto" ci stanno, sì gli affetti e i propri beni, ma soprattutto ci sta anche lui, Gesù.

Quindi, per quanto mi riguarda, devo essere pronto a perdere Gesù, a rinunciare a lui e alla mia vocazione per amore di Gesù stesso. Ti potrà sembrare un assurdo, ma la mia sensibilità mi porta a dirti questo.

Il destino della Chiesa

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Dopo mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: "Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di questi altri?".
Simone disse: "Sì, Signore, tu sai che io ti voglio bene".
Gesù replicò: "Abbi cura dei miei agnelli !".
Poi gli disse una seconda volta: "Simone, figlio di Giovanni, mi ami davvero?".
Simone gli disse: "Sì, Signore, tu sai che ti voglio bene".
Gesù replicò: "Abbi cura delle mie pecore".
Una terza volta Gesù disse: "Simone figlio di Giovanni, mi ami davvero ?".
Pietro fu addolorato che Gesù gli dicesse per la terza volta: "mi ami tu?". Rispose: "Signore, tu sai tutto. Tu sai che ti amo ".
Gesù gli disse: "Abbi cura delle mie pecore. Quando eri più giovane, ti mettevi da solo la cintura e andavi dove volevi; ma io ti assicuro che quando sarai vecchio, tu stenderai le braccia, e un altro ti legherà la cintura e ti porterà dove tu non vuoi".
Gesù parlò così per fare capire come Pietro sarebbe morto dando gloria a Dio. Poi disse ancora a Pietro: "Seguimi !". (Giovanni 21, 15-19).

Se voi amate soltanto quelli che vi amano, come potrà Dio essere contento di voi? Anche quelli che non pensano a Dio fanno così. E se voi fate del bene soltanto a quelli che vi fanno del bene, Dio come potrà essere contento di voi? Anche quelli che non pensano a Dio fanno così. E se voi prestate denaro soltanto a quelli dai quali sperate di riaverne, Dio come potrà essere contento di voi? Anche quelli che non pensano a Dio concedono prestiti ai loro amici per riaverne altrettanto!
Voi invece amate anche i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperare di ricevere in cambio: allora la vostra ricompensa sarà grande: sarete veramente figli di Dio che è buono anche verso gli ingrati e i cattivi. Siate anche voi pieni di bontà, così come Dio, vostro Padre, è pieno di bontà. (Luca 6, 32-36)

La vita eterna

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Che cosa è la vita eterna? Come fare per ottenerla? Chi crede in me ha la vita eterna (Giovanni 6,47). Ecco la risposta. Gesù dice: "Ve lo assicuro: chi crede in me ha la vita eterna. Io sono il pane che dà la vita". Allora per avera la vita eterna bisogna credere in Gesù. Ma in cosa consiste la vita eterna?

Con la preghiera del Padre Nostro, Gesù ci insegna a pregare. Il Padre Nostro è la preghiera più importante per il cristiano che crede in Dio Padre. Nel Padre Nostro Gesù ci invita a chiedere a Dio Padre diverse cose. Qui intendo soffermarmi sulle prime tre e sottolinearne la loro importanza.

Attenzione alle donne

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Mentre erano a tavola, si avvicinò una donna con un vasetto di alabastro, pieno di profumo molto prezioso e versò il profumo sulla testa di Gesù. Vedendo ciò, i discepoli furono scandalizzati, e dicevano: "perchè tutto questo spreco? Si poteva benissimo vendere il profumo a caro prezzo e poi dare il ricavato ai poveri."
Gesù se ne accorse e disse ai discepoli:" Perchè tormentate questa donna? Ha fatto un'opera buona verso di me. I poveri, infatti, li avete sempre con voi, ma non sempre avete me. Versando sulla mia testa il suo profumo, questa donna mi ha preparato per la sepoltura. In verità, vi assicuro che in tutto il mondo, dovunque sarà predicato il messaggio del vangelo, ci si ricorderà di questa donna e di quello che ha fatto." (Matteo 26, 7-13).

Il Gran Premio

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Fin da piccolo sono stato educato ai premi. A catechismo si diceva che se facevo il bravo sarei andato in paradiso come premio. A Natale idem. I doni erano il premio che Babbo Natale mi consegnava come premio per la mia condotta di bambino buono, una sorta di surrogato materialista e ingannatore di quel premio vero che è la vita eterna o Regno di Dio.

Portale cattolico dedicato a Gesù Cristo

  • Jesus.it.Siamo una piccola realtà. Amici con pochi soldi ma con una buona professionalità, ciascuno nel suo campo, e con una grande passione comune: far arrivare il messaggio di Gesù anche nei luoghi più improbabili e coi mezzi più inattesi.
    Non siamo esperti coltivatori, ma seminatori un po’ si. La sfida è far arrivare un seme, piccolo, ma in modo che non generi rigetto, bensì accoglienza, calore, o almeno simpatia, anche nei terreni aridi, almeno all’apparenza, come gli stadi di calcio e i traguardi del giro d’Italia…

Marta e Maria

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Nel Vangelo Marta e Maria sono protagoniste di un episodio a mio avviso interessante. Si trova in Luca 10, 38-42. E' un episodio che, secondo me, ribalta un po' il modo di pensare classico, tipico della società umana che dà importanza al fare materiale e dà poca importanza all'ascolto spirituale.

Il tuo volto, Signore, voglio far risplendere
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I sette colori dell'amore di Dio: Misericordia, Perdono, Carità, Provvidenza, Bontà, Giustizia, Fedeltà.
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