Io sono colui che sono

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Il prof. Piergiorgio Odifreddi è uno scienziato scrittore che io apprezzo molto. E' un vero piacere sentirlo parlare perché i suoi discorsi sono ricchi di cultura e di intelligenza. A volte mi sembra più credente lui di tanti fedeli.

L'altro giorno mi sono collegato al suo interessante sito e mi sono imbattuto in uno dei suoi video di approfondimento: "Giornate della Laicità - Telereggio - parte seconda" dove lo scienziato presenta l'ultimo suo libro "Caro Papa, ti scrivo".

Nel video, Odifreddi discute sul nome di Dio, come riportato nell'episodio del rovereto ardente dove Dio svela a Mosè il suo nome dicendogli "Io sono colui che sono","I am who I am". Secondo Odifreddi il verbo "essere" nella traduzione originale era al futuro "io sarò ciò che sarò" ("I will be what I will be"), ma poi sarebbe stato rimaneggiato nelle varie traduzioni e a noi è arrivato nella forma che conosciamo: "io sono colui che sono", notare il passaggio da "ciò" a "colui". Odifreddi poi fa notare che per una religione cristiana come la nostra che si definisce cattolica, cioè universale, la presenza del verbo essere è una contraddizione perché il verbo essere non è presente in tutte le lingue, in particolare non c'è in un terzo delle lingue note e riporta uno studio di Moro. E quindi se tu gli vai a dire a quelli che parlano quelle lingue che Dio è l'Essere, c'è poco da fare, non puoi. Poi Odifreddi dice che in molte lingue come l'inglese non si può prendere il verbo infinito "essere" "To be" e farlo diventare un sostantivo, cioè "L'Essere" mettendogli davanti un articolo.

Bene! Vediamo di tentare una spiegazione. Quando Dio dice a Mosé "Io sono colui che sono" al presente o al futuro ha poca importanza per questa spiegazione, Dio intende dire: "io ci sono", "io esisto", al presente o "io ci sarò" al futuro: "Io sarò in mezzo a voi". Il punto non è solo sull'essere, secondo me, ma soprattutto sull'esistenza, come presenza. "Io esisto, io ci sono, sono presente oppure sarò presente in mezzo a voi come Parola che si farà carne". Ecco il significato di "io sono colui che sono" = "io esisto" perché ci sono. Oppure possiamo interpretare la versione al futuro: "io sarò ciò che sarò" come "io sarò presente (esisterò) in mezzo a voi come ciò che sarò, cioè come vorrò e quindi come la Parola che si fa carne nel Figlio e come Essere nello Spirito. Praticamente ritroviamo nell' A.T. la Trinità codificata in maniera sintetica, perché l'Antico Testamento va interpretato alla luce del Nuovo Testamento.

Dello stesso avviso è il vocabolario della lingua italiana Garzanti, che definisce "essere" come sostantivo maschile equivalente all'esistere, così come fa anche Wikipedia, là dove dice: C'è un caso particolare, nel quale il verbo essere prende il significato di esistere. Per esempio, nella frase: "Dio è". Il verbo essere indica che il soggetto (Dio) esiste in quanto persona reale e non ha quindi bisogno di alcun aggettivo o sostantivo. http://it.wikipedia.org/wiki/Verbo

Quindi, a mio avviso, questa interpretazione risolve il problema dell'assenza del verbo essere nelle varie lingue, Per cui quelle lingue che non dispongono del verbo essere nel loro vocabolario, hanno solo da tradurre quel passo biblico come: "io esisto". Ci sono per caso altre lingue in cui manca il verbo "esistere" nel loro vocabolario?

Comunque trovo interessante il fatto che Odifreddi incominci, a modo suo a pescare, e ad aprire la bocca ai pesci che pesca. Questa volta tocca al pesce Pietro venire pescato e vedersi aprire la bocca da Odifreddi, Speriamo che Odifreddi ci trovi una moneta d'argento nel far parlare Pietro nella figura del Papa e che con quella moneta vada a pagare la tassa al tempio.


Ultima cosa: La verità e i fatti. Odifreddi afferma, rispondendo ad una domanda, che secondo lui la verità è l'aderenza tra le affermazioni che uno fa e i fatti (questo più che altro in ambito scientifico).

Applichiamo questa definizione di verità a Gesù.
Affermazione di Gesù: "E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa."
Fatto: La chiesa, edificata da Gesù che ne è il capo su Pietro, è ancorà lì da oltre 2000 anni. E' un fatto. Mi sembra quindi che ci sia aderenza tra l'affermazione di Gesù e i fatti. Quindi Gesù non sbaglia a dire di essere la verità. I fatti gli danno ragione.

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Con tutto il rispetto per il prof. Odifreddi, io trovo più pertinente questa definizione:

Davide Magistrali 10/02/2010
"Abbiamo visto che ehyeh è una forma del verbo “essere” al tempo imperfetto (uso il termine ‘tempo’ tanto per capirci perché in realtà la cosa è un po’ più complicata). Il sistema dei tempi in ebraico è abbastanza diverso da quello italiano, in genere l’imperfetto indica una azione “non conclusa” e possono essere varie le motivazioni per cui questa azione non è conclusa: si svolgerà nel futuro per cui non è ancora finita (e nemmeno iniziata), si sta svolgendo nel presente ma non è ancora terminata, si svolge costantemente, ecc.
Tornando ad Esodo 3:14 possiamo dire che da un punto di vista strettamente grammaticale “ehyeh asher ehyeh” potrebbe essere tradotto sia col presente che col futuro".

Cioè, in estrema sintesi, "Io sono l'Eterno".

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