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La patria è una sola

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English: Maria Moline, instructor, coaches her Zumba class through the dance choreography in the Patch Fitness Center in U.S. Army Garrison Stuttgart. (Photo credit: Wikipedia)

Si parla tanto il giorno dell'Epifania sui media di emigrati, immigrati, regolari, irregolari, clandestini, tutte persone, che per svariati motivi, migrano e lasciano la patria, il proprio paese di origine per andare in un altro paese in cerca di una vita migliore.

Ma cosa significa la parola "patria"?

Il vocabolario Zingarelli riporta: "vc. dotta, lat. (tĕrram) pătria(m) ‘terra dei padri’, f. di pătrius"Patria"".

Il dizionario Garzanti riporta come etimologia di "patria": " Etimologia: ← dal lat. patrĭa(m) (tĕrram) ‘(terra) dei padri’, f. sost. dell’agg. patrĭus ‘paterno’. ".

Il vocabolario Treccani riporta: "pàtria s. f. [dal lat. patria, propr. femm. sostantivato (sottint. terra) dell’agg. patrius «paterno»: v. patrio]. – 1. a. Il territorio abitato da un popolo e al quale ciascuno dei suoi componenti sente di appartenere per nascita, lingua, cultura, storia e tradizioni".

Quindi "patria" deriva dal latino sia dal sostantivo pater = padre, dove patris è il genitivo di pater: patris, pl. patrum = "del padre, dei padri", significa terra di origine, terra degli avi, sia dall'aggettivo patrius = paterno.

Osserviamo. Se da un punto di vista cristiano, il padre è uno solo, come lo è anche la Terra, ne consegue che anche la patria, intesa come terra del padre, terra paterna, oppure pianeta Terra, è una sola. Non avrebbe quindi alcun senso parlare di emigrati, immigrati, irregolari o meno, clandestini o meno. La patria è una sola.

Ma questi sono concetti che derivano dal latino, concetti troppo difficili da far capire all'uomo della strada che il latino non lo conosce, tanto meno conosce i Vangeli e non sa vedere oltre il proprio naso.

E allora mettiamolo bene in evidenza:

Matteo 23,9:

"E non chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo."

Secondo Gesù, poiché il Padre è uno solo e ha come sede il cielo e noi siamo tutti suoi figli, la nostra patria non sarebbe tanto la terra, ma sarebbe il cielo, chiamato anche patria celeste.

Eppure sulla terra c'è chi ha l'arroganza  e la sfacciataggine di discriminare i migranti tra irregolari e regolari, chiamando clandestini gli irregolari, invocando la loro espulsione, dimenticando di essere pure lui un clandestino che sulla terra si nasconde agli occhi del Padre e che presto, volente o nolente, anche lui come tutti migrerà da clandestino, per espulsione, dalla terra al cielo al ritmo dello zumba e del rumba.


Italiano: Stemma del partito "Per il Bene...

Italiano: Stemma del partito "Per il Bene Comune - Lista Civica Nazionale" (Photo credit: Wikipedia)

La comunione dei beni dei primi fedeli cristiani è descritta in alcuni passi del libro Atti degli Apostoli. Vediamoli.

Atti 2, 44-45
Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno.

Atti 4, 32-37
La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà  quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti essi godevano di grande simpatia. Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l'importo di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno. Così Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba, che significa «figlio dell'esortazione», un levita originario di Cipro, che era padrone di un campo, lo vendette e ne consegnò l'importo deponendolo ai piedi degli apostoli.

C'è una contraddizione nei termini in quei versetti perché se ogni cosa è in comune in una comunità, non possono esistere quanti possiedono campi o case da mettere in vendita perché un bene comune non lo vendi senza il consenso di tutti i partecipanti la comunione. Si tratta, a mio avviso, di una comunione purtroppo fallimentare.

Luca, l'autore del libro degli Atti dice, da una parte che i credenti tenevano ogni cosa in comune e, fin qui, sta bene. Dall'altra parte però precisa che chi (tra i credenti) aveva proprietà e sostanze le vendeva e distribuiva il ricavato tra tutti secondo il bisogno di ciascuno e qui, purtroppo, non ci siamo.

Bisogna osservare che un comportamento simile non ha alcun senso ed è fallimentare sul lungo periodo perché, se possiedi un bene, una proprietà, nella comunione non ha senso venderla, è da stupidi venderla perché, in questo modo, espropri la comunità che non può più disporre di quel bene che passa ad altri. Ha invece senso mettere e mantenere quel bene in comune e condividerlo, perché in questo modo la comunità può continuare ad utilizzare il bene secondo i bisogni della comunità stessa.

La stessa contraddizione o incoerenza la troviamo anche nel capitolo 4: Infatti, da una parte Luca racconta che i fedeli avevano un cuore solo e un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. E qui sta bene. Dall'altra parte, però, Luca si dà la zappa sui piedi raccontando che quanti possedevano campi o case li vendevano e l'importo ricavato dal venduto veniva portato ai piedi degli apostoli per essere distribuito a ciascuno secondo il bisogno. Un comportamento quest'ultimo, a mio avviso, più da stupidi che sensato, per non dire da coglioni.

Sì, perché se hai un bene, piuttosto che venderlo lo metti in comune, non lo vendi, perché quando lo hai venduto, non ce l'hai più nemmeno per condividerlo. Infatti quando il ricavato della vendita lo hai esaurito per sostenere i bisognosi, ti ritrovi bisognoso pure tu e non ti resta che sperare in qualche altra anima pia che venda i suoi campi e case affinché il ricavato  possa essere distribuito anche a te.

Alla fine, quando tutte le anime pie e fedeli hanno venduto i loro beni e ridistribuito il ricavato tra di loro secondo i bisogni che nel frattempo sono cresciuti, ci si ritrova con tante anime pie e fedeli, bisognose e nullatenenti da una parte e, dall'altra parte, i pochi furbi che hanno comprato i beni di coloro che li hanno venduti e che ora legittimati dalla perversione della Proprietà Privata se li tengono per ridurre in schiavitù le molte anime pie e fedeli diventate nullatenenti e bisognose di tutto, perché hanno venduto tutto, invece di condividerlo tra di loro.

Un comportamento da coglioni e da pelandroni quali i primi cristiani pare fossero, a mio avviso. E' più facile e comodo vendere una casa e usare il ricavato per pagare un albergo allestito da altri per dare un ricovero a chi non ha casa. E' più comodo vendere un trattore, un cavallo, un bue, per poi comperare il grano già pronto coltivato da altri per sfamare gli affamati, piuttosto che usare la casa per allestirla come ricovero comune per tutti, piuttosto che usare il trattore, il cavallo, il bue come risorsa comune per lavorare la terra e coltivare il grano per sfamare tutti.

Un bene comune, secondo il Diritto, non lo puoi vendere senza il consenso di tutti, al massimo puoi solo cedere la tua quota di comproprietà ma, a quel punto, quel bene non è più un bene comune, ma diventa un bene comune in proprietà esclusiva di una élite, un gruppo ristretto di persone.



Gesù populista ?

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Questo post, facendo seguito al precedente: Gesù bamboccione?, vuole aprire una riflessione in merito al populismo in ottica cristiana. Cosa significa il termine populista? Significa seguace, fautore del populismo. Come al solito vediamo cosa dice il vocabolario della lingua italiana: lo Zingarelli, alla voce "populismo".

Prof. Mario_Monti

Prof. Mario_Monti (Photo credit: Wikipedia)

Lo Zingarelli alla voce "populismo" dà tre significati, vediamoli:

1 Movimento politico russo della fine del XIX sec., che aspirava alla formazione di una società socialista di tipo contadino, contraria all'industrialismo occidentale.
2 (est.) Ideologia caratteristica di movimento politico o artistico che vede nel popolo un modello etico e sociale.
3 (spreg.) Atteggiamento che mira ad accattivarsi il favore popolare mediante proposte demagogiche, di facile presa.

Vediamo anche cosa dice Wikipedia alla voce "populismo":

"La parola populismo può avere numerosi campi di applicazione ed è stata usata anche per indicare movimenti artistici e letterari, ma il suo ambito principale rimane quello della politica In ambito letterario si intende per populismo la tendenza a idealizzare il mondo popolare come detentore di valori positivi."

Alla luce di queste definizioni, in particolare della n.3 dello Zingarelli possiamo dire che Gesù era (tra le altre cose) anche populista?

Diciamo subito che, oggi come oggi in periodo elettorale, il termine "populismo" viene abusato in politica in senso spregiativo come: "Atteggiamento che mira ad accattivarsi il favore popolare mediante proposte demagogiche, di facile presa."

Quando Gesù afferma: "Chi crede in me ha la vita eterna", tanto per fare un esempio tra i tanti, fa o non fa in un certo modo un po' di sano populismo? Gesù, con quella affermazione, mira o non mira ad accattivarsi il favore popolare? Non ti pare che faccia della sana demagogia promettendo la vita eterna o la salvezza, passando per il più grande populista che il mondo abbia conosciuto, tanto è vero che il popolo pendeva dalle sue parole?

Te lo immagini un candidato politico qualsiasi promettere in campagna elettorale: "Credete in me, credete nel mio movimento o partito, dategli il voto e avrete la vita eterna, Siiiii"?

Chi non auspica una vita eterna, l'immortalità come una opzione dei videogiochi: "god mode" dove non morire mai durante il gioco? Non sarebbe forse populismo, promessa demagogica di facile presa? Secondo me sì, sarebbe populismo. In realtà i candidati politici  non si spingono a tanto, a promettere la vita eterna, ma si fermano a promesse molto meno "demagogiche" e meno populiste di quelle di Gesù, ma più ipocrite e terra terra quali ad esempio l'eliminazione dell'IMU dopo averla introdotta, evidentemente per avere una nuova proposta di facile presa presso il popolo ai fini di una rielezione.

Tuttavia è interessante notare che contro questi facili populismi sia di destra, sia di sinistra, entra in gioco proprio un credente cristiano, un cattolico, un discepolo di Gesù, il prof. Mario Monti con la sua Agenda elettorale, dove si legge nel pdf al punto 1: "Costruire un’Europa più integrata e solidale, contro ogni populismo". Qui io faccio fatica a capire come si possa essere discepoli del più grande populista della storia e nello stesso tempo schierarsi contro ogni populismo. Monti dovrebbe fare qualche distinzione tra i tanti populismi.

In realtà Mario Monti si schiera soprattutto contro quel populismo anti-europeo che tende a minare l'unione monetaria europea, populismo che propone l'uscita dall'euro privilegiando i nazionalismi. Secondo me, un sano populismo dovrebbe puntare a unire i popoli eliminando le varie monete una per una, senza introdurne un'altra nuova, non il contrario.

Io sono dell'idea che non è possibile costruire alcuna vera unione europea di popoli se prima non si mette Gesù in mezzo tra gli stessi popoli, perché Gesù è un grande populista dal mio punto di vista, intendendolo come quel sentimento che vede nel popolo, in particolare nel popolo di Israele, un modello etico e sociale da costruire.

Non demonizzo il populismo perché anche Gesù faceva un sano populismo insieme ad un sano realismo, dando speranza al popolo: "Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle sinagoghe e predicando la buona novella del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo." (Mt. 4,23). Per cui penso serva a poco parlare di unione monetaria europea e cazzate varie, senza prima riconoscere i valori in cui i popoli che intendono formare l'Europa credono, valori che hanno origini cristiane da sancire per iscritto in una Carta europea.

Occorre che l'Europa testimoni quei valori e la fede in Dio o in Gesù in modo tangibile, se non vuole essere annichilita e disperdersi in un nulla di fatto tra mille ipocrisie.
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Chiara Lubich, smiling, surrounded by other sm...

Chiara Lubich, smiling, surrounded by other smiling people (Photo credit: Wikipedia)

"La fraternità come proposta politica" è stato il tema dell'incontro che si è tenuto Il 1° luglio 2012 a Torino al teatro Alfieri per festeggiare il decimo anniversario del conferimento della cittadinanza onoraria di Torino a Chiara Lubich, la fondatrice dell'Opera di Maria.

Il ministro della salute Renato Balduzzi ha fatto pervenire i suoi saluti e nel suo messaggio letto dalla relatrice ha detto che: "La fraternità è una espressione del mondo solidale e concreta in cui ci si fa carico delle sofferenze delle singole persone e al contempo ci si impegna a tutelarne e ad accrescerne i diritti nella coscienza che è possibile agire per il bene di ognuno avendo come orizzonte l'umanità intera... ".

Anche il Ministro del lavoro Elsa Fornero ha fatto pervenire i suoi saluti e nel suo messaggio ha sottolineato l'importanza dell'impostazione economica basata sulla fraternità e sulla solidarietà. Secondo Elsa Fornero l'uscita dalla crisi in cui ci troviamo "non può avvenire soltanto dalle leggi, dalle facilitazioni, dai sussidi, tutti necessari ma non sufficienti, ma viene dall'impegno personale, dalla fatica quotidiana, dal fare qualcosa in più, viene dal rimescolare le carte, dall'innovare le condizioni, dall'agire in base a principi di fraternità e solidarietà".

Cantieri di fraternità. La parola è stata poi passata ad uno degli ospiti, il sindaco del Comune di Montecosaro (Macerata) nelle Marche: Stefano Cardinali che è anche vicepresidente dell'associazione Città per la Fraternità nata nel 2007 a Rocca di Papa, a cui aderiscono oltre centocinquanta Comuni italiani tra cui il Comune di Torino. L'obiettivo dell'associazione è quello di diffondere nella vita politica il principio della fraternità partendo dagli enti locali come metodo concreto per l'affermazione del bene comune.

Video del conferimento della cittadinanza onoraria di Torino a Chiara Lubich nel 2 giugno 2002


"Farsi santi attraverso la politica" è la sintesi del messaggio di Chiara Lubich.

Chi segue questo sito già sa cosa ne penso della politica e non sto qui a ripeterlo, ma rimando ad un mio precedente post in merito: politica molto ma non tutto.

La finalità della fraternità in politica, come ben evidenziato anche da Stefano Cardinali, dovrebbe essere quello del bene comune che pone l'uomo al centro guardando prima di tutto la persona, i suoi diritti e i suoi bisogni.

Io mi chiedo come concretizzare i principi di fraternità in questi giorni che vedono impegnati molti cittadini a ricalcolare la tassa IMU con le nuove aliquote aggiornate e deliberate dai Comuni, facendo perdere loro un sacco di tempo a controllare e ricalcolare valori che alla fine si traducono, come nel mio caso, solo in fonte di nervosismo, ritrovandomi vessato da normative a mio avviso assurde e inique, frutto di menti politiche malate e insensibili ai bisogni dell'uomo.

Dal mio punto di vista, la fraternità in politica è un obiettivo positivo, ma ha poco senso intendendo la politica come l'arte di amministrare lo Stato o una città. Ho già spiegato che la fraternità in politica, secondo me, oggi come oggi non ha alcun senso, se non quello di prendersi in giro, perché la politica è la scienza di governare e, governare significa esercitare un potere nell'ambito di uno Stato o di una città sui cittadini sottomessi al potere e, quindi, servi del potere, altrimenti che potere sarebbe? Siccome fraternità, come vedremo, significa anche amicizia e l'amicizia non prevede un rapporto servile tra amici (non vi chiamo più servi, ma amici), io mi chiedo come possa la politica e quindi il potere di governo muoversi nell'ambito dell'amicizia. Per concretizzare: quando mai un amico ti ha chiesto il pagamento di una tassa per essere tuo amico? Già, perché se vuoi che io sia tuo amico, pagami l'IMU. Che amicizia sarebbe?

Ben venga la fraternità come proposta politica, ma a quel punto occorre prima eliminare i tre poteri dello Stato: legislativo, esecutivo, giudiziario, poteri legati in gran parte alla tutela delle varie forme di proprietà privata più che della persona, altrimenti ci prendiamo solo in giro, dal mio punto di vista.

Avrebbe più senso parlare di fraternità nella vita sociale, ma non in politica. Va detto, tuttavia, che fraternità cozza pure con famiglia oltre che con politica, perché fraternità secondo la definizione dello Zingarelli significa: "Affetto fraterno, accordo profondo tra persone non legate da vincoli di parentela. Sin. amicizia". E' chiaro che questa definizione fa a pugni con il concetto di famiglia dove l'affetto fraterno e l'accordo profondo tra persone è invece legato da vincoli di parentela. Allora come la mettiamo quando la famiglia è il perno principale su cui ruota la nostra società e le proposte politiche tendono a riconoscere e a tutelare solo la famiglia nata nell'ambito del matrimonio, cioè i vincoli di parentela, trascurando altre forme di "fraternità" ?

Chiudo riportando alcuni pensieri della sociologa Chiara Saraceno, altro ospite intervenuto all'incontro e che giustamente preferisce parlare di fratellanza. Le riflessioni di Chiara Saraceno mi sono sembrate le più stimolanti di tutte quelle che ho ascoltato durante l'incontro. Lei mette insieme giustamente il tema della fratellanza con il contratto sociale della giustizia. Secondo lei, la triade libertà, uguaglianza e fratellanza devono stare necessariamente insieme integrandosi a vicenda soprattutto nella verifica dei propri limiti. "La fraternità individua la comunità di coloro con cui ci si sente fratelli e definisce i confini sociali, territoriali entro cui ci si pensa liberi e uguali. Oggi il concetto di fratellanza e di solidarietà dove si definiscono i limiti del contratto sociale e i principi di solidarietà sulla base di una appartenenza comune che sta alla base del concetto di cittadinanza che legittima il welfare e i diritti sociali è fortemente vincolato all'interno dei confini nazionali, di quelli regionali e di quelli municipali".

Secondo Chiara Saraceno in nessun caso possono essere fatte valere come buone ragioni e interessi che ledono gravemente la libertà di essere e fare di qualcun altro ponendolo in situazioni gravemente asimmetriche rispetto alle possibilità di negoziazione e alle forme stesse di riconoscimento. "Non vi è nessuna buona ragione o interesse da difendere che possa legittimare l'esclusione delle donne dalla partecipazione ai processi decisionali. Non vi  è nessuna buona ragione per non riconoscere il diritto delle persone omosessuali a formare una coppia e a chiederne il riconoscimento sociale e giuridico se lo desiderano. Nessuna origine di nascita dovrebbe trasformarsi in un destino immodificabile".

Fratellanza, secondo Chiara Saraceno, dovrebbe significare: "fare in modo di evitare che le disuguaglianze e un accesso troppo limitato alle risorse vincoli in modo grave lo sviluppo delle capacità e intacchi le radici stesse dello stare al mondo come essere umani ledendo contemporaneamente tutte e tre le dimensioni che stanno alla base della concezione di cittadinanza: la fratellanza, l'uguaglianza, la libertà. Il compito della politica e dell'azione collettiva è appunto fornire le risorse perché gli individui possano sviluppare appieno queste capacità e metterle in atto a partire dall'infanzia e lungo tutto il corso della vita".

Chiara Saraceno conclude dicendo che le comunità di appartenenza, i soggetti e i movimenti collettivi, le fratellanze in cui ci riconosciamo sono importanti in quanto "strumenti di capacitazione" abilitanti le capacità individuali come mezzi spesso indispensabili piuttosto che come fini. "Non possono, non potrebbero e non dovrebbero arrogarsi il diritto di parlare in nome degli individui e della loro libertà. E' una questione che riguarda innanzitutto le comunità etniche e religiose nella misura in cui rivendicano diritti comunitari piuttosto che individuali in nome della comunità e della fratellanza e che pretendono il sacrificio delle libertà individuali a priori, ma riguarda anche i regimi che in nome di una qualunque rivoluzione di unità nazionale sopprimono la libertà dei loro cittadini, ma riguarda anche i partiti e i sindacati nella misura in cui facciano prevalere la lealtà di gruppo a prescindere dalla libera discussione e dal confronto di interessi e punti di vista diversi e anche in conflitto. Riguarda, più in generale, tutte quelle concezioni in cui la comunità e i suoi legami, a partire dalla famiglia, vengono considerati prevalenti rispetto agli individui".

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Apprendo solo ora, navigando su Internet, della morte di Luigi Cascioli avvenuta il 15 marzo 2010 e mi dispiace perché, per quanto non condividessi le sue tesi, gli volevo bene e ci eravamo anche scambiati alcune email nel 2005, nel 2006 e che conservo ancora nell'hard disk. Luigi Cascioli era un ateo che non credeva all'esistenza storica di Gesù, tanto più che scrisse un libro: "la favola di Cristo", dove esponeva i suoi studi e le sue tesi in merito. Cascioli poi portò anche avanti con coraggio un processo legale contro la Chiesa cattolica raggiungendo una risonanza internazionale a quei tempi.

Lo voglio ricordare con uno dei tanti video in cui se ne parla e che si possono trovare sparsi per la Rete.


Io ho sempre sostenuto che l'esistenza storica di Gesù è dimostrata dalla Verità portata dai Vangeli e dalla testimonianza della Chiesa stessa che a distanza di duemila anni è ancora lì a testimoniare e ad annunciare la nascita, la morte e la risurrezione di un uomo di nome Gesù. "Sarete miei testimoni" disse Gesù ai suoi discepoli. Conterà pur qualcosa la testimonianza di tante persone nel corso della Storia davanti al mondo.


Nell'udienza generale del 20 gennaio 2010 dedicata alla settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, il Papa Benedetto XVI ha tenuto un interessante discorso che merita essere letto o ascoltato.

Dice il Papa nell'udienza generale: "Così vediamo che c'è una dimensione della nostra responsabilità nel fare tutto ciò che è possibile per arrivare realmente all'unità, ma c'è l'altra dimensione, quella dell'azione divina, perché solo Dio può dare l'unità alla Chiesa. Una unità "autofatta" sarebbe umana, ma noi desideriamo la Chiesa di Dio, fatta da Dio, il quale quando vorrà e quando noi saremo pronti, creerà l'unità.

Nel Vangelo di Giovanni, al capitolo 17, Gesù si rivolge al Padre con un discorso molto profondo, nel quale spiega importanti concetti di fede che vorrei sintetizzare in dieci punti:

1) Gesù ha ricevuto da Dio il potere sopra ogni essere umano.
2) Gesù spiega cosa è la vita eterna: conoscere Dio e conoscere colui che Dio ha mandato, cioè Gesù.
3) Gesù non prega per il mondo, ma prega per i suoi discepoli, per coloro che osservano la parola di Dio e che a Dio appartengono.
4) Gesù mette in comunione con il Padre ogni cosa, in una comunione dei beni.
5) Gesù chiede al Padre di custodire nel suo nome i suoi discepoli perché siano una cosa sola.
6) Gesù vuole che i suoi discepoli abbiano in loro la pienezza della gioia di Gesù.
7) Gesù chiede a Dio di custodire i suoi discepoli dal maligno e non di toglierli dal mondo.
8) Gesù chiede a Dio di consacrare i suoi discepoli nella verità, perché la parola di Dio è verità.
9) Gesù prega anche per quelle persone che, per la parola dei suoi discepoli, crederanno in Gesù, perché tutti siano una cosa sola, perfetti nell'unità tra di loro, con Gesù e con il Padre, perché il mondo creda che Gesù è stato mandato da Dio.
10) Gesù promette a tutti i credenti di fare conoscere il nome di Dio per poter essere in loro e perché lo stesso amore di Dio per Gesù sia in loro.

(I 10 punti hanno spostato il video a ottobre 2010 :-))

Dalla lettura del capitolo 17 del Vangelo di Giovanni emerge quindi una cosa importante: l'unità dei cristiani è tra gli elementi fondamentali per la salvezza dell'uomo. Sì, perché non c'è salvezza senza credere in Gesù, non c'è salvezza senza unità.

Gv. 17,20-21: Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato

Perché?

Perché come dice lo stesso evangelista: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio perché chi crede in lui (non muoia e) non vada perduto ma abbia vita eterna (Gv 3,16)

Certamente l'unità dei cristiani è opera di Dio come dice il Papa, ma Dio non aspetta che i cristiani siano pronti, per creare l'unità. Ha forse Dio aspettato che il suo popolo fosse pronto, per mandare Gesù? No, infatti il suo popolo non lo ha saputo accogliere. Se Dio avesse aspettato che il suo popolo fosse pronto, per mandare Gesù, molto probabilmente a quest'ora lo dovrebbe ancora mandare.

Dio non aspetta che i cristiani siano pronti per realizzare la loro unità, perché ne va di mezzo la loro salvezza e siccome Dio è amore e siccome l'unità dei cristiani è fondamentale alla salvezza dell'uomo, Dio realizza l'unità dei cristiani a partire dalla risurrezione di Gesù nella Chiesa corpo mistico di Gesù, soltanto che incontra la resistenza dell'uomo, del cristiano stesso che non comprende la grandezza dell'amore di Dio e costruisce intorno a sé muri, confini e paletti.

Uno dei principali ostacoli che l'uomo pone alla realizzazione dell'unità chiesta da Gesù è la proprietà privata. La proprietà privata è un abuso dell'uomo sull'uomo, perché sottrae un bene di tutti per destinarlo all'uso esclusivo di una singola persona, abuso che l'uomo esercita con la forza e con la guerra o con la legge. La proprietà privata distingue tra ciò ciò che è mio e ciò che è tuo. Invece Gesù mette tutto in comune con il Padre e di conseguenza con i credenti, in una completa comunione dei beni: Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue sono mie, e io sono glorificato in loro Gv. 17,10

O forse pensiamo che Dio voglia creare l'unità dei cristiani dove ogni cristiano si tiene ben stretto il proprio pezzetto di proprietà in forza della legge dello Stato ?

Allora, il cristiano è invitato a chiedersi se è pronto a mettere tutto in comune, perché senza comunione dei beni materiali e spirituali, secondo me, non ha senso parlare di unità.

Allora, siamo pronti per l'unità dei cristiani? Se non siamo pronti, spiace dirlo, ma mettiamo in gioco la nostra salvezza, vanificando il sacrificio di Gesù. Oppure preferiamo che sia Dio a compiere l'unità dei cristiani per mezzo dell'amore che si fa croce?

Il tuo volto, Signore, voglio far risplendere
Il tuo volto, Signore, voglio far risplendere
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