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    <title>Dio + Amore = Gesù e il Vangelo</title>
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    <updated>2012-05-22T09:23:27Z</updated>
    <subtitle>Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio perché chi crede in lui non muoia ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16)</subtitle>
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    <title>Famiglie e immobili collabenti</title>
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    <published>2012-05-21T22:30:00Z</published>
    <updated>2012-05-22T09:23:27Z</updated>

    <summary>Collabente è un termine tecnico, un aggettivo che si usa per indicare un edificio cadente che sta andando in rovina.Ad essere collabenti non sono solo gli immobili vetusti o colpiti dal terremoto e che godono dell&apos;esenzione IMU. Collabenti sono anche le persone anziane, i disbili e quelle malate, le famiglie senza lavoro.</summary>
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        <name>Prisma</name>
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    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.dioamore.org/">
        <![CDATA[<p>"Collabente" è un termine tecnico, un aggettivo che si usa per indicare un edificio cadente che sta andando in rovina. Gli edifici collabenti vengono accatastati nella categoria F/2 al Catasto fabbricati e dovrebbero essere esenti dal pagamento <strong>dell'IMU</strong> perché non è prevista l'attribuzione di una rendita catastale per quei fabbricati rientranti in quella categoria.</p>

<p><strong>Ad essere collabenti</strong> non sono solo gli immobili vetusti o lesionati dal terremoto e che godono dell'esenzione IMU. Collabenti sono anche le persone anziane, i disabili e i malati. Collabenti sono le persone che restano senza lavoro: tutti soggetti che, come gli edifici collabenti, dovrebbero essere esentati dal pagamento dell'IMU o meglio ancora, chiamate a partecipare nella condivisione del lavoro. Il lavoro, come anche la proprietà, non può essere esclusivo, ma è una risorsa che va condivisa tra tutti nessuno escluso.</p>

<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/G-MtzrgIf7E" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>

<p><strong>Collabente è soprattutto la famiglia</strong> come istituzione sociale. Lo dimostra l'ennesima tragedia famigliare di ieri dove un padre rimasto senza lavoro e depresso ha ucciso i suoi due figli di quattro e un anno, gettandoli nel vuoto dal sesto o settimo piano, dopo aver forse litigato con la moglie (moglie o compagna?) per questioni economiche e finanziarie, per poi suicidarsi gettandosi nel vuoto pure lui, avendo tentato di buttare nel vuoto pure la moglie che però è riuscita a fuggire. Così dicono le agenzie di stampa. Una famiglia distrutta. Evidentemente la mentalità patriarcale più bieca sulla quale si fonda la nostra società, considera i figli proprietà esclusiva del padre, anziché risorse comuni, padre che ne fa quello che vuole, anche a costo della loro vita.</p>

<p><strong>Questa è la società patriarcale</strong> fondata sul matrimonio e sui suoi surrogati: una società ghettizzata in tante famiglie spesso chiuse su se stesse e recintate in quattro mura, affinché sia garantita la certezza della paternità al maschio di turno. Funziona quando tutto va bene e quando tutti sono felici e contenti. Ma basta una crisi, una malattia o la perdita del lavoro, per buttare tutto a gambe all'aria, mettendo a nudo la fragilità e l'ipocrisia dei nostri rapporti umani e famigliari</p>

<p><strong>Per restare in materia edifici collabenti</strong>, ho letto da qualche parte che lo Stato italiano di natura patriarcale pare non risarcisca più i danni agli edifici provocati da calamità naturali. </p>

<p>Quindi, lo Stato italiano, di fronte alla crisi economica e alla miseria che ne deriva, come i genitori nella fiaba di Pollicino, che fa? Abbandona i suoi figli, i suoi cittadini, nel bosco, facendogli capire che da ora in poi si devono aggiustare da soli con le proprie forze, costringendoli così a ricorrere all'assicurazione volontaria privata, e molto probabilmente, molto presto anche alla pensione privata e all'assistenza sanitaria privata. La tendenza patriarcale è proprio quella di eliminare il sociale per privatizzare, cioè per responsabilizzare i figli cittadini, per renderli indipendenti, affinché si formino una loro famiglia e non facciano i "senatori" a vita.</p>

<p>Nella storiella di Pollicino, alla fine è Pollicino, è il figlio che, tornando a casa con i suoi sette fratelli, ricco di oro, libera i genitori dalla fame e dalla miseria. <strong>E' il sogno di ogni padre e di ogni genitore</strong>: il figlio che si realizza economicamente e li sostiene nella loro vecchiaia (al posto della pensione). Così è per lo Stato patriarcale: sono i cittadini che dovrebbero liberare lo Stato e i suoi funzionari, cioè la P.A. dalla fame e dalla miseria che li attanaglia giorno dopo giorno, usando l'astuzia e l'intelligenza, proprio come fa Pollicino tornando a casa con tanto oro (da tassare).</p>

<p>Purtroppo, la mente di quel padre suicida, sperimentando sulla propria pelle l'utopia e l'inganno della società patriarcale, si è ribellata a quel sogno distruggendo la sua stessa famiglia.<br />
</p>]]>
        
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    <title>Essere fecondi, beatitudine o infelicità?</title>
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    <published>2012-05-17T22:30:00Z</published>
    <updated>2012-05-17T22:36:48Z</updated>

    <summary>Perché beate le mammelle che non hanno allattato? Di sicuro le mammelle degli uomini non allattano. Allora, in quei giorni che verranno saranno solo gli uomini ad essere beati? Però anche le mammelle delle donne possono non aver allattato. Perché beate? Per una donna la sterilità può essere motivo di frustrazione, non di beatitudine.</summary>
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        <name>Prisma</name>
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        <category term="Gesù e il Vangelo" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
    
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.dioamore.org/">
        <![CDATA[<p>"Siate fecondi e moltiplicatevi". Cosa vuol dire essere fecondi? La definizione dello Zingarelli è: "<em>Detto di donna o di femmina di animali che può procreare</em>". Sinonimo: fertile. Contrario: sterile.</p>

<p>La fecondità è quindi una faccenda che riguarda la donna, le femmine in generale.</p>

<p>Ma Gesù puntualizza: "<em><strong>Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato.</strong></em>" Luca 23,29.</p>

<p>Ma come? Beate le sterili?</p>

<p>Che cosa vuol dire Gesù con quella frase? E' un messaggio rivolto agli uomini o alle donne o a entrambi? </p>

<p>Perché beate le sterili? </p>

<p><strong>Perché beati i grembi che non hanno generato?</strong> Che fine fa l'ordine di Dio: "Siate fecondi e moltiplicatevi" in questo caso? Per essere fecondi e per moltiplicarsi non si deve essere sterili. Qui Gesù pare entrare in contraddizione con se stesso, lui che è quel Dio che in origine invita l'uomo ad essere fecondo e a moltiplicarsi. I grembi che non generano sono di sicuro quelli degli uomini. Anche i grembi delle donne possono non generare se sono sterili. E le donne che hanno generato, in quei giorni che verranno cosa diventano? Donne Infelici?</p>

<p><strong>Perché beate le mammelle che non hanno allattato?</strong> Di sicuro le mammelle degli uomini non allattano. Allora, in quei giorni che verranno saranno solo gli uomini ad essere beati? Però anche le mammelle delle donne possono non aver allattato. Perché beate? Per una donna la sterilità può essere motivo di frustrazione, non di beatitudine.</p>

<p><strong>Qual è il significato di quella frase?</strong> Cosa vuole dire Gesù con quell'annuncio di beatitudine per le sterili?</p>

<p><strong>Perché Gesù non si rivolge anche agli uomini</strong>, visto che un grembo, per generare, ha bisogno del contributo dell'uomo? Ma se quel grembo è sterile, il contributo dell'uomo diventa superfluo.</p>

<p>Appunto. Per Gesù il contributo del marito ufficiale è superfluo (vedi Giuseppe). Evidentemente per Gesù esiste un tempo (arrivano dei giorni) nel quale la fecondità e la maternità non si fermano più al grembo delle donne, ma lo oltrepassano andando verso orizzonti infiniti dove la fecondità e la conseguente beatitudine non consiste nel generare e nell'allattare corpi carnali e mortali, ma nel generare "corpi" la cui vita è ad un livello tale da essere eterna e beata. E quella vita sei tu che puoi generarla partendo da te stesso, moltiplicandoti nel rinascere a te stesso per prima cosa, dando vita alla vera beatitudine: la tua, anche se sei sterile e le tue mammelle non hanno mai allattato. Altrimenti non avrebbe senso il comando di Dio: "Siate fecondi e moltiplicatevi".</p>]]>
        
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    <title>Mario Calabresi e il dramma dei suicidi</title>
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    <published>2012-05-11T11:30:00Z</published>
    <updated>2012-05-11T17:37:57Z</updated>

    <summary>Mario Calabresi, direttore del quotidiano La Stampa scrive un articolo dal titolo: il dramma dei suicidi oltre le cifre.</summary>
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        <name>Prisma</name>
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        <category term="La morte e la vita" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
    
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.dioamore.org/">
        <![CDATA[<p><strong>Mario Calabresi</strong> è il direttore de "La Stampa" di Torino, figlio del commissario Luigi Calabresi ucciso da esponenti politici estremisti appartenenti a Lotta Continua nel 1972, quando lui era ancora un bambino di due anni, come riporta Wikipedia. Omonimo di Monti, Mario Calabresi oggi scrive un articolo di fondo sul quotidiano torinese dal titolo: "Il dramma dei suicidi oltre le cifre", forse in risposta alla rubrica "Buongiorno" di ieri, dal titolo "Chi suicida chi" del vicedirettore Massimo Gramellini, il quale si chiede: "<em>Ci mancava il dibattito sui suicidi: di chi è la colpa se le persone in crisi si ammazzano, di Monti o di Berlusconi?</em>", articoli reperibili online.</p>

<p>Nel suo articolo, il direttore Calabresi scrive: "<em>Se guardiamo al 2010, l'anno più vicino su cui ci siano cifre ufficiali, scopriamo con spavento che ci sono stati 3048 suicidi, di cui, secondo l'Istat, 187 «per motivazioni economiche». Uno ogni due giorni, una frequenza apparentemente maggiore di quella che abbiamo registrato dall'inizio dell'anno (nel 2012 i casi di questo tipo sembrerebbero essere una quarantina). Secondo l'istituto di ricerche economiche e sociali, l'Eures, le morti dettate da ragioni di fallimenti, debiti e disoccupazione nel 2010 erano addirittura una al giorno. <strong>La prima cosa che mi colpisce è il silenzio che abbiamo dedicato a queste persone, li abbiamo lasciati andare via senza accorgercene, senza nemmeno saperlo, senza che nessuno si stringesse alle loro famiglie. Alcuni di loro forse hanno conquistato una notizia nelle pagine locali, per molti altri solo il silenzio della sepoltura</strong></em>."</p>

<p>Ma come fa un giornalista, un direttore di una testata giornalistica importante a non accorgersene del dramma che si consuma sotto i suoi occhi e a non parlarne? Agli inizi del 2010, più di due anni fa, già me ne accorsi io che, pur non essendo un giornalista ma un comune mortale che naviga su Internet, nel mio piccolo denunciai il dramma dei suicidi scrivendolo sul sito www.centroaccoglienza.org negli ultimi due o tre post dal titolo: "<a href="http://www.centroaccoglienza.org/la_morte/imprenditore_suicida.php" target="_blank">Imprenditore suicida</a>" e "<a href="http://www.centroaccoglienza.org/disagio_socioesistenziale/suicidi_a_go_go.php" target="_blank">Suicidi a go go</a>". Mi era bastato inserire la parola "suicidio" nel motore di ricerca di Google per accorgermi del dramma che si stava consumando sotto i miei occhi.</p>

<p><strong>Va pure ricordato</strong> che diversi suicidi non compaiono come tali ma compaiono come incidenti stradali del sabato sera dovuti all'alcool, alla forte velocità o a qualche malore. In realtà credo che molti di quegli incidenti stradali possano rientrare nei tentativi di suicidio. La chiamano la "strage del sabato sera" o bravata giovanile, forse per pudore.</p>

<p>In quei post che scrissi più di due anni fa, feci presente, traendo spunto da un discorso di Gesù accusato di essere Belzebù, che il diavolo è sempre assassino e mai suicida, perché se il diavolo fosse suicida il suo regno si indebolirebbe e cesserebbe di esistere. Il male, quindi, non si estingue mai da solo, ma va riconosciuto là dove si presenta per poterlo neutralizzare e renderlo inoffensivo.</p>

<p>Da allora non scrissi più post su quel sito perché il suicidio è l'epilogo di un dramma oltre il quale serve a poco continuare a scrivere.</p>

<p>Mario Calabresi poi prosegue chiedendosi: "<em>Tutta colpa dell'informazione, che prima ha sottovalutato e adesso gonfia?</em>" </p>

<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/oTAnd2ft5-Q" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>

<p></p>

<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/3ixg9xCuphI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>

<p><strong>No, non è solo colpa dell'informazione</strong> che trascura il fenomeno o lo amplifica rischiando di promuovere fenomeni di emulazione. Secondo me la colpa è della società patriarcale pessimista per sua natura, società che fa della famiglia patriarcale fondata sul matrimonio monogamico un ghetto di solitudine e della proprietà privata ad essa collegata il perno sul quale tutto il resto ruota, Legge compresa, sacrificando sull'altare del diritto alla certezza della paternità ogni valore umano, rendendo così l'uomo preda della sua solitudine e del suo debito quando la famiglia non risponde più ai bisogni dell'uomo.</p>

<p>Mariooooo ...., coraggio! Incominciamo a pensare a come promuovere l'eliminazione della proprietà privata in prospettiva di una economia di comunione. Te la senti? O preferisci restare complice di questa società patriarcale che ti ha reso orfano di padre in tenera età dimostrando, in questo modo, che si può crescere responsabilmente e in sapienza anche senza la presenza di un padre terreno, come la tua vita dimostra?</p>]]>
        
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    <title>In volo nel buio - Dio ti guarda</title>
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    <published>2012-05-05T19:00:00Z</published>
    <updated>2012-05-05T19:25:39Z</updated>

    <summary>La preghiera che Dio incarnato ha insegnato ai suoi discepoli liberi da ogni debito e recitata dai cristiani, dice: e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori.</summary>
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        <![CDATA[<p>In volo nel buio.</p>

<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/8qJr7MRh9gM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>

<p>Dio si incarna là dove tu non te lo aspetti e ti guarda non solo dalle nuvole bianche, ma anche dal buio.</p>

<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/CdDDY5nVA3A" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>

<p>La preghiera che Dio incarnato ha insegnato ai suoi discepoli liberi da ogni debito e recitata dai cristiani dice: </p>

<p><big><big><big><em><strong> e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Mt. 6,12</strong></em></big></big></big></p>

<p>Dio ti conosce e prepara per te una musica perché tu comprenda che Lui non parla a vanvera.</p>

<p>Marioooooo...... !!!</p>]]>
        
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    <title>Tramonti</title>
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    <published>2012-05-03T10:00:00Z</published>
    <updated>2012-05-03T10:27:27Z</updated>

    <summary>Dopo il primo tramonto viene la notte di 12 ore, il buio, in attesa di un&apos;alba che potrebbe non esserci più  perché cancellata dall&apos;arrivo del secondo tramonto che porta un&apos;altra notte di 12 ore.</summary>
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        <![CDATA[<p>Due Tramonti</p>

<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/gwk8KOfw7d0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>

<p>Dopo il primo tramonto viene la notte di 12 ore, il buio, in attesa di un'alba che potrebbe non esserci più  perché cancellata dall'arrivo del secondo tramonto che porta un'altra notte di 12 ore.</p>

<p>Io, come cristiano, confido nella risurrezione del terzo giorno.</p>

<p><br />
</p>]]>
        
    </content>
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    <title>Il popolo e i centurioni</title>
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    <published>2012-05-02T17:30:00Z</published>
    <updated>2012-05-02T17:54:14Z</updated>

    <summary>Come commentare queste immagini di rivolta? Perché i cittadini di Torino contestano e fischiano il loro Sindaco Piero Fassino? Che senso ha votare un Sindaco per poi fischiarlo? Quale gratificazione umana può provare un politico eletto Sindaco a sentirsi fischiato? Ci manca solo più che i cittadini gridino &quot;in croce, in croce&quot;. </summary>
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    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.dioamore.org/">
        <![CDATA[<p>Come commentare queste immagini di rivolta proprio nel giorno in cui si festeggia il lavoro, il primo maggio? Perché i cittadini di Torino contestano e fischiano il loro Sindaco Piero Fassino? Che senso ha votare un Sindaco per poi fischiarlo? Quale gratificazione umana e politica può provare un politico eletto Sindaco a sentirsi fischiato e contestato? Ci manca solo più che il popolo gridi "in croce, in croce". Il popolo, la folla non ragionano con il cuore, ma ragionano con la pancia, ragionano di portafoglio. Perché il popolo non canta e non balla tutto festante insieme al suo Sindaco?</p>

<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/VlpDwaI8KpA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>

<p>Cosa ci fanno tutti quei poliziotti e carabinieri alla festa del lavoro? Pare che i cittadini non gradiscano la scuola privata, la gestione degli asili e delle scuole in mano ai privati e preferiscano la scuola a gestione pubblica. Beh, hanno ragione, la scuola, come l'acqua, deve restare pubblica. Ma cosa c'entra con il lavoro?</p>

<p>Perché la polizia carica e picchia i cittadini che manifestano un disagio sociale invece di vigilare sulla loro incolumità?</p>

<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/5hJD6J02gDg" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>

<p>Perché alcuni cittadini assaltano il Municipio di Torino con delle scale, in barba alla legge 626, senza le necessarie misure di sicurezza, rischiando la vita o di farsi male? Mica sono pompieri che devono andare a spegnere un incendio.</p>

<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/ShPtuH9MYUA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>

<p>Perché quei giovani hanno appeso quello striscione sul terrazzo con scritto sopra "Liberi tutti" o "Tutti liberi"? Non potevano appenderlo a casa loro? Evidentemente ha un significato politico quella richiesta di libertà. Qualcuno si sente prigioniero di qualcosa? Ma di cosa? Non lo so. Io, per esempio, come cittadino, mi sento prigioniero della burocrazia che lo Stato, ma anche Comune, Provincia e Regione ti impone e vorrei essere liberato da tanti adempimenti burocratici che ritengo inutili, controproducenti e che comportano una gran perdita di tempo e anche di soldi, risorse e tempo sottratto alla tua vita, ai tuoi cari.<br />
</p>]]>
        
    </content>
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    <title>La monotonia del posto fisso</title>
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    <published>2012-05-01T13:30:00Z</published>
    <updated>2012-05-01T18:49:43Z</updated>

    <summary>Oggi, 1° maggio è la festa del lavoro o dei lavoratori. Per cui ho deciso di fare un post per dire quello che penso. Parlare di festa del lavoro è una assurdità ed una ipocrisia, secondo me, perché l&apos;uomo non è nato per lavorare. Il lavoro secondo il libro della Genesi è la conseguenza del peccato originale, la disubbidienza a Dio, la disubbidienza al Padre.</summary>
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        <category term="Vangelo vissuto" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
    
    
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        <![CDATA[<p>Oggi, 1° maggio è la festa del lavoro o dei lavoratori. Per cui ho deciso di fare un post per dire quello che penso. Parlare di festa del lavoro è una assurdità ed una ipocrisia, secondo me, perché l'uomo non è nato per lavorare e sudare. Il lavoro secondo il libro della Genesi è la conseguenza del peccato originale, la disubbidienza a Dio, la disubbidienza al Padre. Dio punisce l'uomo disubbidiente scacciandolo dal paradiso terrestre mandandolo a lavorare e a sudare per guadagnarsi il pane. E' chiaro il discorso? Se vuoi stare nel giardino di Dio, gli devi ubbidire. Ma in origine non era così. Infatti Dio ha creato l'uomo per metterlo nel suo giardino e coccolarselo. Per cui il lavoro è una gran maledizione sotto certi punti di vista, perché è fatica e sudore. Festeggiarlo con una festa, secondo me è solo ipocrisia allo stato puro.</p>

<p>Al di là di questo, il lavoro è stato oggetto di molte battaglie sociali da parte dei lavoratori nel corso della storia, battaglie che hanno portato il lavoro ad essere regolamentato e tutelato dalla Legge. Una di queste tutele in Italia è l'art. 18 dello Statuto dei lavoratori, in merito al licenziamento senza giusta causa.</p>

<p><strong>Recentemente Mario Monti</strong> ha iniziato una campagna psicologica e mediatica contro l'art. 18  per arrivare ad una sua riforma e superamento, partendo dal principio che l'art. 18 può essere pernicioso per lo sviluppo dell'Italia. "Non è un tabù. L'articolo 18 può essere pernicioso per lo sviluppo dell'Italia"; viene riportato da "il Fattoquotidiano" del 01/02/2012 .  Cosa significa "pernicioso"? Secondo lo Zingarelli, vocabolario della lingua italiana, pernicioso significa: "<em>Che provoca gravi danni, che comporta conseguenze funeste</em>". Nella trasmissione televisiva "Matrix" Mario Monti rincara la dose dicendo: "Ma che monotonia il posto fisso". Ascoltalo:</p>

<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/grlZnS9Fn34" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>

<p><strong>Mario Monti ha ragione dal suo punto di vista di esponente patriarcale</strong> del governo. Ma quello che voglio qui sottolineare è che il lavoro diventa maledizione e iniquità sociale quando il frutto del tuo lavoro e quindi delle tue fatiche va a beneficio quasi esclusivo di altri e non viene condiviso equamente tra tutti. E' insopportabile lavorare 4, 8, 12,16,20 ore al giorno a quasi esclusivo beneficio di un padrone o di uno Stato che ti sfrutta approfittando di una <strong>situazione contingente a te sfavorevole</strong>, di una classe politica e amministrativa patriarcale che siede in Parlamento o nelle Regioni, o nelle Province o nei Comuni o in Europa o all' Onu e stipendiata 10 volte di più di quanto sei stipendiato tu. Per fare cosa, poi? Fa rabbia e crea un malcontento che può sfociare in ribellione, se non fosse represso dal potere patriarcale attraverso l'uso delle forze dell'ordine che reprimono con la forza e la violenza ogni forma di ribellione che faccia uso della violenza.</p>

<p><strong>Mario Monti vede la monotonia del posto fisso</strong>, ma non vede o fa finta di non vedere la monotonia del matrimonio monogamico patriarcale dove, per coerenza ai principi religiosi del patriarcato, ti toccherebbe vivere tutta la vita con la stessa persona. Non si tratta di posto fisso, ma di consorte fisso. Ora, se l'Italia è riuscita ad andare oltre il matrimonio introducendo il divorzio che ti svincola dal consorte fisso, non vedo perché non si possa fare la stessa cosa con il posto fisso, secondo la più classica tradizione patriarcale che ti vuole ubbidiente al patriarca datore di lavoro e licenziarti se non gli ubbidisci muto e rassegnato.</p>

<p>Il matrimonio è un contratto come lo è il contratto di lavoro. Alla base di questi contratti ci sta poi sempre lei: quella bestia nera che è la proprietà privata regolamentata dalla legge patriarcale. In entrambi i casi la legge prevede comunque delle tutele ipocrite per i soggetti più deboli: la donna nel matrimonio, il lavoratore nel lavoro. Ma la legge la detta il patriarca a sua tutela, al principale fine di garantirsi la certezza della proprietà dei propri figli e non quella di altri padri, cioè della paternità.</p>

<p>Ho parlato prima di situazione contingente a te sfavorevole. Qual è questa situazione contingente a te sfavorevole? E' quella di nascere nudo e nullatenente, per di più con un debito sulla groppa determinato dal peccato originale per aver disubbidito al Padre. E' una situazione che volente o nolente tu erediti e che ti rende "schiavo" di chi è più anziano di te, di chi è venuto prima di te che sono i tuoi genitori di cui tu sei loro proprietà privata fino alla maggiore età e anche oltre.</p>

<p><strong>Tu non nasci libero</strong>, ma appartieni principalmente ai tuoi genitori, e in seconda battuta, in loro mancanza, ai tuoi nonni o ai tuoi zii e zie. Genitori che di te sono responsabili facendo di te una loro esclusiva proprietà privata e ai quali tu devi l'onore e il rispetto, secondo i più comuni canoni della società patriarcale.</p>

<p><strong>La società patriarcale</strong> fa della proprietà privata il perno sul quale tutto il resto ruota: dai beni materiali al lavoro che quei beni li produce e gestisce. Finché ubbidisci al padre come figlio di sua proprietà esclusiva e quindi ubbidisci ai tuoi genitori terrestri, puoi godere del paradiso terrestre e dei beni del padre. Ma come ti azzardi a disubbidire al padre, rischi di finire fuori dal paradiso terrestre, rischi di essere scacciato, non più riconosciuto come figlio legittimo, ma come figlio di prostituzione e devi andare a lavorare, a sudare come punizione della tua disubbidienza. </p>

<p>Così sei scacciato anche dalla Chiesa, se non ubbidisci al Magistero della Chiesa e al Papa e devi andare a lavorare, a sudare per guadagnarti il pane celeste. Così sei scacciato dallo Stato con l'espulsione se non ubbidisci alle sue leggi e così sei scacciato dall'azienda dove lavori, sei licenziato se non ubbidisci al datore di lavoro, al padrone. </p>

<p>Capisci quindi che l'art. 18 è una palla al piede per i padri padroni che devono competere con altri padroni ed eliminare il parassitismo di chi ha poca voglia di lavorare per arricchire altri soggetti, così come tu vorresti eliminare il parassitismo nelle amministrazioni pubbliche licenziando i politici dal Parlamento o da altre istituzioni pubbliche. Peccato solo che loro sono i "padri" che comandano e tu per loro sei solo un figlio ribelle.</p>

<p>In questo video puoi vedere come l'indottrinamento patriarcale agisce in profondità nelle menti dei figli.</p>

<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/8qOA0qSA1wo" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>

<p><strong>Ma Gesù è venuto per scardinare il patriarcato</strong> terrestre più dispotico, fin nelle sue fondamenta, pagando di persona, per inaugurare un patriarcato celeste e un matriarcato terrestre, facendoci tutti fratelli e figli di un unico Padre celeste, non terrestre e di una unica madre terrestre che è la Chiesa di Gesù animata dallo Spirito Santo. "Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?" Chiede Gesù a quelli che erano venuti per dirgli che sua madre e i suoi fratelli lo aspettavano fuori per parlargli. Gesù risponde che quelli che fanno la volontà del Padre suo che è nei cieli sono sua madre e i suoi fratelli, indicando i suoi discepoli.</p>

<p><strong>La volontà del Padre celeste</strong> non è la volontà di Mario Monti che inasprisce la tassazione sulla terra per pagare un debito che in realtà non esiste se non nella contabilità dei sacerdoti del dio denaro al fine di continuare a garantirsi gli stipendioni che si danno in barba alla miseria che li circonda. La volontà del padre celeste  non è nemmeno la volontà dello Stato che persegue con rigore chi viola le sue leggi, generando suicidio e morte fuori e dentro le carceri. La volontà del Padre celeste è la tua salvezza che si realizza soltanto nell'unità consapevolmente accettata. Tuttavia non ci può essere vera unità fino a quando c'è la proprietà privata frutto del patriarcato terrestre che sottrae i beni appartenenti alla comunità per fare discriminazioni generando iniquità sociali.</p>

<p><strong>Solo nell'unità</strong> voluta da Gesù, dove la proprietà privata viene bandita in favore di una economia di comunione, il lavoro dà dignità all'uomo che non ha più bisogno di un posto fisso e lo gratifica permettendogli di lavorare la terra senza sudare, ovunque si trovi, per guadagnarsi quel pane celeste che gli permette di emanciparsi dalla schiavitù del lavoro stesso e dalla legge che lo regolamenta, rendendolo cittadino del mondo.</p>]]>
        
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    <title>Analisi di Breakeven, val la pena vivere?</title>
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    <published>2012-04-27T13:00:00Z</published>
    <updated>2012-04-27T14:18:30Z</updated>

    <summary>L&apos;analisi di Breakeven si studia ad economia, soprattutto in merito alla valutazione di un investimento in ambito aziendale. Possiamo fare una analogia con l&apos;analisi di breakeven e valutare dove collocare il breakeven point della vita?</summary>
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        <name>Prisma</name>
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    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.dioamore.org/">
        <![CDATA[<p>L'analisi di Breakeven si studia ad economia, soprattutto in merito alla valutazione di un investimento in ambito aziendale. Io ebbi modo di studiarla al Poli di Torino in merito al corso di economia e tecnica aziendale, corso tenuto dal prof. ing.<strong> Antonino Caridi</strong>, durante il quale si tennero alcuni seminari dove vennero invitati illustri professori della Facoltà di Economia e Commercio di Torino, tra i quali il prof.<strong> Gian Maria Gros Pietro</strong> e il prof. <strong>Re</strong> di cui non ricordo bene il nome.</p>

<p><strong>L'analisi di breakeven</strong> in parole povere non è altro che l'analisi di ammortamento di un investimento e verte sul calcolo del punto di breakeven o punto di pareggio, il punto dove un investimento o un debito viene ammortizzato. Cosa vuol dire ammortizzare? Vuol dire: ammortare, effettuare un ammortamento, cioè estinzione graduale di un debito. Etimologicamente significa mandare a morte il fuoco, spegnere o estinguere un incendio.</p>

<p>Illustri economisti come <strong>Mario Monti</strong> dovrebbero conoscere bene la materia e saperci dire dove collocano per l'azienda Italia il punto di breakeven di un investimento o di un debito rappresentato dall'ammontare di tasse che viene pagato dai cittadini.</p>

<p><strong>Di solito il punto di breakeven</strong> Q si calcola con la formula Q= F/(P-V) dove F è la somma dei costi fissi e rappresenta l'investimento totale, P è il prezzo del prodotto venduto o del servizio erogato, V rappresenta  il costo variabile da sborsare per poter produrre il prodotto o erogare il servizio.</p>

<p><br />
<iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/kKcNZaW_9XI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>

<p><strong>Questo vale in ambito aziendale</strong>. Per quanto invece riguarda la vita di un uomo, chiediamoci: val la pena di vivere con un debito? No, non val la pena di vivere dovendo pagare dei debiti, non vale assolutamente la pena di vivere indebitati. Meglio la morte alla schiavitù del debito.</p>

<p><strong>Allora possiamo fare una analogia</strong> con l'analisi di breakeven e valutare dove collocare il breakeven point della vita, il punto di ammortamento del debito o, se vogliamo, dell'investimento nel corso della nostra vita per calcolare a che punto si ammortizza il debito per capire se ha senso continuare a vivere? </p>

<p><strong>Sì, possiamo farlo ed è semplice</strong>. Il punto di ammortamento o di breakeven  della vita è la morte. Lo dice la parola stessa. Per questo motivo molti imprenditori pagano con la vita, suicidandosi credendo erroneamente di pagare un debito che in realtà non hanno, perché il loro debito è già stato pagato, ma forse non lo sanno.</p>

<p>Ma questo aspetto forse nemmeno il cattolico Mario Monti lo conosce o fa finta di non conoscerlo. Del resto la dottrina ci insegna che ogni uomo viene alla luce con un debito, il debito del peccato originale che è il costo fisso totale F che rappresenta la somma dei debiti o dei costi fissi della vita. Ma questo debito è già stato pagato da Gesù con la sua morte. La morte di Gesù è il prezzo P pagato da Dio che è uguale a infinito perché Dio è infinito. Quindi è chiaro che la morte di Gesù ci libera da ogni debito presente e futuro <strong>collocando a zero il punto di breakeven</strong>, perché un qualsiasi costo o debito F finito diviso per (infinito meno un costo variabile comunque finito) fa comunque zero. E quindi finiamola di tassare i figli di Dio per fargli pagare un debito che è già stato pagato e ammortizzato da Gesù.</p>

<p>Hai capito Mario Monti o preferisci che sia Dio risorto a fartelo capire? Mario Monti, guarda che con Dio non si scherza.</p>

<p><br />
<div style="text-align: center;"><big><big><big><strong>(.)</strong></big></big></big></div></p>

<p><br />
</p>]]>
        
    </content>
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<entry>
    <title>Eliminare l&apos;IMU</title>
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    <published>2012-04-26T22:00:03Z</published>
    <updated>2012-04-26T22:09:59Z</updated>

    <summary>Chiedere al signore di eliminare l&apos;IMU, l&apos;Imposta Municipale Unica sulla casa,per introdurre la vera Economia di Comunione.</summary>
    <author>
        <name>Prisma</name>
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        <category term="Vangelo vissuto" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
    
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.dioamore.org/">
        <![CDATA[<p>Signore, in questi giorni si parla tanto della nuova tassa IMU: l'Imposta Municipale Unica sulla casa voluta dall'uomo che non ti conosce. Ho letto qualcosa in giro e ci ho capito poco. Per di più ho anche poco tempo e voglia per mettermi lì a calcolarla. Ho cose più importanti di cui occuparmi che non perdermi dietro a questa assurda tassa sulla casa. E come me, tante altre persone.  Per cui chiedo a Te Signore di eliminare l'IMU da subito, di abolirla definitivamente in modo da non sentirne più parlare. Signore, la vita è più importante del pagamento di una tassa, per cui toglimi sta IMU dai piedi, così come hai saputo togliere la sporcizia dai piedi dei tuoi discepoli..</p>

<p>Non è questione di fare o essere dei populisti. E' questione di introdurre la vera Economia di Comunione, dove tutto viene condiviso, non per finta, ma sul serio. Solo tu lo puoi fare nei termini e nei modi che ben conosci al fine della venuta del tuo regno.</p>

<p>Grazie Signore,<br />
per Te tutto è possibile, basta c(hi)(r)edere.</p>

<p><br />
<div style="text-align: center;"><big><big><big><strong>(.)</strong></big></big></big></div></p>

<p><br />
</p>]]>
        
    </content>
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    <title>La disubbidienza</title>
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    <published>2012-04-07T09:00:00Z</published>
    <updated>2012-04-26T22:20:20Z</updated>

    <summary>L&apos;omelia di Papa Benedetto XVI del 5 aprile 2012. Il voto di ubbidienza. Si deve ubbidire a Dio, non agli uomini.</summary>
    <author>
        <name>Prisma</name>
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        <category term="La Chiesa" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
    
    <category term="josephratzinger" label="Joseph Ratzinger" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#tag" />
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.dioamore.org/">
        <![CDATA[<p>L'omelia di Papa Benedetto XVI del 5 aprile 2012</p>

<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/QksGFiqj2NQ" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>

<p><strong>L'omelia di Benedetto XVI</strong> è spiritualmente molto profonda e precisa. Il Papa parte dal sacramento del sacerdozio, dove il vescovo, mediante l'imposizione delle mani e la preghiera introduce il discepolo nel sacerdozio di Gesù Cristo in modo da consacrarlo nella Verità come chiesto da Gesù al Padre nella sua preghiera sacerdotale. In questo contesto viene chiesto al discepolo di mettere la sua vita a disposizione di Gesù e non di se stesso, chiedendosi che cosa può dare il discepolo per Gesù e per gli altri o, più concretamente, come può il discepolo conformarsi a Cristo, il quale non domina ma serve, non prende ma dà.</p>

<p>Da qui, il Santo Padre accenna ad un documento di alcuni sacerdoti di un paese europeo dove si fa appello alla disubbidienza, in contrasto con le promesse sacerdotali, portando esempi concreti  di come possa esprimersi questa disubbidienza che dovrebbe ignorare decisioni definitive del Magistero della Chiesa come per esempio la questione della ordinazione delle donne. Il Papa si chiede se la disobbedienza è veramente una via per rinnovare la Chiesa e portarla  all'altezza dell'oggi come auspicano gli autori di tale appello. Si può percepire in questo, qualcosa nella conformazione a Cristo che è il presupposto di ogni vero rinnovamento, si chiede il Papa, o non è piuttosto solo la spinta a trasformare la Chiesa secondo le nostre idee e i nostri desideri.</p>

<p><strong>Il Papa ricorda che Gesù ha corretto le tradizioni umane</strong> che minacciavano di soffocare la Parola e la volontà di Dio per risvegliare le coscienze alla vera volontà di Dio e alla sua Parola sempre valida. A Gesù stava a cuore la vera ubbidienza contro l'arbitrio dell'uomo, concretizzando il suo mandato con la propria ubbidienza e umiltà fino alla croce rendendo così credibile la sua missione.</p>

<p><strong>Il Papa sottolinea</strong> che guardando alla storia post conciliare della Chiesa si può riconoscere il vero rinnovamento che ha assunto forme inattese in movimenti pieni di vita da rendere tangibile l'inesauribile vivacità della santa Chiesa, la presenza e l'azione dello Spirito Santo.</p>

<p>Il Pontefice poi invita a guardare alle persone che hanno dato vita a questi fiumi freschi di vita (i movimenti ecclesiali), tutte persone ricolme della gioia della fede, la radicalità dell'ubbidienza, la dinamica della speranza e la forza dell'amore. </p>

<p>Resta chiaro, secondo Benedetto XVI, che la conformazione a Cristo è il presupposto e la base di ogni rinnovamento.</p>

<p><br />
<hr /></p>

<p><br />
<strong>Il Papa ha ragione</strong>. Ogni vero rinnovamento, non solo nella Chiesa aggiungo io, deve partire da noi stessi, dalla conformazione a Cristo attraverso una conversione interiore.</p>

<p>Tuttavia se osserviamo  la figura di Gesù e quella dei suoi discepoii ci accorgiamo che ci troviamo difronte a dei veri disubbidienti. Infatti Gesù e i suoi discepoli erano i primi a disobbedire alla legge, all'autorità religiosa e all'insegnamento dei sacerdoti del loro tempo, violando per esempio il giorno del sabato o il rito del digiuno, come si legge in Marco cap. 2: "<em>... i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Si recarono allora da Gesù e gli dissero: 'Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?' ...  In giorno di sabato Gesù passava per i campi di grano, e i discepoli, camminando, cominciarono a strappare le spighe. I farisei gli dissero: 'Vedi, perché essi fanno di sabato quel che non è permesso?'</em>".</p>

<p><strong>Gesù risponde</strong>, sintetizzando, dicendo che la Legge è per l'uomo e non l'uomo per la legge (il sabato è per l'uomo). Gesù corregge le tradizioni umane subordinandole alle necessità dell'uomo. Quindi la Legge e le tradizioni devono essere al servizio dell'uomo e non viceversa. La legge deve andare incontro alle esigenze dell'uomo. Non è l'uomo che deve servire la Legge e le tradizioni. Il verbo "obbedire" non compare nei Vangeli, ma compare con altri termini e con sfumature diverse come: "ascoltare", "osservare". </p>

<p><strong>Gesù e i suoi discepoli tuttavia erano dei laici</strong> e non appartenevano alla classe sacerdotale, sebbene battezzati e tenuti al rispetto della legge mosaica e della Torah, non credo fossero vincolati dalle promesse sacerdotali che i sacerdoti di oggi fanno e che prevedono l'ubbidienza e il rispetto del vescovo. Per Gesù si trattava di disubbidire come laico e cittadino credente, all'autorità religiosa per ubbidire a Dio, non di disubbidire per cambiare una chiesa che ancora non esisteva.</p>

<p>Questo concetto di disubbidire per ubbidire a Dio lo ritroviamo in Atti, là dove Pietro invita ad obbedire a Dio e non agli uomini. Il discorso sulla disubbidienza  viene poi ripreso anche nel Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica al punto 465, dove si dice che: <em><strong>"il cittadino non deve in coscienza obbedire quando le leggi delle autorità civili si oppongono alle esigenze dell'ordine morale: 'Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini'</strong></em> At. 5,29".</p>

<p><strong>Il verbo "obbedire"</strong> è un brutto verbo dal mio punto di vista, perché presume un rapporto di sottomissione ad una volontà altrui in un ordine gerarchico. L'ubbidienza richiede umiltà e sottomissione nell'accettazione supina e incondizionata della volontà e degli ordini altrui. Tuttavia il Papa, nel suo discorso, fa riferimento al voto di  obbedienza al Vescovo e al Magistero della Chiesa che i sacerdoti e in genere i consacrati sono tenuti a fare</p>

<p><strong>Perché i sacerdoti devono obbedire</strong> al Vescovo e al Magistero della Chiesa? Perché la Chiesa è voluta da Gesù al servizio dell'uomo ed è UNA, Santa, cattolica e apostolica. Essa è strumento di salvezza affinché il mondo creda. La salvezza non si compie invece nell'ubbidienza ad uno Stato, men che mai nella Politica che è l'arte di amministrare lo Stato, al quale si può anche disubbidire se le sue leggi vanno contro l'ordine morale e non sono al servizio delle esigenze dell'uomo e della sua salvezza, come spesso accade quando le leggi sono finalizzate a salvare lo Stato, l'Istituzione, sacrificando l'uomo.</p>

<p>La Chiesa appartiene a Gesù ed è il suo Corpo mistico. Ci pensa lui a condurla e a rinnovarla sotto l'azione dello Spirito Santo, facendo sorgere nuovi carismi e nuovi fiumi di vita come anche il Papa ricorda.</p>]]>
        
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    <title>Cercasi Gesù</title>
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    <published>2012-03-31T22:00:01Z</published>
    <updated>2012-03-31T22:12:00Z</updated>

    <summary> - Cercasi Gesù - un film commedia di Luigi Comencini con Beppe Grillo. Un episodio del film da YouTube.</summary>
    <author>
        <name>Prisma</name>
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    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.dioamore.org/">
        <![CDATA[<p>"<strong>Cercasi Gesù</strong>", un film di Luigi Comencini del 3 marzo 1982, con Beppe Grillo.</p>

<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/xILtJmWEzss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>]]>
        
    </content>
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    <title>L&apos;asinello legato</title>
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    <published>2012-03-31T14:30:00Z</published>
    <updated>2012-03-31T15:00:40Z</updated>

    <summary>Qui ti segnalo la bella omelia di padre Alberto Maggi. Video su YouTube.</summary>
    <author>
        <name>Prisma</name>
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    <category term="albertomaggi" label="Alberto Maggi" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#tag" />
    
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        <![CDATA[<p>Ti segnalo la bella omelia di P. Alberto Maggi OSM. Video su YouTube.</p>

<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/P2aYr9XxfR8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br />
</p>]]>
        
    </content>
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    <title>La costola di Adamo</title>
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    <published>2012-03-22T21:00:00Z</published>
    <updated>2012-03-22T21:37:36Z</updated>

    <summary>Il prof. Danilo Valla, linguista e traduttore della Bibbia, spiega nel video alcuni passaggi della &quot;Genesi&quot;, in particolare la creazione dell&apos;uomo e della donna.</summary>
    <author>
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        <category term="Scienza e fede" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
    
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.dioamore.org/">
        <![CDATA[<p>Il prof.<strong> Danilo Valla</strong>, linguista e traduttore della Bibbia, spiega nel video alcuni passaggi della "Genesi", in particolare associando  la creazione dell'uomo e della donna tramite Adamo ed Eva con il rapporto cromosomico che la scienza ha scoperto in merito. Secondo il professore, il nome "costola" sarebbe una traduzione sbagliata dall'ebraico. Secondo lui la traduzione corretta dall'ebraico non sarebbe "costola", ma "metà".</p>

<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/ft8L6ydIUTg" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>

<p>Da Wikipedia: "<em>Utilizzando tecniche di coltura in vitro, nel 1956 Joe Hin Tjio e Albert Levan scoprirono che il numero cromosomico dell'uomo è 46, ovvero 22 coppie di autosomi e una di cromosomi sessuali.<br />
La prima definizione di cariotipo fu formulata alla Conferenza di Denver nel 1960 utilizzando criteri di lunghezza del cromosoma e di posizione del centromero. Le coppie sono state enumerate in ordine decrescente di grandezza e gli eterosomi sono stati indicati come X e Y. In seguito, nella Conferenza di Chicago del 1966 è stata messa a punto una nomenclatura più dettagliata, nella quale i cromosomi sono raggruppati in sette gruppi, nominati con le lettere maiuscole da A a G</em>." http://it.wikipedia.org/wiki/Cromosoma.</p>

<p>Interessanti le sue osservazioni sul numero ventidue ( 22 ) che è il numero delle lettere dell'alfabeto ebraico.</p>]]>
        
    </content>
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    <title>I suicidi degli imprenditori</title>
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    <published>2012-03-11T11:30:00Z</published>
    <updated>2012-03-22T21:32:46Z</updated>

    <summary>Lo scrittore Serafino Massoni commenta un articolo uscito sul quotidiano La Stampa di recente, dove si riporta la notizia di alcuni imprenditori che, per la difficoltà di ottenere credito dalle banche, si sono suicidati.</summary>
    <author>
        <name>Prisma</name>
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        <category term="La morte e la vita" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
    
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        <![CDATA[<p>In questo video lo scrittore <strong>Serafino Massoni</strong> commenta un articolo uscito sul quotidiano "La Stampa" di recente, dove si riporta la notizia di alcuni imprenditori che, per la difficoltà di ottenere credito dalle banche, si sono suicidati. Serafino Massoni fa poi una carrellata sulle percentuali di suicidi nei vari paesi del mondo riportando le statistiche dell' Organizzazione mondiale della sanità, osservando che gli uomini, in percentuale, si suicidano tre volte di più delle donne e che i suicidi tra la popolazione, in percentuale, sono maggiori in quei paesi più ricchi e culturalmente più sviluppati, dove esiste un  Welfare ben consolidato, rispetto ai paesi meno sviluppati dove il Welfare è scarso.</p>

<p><iframe width="420" height="300" src="http://www.youtube.com/embed/HFUh__HeIi8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>]]>
        <![CDATA[<p>Le osservazioni di Serafino Massoni sono interessanti, tuttavia lo scrittore dimentica di chiedersi: "<strong>Perché ?</strong>". Perché le donne si suicidano tre volte di meno degli uomini e perché il numero dei suicidi tra la popolazione di quei paesi meno sviluppati è molto più bassa rispetto al numero dei suicidi di quei paesi più sviluppati economicamente?</p>

<p>Io, il perché non lo so, ma lo posso supporre o intuire. Innanzitutto possiamo dire che le donne, sempre statisticamente parlando, sono più "religiose" degli uomini. Infatti, come osserva <strong>Vittorio Messori</strong> nel libro edizioni Sei: "Scommessa sulla morte", a pagina 373, guarda caso: "<em>Una costante nella storia della Chiesa sembra essere che le religiose - monache e suore - ad ogni generazione sono quasi sempre tre volte più numerose dei religiosi.</em>" Messori osserva che: "<em>questa è una costante solo cristiana e non generale, nelle altre religioni le donne sono una piccola minoranza rispetto agli uomini</em>". Quindi le donne sono, almeno nel cristianesimo, più religiose degli uomini e questo è il sintomo di una maggior fede in Dio rispetto agli uomini.</p>

<p>Sul versante opposto troviamo il professore di logica matematica: <strong>Piergiorgio Odifreddi</strong>. Anche lui, in diverse occasioni, ha fatto interessanti osservazioni collegando la pratica religiosa e quindi la fede in un Dio, al grado di sviluppo economico e culturale di un paese, osservando che là dove lo sviluppo economico culturale di un paese è tanto più sviluppato, la pratica religiosa e quindi fede in un Dio è tanto più scarsa. Per esempio, nel suo blog su Repubblica.it, nell'articolo dal titolo: "L'ultima ora della religione" Odifreddi scrive: <em>"Le conclusioni sono talmente ovvie, che non varrebbe nemmeno la pena di enunciarle. Ma poiché non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, forse è utile ripeterle: l'insegnamento religioso fa maggior presa nelle zone più sottosviluppate e meno acculturate del paese, fra le famiglie con genitori più vecchi, nelle scuole più umanistiche e meno scientifiche, e tra gli studenti che non possono scegliere da sé. A buon intenditor, poche parole. </em>" http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2012/02/24/lultima-ora-della-religione/</p>

<p><strong>Guarda caso</strong>, proprio le zone sottosviluppate, quelle dove la religione riesce ancora a trovare maggiore accoglienza tra la popolazione, sono le zone dove, statisticamente parlando, ci si suicida di meno. Zone comunque dove sono altri i problemi maggiori, magari collegati alla criminalità e all'ordine pubblico.</p>

<p><strong>Viene quindi da pensare</strong>, tirando le conclusioni, che il benessere, il welfare, lo sviluppo e la cultura portano le persone ad allontanarsi dalla religione e quindi dalla fede in Dio. Dovrebbe essere il contrario. La cultura e lo sviluppo dovrebbero avvicinare le persone più che alla religione, alla fede in Dio, cioè a una maggiore consapevolezza del valore sacro della vita. Ma se ci si allontana dalla fede in Dio, si resta anche  psicologicamente e spiritualmente meno corazzati, meno preparati, di fronte a quelli che sono gli "insulti della vita" provenienti da questo mondo, insulti non solo di ordine economico, ma anche di ordine sociale e sanitario.</p>

<p><strong>Sia chiaro</strong> comunque che la fede, di per sé, non ti tutela dal suicidio, ma dovrebbe essere il contesto sociale più maturo e solidale, frutto di una maggiore consapevolezza proveniente dalla cultura e dall'esperienza spirituale anche alimentata dalla fede in un Dio, a creare una rete di accoglienza rivolta verso l'uomo, a protezione della sua vita.</p>

<p>http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/445931/</p>]]>
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    <title>Tassare le macerie</title>
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    <published>2012-02-06T23:30:00Z</published>
    <updated>2012-02-07T02:01:13Z</updated>

    <summary>I re della terra riscuotono tasse e tributi dagli estranei e non dai loro figli che invece sono liberi e quindi esenti da tassazione. Vangelo Matteo 17, 25-26</summary>
    <author>
        <name>Prisma</name>
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        <![CDATA[<p><strong>Dal Vangelo secondo Matteo</strong><br />
Capitolo 17, versetto 25-26</p>

<p>"<em>Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». Rispose: «Dagli estranei». E Gesù: Quindi i figli sono liberi.</em>"</p>

<p>Il discorso lo completo io: "Pietro che te ne pare? I padri di famiglia a chi fanno pagare l'affitto della casa: ai propri figli o agli estranei?" Pietro, cosa rispondi?"</p>

<p>Presumo agli estranei ! Ma chi sono gli estranei? </p>

<p>Noi di chi siamo figli ? Siamo figli di Dio o siamo figli di prostituzione?</p>

<p>Se siamo tutti figli di uno stesso padre, gli estranei non esistono e se non ci sono estranei, i re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Da nessuno.</p>

<p>Ma se l'uomo non comprende e pensa di mettere una tassa sul tempio o sul trono o sullo sgabello o sulla terra, rendendosi e rendendoci così tutti<strong> figli di prostituzione</strong>, estranei gli uni dagli altri, allora ...</p>

<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/MEnPrECgoyU" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>

<p>... avrà modo di tassare macerie.</p>]]>
        
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